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“Il problema non sei tu”. Intervista a Lora Mathis...

“Il problema non sei tu”. Intervista a Lora Mathis

di Francesca Frigo

Su “quella cosa magica che è Tumblr” si possono fare degli incontri molto stimolanti, che ci arricchiscono e insegnano qualcosa. Io ho incontrato Lora Mathis: 21 anni, poetessa, fotografa, disegnatrice, femminista.

lora mathis

lora mathis
Lora ha da poco creato una serie di foto, “Girl”, in cui da spazio ad alcuni aspetti dell’essere ragazza da sempre censurati (sangue mestruale, peli etc.). Siamo partite da lì, ma non c’è stato solo questo: da lei ho imparato a fare tesoro delle esperienze di altre donne e a farmi aiutare da loro nella mia crescita interiore, ad ascoltare SoKo e a restituire sempre i libri della biblioteca in tempo.
Questa è la nostra lunga chiaccherata.

Lora, mi interessa sempre molto sapere cosa leggono le persone… Quali sono i tuoi libri preferiti?
Il mio libro preferito non è sempre lo stesso, diciamo che libri come Il cuore è un cacciatore solitario, Il giovane Holden, Il buio oltre la siepe e Sulla strada mi hanno profondamente influenzata durante l’adolescenza.

A chi ti ispiravi quando eri piccola?
Il mio idolo quando ero piccola era Gwen Stefani. Ero una grande fan dei No Doubt, lei mi piaceva perché mi sembrava sfacciatamente se stessa e totalmente cazzuta.

Sul tuo Tumblr ti definisci una femminista e questo mi ha da subito incuriosita. Cosa intendi?
Io non parlo assolutamente a nome di tutte le femministe, ma quando etichetto me stessa come tale intendo rendere pubblico il mio impegno per ottenere l’uguaglianza. Mi definisco una femminista perché voglio che più persone, e soprattutto donne, si sentano nel giusto nel definirsi anche loro “femministe”. Penso che un sacco di gente abbia paura della parola “femminista”, perché si crede che tutte le femministe siano misandriche, ma questo non è assolutamente vero.

Il femminismo, per me, non deve essere solo quello che fa da stimolo alla presa di coscienza di tutte le donne, ma deve essere anche quello che fa lo stesso per tutte le altre persone. Significa creare una società di uguali diritti e privilegi. Il femminismo deve essere intersezionale e collegare vari gruppi emarginati, altrimenti si finisce col creare problemi, non risolverli.

Si tratta di ammirare le peculiarità di entrambi, femmine e maschi. Si tratta di permettere alle donne di esprimere se stesse al di fuori della manciata di ruoli sociali in cui si cerca di attirarle. Si tratta di creare una visione più ampia, aperta e colta di “sesso” e “genere”. Si tratta di mostrare la sessualità femminile in modo naturale, piacevole, invece di permettere che tutte le manifestazioni di sessualità femminile vengano filtrate attraverso lo “sguardo maschile”. Si tratta di arrivare a capire che essere emotivi non è una prerogativa femminile, una cosa “da ragazze”, ma un modo normale ed umano di rapportarsi alle esperienze. Si tratta di non dare semplicemente alle ragazze una lista infinita di consigli su come proteggersi dalle molestie quando escono di casa, ma di insegnare per prima cosa agli uomini a non molestare. Si tratta di noi donne, di rivendicare la possibilità di scelta riguardo al nostro corpo. Si tratta di combattere la cultura della violenza. Si tratta di insegnare alle ragazze, e a tutte le persone, che hanno un’importanza ed un valore indipendentemente da chi sono o da quello che assomigliano. Si tratta di educare. Si tratta di ampliare la nostra visone delle cose e di intraprendere un percorso di crescita al di fuori di ciò che ci è stato insegnato dalla società.

Dalla serie "girl"

Dalla serie “Girl”

Chi ti insegna di più sull’essere femminista?
Al giorno d’oggi, le persone che mi insegnano di più sul femminismo sono i miei amici più cari. Ho il privilegio di conoscere tante donne intelligenti e lungimiranti che dicono e fanno quello che vogliono e tentano di diffondere opinioni positive sul femminismo. Mi ispirano, tengono discussioni profonde con me sul perché hanno bisogno di femminismo nella loro vita, e mi fanno riflettere su concetti che non avevo mai messo in dubbio.
Molte scrittrici mi ispirano per le stesse ragioni: Maya Angelou, Adrienne Rich, Diane di Prima, Alice Walker, Eve Ensler, e Carson McCullers, per citarne alcune. Le donne di Broad City sono troppo grandi, Abbi Jacobson e Ilana Glazer sono oneste in modo esilarante. Dossie Easton e Janet W. Hardy sono alcuni dei miei idoli per come si occupano con entusiasmo di sessualità, soprattutto sessualità femminile. Ci sono un sacco di donne là fuori che si stanno dando da fare e che lo fanno bene. Troppe per essere elencate qui, davvero, ma ti segnano nel profondo le donne coraggiose come le poche che ho elencato sopra. Mi spronano ad essere me stessa, a chiedere quello che voglio, a non vergognarmi o a sentirmi in colpa per aver fatto qualcosa di inopportuno.

