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Il femminismo ai maschi

di Alessandro Lolli

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Al liceo lessi uno scritto di Malcolm X che incitava i bianchi a farsi da parte nella lotta dei neri. Questo perché i neri devono essere il soggetto sociale della propria liberazione e non l’oggetto di un riconoscimento o peggio di una tolleranza. Se i bianchi vogliono rendersi utili alla causa, che parlino con gli altri bianchi della segregazione, che diffondano lì le nostre tesi, ma che non provino a calarci dall’alto l’ennesima lezione.

Faccio questa premessa per due motivi: il primo è per scusarmi. Di solito evito di intervenire nel dibattito femminista, benché gli studi di genere mi interessino molto, per non cadere nell’errore del soggetto privilegiato, ed eventualmente oppressore, che insegna al soggetto oppresso come liberarsi. Il secondo è che vorrei raccontare quello che succede a parlare di femminismo da maschio ai maschi. Mi è capitato e mi capita di entrare in argomento e definirmi antisessista, o più provocatoriamente femminista, e quasi sempre mi si rivolge la stessa accusa: vuoi scopare.

Intanto è curioso che suoni come una squalifica, perché chi la enuncia solitamente rivendica che il 90% delle sue azioni hanno come fine diretto o indiretto quello di scopare: dal suonare il pianoforte all’approfondire la nouvelle vague. Guardando più da vicino, questa accusa ne nasconde due piuttosto differenti. Da un lato, la possiamo intendere come: ti dici femminista perché vuoi scopare con le femministe. Figlia di una concezione omeopatica della fascinazione, che si differenza dall’altrettanto diffusa degli opposti che si attraggono, quest’argomentazione qualifica me come bugiardo e le ragazze come ingenue credulone che si fanno fregare dai miei discorsi biforcuti. L’antisessismo sarebbe una posa per apparire contemporaneamente sia originale, sia vicino ai problemi della mia preda. Di fronte ad un discorso simile posso solo far notare che, in un mondo ancora fortemente permeato dai ruoli di genere, recitare il maschilista stronzo non abbatte le possibilità di scopare, anzi. Si può persino apparire originali presentandosi saldamente al centro dell’egemonia culturale: basta dipingere il resto del mondo in opposizione a noi. Così io sono l’unico ribelle in una società devastata dalle femministe e dal politicamente corretto che ci impone un falso rispetto, svantaggioso per le donne stesse et cetera, et cetera. L’abbiamo sentito tutti.

Dall’altro lato, dirmi che voglio scopare facendo l’antisessista, può voler dire una cosa più sottile: vuoi scopare attraverso le femministe. È un significato più raro perché presuppone una conoscenza minima delle tematiche femministe, seppure parziale e tendenziosa. Infatti, secondo coloro che mi criticano, nel mondo che vogliono le femministe, le ragazze sono tutte facili. Questo è sbagliato perché l’autodeterminazione sul proprio corpo può indicare a pari titolo un’esistenza di castità e reclusione, come una vita sessuale movimentatissima. Avere un solo partner per tutta la vita o averne un determinato numero che può rivelarsi dodici o quarantasei. Ma pure ammettendo che una decostruzione dei ruoli di genere comporterebbe una società sessualmente più aperta e libera, bisogna capire dove sta il problema. Come si è intuito, il mio interlocutore, di solito, non è un seminarista o un avventista del settimo giorno. Così fosse, rinuncerei quasi subito: hai una visione dell’esistenza molto rigida e particolare e ci sto che non posso dirti che nella casa di Cristo facciamo un po’ come cazzo ci pare. Quasi sempre, invece, il mio interlocutore è totalmente inserito nella società contemporanea, già sessualmente piuttosto libera, dalla quale tenta di trarne quanti più vantaggi possibile. Eppure.
Eppure se con la testa è a Woodstock, con il cuore è in chiesa insieme al seminarista. Entra in campo la famigerata divisione delle donne in madonne e puttane. Nella vita di un uomo ci possono essere un numero illimitato di puttane e uno limitato di madonne. Le puttane sono quelle che si concedono a lui e a tutti gli altri, degradandosi nel rapporto sessuale. Le madonne sono quelle che hanno avuto massimo un uomo per tutta la loro vita, cioè la mamma, la sorella, la figlia e ovviamente la moglie. Dato che al giorno d’oggi è difficile incontrare madonne perfette, si introduce una logica fuzzy nel ragionamento: a che sfumatura di puttana/madonna è la ragazza in questione? Quanti anni, quanti partner? Tutti fidanzati o anche occasionali? E via di paranoia in paranoia.

