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Bei tempi: L’albero azzurro

di Maddalena Vialli

Negli anni ’90, “Mamma RAI” era sul serio una mamma che cullava e cresceva orde di bambini con programmi pieni di giochi, cartoni animati, documentari e approfondimenti scientifici. Per i più giovani questo potrebbe sembrare assurdo, visto che oggi la televisione di Stato si limita a produrre fiction-santino su Papi, preti e magistrati.

I bambini e le bambine nati dal 1986 al 1991 (con tutte le eccezioni del caso) sono cresciuti con molti programmi a loro dedicati dai contenuti sani e semplici. Un esempio si può trovare in L’Albero Azzurro, andato in onda ininterrottamente dal 1991 fino ad oggi.

La prima stagione, trasmessa dal 1991 al 1995, rimane L’Albero Azzurro per eccellenza, quello ricordato da tutti (me compresa) come una dolce parentesi mattutina prima di andare alla scuola materna. Protagonisti delle puntate di circa venti minuti l’una erano Francesca e Claudio (due giovani adulti che in qualche modo ricoprivano il ruolo di mamma e papà) i quali vivevano insieme al cucciolo d’aquila Dodò in un mondo fatto di colline verdissime, una casetta dai toni pastello e ovviamente in giardino un albero dalle foglie e tronco turchino, dove aveva la sua tana il pupazzo dal becco giallo.

Dodo

Dodò, testardo, capriccioso, tenero e giocoso era il simbolo di tutti i bambini in età prescolare: curioso e ingenuo, viveva insieme a Claudio e Francesca giornate fatte di giochi, canzoni e filastrocche che affrontavano i temi più disparati.

Al di là del ricordo nostalgico che tutti noi ne possiamo avere, c’è da dire che all’epoca un programma per ragazzi come L’Albero Azzurro era stato concepito in modo quanto mai serio e sensibile alle problematiche di fruizione televisiva dei bambini. Proprio per questo, tutto il primo ciclo di puntate (quello con Claudio e Francesca per intenderci) è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’università di Bologna e con pedagogisti e autori per l’infanzia come Bianca Pitzorno e Roberto Piumini.

Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un canale Youtube che stava pubblicando quasi quotidianamente le vecchie puntate di questo programma che da bambina adoravo. Mi sono concessa più volte il peccato segreto di (ri)guardare le mie puntate preferite: quelle sulle emozioni, sugli elementi naturali o sulla nascita dei bambini (ebbene sì, c’era anche questo) ma ne ho anche scoperte molte altre di cui ignoravo l’esistenza. Una puntata in particolare, intitolata “Giochi di maschi o giochi di femmine?”, è degna di attenzione.

Agli adulti la maggior parte della puntata potrà sembrare noiosa e lenta, ma vi invito ad apprezzarne almeno i momenti che vi descriverò.

A inizio puntata, Dodò tutto contento annuncia a Claudio che ha deciso di regalare al suo amico Federico una bambola per il suo compleanno. Di tutta risposta Claudio dice: “Ma Dodò cosa dici, non lo sai che le bambole si regalano alle femmine?”. Ed è qui che Dodò, un pupazzo a puntini verdi e con delle palline da ping pong al posto degli occhi, fa l’unica domanda sensata e che spiazza definitivamente l’adulto di fronte a se: “Ma perché?”.

Ne nasce una discussione in cui Claudio chiama in causa i vestiti da femmina delle bambole – “Ma non è vero, ci sono le bambole con i jeans” dice Dodò – così come le trecce della bambola sono da bambina, suggerisce al giovane pennuto di sostituire il regalo con un trenino o un orsacchiotto – “Guarda che esistono anche gli orsacchiotti femmina”.

Alla fine Dodò, spazientito, chiama Francesca, la quale prima dà del “poverino” a Claudio che ha confessato di non aver mai giocato con le bambole, poi intona una canzone sui giochi che lei faceva da piccola. Francesca porta nella puntata uno dei punti cardine della diatriba tra giochi femminili e maschili, ovvero la possibilità di scelta: lei infatti spiega di aver giocato a un sacco di giochi, bambole, trenini, cowboy e indiani, mentre per Claudio l’infanzia è stata preclusa di quei giochi, come le bambole, descritti come prettamente femminili. Per questo ora lui è così restio a lasciare che Dodò sia libero di regalare ciò che preferisce a Federico, mentre Francesca non vede nessun problema in questa scelta.

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Dopo la canzone Dodò si confronta con Narcisa, una raccontastorie dall’aspetto di una nonnina, la quale concorda con Francesca e dimostra a Dodò come i maschi e le femmine possano svolgere tutti gli stessi mestieri e di conseguenza ogni aspetto della vita risulti intercambiabile tra un sesso e l’altro; (“Beh, tutto tutto no – corregge Dodò – le femmine non possono fare la pipì in piedi”. Sante parole).

