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C’erano una volta, in Italia, gli anni ̵...

C’erano una volta, in Italia, gli anni ’80 (e ’90)

Quando si parla di cultura degli anni ’80/’90 si tende, almeno da parte di una certa corrente di pensiero “critica” e – diciamolo pure – di sinistra, a condannare in toto la vacuità, la frivolezza, il gusto per l’eccesso di quegli anni di boom. Decadimento culturale e morale, affermazione dell’Io contro le grandi ideologie e il pensiero collettivo degli anni ’60/’70, disimpegno a suon di paillettes, bollicine e show business. Chi è nato e cresciuto in quegli anni, ma nel tempo ha maturato una visione “alternativa”, spesso si sente immune dal “male” glamour/consumistico e da questo errore (0 fraintendimento) si sviluppa la “schizofrenia radical chic” del nuovo millennio…

Sono nata nell’anno domini Rete4, l’anno in cui Mediaset ha raggiunto l’assetto che oggi ben conosciamo. La televisione era il mio oggetto di culto e passare ore guardandola l’attività che più desideravo svolgere. Il primo programma di cui conservo memoria è Drive in, seguito a ruota da Emilio con Gaspare e Zuzzurro. Sono cresciuta con Bonolis a Bim Bum Bam e spesso con gli amici giocavo alle “televendite” proponendo con voce squillante e paroloni roboanti prodotti immaginari e miracolosi. “Solo per oggi, solo per voi amici, 8 flaconi di lavaben al prezzo di 3! Incredibile! Impensabile! Affrettatevi a chiamare e vi offriremo in omaggio…“.

gig tiger

Nel 1985 avevo un anno e McDonald’s apriva le sue prime filiali in Italia. Solo ai tempi del liceo la catena aprì un suo ristorante nella mia città, ma ricordo che ogni volta che visitavo un luogo “macdonalizzato” costringevo i miei genitori a un pasto junk food: Cremona, Milano, Verona… uno strazio per chi avrebbe puntato ai piatti tipici locali, un tripudio per me, affascinata oltremodo dall’happy meal. Non ho mai amato le patatine fritte in bustina, ma le chiedevo sempre al supermercato per ottenere la “manina appiccicosa” ben reclamizzata e una volta mia madre, per sfinimento suppongo, decise di cucinarmi il “galletto vallespluga” dal cui jingle pubblicitario sembravo ossessionata. Leggevo molti libri certo, ma non potevo fare a meno di rompere le scatole per avere l’ultimo “brand da edicola” reclamizzato durante la fascia pomeridiana su Italia Uno. Della mia infanzia ricordo le ore di gioco con gli amici, i pomeriggi a scatenarmi come un “maschiaccio” al parco giochi, l’odio viscerale per i compiti e lo “stai seduta al banco composta” e brand, centinaia di brand. Il palloncino sorridente di Amico Giò, la tigre ruggente della Gig Tiger, la scatola sorridente del Nesquik (che ricordo, non so perché, agghindata da sciatore), la patata con cappello da chef e papillon della Pat Bon… Volevo andare in televisione, era la mia grande ambizione: partecipare a uno di quei giochi a premi per bambini, allo Zecchino d’oro, alla Banda dello zecchino.

Si può dire che nel tempo io mi sia fatta gli anticorpi, così come molti miei “amichetti” del tempo che ora, nonostante la formazione sentimentale patinata, non fanno i tronisti o le veline, ma gli anticorpi – si sa –  lasciano comunque qualcosa in circolo. Che cos’è rimasto a noi che, spesso con atteggiamento snob, ci riteniamo dei “sopravvissuti”? Quale eredità ci arriva dai nostri sette/otto anni? Qualcuno, storcendo il naso alla domanda, sostiene che non sia rimasto nulla. Concentrato sulla lettura del Fatto Quotidiano e di Limes non si accorge che il modello di ragazza che vorrebbe incontrare o che gli fa sollevare momentaneamente lo sguardo dalle sue letture è esattamente la modella proposta in quegli anni: alta, magra, occhi grandi e un bel seno. Oppure tutta presa dalla ricerca del prodotto a chilometro zero acquista, quasi in automatico, la stessa marca di calze, benché siano uguali ad altre che costano meno, senza neppure chiedersi il perché.

Facciamo un gioco: completate la frase. “Dove c’è Barilla…”, “Dixan, più bianco…”, “Muller: fate…”. E ora proviamo con il completamento di qualche poesia “delle medie”: “L’albero a cui tendevi la pargoletta mano…”, “La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole…”, “Dov’era la luna? Che il cielo notava in un’alba di perla…”. Oppure proviamo a far vedere a dei nostri amici i simboli di brand d’epoca e i simboli di partiti politici. Anche i più “colti” potrebbero avere delle défaillances imbarazzanti. Attenzione però, il gioco non ha lo scopo di dimostrare l’altrui ignoranza o di portare avanti un’ulteriore critica al mondo consumistico. Nella società attuale, a meno che non si viva in una foresta tedesca, è più utile riconoscere il logo della Nestlé che la foglia di un tiglio da quella di un castagno. Il punto è che è impossibile, anche per i più puri, negare le influenze di quegli anni, impossibile sostenere che non ci aiutino a sopravvivere alla realtà mediatica di oggi.

