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“Il muretto”, graphic novel per sentir...

“Il muretto”, graphic novel per sentirsi meno soli

Waiting
for the telephone to ring
and i’m wondering
where she’s been
and i’m crying for yesterday

The Cure – “10.15 Saturday Night”

10.15 Saturday Night è la traccia di apertura di Three Imaginary Boys, album di debutto dei Cure. Quando la scrisse, Robert Smith si trovava a casa da solo, ascoltava il rumore del rubinetto che perdeva e beveva birra fatta dal padre*. Mi sembra la perfetta colonna sonora per la storia di Rosie, protagonista de Le Muret, graphic novel disegnata da Pierre Bailly e scritta da Céline Fraipont – autori belgi noti soprattutto per aver lavorato assieme alla serie per bambini Petit Poilu. L’edizione italiana esce a settembre nelle librerie e fumetterie grazie a Eris Edizioni.

Ambientata in Belgio, nel 1988, Il muretto racconta la vita di Rosie, che ha tredici anni ed è appena stata abbandonata da sua mamma, fuggita a Dubai assieme al nuovo fidanzato. Il padre di Rosie, che vediamo solamente nella seconda metà del libro, e pure per poche (tuttavia significanti) pagine, nonostante la dipartita della moglie, ha deciso di continuare a lavorare, anche se questo gli impedisce di essere a casa con la figlia, che di conseguenza si ritrova a vivere da sola.

La solitudine però non fa per Rosie: spaventata a morte, è preoccupata di deludere in qualche modo il padre col suo comportamento. Un soldatino in trincea, lasciato solo a combattere.

il muretto

Rosie è da sola anche quando le vengono le mestruazioni per la prima volta. Ma non colta alla sprovvista, sa come deve comportarsi.

Ha una migliore amica, Nath, che vede quasi ogni giorno, e con cui passa il tempo giocando ai videogiochi, o fumando. Nath è il carattere dominante del duo, non esita a sgridare Rosie perché mangia male (le dice che metterà su grasso), perché è una schiappa con gli arcade e perché fa la bella vita, visto che ha una donna delle pulizie. Rosie è educata e sopporta quest’umorismo unilaterale con molta nonchalance, anche perché vuole bene all’amica e si trova bene con la sua famiglia (composta da madre esasperata, fratello chiassoso che si invasa per dettagli di cronaca nera relativi al cannibalismo, sorellina e patrigno – “panzone” nelle parole di Nath).

il muretto

Con Nath

La paura, tuttavia, assume diverse sfumature nel corso del racconto. Ad un certo punto si trasforma in apatia, poi in ostinazione. Il soldatino lascia il posto all’autodistruttivo capitano di una nave. Rosie smette di andare a scuola, falsifica le giustificazioni, e inizia a bere. Dopo avere visto un film in tv, dove il protagonista si fa un whisky per trovare un po’ di sollievo dai suoi problemi, inizia a berlo anche lei, accedendo al bar di papà. E quando lo racconta a Nath, ottiene per tutta risposta un “Ma tu sei fuori!”. La giustificazione che si dà è che il bere le fa sentire un calore confortante – calore di cui avrebbe bisogno ma non riesce a ricevere.

Il muretto del titolo delimita un campetto da basket, un luogo isolato che Rosie amava frequentare con Nath, prima che quest’ultima si trovasse un moroso e sparisse. Al muretto, conosce Joiakim, detto Jo, un ragazzo di sedici anni che porta al collo la stella di David, per ricordarsi da dove viene.
Jo vive solo, coi suoi dischi e la sua dispensa riempita illegalmente. La musica è una componente importante della sua vita, gli fa compagnia: passerà alcuni dischi anche a Rosie, con la tacita speranza che possano “servire” anche a lei in questo senso (le consiglierà anche Three Imaginary Boys, tra gli altri). Lui riesce a capire il disagio di Rosie, senza che lei ne parli, e lei si lascia andare, innamorandosi.

il muretto

A casa di Jo – oltre ai Cure, i due ascoltano Ramones, Minor Threat, Bauhaus e Mano Negra

A colpi di musica e di forbici, Il muretto racconta in modo poetico il modo in cui una ragazza prova ad affrontare la propria solitudine e le proprie incertezze, e in ultima battuta le perdite cui la vita la condanna. Un godibile racconto di formazione di un’identità e di un modo d’essere ai bordi del mondo, con lo sguardo che punta dritto avanti a sé. 192 pagine in bianco e nero, dove la narrazione a vignette si alterna a delle splendide tavole tutta pagina, e poi si spezza con facciate nere, di puro silenzio.

Ghiottonerie: nell’edizione italiana del libro potete trovare una cartolina (con l’immagine della cover) che potete spedire a coloro con i quali vorreste condividere questa lettura. Per riscoprire le gioie dell’analogico, un po’ come quando si ordinavano via posta, dall’etichetta che li produceva, i dischi introvabili nei negozi – quando si correva (#LikeAGirl) a controllare la posta fuori in giardino.

Segnàtelo sulla wishlist post vacanziera!

*Fonte: Booklet della reissue del 2005

il muretto

La cover – identica all’edizione francobelga di Casterman


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