La pratica dello slut shaming è diffusa in entrambi i sessi ma è nei maschi che nasce e trova la sua ragion d’essere, in un sistema di pensiero probabilmente d’origine religiosa. Non esiste l’equivalente maschile della parola “puttana” perché il corpo degli uomini non è stato oggetto dello stesso trattamento sacralizzante riservato a quello delle donne. Senza madonne non ci sono puttane. La coppia puro/impuro, nella quale molti antropologi hanno trovato il grado zero della mentalità religiosa, lavora ancora oggi dentro di noi e contro le donne: coloro che fanno uso libero del proprio corpo sono impure, cioè puttane. E non sto facendo la lezione a nessuno, neanche ai miei colleghi maschi, perché ci sono dentro pure io.

Ho passato momenti orribili quando la mia prima ragazza, dopo che ci eravamo lasciati già da un po’, fece l’amore con un altro uomo. Di altrettanto orribili ne ho passati quando mi sono fatto raccontare le precedenti esperienze della ragazza con cui sono stato successivamente. Se entro nel meccanismo della gelosia, che è la sorella presentabile della possessività, non concepisco limiti temporali. Pensare al loro corpo in quelle situazioni mi devastava. Questa cosa faceva male a me e a chi mi stava accanto, ma soprattutto era profondamente ingiusta, razionalmente indifendibile e fondata su presupposti (metafisici) nei quali non credo.

Alcuni possono pensare che la gabbia del genere sia un dispositivo che agisce principalmente sulle ragazze, che siano loro le poverine che vengono indotte a diventare ballerine, fanatiche dello shopping e brave casalinghe, mentre i ragazzi ricevono una dotazione di buone qualità neutre. Invece, lo schifo che ci consegna la nostra educazione sentimentale, quella pensata per i maschietti, è forse peggiore, perché più violento e meno incline alla remissione. Essere di mentalità aperta non basta. Capire qual è la cosa giusta neanche. Bisogna scovare dentro noi stessi i nuclei emozionali che ci spingono a provare sentimenti cattivi, le scorie di un discorso dominante che non condividiamo ma che ha messo casa in di noi. Spazzarle fuori dalla porta non è facile, io non ci sono ancora riuscito. È un percorso fatto di evitamenti, ricadute, momenti riflessivi e fughe in avanti. Ma nel quale dobbiamo sempre riconoscere quali idee sono in accordo con la nostra persona e quali sono figlie di qualcosa che non siamo.
Non dico di essere femminista per scopare, né con, né attraverso le femministe. Non lo dico neanche per essere genericamente vicino alle donne, per avere a cuore un problema sociale. Sono antisessista perché mi sembra l’unica via d’uscita da una schizofrenia che ha infettato anche me. Perché, se c’è qualcuna che è stata incatenata alla figura della principessa, qualcun altro è stato convinto di essere l’unico, buffissimo, ridicolo principe azzurro.

Illustrazione di Marta Baroni.


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  1. Alice Twain

    3 gennaio

    Boh, il solito maschio che pensa che il femminismo sia cosa da donne. Mi spiego, mai che questi parlino di questioni di genere rapportandole a sé: a far ele femministe siano le donne, noi ci tiriamo da parte e magari facciamo il tifo perché siamo buoni e sympa e tanto empatici, ma poi resta il fatto che la questioen di genre è questione di genere femminile e mai questione di genere maschile, mai che si parli di genere cercando di innescare una riflessione “da uomini”. Nah, c’è un sessisimo che disprezza le donne e c’è un sessismo più sottile, meno pernicioso per carità (che a me il tant pire tant mieux è sempre stato sulle ba££e), che riconosce il valore femminile ma poi si limita a fare il cheerleader anziché scendere in campo. Mi chiedo quando gli uomini inizieranno un (massiccio) processo di autocoscienza LORO anziché limitarsi, nella migliore delle ipotesi a guardare le donne facendo di sì col capino. Non so che farmene di uomini che si definiscono “provocatoriamente femminista”. Davvero, ne ho le tasche piene. – You (edit | delete)

