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Franca Viola, la prima a dire no

di Giulia Cabrelle

Essere donne in Italia: un binomio imperfetto, un conflitto sempre attuale e mai risolto; e quel che è peggio, oggi come ieri tollerato o addirittura incoraggiato dalla politica.
Le recenti uscite sullo stupro, utilizzato come agghiacciante metafora punitiva per delle presunte colpe politiche, richiedono una immediata riflessione e presa di coscienza su questioni solo in apparenza sviscerate e condivise.
Lo stupro non si prende alla leggera, mai. La prima a insegnarcelo, scavalcando tradizioni bolse e assurde con il coraggio della pioniera che dà voce a una maggioranza silenziosa, è Franca Viola.

Franca Viola

Franca Viola

Profondo sud, Sicilia, corre l’anno 1965.
Franca è una quindicenne, figlia di mezzadri e promessa al ricco Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso del posto. Le oscure parentele e la condotta del giovane non sfuggono al padre di Franca, che decide di rompere il fidanzamento. Le ritorsioni sono immediate e violente, prima contro il padre e poi direttamente contro Franca: il 26 dicembre 1965 Melodia irrompe in casa Viola, malmena la madre e si porta via figlia e fratellino. Lasciato andare il piccolo, Melodia tiene Franca segregata per una settimana, prima che la polizia la rintracci e la liberi, quando ormai l’irreparabile è avvenuto. Melodia viene arrestato, ma conta sulla legge italiana del tempo, che scagiona il colpevole di stupro purché sposi la sua vittima: il cosiddetto matrimonio riparatore. Ma Franca, prima donna nella storia italiana, rifiuta le nozze riparatrici e avvia un processo che sarà seguitissimo dalla stampa e dall’opinione pubblica, per la sua rilevanza politica e culturale.

Franca Viola e la sua famiglia sono sottoposti a fortissime pressioni ma non cedono: prima donna a dichiararsi pubblicamente “svergognata”, Franca getta via il fantoccio dell’abito bianco come vessillo di purezza ad ogni costo, anche quello del sangue. Il processo si conclude con la condanna a 11 anni per Melodia e complici. Viola diventerà in Sicilia un simbolo per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze. Più tardi, metterà a tacere anche le voci che la vogliono zitella a vita e si sposerà, fiera e convinta, con il compaesano Giuseppe Ruisi, noncurante delle ritorsioni minacciate dai Melodia.

La norma che ratifica il matrimonio riparatore viene abrogata solo nel 1981, sedici anni dopo. Bisognerà aspettare fino al 1996 perché lo stupro venga definito per legge reato contro la persona e non contro la morale.

Se la legge ha tempi lenti, la mentalità della gente in termini di classificazioni rischia di essere senza tempo. Cinquant’anni dopo, in Italia, la violenza di genere, lungi dall’essere un lontano ricordo, imbratta le pagine della cronaca e la boccaccia di chi pensa che violenza sia solo un atto fisico.
Consoliamoci: basta una sola Franca Viola per zittire cento di questi “signori”.


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  1. margherita B

    26 febbraio

    L’ultima frase è la perfezione incarnata

  2. Elisa bett

    26 febbraio

    Bellissima storia. Anche le norme riguardanti il cosiddetto “delitto d’onore” sono state abrogate nel 1981. Tutto ciò la dice lunga sul nostro sistema legislativo e sui tempi di riconoscimento dei diritti della persona…

  3. Qualcosa è cambiato anche grazie a lei. Mi viene soltanto di dirle grazie, a questa signora.

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