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“Gli Irregolari”: la ricerca storica di Anna Tonelli

Anna Tonelli, Gli irregolari. Amori comunisti al tempo della guerra fredda, Bari, Laterza, 2014, pp. 175.

Una buona ricerca storica parte sempre da una buona domanda iniziale e, già scorrendo l’indice di questo volume, di domande ne sorgono tante. La storica Anna Tonelli affronta infatti, in un excursus che va dagli anni della lotta antifascista alla cacciata di Pier Paolo Pasolini dalle fila del PCI, il delicato tema dei rapporti affettivi nell’epoca della ricostruzione democratica. Attraverso una ricerca scientifica approfondita e supportata, oltre che da numerosissime fonti documentarie dell’epoca, da una ricca bibliografia, Tonelli ci offre un quadro variegato degli amori nati in seno alla resistenza e sgretolatisi con l’arrivo della pace e, toccando argomenti quali la posizione del partito comunista nei confronti degli omosessuali e il delicato rapporto con la pubblicistica del tempo, delinea i contorni di un pensiero di sinistra d’ispirazione rivoluzionaria e assai conservatore nei fatti qualora si tratti di “questioni di cuore”. Attraverso la ricostruzione di celebri vicende biografiche, come quella di Teresa Noce o di Rita Montagnana, per passare ad esempi tratti dalle vite dei semplici iscritti, emergono posizioni che – soprattutto per i più giovani – potrebbero apparire come fortemente stranianti rispetto all’immaginario di sinistra.

gli irregolari

Nella nostra mente il partito comunista italiano evoca – negli anni del dopoguerra – una ricostruzione operosa, il difficile dialogo con la Democrazia Cristiana al fine di ristabilire un ordine democratico nel paese, i padri costituenti, le lotte per il lavoro e l’emancipazione da una tradizione culturale fortemente classista. Tanta prodiga spinta riformatrice non trova sponda nelle “questioni private”, dove il potere di un partito in ascesa, con l’ambizione di diventare alternativa al centrismo cattolico, si esercita in modo autoritario con sistemi ferrei di controllo sulla moralità e sul costume degli aderenti. O per meglio dire delle aderenti. Questo libro infatti parla di amori, ma parla soprattutto di donne che, dopo aver combattuto a fianco dei mariti/compagni, dopo aver dedicato gli anni migliori alla lotta politica, dopo aver sopportato lontananza, confino, torture, si vedono soppiantate da più avvenenti giovani e – contemporaneamente – “scaricate” dal sistema.

È il celebre caso di Rita Montagnana, moglie di Palmiro Togliatti, il “migliore”, che decide di lasciarla per unirsi con Nilde Iotti, della “separazione a sua insaputa” di Teresa Noce da Luigi Longo e di tante altre. Donne forti, che hanno raggiunto anche un certo grado di potere all’interno dell’apparato comunista, ma che si vedono emarginate perché scomode alla morale comunista che, attenta a non prestare il fianco alle accuse di “disfacimento morale” degli avversari politici, porta avanti una strenua difesa della famiglia e dell’istituto matrimoniale. In quest’ottica le donne, pur potendosi sposare per amore e non per ragioni socio-economiche (amore libero VS amore borghese), si vedono comunque costrette alla regola della pazienza e della sopportazione rispetto alle decisioni dei mariti/compagni. Le decisioni in materia di affetti non sono di loro competenza e, qualora venga per loro decisa la separazione (seguendo l’assai poco nota “via di San Marino*”), devono dimostrarsi accondiscendenti e soprattutto attente a “non lavare i panni sporchi fuori casa”. La grande casa del PCI.

gli irregolari

Teresa Noce durante il VI Congresso del PCI del 1947

Anche l’educazione sentimentale di partito si basa, in fondo, su queste premesse: ne sono esempio le numerose risposte alla “posta del cuore”, rubrica presente su quasi tutte le testate di sinistra, le quali – pur avendo l’indiscusso merito di parlare di argomenti fino ad allora tabù (pillola, vita sentimentale pre matrimoniale…) – invitano le lettrici ad essere modello di virtù femminile ed esempio di rettitudine coniugale al punto di mettere in secondo piano l’attività politica rispetto alla quiete domestica. Si potrebbero scegliere molti altri esempi di “sottomissione dei sentimenti alla logica di partito” presenti nel volume, ma lascio a voi il piacere della lettura.

Una cosa però mi preme ancora sottolineare: in tutto il volume si fa spesso riferimento – in merito alle posizioni ufficiali della Commissione centrale di controllo – ad una vera e propria ossessione per il “cedimento al costume borghese”. In ambito di rapporto con il lavoro, di utilizzo del denaro, di espressione e di occupazione del tempo libero il buon comunista non doveva cadere, per quanto raggiunta una condizione agiata, nei tranelli delle mollezze della classe nemica. Questa ossessione però sembra in ultima analisi essersi trasformata in una schiavitù (quasi sempre, strano a dirsi, femminile) rispetto agli stereotipi familiari borghesi. La buona moglie, paziente e remissiva, capace di mettere se stessa, le sue ambizioni e le sue competenze politiche in secondo piano rispetto alla vita coniugale rappresenta forse il più grande fallimento della costruzione di un nuovo immaginario, di un “nuovo mondo” post bellico. Il sol dell’avvenire, insomma, poteva anche essere sorto, ma non a rischiarare le stanze “concesse” dagli uomini alle loro compagne.

*Un capitolo del volume è interamente dedicato alle separazioni che, non esistendo legislazione in territorio italiano, venivano portate avanti a San Marino da coloro che si trovavano in una posizione economica e di potere tale da potersi accollare la pratica.

In homepage: Rita Montagnana


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