Dalla serie "Girl"

Dalla serie “Girl”

Il tuo lavoro che mi ha più colpito è la serie “Girl”. Le tue foto sono molto esplicite, cosa vuoi comunicare attraverso di esse? In che modo il mostrare a tutti che durante il ciclo macchiamo le lenzuola ci aiuterà ad emanciparci?
Il mio obiettivo quando scatto una foto, e mi riferisco in particolare alla serie “Girl”, è quello di produrre una reazione. Voglio far sì che gli osservatori provino sensazioni, pensino, si facciano delle domande e rivedano le proprie idee. La serie “Girl” mette in luce quale sforzo si debba fare per rientrare nell’ideale di donna proposto dalla società. Io voglio che la mia serie vada a contestare le normali aspettative e offra un’immagine più ampia di che cos’è la femminilità. In “Girl” c’è molto del mio modo di esprimere la femminilità e mostro gli aspetti più naturali della mia girlhood, come mestruazioni, peli sul corpo e disagi interiori per la mia immagine.
Vorrei che la mia serie riuscisse un domani a raccontare tutte le donne, e non soltanto il mio modo di essere donna. Non credo che mostrare al mondo le mie lenzuola sporche di sangue aiuterà l’emancipazione delle donne, ma spero, nel mio piccolo, che faccia capire ad altri che queste cose, che ci hanno insegnato a nascondere, sono del tutto normali. Mi piace che a fare da sfondo ad aspetti “sporchi” e “disgustosi” della mia vita sia il rosa, in modo che essi contrastino con l’idea ordinata e piacevole di femminilità che la società ci ha sempre propinato.

Comunque anche essere maschi oggi non è chissà che spasso… Per noi ragazze non è facile accettare noi stesse e mostrarci per quello che siamo, ma lo stesso è per l’altro sesso. Lo stereotipo dell’uomo virile che non piange e che non ha debolezze è duro a morire. La società con i suoi stereotipi ci vuole tutti aderenti ad un determinato modello. Come si fa ad amarsi per quello che si è, con le nostre imperfezioni?
Hai ragione. Non c’è dubbio. Ignorare i conflitti degli uomini con la propria mascolinità non è un obiettivo del femminismo. Tutti dovrebbero poter essere emotivi e avere reazioni spontanee, senza preoccuparsi di venire giudicati negativamente. Penso che il primo passo per accettare le imperfezioni sia rendersi conto che ne abbiamo tutti. Un sacco di auto-accettazione viene dal fare spallucce alle pressioni della società, dei genitori, dei coetanei, dall’essere se stessi senza sensi di colpa. Difficile non essere influenzati dalle aspettative altrui o non sentirsi insicuri, ma una volta che ci si prende la libertà di indossare, ricercare e dire ciò che si vuole, tutto diventa più facile. Non sono problemi che riguardano solo le ragazze, è ovvio. Ma i maschi solitamente sono anche molto più applauditi per una valanga di cose: la loro carriera, i loro successi, il loro bel stipendio. Con le donne non si fa sempre lo stesso e si dà loro meno valore. Una citazione di Erin Mckean mi ha sempre ispirato molto:

Non dovete essere carine per chiunque, per il vostro ragazzo/marito/compagno, non per i vostri colleghi di lavoro, soprattutto non per gli sconosciuti che incontrate per la strada. Non dovete esserlo per vostra madre, per i vostri figli, non dovete niente alla società. L’essere carine non è una tassa che si paga per occupare uno spazio segnato “Donne”.

Dalla serie "Girl"

Dalla serie “Girl”

Cosa consigli a chi sta male con se stesso perché non corrisponde agli stereotipi della nostra società?
A tutti quelli che stanno male per questo là fuori dico: buon per voi. Andate avanti. È duro essere se stessi, ma non dovete mai smettere di farlo. Ci saranno sempre persone che cercheranno di trasformarvi in una versione debole di voi stessi in modo che sia più facile per loro condizionarvi. Non permetteteglielo. Confidate nelle vostre taglienti lame e fate a pezzi il mondo.