Allora torno, in chiusura, allo sterile autobiografismo. Ormai ho quasi 30 anni, faccio parte di una sinistra culturalmente “snob” (se così vogliamo definirla) e alcuni dei miei amici hanno dei figli, altri pensano di averne, tutti s’interrogano sul modo migliore per crescere questi bambini come persone pesanti, critiche, attive. Molti pensano di “proteggere” i bambini evitando che entrino in contatto con la tv di massa, la pubblicità, il cibo spazzatura. Non entro nel merito delle scelte personali, mi limito a porre delle domande. Che cosa saremmo noi oggi senza gli anticorpi ereditati dagli anni ’90? Cosa saremmo se fossimo vissuti unicamente di letture “alte”, film d’autore e giocattoli intelligenti? “Che mondo sarebbe senza…”


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  1. Paolo1984

    29 gennaio

    Mi viene in mente nel film Caro Diario di Moretti, il personaggio di Gerardo, interpretato da Renato Carpentieri: un intellettuale che fin da piccolo non ha mai guardato la tv snobbandola sommamente, la scopre casualmente da adulto e ne rimane affascinato per non dire ossessionato in particolare dalle soap opera arrivando a chiedere a dei turisti americani di svelargli in anteprima (oggi si direbbe spoilerare) le vicende di Beautiful. Alla fine Gerardo si rende conto che senza Tv non sa più stare, forse proprio perchè l’ha scoperta così tardi
    Quindi sì, con tutto il rispetto per le scelte di tutti, io sono per evitare la campana di vetro e per dare gli anticorpi (senza esagerare col junk food, possibilmente), i bambini vivono in questo mondo, la tv ne fa parte e devono conoscerla. Anch’io sono nato nel 1984 e sono cresciuto più o meno con quella tv, anch’io ricordo il Drive In ed Emilio ma anche Mai dire gol e i telefilm americani, i cartoni ecc..e anch’io non sono un tronista o roba simile. Alla fine credo che dobbiamo accettare l’immaginario della nostra infanzia e il giovane lettore o lettrice del Fatto non si senta in colpa se è attratta da un certo tipo di uomo o donna piuttosto che da un altro o se compra certe calze

  2. COSMIC

    29 gennaio

    premesso che io la televisione a casa ce l’ho, ma la uso solo per guardare DVD, non sono per le scelte drastiche e non voglio che i miei figli siano dei disadattati ma voglio anche che abbiano senso critico. tu pensi che siccome non ostante tutta la televisione che hai visto hai un cervello pensante, allora guardare la TV fa bene? come te la TV l’hanno guardata milione di tuoi coetanei. se ti guardi intorno puoi DAVVERO dire che hai un bell’esempio di società adulta, che pensa con la propria testa, per niente conformista/sessista/razzista/, educata e consapevole? statisticamente credi proprio che le persone che hanno reagito come te siano la maggioranza? oppure piuttosto viviamo in un paese di lobotomizzati, che basta che le iene parlino di un miracoloso metodo di cellule staminali per scendere in piazza e strapparsi i capelli e chiedere che vengano spesi soldi pubblici (tanti) per chiedere a dei truffatori di “curare” la gente, che basta che qualcuno metta su facebook un articolo con scritto a caratteri cubitali “NESSUNO VE LO DICE, PERCHE??? SVEGLIAAA!!!111!!!” per farlo girare e mettere “mi piace” acriticamente, senza verificare la veridicità di quello che c’è scritto, quanti hanno creduto alla storia della candelina con il vaso di coccio che scalderebbe una stanza? e 20 anni di Berlusconismo? mi dispiace, ma io tutti sti anticorpi in giro non li vedo. oltretutto la televisione così come l’abbiamo vissuta noi è obsoleta, per fortuna i miei figli hanno ben altri strumenti per entrare a contatto con il mondo e spero davvero che la loro generazione sia più critica e più intelligente della mia. purtroppo però genitori teledipendenti producono figli teledipendenti a loro volta.

  3. Paolo1984

    29 gennaio

    “Alla fine credo che dobbiamo accettare l’immaginario della nostra infanzia ”

    il che non significa che non dobbiamo rifletterci ma senza vergognarci o batterci il petto pensando d essere rovinati per sempre perchè almeno secondo me non è così.
    Pe fare un esempio, quando avevo dieci anni mi piacevano gli 883, crescendo ho cambiato gusti e se li riascolto adesso..ecco per usare un eufemismo: non mi dicono più nulla, non mi sembrano grandi canzoni, ne vedo tutti i limiti ma non mi vergogno del fatto che da piccolo li ascoltavo

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