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La persona più strana del mondo: Frida Kahlo in mo...

La persona più strana del mondo: Frida Kahlo in mostra a Roma

Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io.
Vorrei immaginarla, e immaginare che lei debba essere là fuori e che anche lei stia pensando a me.
Beh, spero che, se tu sei lì fuori e dovessi leggere ciò, tu sappia che sì, è vero, sono qui e sono strana proprio come te.

Dal diario di Frida*

autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

Dal 20 marzo al 31 di agosto, a Roma, le Scuderie del Quirinale ospitano una mostra dedicata a Frida Kahlo che vale veramente la pena di vedere.
Il tema centrale della mostra è l’immagine che l’artista dà di sé, il che ha senso, dato che un terzo dei dipinti di Frida sono autoritratti. Dipinge sé stessa perché è spesso sola, dice.
Accanto a parecchi dei suoi lavori più belli, sono esposte le foto che negli anni le hanno fanno Lucienne Bloch, artista statunitense e grande amica, e Nickolas Muray, fotografo ungherese e suo amante per dieci anni.

Frida è strana. Trasgredisce norme sociali tanto radicate e diffuse, risultando “strana” per la sua epoca, ma un’outsider anche al giorno d’oggi.
Tanto per cominciare, è una donna sudamericana che non si conforma agli standard di bellezza femminile esportati dall’Europa e dagli USA. In tutti i quadri e le fotografie il celebre monociglio e i baffi scuri risplendono in tutta la loro gloria. Non è che non badi al proprio aspetto esteriore, anzi, il suo look è una scelta artistica e politica attentamente curata. La sua famiglia è per metà europea, ma lei abbraccia la parte nativa della sua eredità, e per sottolineare la sua mexicanidad indossa gli abiti tradizionali di Tehuantepec, una società matriarcale dell’istmo, e si intreccia fiori nei capelli.

Frida vestita da uomo, fotografata da suo padre con le sue sorelle e i suoi cugini, 1926

Frida vestita da uomo, fotografata da suo padre con le sue sorelle e i suoi cugini, 1926

Frida dipinge la sua vita, le sue opere sono un riflesso della sua tragica storia clinica, dei suoi amori burrascosi, dell’avanzare delle sue convinzioni comuniste e antiamericane.
È nata nel 1907, poco prima della rivoluzione messicana. Inizia a dipingere a diciannove anni perché è bloccata a letto a causa di un incidente: il suo autobus si è scontrato con un tram, un corrimano le è entrato nella schiena ed è uscito dalla vagina, spezzandole il bacino e la colonna vertebrale. L’incidente porterà ad una serie interminabile di complicazioni mediche, oltre trenta operazioni chirurgiche, tre aborti spontanei, e verso la fine della sua vita all’amputazione della gamba destra.

Riguardo ai propri traumi fisici Frida ha una resilienza eccezionale. Quando scopre che dovranno tagliarle la gamba scrive sul diario “piedi, perché li voglio? Io ho le ali per volare” e si fa confezionare una protesi che termina con una scarpa eccentrica.
Il dolore per l’impossibilità di essere madre invece la tormenta.
Nella mostra sono esposti i disegni preparatori per il quadro sul suo secondo aborto, nell’ospedale di Detroit, e delle litografie che realizza con l’aiuto di Lucienne Bloch. Prima dell’incidente Frida studiava medicina, e disegna l’interno del corpo umano in modo davvero realistico e inquietante.
È esposto anche uno dei corpetti di gesso che doveva portare per tenere assieme la sua schiena. Sul cuore ha dipinto una falce e martello, e sulla pancia il suo utero con dentro un feto raggomitolato.

Nonostante le esperienze dolorose, Frida continua ad avere una vita piena. Insegna alla scuola d’arte, e disegna i suoi studenti come scimmie. Va a esporre i suoi quadri a Parigi, e scrive ai suoi amici per lamentarsi che i surrealisti europei sono degli smidollati. È disinvoltamente bisessuale, e tra i suoi amanti figurano l’attrice e ballerina Josephine Baker e Leone Trotzky, esiliato dall’URSS, che lei accoglie in casa nonostante sia una stalinista convinta.
Nel ’29 ha sposato Diego Rivera, già famoso per i suoi murales. Si tradiscono in continuazione, litigano, divorziano, si risposano, ricominciano a litigare. Il diario di Frida è pieno di poesie d’amore, tutte per Diego.
Verso la fine della mostra ci sono le sue nature morte, che rappresentano sempre la vita. Papaye aperte e banane e altri frutti tropicali assortiti che ricordano organi genitali.
L’ ultimo quadro di Frida è una natura morta con delle angurie. Lo ha dipinto otto giorni prima di morire. In primo piano, una fetta di cocomero proclama “VIVA LA VIDA”.

(*il diario illustrato di Frida verrà ripubblicato in Italia a maggio)


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  1. laswallow

    22 aprile

    Sono stata appositamente a Roma domenica scorsa per vedere la sua mostra.
    Ciò che ho pensato è stato TANTA SOFFERENZA.
    Una mostra che regala emozioni, Frida era un’artista che riusciva alla perfezione a raccontarsi.
    Sembra scontato, tutti gli artisti, perfino coloro che operano su commissione, lasciano la loro personalissima traccia e la propria visione del mondo. Ma non credo di aver mai visto dei lavori che trasmettano così tanto dell’autore. Lei va oltre.
    Le sue opere SONO lei.
    In ogni dipinto, in ogni disegno, ogni schizzo e scarabocchio vedi lei.

    TANTA SOFFERENZA, ma anche TANTA BELLEZZA.

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