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Manifesto degli insonni pacificati (O: del pregio ...

Manifesto degli insonni pacificati (O: del pregio delle notti in bianco)

insonnia

Illustrazione di Ilaria Grimaldi

La mia carriera da insonne è iniziata piuttosto precocemente. Fin da piccola ho sempre odiato la fatidica frase “È ora di andare a letto” e la attendevo con apprensione ogni sera dopo cena. Tuttora reagisco con un certo stupore quando sento narrare di bambini che chiedono di andare a letto o accolgono con entusiasmo l’idea che “è ora della nanna”. Per me il riposo rappresentava la fine delle opportunità diurne ed era un’inutile perdita di tempo. In più non avevo mai sonno. Le sere in cui espressamente (pare) io abbia detto che “sono stanca” si contano sulla punta delle dita e, raccontano i miei genitori, quando uscivamo a cena ero l’unica bambina a non dare mai segni di cedimento.

All’epoca i miei stratagemmi per restare sveglia erano davvero rudimentali: inventavo attacchi di sete desertica, presenze sotto al letto o dentro l’armadio, rumori impercettibili che m’impedivano di trovare pace. Spesso fallivo e finivo col ritrovarmi sveglia, nel buio della mia stanza, a fissare il lampadario.

Crescendo, la lettura è venuta in mio soccorso. Quando il sonno tardava a venire mi trinceravo nel più classico dei rifugi: la pagina scritta. Purtroppo però il mio già straripante senso del dovere mi logorava l’animo attraverso una vocina che mi sussurrava “Se non dormi domattina non sarai in grado di alzarti…”. Ovviamente l’unico effetto era quello di far crescere l’ansia notturna e allontanare ancora di più il già latitante Morfeo.

Per questo gli anni della scuola sono stati un vero e proprio incubo da “notti in bianco”. Non accettavo il fatto che il mio organismo non avesse accumulato abbastanza stanchezza per dormire le sue otto ore canoniche e vivevo nel terrore di instupidire per la carenza di sonno.

La svolta è avvenuta con l’università. Finalmente libera di decidere se e quando alzarmi per andare a lezione ho incominciato a venire a patti con la mia insonnia. Da nemica giurata delle mie notti è diventata un’alleata grazie alla quale potermi ritagliare momenti di solitudine. Nella notte ho trovato la mia “stanza tutta per me” e poco alla volta ho accettato il fatto che non tutti nascono allodole.

Ho imparato che di notte si studia meglio, perché ci sono meno distrazioni, meno rumori, meno impellenze. Di notte non dovresti far nulla, se non dormire, quindi nessuno pretende che tu risponda a una mail, vada a comprare il latte, pulisca la lettiera del gatto. Di notte si scrive meglio e si progetta con quel mix di lucidità da isolamento e creatività sfrenata tipica del calo di difese razionali. Di notte tutto è concesso (a patto che risulti sensato il mattino dopo) e ci si può permettere anche quello spazio di cura per se stessi, che di giorno è così difficile ritagliare.

Se tornassi indietro, se dovessi parlare alla ragazzina dei miei 13 anni, angosciata dal compito di matematica minato dalla carenza di sonno, le direi di non pensarci tanto. Leggi, scrivi, gioca, preparati una tisana calda e rimani a fissarla mentre si raffredda, perché di notte c’è tempo anche per quello. Rimani ferma nel letto ad ascoltare il corpo che comunque si rilassa, che si prende il suo spazio di decompressione, senza l’urgenza di dover dormire immediatamente.

Alla soglia dei trent’anni (che impressione!), posso finalmente dire che diamo troppa importanza al giorno. Del giorno nulla deve andare sprecato: dobbiamo essere freschi al risveglio per essere produttivi e operosi, per presentarci bene, per essere reattivi e propositivi. La notte in questo rincorrersi diurno scompare, completamente assorbita dal fare. Quindi cari insonni, imparate almeno voi a valorizzarla, a non demonizzarla quando scorre fin troppo ricca di attività. La notte è un lusso che, talvolta, vale un’occhiaia in più.


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  1. valivi

    18 febbraio

    A questo punto mi sparo a tutto volume le 4 canzoni di notte di Guccini… Grazie per questo bellissimo articolo, mi ci riconosco pienamente!

  2. Lasalamandra

    19 febbraio

    D’ora in poi, nelle mie notti insonni, guardando fuori dalla finestra il mio quartiere che dormicchia, mi sentirò meno sola 😀

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