Inverno

Gente che va a passeggiare e a far volare aquiloni a Tempelhof in quella che è una relativamente bella giornata.

Ai più potrebbe sembrare che l’inverno scorso mi abbia traumatizzata per sempre: è esattamente così.

Negli ultimi mesi ho avuto molti interlocutori che non avevano passato lo scorso inverno a Berlino e probabilmente i miei discorsi ripetitivi li avranno annoiati a morte. Eppure deve esserci del vero se questi discorsi, che dai nuovi arrivati venivano ascoltati tra risatine e sguardi stupiti e accompagnati da commenti tipo: “Ma no, dai, non può essere così terribile”, venivano invece accolti con sguardi di assenso e compassione da chi invece era qui e sa di cosa sto parlando.
Basti dire che per mesi la parola “winter” è stata bandita dalle conversazioni nel mio gruppo di amici più stretto e sostituita dalle le perifrasi “The double-u word” oppure “The wonderful time”.
Sono però anche consapevole che quello non è stato e non sarà l’inverno peggiore del mondo e che in altri posti fa addirittura più buio e più freddo. Non è quindi una anti-celebrazione di quel particolare inverno che voglio fare, ma pensare piuttosto a che esperienza di vita è stata e quali insegnamenti ne ho tratto.

Inverno

Parla da sola.