La puntata volge al termine e Claudio deve stendere il bucato ma prima vuole capire che tempo farà, accende la radio e ascolta le previsioni meteo spiegando ai piccoli telespettatori le varie componenti della meteorologia. Dedotto che ci sarà un tempo splendido per stendere i panni, Claudio è in procinto di uscire quando la radio richiama la sua attenzione:
“Senti un po’, ma stendere i panni è una cosa che non va d’accordo con chi non gioca con le bambole, o no?” “Eh già, io prima ho detto che noi maschietti non giochiamo con le bambole? Ho detto proprio così? Sarà meglio che vada a dire subito una cosa a Dodò”.

Il piccolo pennuto è intento a impacchettare il regalo per l’amico Federico quando Claudio si avvicina alla sua tana per chiedergli scusa. “Se vuoi regalare una bambola a Federico, fallo, forse gli piacerà molto. Lo so che prima dicevo un’altra cosa, però sai non è facile ammettere i propri errori”.
Dodò chiama addirittura in causa la tradizione e gli insegnamenti inconsci che si acquisiscono dalle generazione passate: “Ma chi ti ha detto che i maschi non giocano con le bambole? È stato il tuo papà?” “Non me lo ricordo Dodò, però non importa, sai a volte anche le persone a cui vogliamo molto bene si possono sbagliare”. La puntata i conclude con Francesca che regala a Claudio una bambola dai capelli azzurri.

È interessante notare come in questa puntata Francesca, l’elemento femminile de L’Albero Azzurro, la mamma, sia quasi completamente al di fuori del dibattito sui giochi maschili e femminili; la questione è tutta interna agli uomini della situazione, Claudio da una parte, il papà, l’adulto con i suoi schemi e le sue convinzioni, e dall’altra Dodò, un bambino che vuole bene al suo amico Federico e che vuole regalargli una bambola perché crede che sia il dono giusto per lui.

Terminata la puntata, mi è venuta voglia di abbracciare il computer; avrei voluto incontrare gli autori di quella puntata e stringere loro la mano dicendo “Grazie ragazzi! Non ricordavo questo episodio de L’Albero Azzurro, ma se mai l’avessi visto durante la mia infanzia devo ringraziare anche voi se oggi sono la donna che sono”.
Insomma, a ben pensarci si tratta di un programma per bambini di quasi vent’anni fa (sigh) che ha trattato uno dei temi più spinosi sui ruoli di genere e come questi vengano imposti fin da piccolissimi.

La tv dei bambini moderni è ovviamente molto diversa da quella che vedevo io: l’offerta si è ampliata, molti bambini guardano cartoni provenienti da altri Paesi, magari direttamente in lingua inglese, ed esistono decine di canali esclusivamente dedicati ai più piccoli.
Mi sono fatta un giro nell’inesplorato mondo del digitale terrestre ed ho appurato, con amarezza, che i canali per bambini conoscono solo due tipologie di programmi: cartoni animati e telenovelas canterine, il tutto intervallato ovviamente da tonnellate di pubblicità che non mancano mai di sottolineare quali siano i giochi destinati ai maschi e quali alle femmine.

La televisione è parte del mondo quotidiano di qualsiasi bambino, e con i suoi messaggi espliciti ed impliciti su come comportarsi, pensare, vestirsi, acquistare, parlare, svolge un ruolo fondamentale nel proporre modelli che possono essere imitati dai più piccoli.
Una ricerca del 1997  ha indagato il modo in cui dei bambini, di età compresa fra i 4 e i 9 anni, percepiscono le differenze di genere attraverso i cartoni e se queste differenze sono in grado di influenzare le loro aspettative lavorative. I risultati, ottenuti attraverso delle interviste strutturate, hanno dimostrato che: a) i bambini riconoscono che ci sono più personaggi maschili che femminili nei cartoni; b) gli stereotipi di genere acquisiti dai cartoni tendono ad influenzare le aspettative lavorative dei bambini; c) i personaggi maschili vengono associati soprattutto ai comportamenti attivi, mentre quelli femminili vengono associati soprattutto ai comportamenti passivi.

Fare un paragone quindi tra la tv per ragazzi di oggi e quella del passato è praticamente impossibile in quanto è sparito il format di cui L’Albero Azzurro, ma anche Bim Bum Bam, Solletico e tanti altri, facevano parte.

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Inoltre, come sottolinea un recente rapporto sull’offerta televisiva per l’infanzia condotto da OssCom e Università Cattolica, quasi la totalità dei programmi sono importati dall’estero; le poche produzioni italiane si concentrano soprattutto sui canali RAI e sono per la maggior parte assimilabili ai talent show, programmi tutorial (su questi ultimi andrebbe aperto un ampio capitolo in quando dedicati esclusivamente a trucco, abbigliamento e stile) e quiz legati ai social network.
Nel documento che riassume le ricerche della Cattolica viene registrato come il pubblico femminile preferisca canali come Rai Gulp e Disney Channel che infatti propongono una programmazione fatta quasi esclusivamente di soap opere canterine (Violetta, Il Fantastico Mondo di Patty) e sitcom americane.