Tu scrivi anche poesie e chiami le cose con il loro nome, senza giri di parole. La parola stupro, per esempio, ricorre spesso nei tuoi testi. Qual è “il magico potere della scrittura”? Ci aiuterà a migliorare questo stato di cose? Io penso che scrivere di temi di questo tipo sia sempre una scelta “politica”, e a volte una forma di denuncia. Penso sia un impegno che si prende.
Il potere del linguaggio è quello di riuscire a scatenare una reazione e colpire emotivamente anche persone che non si sono mai neppure incontrate. Il linguaggio mette in comunicazione. Ci fa capire che le esperienze che noi viviamo hanno in fondo un valore universale. Dà voce a quelle che sono le nostre pulsioni profonde, alle nostre esigenze di esseri umani e ai sentimenti che tutti noi possediamo. Il linguaggio ci consente di capire noi stessi e di capire gli altri. Sì, io penso che la scrittura sia una forma di denuncia, ma è anche molto di più di questo. È uno strumento grazie al quale possiamo dare un senso all’essere vivi e all’essere noi stessi. Un segno che ci rappresenta e un’espressione di umanità. La scrittura cattura la mancanza di consistenza della memoria e la trasforma in qualcosa di tangibile, facilmente riconoscibile ed eterno.

Qual è la colonna sonora del tuo femminismo?
It goes on and on and on! Il duo losangelino folk-punk Girlpool è grande. Come anche il gruppo punk femminista Childbirth. Così come i KIDS e Kitty Coup da San Diego, dove vivo. Poi c’è Frankie Cosmos, M.I.A., Cat Power, La Luz, Karen O, Robyn, e una dei miei artisti preferiti, SoKo. Sto dimenticando tanti, ma questi sono alcuni di quelli che mi vengono in mente in questo momento.

Cosa ti aspetti dal femminismo di oggi?
Non ho nessuna aspettativa, solo speranze. Vorrei che il femminismo fosse trasversale e che riguardasse le diseguaglianze che subiscono tutte le persone discriminate, femmine o meno, in quanto vittime dello stesso male. Voglio che le ragazze smettano di aver paura di dichiararsi “femministe”. Voglio che le ragazze siano consce di tutto quello che con le loro forze possono realizzare.

Lora, mi piacerebbe molto se tu scrivessi una breve poesia su come si sente una ragazza ad essere femminista oggi, sarebbe fantastico!

Spigoli smussati e pelle satinata
Sono così stanca che
mi venga chiesto di essere
tutta spigoli smussati
e pelle satinata
labbra colorate
e di porcellana
Non voglio solo sentirmi bella
Dal momento che sono un acerbo
ancora intatto fiore
che non è mai stato colto
Voglio essere rasoi
e anelli sulla lingua
Voglio che le mie cicatrici ti mostrino
Che sei dove prima ero anche io
E che quello che sono fuori
corrisponde a come mi sento dentro

Grazie, Lora!

 


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  1. Paolo1984

    28 agosto

    “l’uomo che non piange”? A me sembra che oggi gli uomini piangano già abbastanza (e gli italiani anche troppo)..il fatto è che si da’ alle lacrime un valore eccessivo..ma certo che un uomo può piangere e restare “uomo” però la sensibilità non si misura dalla frequenza dei pianti, io dico sensibili sì, piagnoni no. Il problema è che alcuni piangono tanto, ma amano poco.
    quanto alla sessualità e alla femminilità (ma per la mascolinità vale lo stesso) secondo me tutti i modi di viverla sono di per sè autentici a prescindere da quanto siano statisticamente diffusi e a prescindere da come ci si occupa dei propri peli e del proprio aspetto estetico

  2. Francesca

    29 agosto

    Nella domanda ho volutamente generalizzato per suggerire un argomento sul quale volevo conoscere l’opinione di Lora. Ho dato a quella domanda il peso di una provocazione/suggerimento. Niente di più. Usare un luogo comune mi è stato funzionale, volevo dire: neanche per gli uomini è facile essere se stessi (piangere, non piangere non importa, basta poter esprimere se stessi liberamente e non subire pressioni esterne). Sulle lacrime sono d’accordo, non testimoniano di per sé niente e non sono sempre indice di grande sensibilità. Ma ho usato quello stereotipo (“l’uomo non piange mai”) come esempio, per trovare un terreno comune da cui far partire la riflessione.
    Per quanto riguarda la sessualità, sono d’accordo. Ogni modo di viverla è autentico, ma a volte i condizionamenti che subiamo ci allontanano dall’autenticità e ci spingono conformarci e ad annullare la nostra individualità per metterci al riparo e farci sentire accettati.
    Grazie mille per il confronto!

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