    1. Cos’è l’inverno. Il primo insegnamento sull’inverno è che esso non è, banalmente, un periodo dell’anno in cui fa più freddo e devi metterti il cappotto. L’inverno è un periodo freddissimo, dove con “freddissimo” intendiamo che certe attività, come mangiare all’aperto o sedersi su una panchina, sono totalmente precluse, e altre, necessarie e normalmente naturali, come ad esempio passeggiare o uscire a fumarsi una sigaretta, diventano faticosissime. L’inverno è un periodo in cui fa così freddo che devi selezionare i vestiti come se fossero un’armatura. L’inverno è un periodo che oltre a essere freddo, è buio. Le ore di luce sono poche e arrivano tardi, l’oscurità, al contrario, arriva prestissimo. Un inverno del genere è vissuto con paura e l’arrivo della primavera è come l’uscita da un lunghissimo tunnel.
    2. Tutto è relativo: non lamentarti. Una volta avrei giurato sul fuoco che l’inverno era molto meglio dell’estate. Cioè, vuoi mettere il piumino e il tè caldo contro il sudore perenne e il caldo atroce? L’inverno, quello vero, ha cambiato completamente questa prospettiva, e verso la fine, quando non se ne andava più, avrei dato qualsiasi cosa per veder la neve sciogliersi.
      Ad agosto, quando finalmente il caldo atroce è arrivato anche a Berlino, non mi sono lamentata neanche una volta, ho sofferto in silenzio e meditato sulla fortuna di non aver più ghiaccio sotto i piedi.
    3. Doc Martens saved my life. La storia intera delle mie Doc Martens la racconterò un’altra vola ma in breve: non erano scarpe che indossavo di frequente prima di trasferirmi a Berlino. Qui invece d’inverno le indosso ogni giorno. E insieme alle Doc Martens vorrei ringraziare anche i calzoni di lana obesi che vendono ai banchetti, i collant da infilarsi sotto i pantaloni, i guanti, le sciarpe e i cappelli. Senza di loro sarebbe stato ancora peggio.
    4. Luce, addio! Uno degli effetti collaterali del buio è che le giornate sembrano finire alle quattro del pomeriggio. Ciò significa che se la sera prima è stata una serata brava e si è andati a letto tardi, probabilmente ci si sveglierà quando il sole sarà nuovamente tramontato. E poi, anche tentando di svegliarsi presto la mattina, l’oscurità là fuori ci farà tornare a letto immediatamente.
      Tutto ciò è molto frustrante, soprattutto perché è legato ad una sensazione, più che a qualcosa di pratico. Anche d’estate esistono giornate completamente buttate, ma se le abbiamo buttate a leggere un libro in balcone baciate dal sole assumono comunque un senso che il cielo grigio e uggioso fuori dalla finestra non riesce a dare.
    5. Introspezione. La mia amica Deenah parlò dell’inverno dicendo: “E’ stato un momento in cui ho riflettuto su un sacco di cose e imparato un sacco di cose su me stessa”. E infatti passare tanto tempo chiusi in casa o aver poca voglia di uscire fa veramente scoprire cose nuove su se stessi. Personalmente è stato un periodo di grande ispirazione e ora ci sono molti sentimenti che collego al freddo, alla neve, al tempo di merda. E non sono necessariamente cose brutte, forse le cose che ho deciso di salvare dal congelamento. Ci tengo inoltre a precisare che quel giorno Deenah concluse la frase dicendo qualcosa tipo: “Ma spero di non vivere mai più nella mia vita un’esperienza del genere.”
    6. Cibo. Sì, lo sappiamo tutti che un’alimentazione sana è importante e fa bene per un sacco di cose, non ultima la nostra salute mentale o il nostro umore. Già in Germania i supermercati mettono tristezza in ogni stagione: d’inverno è pure peggio. Le cose veramente buone mancano sempre e non accadrà mai, come accade in Italia, di aprire il frigo e prepararsi uno spuntino veloce e buonissimo con un pezzettino di crudo o dei pomodori che sanno di pomodori. E d’inverno, se non si ha niente a casa, l’idea di affrontare il freddo per andare al supermercato più vicino sembrerà più dolorosa del digiuno. La soluzione è quindi avere la dispensa ben fornita e una serie di derrate alimentari non deperibili relativamente allegre (cioccolata, frutta secca, biscotti*,e cose così). L’upgrade di questa soluzione è: fare torte.
    7. Make things happen! D’inverno a volte sembra che tutto sia metaforicamente ghiacciato e che sia impossibile che le cose cambino. E soprattutto, come già detto, alcune delle cose più normali richiedono il doppio dello sforzo. I miei amici canadesi, che hanno un inverno ancora più tosto e sono dei veri pro, mi raccontano che l’inverno in Canada viene accompagnato da meeting a casa di tizio o caio dove l’occasione non è una cena, un film o vattelapesca, ma semplicemente stare insieme in un luogo chiuso (e bere, anche). E questa è effettivamente una delle cose che si possono fare d’inverno. Ma questa immobilità vi renderà anche indulgenti su una marea di altre cazzate, tipo tingervi i capelli di viola (lo feci a luglio. Sì, faceva freddo anche a luglio), fare viaggi improvvisati (Dresda, nel mio caso), infilarvi in locali in cui non andreste mai, attaccare bottone con estranei sulla metro e così via (siate fantasiosi).
    8. Il freddo fa male. Nel resto del post ho parlato di cose psicologiche, di sensazioni, di pare mentali, ma le cose non si fermano certo qui. Spesso d’inverno mi capita di entrare in farmacia e dire semplicemente: “Sento che sto per ammalarmi!” e ricevere in cambio vitamine in varie forme. Oltre alle varie influenze, ai raffreddori e mal di gola e a debilitazioni varie ci sono anche altre magagne, tipo che con il freddo i muscoli (almeno i miei) si contraggono tantissimo e mi sembra di avere pugnali conficcati nella schiena. Fortunatamente ho scoperto lo yoga e quest’anno va molto meglio.
      E poi ci sono la pelle e i capelli che diventano secchissimi. Io sono mai stata una patita di cosmetici e cose del genere, ma ora nella mia borsa c’è sempre crema per le mani, burro cacao, cremine varie e in bagno ho una sezione dedicata a creme idratanti, olii per la pelle e maschere per i capelli. Perché baciare i fanciulli in mezzo a tempeste di neve è un’immagine molto bella, ma avere labbra che sembrano carta vetrata lo rende molto meno piacevole.
    9. Alla fine la primavera arriva. Ovviamente non può mancare una bella nota cheesy, ma su cui ho genuinamente dubitato per settimane: alla fine l’inverno finisce, alla fine il caldo torna. Ok, non è veramente “caldo” ma senza dubbio è una temperatura che permette di fare certe cose. E tra il non fare una cosa perché non hai voglia di farla e il non fare una cosa perché è impossibile o doloroso farla c’è un abisso che prima non avevo mai capito. Quando ero arrivata qui, ed era aprile, non potevo capire i tavolini all’aperto con le copertine (“Ma vai a sederti dentro, no?”), le spiagge finte, i Biergarten, gli openair anche con il freddo e via dicendo. Ora capisco tutto.
    10. Lezione di vita. Alla fine ho preso l’inverno come un insegnamento di vita, una prova da superare per me stessa. Soprattutto, era bello non essere soli in questa straziante avventura. Era quasi inutile lamentarsi, perché eravamo tutti provati e alla fine ci siamo tutti (con tutti intendo “tutta la popolazione berlinese che era presente”) fortificati e uniti, parte della stessa cosa. Ma soprattutto non abbiamo neanche cantato vittoria e a chi ha detto “Dai, il prossimo non può essere peggio” la mia amica Rachel rispose terrorizzata: “No, potrebbe essere molto più freddo e della stessa lunghezza”. Fortunatamente (almeno finora) è stato esattamente il contrario di questa previsione.

*I biscotti, quelli buoni, in Germania non esistono. Quindi se passate di qui portatemi dei Pan di stelle, grazie.

Inverno

Foto dalla mia stanzetta a marzo dell’anno scorso quando ho pensato “Che bello, si sta sciogliendo” e poi ha nevicato di nuovo altre cinque volte.

Adesivi disperati per le strade di Berlino.

Adesivi disperati per le strade di Berlino.