Crea sito
READING

Sembra lapalissiano, e invece! Dell’essere g...

Sembra lapalissiano, e invece! Dell’essere giovane e femminista

L’altro giorno ero distrutta dalla mia classica influenza estiva (grazie, Inghilterra) e mi sono rannicchiata a letto a guardare The Punk Singer, un ottimo documentario del 2013 su Kathleen Hanna. A circa trenta minuti dall’inizio del film, le varie testimoni parlano del primo pezzo di giornalismo mainstream riguardante le Bikini Kill, pubblicato su USA Today.

giovane e femminista

Kathleen Hanna in giovane età

Il pezzo viene descritto come estremamente condiscendente, concentrato su tutte le cose sbagliate e infarcito di fandonie. Ho fermato il documentario e ho scritto immediatamente a Margherita: questo tipo di trattamento suonava familiare ad entrambe, in maniera lampante.

La mia esperienza di femminista è stata un crogiolo di momenti in cui mi sono sentita improvvisamente retrocessa alla terza superiore, periodo in cui ero convinta di capire tutto e ero metodicamente trattata con disprezzo da professori e altre figure di autorità. Gli adulti non mi capiscono e non mi ascoltano, mi lagno, ormai al punto in cui la gente che va alle superiori ha dieci anni in meno di me.

I miei genitori non mi hanno mai trattata da essere non senziente. Per estensione nessuno degli adulti con cui sono entrata in contatto quando ero piccola si è permesso di trattarmi come se io non fossi in grado di capire e/o avere una volontà indipendente. Non avrei mai pensato di trovarmi a essere trattata come una deficiente all’età di ventitré anni – da persona a cui non viene neanche più chiesto un documento al supermercato quando compra una birra, con un lavoro fisso, un consorte e indipendenza economica.

Ho notato un fenomeno irritante che si ripete ogni volta che guardo qualcosa che ha a che fare con il femminismo delle generazioni precedenti alla mia – termine con il quale mi riferirò per l’occasione a qualsiasi cosa sia stata prodotta prima del 2005. C’è sempre un momento in qualsiasi libro, documentario, articolo in cui la femminista under 30 viene trattata come se fosse imbecille.

Ilustrazione di Flavia Sorrentino

Ilustrazione di Flavia Sorrentino

A trattarla da imbecille sono due gruppi di persone. Il primo, meno preoccupante per quanto orribile, è quello dei “non femministi” che pensano sia solo una fase passeggera della gioventù. Sono quelli delle ascelle pelose. Sono le mie prozie impellicciate che non mi vedono da quando ero all’asilo e sono molto stupite dal fatto che la mia testa non sia vuota come un bongo.

Il secondo gruppo è quello dei “pensatori”. Da quando Soft Revolution ha assunto più spessore de “il blog che ho con le mie amiche”, mi capita spesso di trovarmi in situazioni sociali in cui devo parlare di quello che faccio a persone più grandi.

Per mia fortuna, la maggior parte delle volte sono stata trattata da pari anche da persone con trent’anni più di me, ma ci sono stati diversi episodi spiacevoli in cui qualsiasi cosa uscisse dalla mia bocca veniva accolta con un sorrisetto che significava qualcosa tra “Ah, che cara” e “You know nothing, Marta Corato”.

Non ci viene dato credito perché non abbiamo potere tangibile; siamo impotenti nel quadro generale delle cose perché veniamo considerate incapaci. Questo è un problema che non si riflette negativamente solo sulla mia vita lavorativa, ma anche su quello che penso di me stessa e che penso di poter fare.

Quante volte ho deciso di scartare un’idea per un pezzo perché “non ne so abbastanza di teoria”? Quante volte ho preferito non prendere parte ad una discussione o non commentare su internet perché non mi sembrava di avere gli strumenti adatti per farlo? Non fraintendetemi: prendere in mano un libro, o anche solo Wikipedia, e imparare qualcosa di nuovo è sempre una cosa buona. Saperne a bizzeffe della teoria di qualsiasi argomento è importantissimo.

Ma essere una femminista non è un percorso ascetico: lo sono ora e adesso, non ho bisogno di una lunga iniziazione prima di potermi fregiare del titolo. Non sono un neurochirurgo. Non sono un giovane padawan. Sono giovane, certo, ma non voglio aspettare altri vent’anni per aver totalizzato abbastanza punti nella mia gavetta femminista e poter smettere di essere guardata dall’alto in basso.

Forse non siamo sagge, ma di certo non siamo ignoranti. Abbiamo molto da imparare, ma ci stiamo provando. È doloroso fare qualsiasi cosa sapendo che persone che dovrebbero supportarci ed esserci da esempio – inserire qui femministe d’annata, giornalisti che ci trattano da ebeti, altre figure di autorità che ci hanno detto che falliremo – pensano che non siamo degne della loro presenza.

Anzi, vi dirò di più: è ingiusto. È la ragione per cui ci sono così tante ragazze che pensano che il femmismo sia odiare gli uomini: è difficile avvicinarsi a un pensiero se chi ne è “custode” fa di tutto per allontanare le giovani in quanto incapaci di intendere e di volere.

Noi possiamo spargere la voce tra chi ha la nostra età ed è più piccolo di noi, ma non è facile combinare qualcosa quando chi dovrebbe essere dalla nostra parte ci deride.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.