È abbastanza lampante che questo tipo di programmi proponga non solo una visione del mondo adolescenziale (pur rimanendo rivolto a bambini/e molto più piccoli/e) totalmente falsato, fatto di scuole di musica, coreografie e concerti e che allo stesso tempo alimenta stereotipi di genere abbastanza marcati: le ragazze si dividono in gruppi di rivali, fidanzarsi è il problema principale della vita di ogni giovane, i ragazzi passano il tempo a conquistare la bella di turno, i personaggi sono piatti e stereotipati (la bella e scema, la bruttina timida, il bello della scuola, il nerd sfigato…).

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Violetta, nuovo idolo Disney per le bambine. Il triangolo no, non l’aveva considerato…

Per quanto riguarda i cartoni animati destinati ad un pubblico prescolare le tematiche sono ovviamente diverse, si ripropongono temi familiari ai più piccoli; la natura, la scienza e la scuola sono al centro delle vicende (da segnalare come esempio positivo Little Einsteins dove un gruppo di bambini e bambine di etnie diverse condividono la passione per la scienza). In generale però sembra mancare del tutto uno sforzo da parte della televisione italiana per abbattere gli stereotipi legati al genere sessuale, così come non esiste nemmeno un pallido tentativo di parlare di omosessualità o educazione affettiva.

E L’Albero Azzurro? Come dicevo a inizio articolo il programma RAI esiste ancora, è il più longevo del genere, ma non risulta pervenuto tra i gusti dei più piccoli, inoltre guardando qualche nuova puntata online ho scoperto con amarezza che i protagonisti sono degli pseudo ventenni vestiti in modo improponibile e che ambientano le proprie avventure in un abbagliante studio bianco, niente casetta color pastello, i temi non sono più la natura, i sentimenti, le paure o il mondo che ci circonda, ogni puntata è dedicata a temi banali e semplificati. Ovviamente i protagonisti passano la maggior parte del loro tempo a cantare e ballare.


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  1. Bianca Bonollo

    31 marzo

    Grazie per questo articolo!!! 😀

  2. Margherita b

    31 marzo

    Bellissimo articolo!
    1) Segnalo che io, 1994, sono cresciuta comunque con l’Albero Azzurro grazie a delle santissime repliche. Non era UN programma per bambini, era IL programma per bambini.
    2) Credevo di essere l’unica pazza a ricordarsi Solletico. “Solletico! So-so-solletico! Sìììììì!”
    3) Little Einsteins era una meraviglia! È uscito quando mio fratello era piccolo, lo guardavo assieme a lui ed era spettacolare. Solo grazie a quel cartone conosco i pianeti del Sistema Solare in ordine.

  3. Caterina Ghobert

    31 marzo

    La mia nonna mi registrava sulle cassettine le puntate per poterle rivedere all’infinito. Nostalgia!

  4. Mary

    31 marzo

    Bellissimo articolo, grazie! Amavo l’Albero Azzurro! 🙂

  5. cALENDAMAIA

    31 marzo

    Esiste Rai Yoyo che è molto ben fatta e contiene una programmazione adeguata – che include l’Albero Azzurro e molte altre cose con puntate recenti. Peccato che la guardino solo i bambini in età prescolare. Bell’articolo, cmq

  6. Simone di dio

    1 aprile

    Ciao,
    mi chiamo Simone, alias TheMadcap88, ossia il ragazzo che ha caricato il video di cui si parla in questo pezzo. Innanzitutto volevo fare i miei complimenti per questo bellissimo articolo, molto interessante e ricco di riflessioni molto profonde su quella che è stato un programma che ha accompagnato anche la mia infanzia, e che è stata una specie di seconda scuola.
    Curiosa coincidenza, due giorni prima che questo articolo fosse pubblicata è stata aperta a Santa Lucia di Cesena la Grande Mostra dell’Albero Azzurro, a cura di nientemeno che Claudio Cavalli, meglio noto come il mitico “Signor Cavalli” per noi piccoli vecchi appassionati, alla quale io e altri due ragazzi che stiamo caricando le puntate su Youtube siamo stati gentilmente invitati e sulla quale pubblicheremo molto presto un resoconto video, sempre sul mio canale.
    Grazie mille ancora a Maddalena Vialli per aver condiviso queste riflessioni sull’importanza pedagogica di questa fantastica trasmissione, e se magari qualcuno volesse approfondire ulteriormente questo argomento siamo a disposizione, la mia mail è simone.didio@hotmail.it
    Vi faccio di nuovo i complimenti per questo bellissimo articolo!
    Un caro saluto,

    Simone

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