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È ormai cosa risaputa che il rapporto fra donne e videogiochi non sia dei più facili, anche grazie alla persistenza di quella leggenda secondo la quale le ragazze non sarebbero veramente gamer, nonostante anche un sito frequentatissimo come Wikipedia dimostri una situazione ben diversa, in cui circa la metà dei giocatori totali è di genere femminile.
Una ragazza che decide di entrare nel mondo dei videogames si trova ben presto di fronte ad un ambiente deludente su moltissimi livelli: partendo dalla scarsità di personaggi femminili giocabili che non siano semplicemente la versione con le tette del protagonista originale e dall’abbigliamento improbabile che molti di questi presentano, si arriva a situazioni più gravi, come quelle delle molestie e minacce ricevute giocando online per il solo fatto di essere femmine o per aver voluto iniziare un dibattito a proposito di questo mondo assolutamente non a dimensione di giocatrici (ricordiamo il caso di Anita Sarkeesian di Feminist Frequency).

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Probabilmente è per questo che, quando ho saputo dell’uscita della rivista Gamer Girls, dopo un’iniziale atteggiamento di indifferenza e disillusione, ho sentito il bisogno di scriverne.
Ideata da tale Ray360 (un tuttofare, dato che dirige, sceglie, intervista e fotografa da solo le modelle), nella presentazione si propone di trattare argomenti inerenti al campo della tecnologia e dei videogame affiancandoli a foto di gamer seminude: in pratica, il classico lads’ mag in salsa geek. Tralasciando l’inutilità di un giornale del genere nel 2014, quando praticamente quasi tutto il porno vero e proprio è disponibile in maniera discreta e gratuita online, mi chiedo chi effettivamente desidererebbe pagare per un prodotto così cheap da essere preso per bufala da quasi tutti: l’uso di Photoshop è praticamente senza cognizione di causa e le modelle sono talmente ritoccate da risultare aliene; si usano controller della PS2 con il cavo tagliato perché sembri quello wireless della PS3 e i vestiti e gli accessori sono di pessimo gusto.

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Comunque sia, a parte la bruttezza generale, è davvero il classico giornale “da uomini” e, nel parlarvene, ho condiviso solo parzialmente lo shock delle gamer che ho visto indagando su internet: lo scandalo principale (che tra l’altro era indirizzato quasi totalmente contro le modelle e meno contro la mente geniale che ha deciso di farle posare) sta nel fatto che ragazze obiettivamente non sono delle giocatrici. Dalle player stats indicanti le loro misure, ai controller utilizzati in dubbia maniera, fino alle interviste che riguardano tutto tranne i videogiochi e alla risposta di una delle modelle che afferma di preferire il cellulare alle console per giocare, tutto dimostra quello che era abbastanza ovvio fin dall’inizio: sono solo delle modelle e la cosa non mi sembra particolarmente incredibile, trattandosi una rivista soft-porn. È da decenni che vediamo sexy poliziotte, sexy infermiere, sexy professoresse, sexy suore (!), non vedo perché stupirsi o scandalizzarsi delle sexy gamer, a meno che non si sia anti-pornografia.

tumblr_mgoplxacVz1s3u9woo1_1280Ciò che considero veramente negativo della questione è lo sdoppiamento esistente nella mente dei giocatori maschi medi, fra un crescente “fetish” per la ragazza nerd (come nel caso di Gamer Girls) e il trattamento reale riservato alle ragazze incontrate giocando online. Questo giornale è figlio della stessa mentalità machista che esclude sistematicamente le femmine dal mercato e dalla produzione dei videogiochi e che ha interesse nel continuare a vendere mediante un uso indiscriminato della sessualità: grazie a questa politica le ragazze gamer continuano ad essere liquidate come false, interessate ai videogames esclusivamente per cercare l’attenzione maschile. Non c’è modo di salvarsi: se si gioca, si è necessariamente brutte o “gravemente sovrappeso”; se si gioca e si è belle, allora si anche delle attention-whore, soprattutto quando si indossano magliette scollate (ma anche solo canottiere). Inoltre sicuramente si gioca male. Ultimamente ho letto uno studio interessante, riguardante il tipo di reazione che i giocatori hanno sentendo una voce femminile o maschile durante una partita in multiplayer online: ne è risultato che la voce femminile riceveva uguali commenti positivi, ma commenti negativi o aggressivi tre volte di più di quella maschile, a discapito del livello di abilità o esperienza in gioco. Giocando con il microfono silenziato, invece, si veniva praticamente ignorati: comportamento portato avanti da sempre più giocatrici, per evitare attenzioni non volute. Ci sono invece altre donne, come Jenny Haniver di Not in the Kitchen Anymore, che hanno deciso di giocare con il microfono acceso, per manifestare apertamente la propria presenza, e di documentare ogni abuso subito durante le partite a cui partecipa.

In sostanza, sono convinta che Gamer Girls non avrà vita lunga (per fortuna), principalmente perché brutto e obsoleto.
Quello per cui dobbiamo continuare a combattere è, invece, un ambiente “geek” positivo e senza stereotipi di genere di qualsiasi tipo.

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