  2. Paolo1984

    3 gennaio

    se a una donna piace lo shopping o vuole fare la ballerina presumere che sia sempre stata “intrappolata” e che non lo voglia davvero vuol dire ritenerla una minus habens che non sa quello che vuole per come la vedo io. Che una donna voglia o meno fare la ballerina, che ami o no lo shopping va rispettata.
    Quanto alla gelosia (non sono solo i maschi a provarla) è una cosa su cui bisogna lavorare senza esorcizzarla o vergognarsi di provarla ma elaborandola per evitare che diventi un’ossessione possessiva (non so se la gelosia sia la sorella rispettabile, so che gelosia e possessività ossessiva non sono la stessa cosa almeno non secondo me) che soffoca noi e la persona che ci sta accanto: in un rapporto d’amore vero (che sia monogamo o no) ci deve essere fiducia reciproca, se ami una persona ti fidi di lei e questo dovrebbe tenere a bada la gelosia se non neutralizzarla.
    La gelosia retroattiva sono d’accordo che è totalmente irrazionale, per me è anche incomprensibile (una relazione deve vivere nel presente, e senza giudicare non capisco nemmeno perchè farsi raccontare le precedenti esperienze di quando magari on vi conoscevate neanche..voglio dire: non m’importa quanti ragazzi hai avuto prima di me, sono felice di essere quello attuale)..la gelosia post-rottura è più comprensibile specie se tu sei ancora innamorato/a di lei o lui (che comunque non sta più con te e ha il diritto di andare con chi vuole se vuole ecc..). Ma anche quella è una cosa che esiste, viene provata e si deve imparare a gestire, incanalare, evitare che ci distrugga e (che si torni insieme oppure no) possibilmente superare per quanto sembri difficile.

  3. V.

    3 gennaio

    Non capisco Alice Twain, mi pare che lui abbia spiegato perché “guarda” e basta con quel discorso di Malcolm X, perché dobbiamo aspettare sempre che siano gli uomini a preoccuparsi per noi e creare una società non-sessista? Io comunque sono molto d’accordo col suo discorso ed è una cosa che ho sempre pensato anche io, che gli uomini siano schiavi ugualmente di stereotipi e a volte con ancora una minor consapevolezza (dato del tutto empirico eh) visto che appena si apre il discorso sul genere maschile si aprono le porte dell’inferno, dato che i loro più accaniti sostenitori altro non solo che uomini dai clichè più marcati di tutti.

  4. Luca B

    3 gennaio

    Ho apprezzato l’articolo di Alessandro perché è onesto e rappresenta uno scorcio della questione delle diseguaglianze di genere. Mi sono ritrovato nella riflessione e nei dilemmi dell’uomo femminista. Certo, il discorso non si esaurisce con l’esperienza di Alessandro, specialmente se si aggiunge l’elemento della sessualità.
    Ma – mi rivolgo ad Alice – dire che Alessandro si fa da parte, che quasi se ne lava le mani, mi sembra un po’ ingeneroso. Mi risulta che non sia raro che un uomo, nell’affrontare l’attivismo femminista, trovi di fronte a sé un insieme di reazioni che vanno dall’indifferenza, alla diffidenza fino all’aperta ostilità di chi dice “chi sei tu,maschio privilegiato, per venirmi a spiegare come dovrei comportarmi”?

  5. Paolo1984

    3 gennaio

    io sono di quelli che pensa sia possibile provare gelosia ma controllarla senza rendere la vita impossibile a sè e al prossimo e se succede la responsabilità è prima di tutto nostra

  6. Andrea

    3 gennaio

    Non ho mai scritto alcun commento su questo blog, sono il tipico “long time lurker”. Però questa volta il tema mi sta troppo a cuore: uomini che si definiscono femministi. L’errore, secondo me, è definirsi. Dirlo. Non che sia una cosa spiacevole, o vergognosa, ma non è un argomento che entusiasmi l’uomo medio (indipendentemente dall’età). Il risultato che si ottiene è superficiale, e si guadagna soltanto un’etichetta. Per molti uomini il femminismo è tanto fastidioso quanto il maschilismo per certe donne. A questo punto, molto meglio dissentire sui discorsi da bar, cercare di mettersi nei panni delle altre, lavorare su sè stessi e sul rapporto con le persone. Capire quanto certi comportamenti siano offensivi. Provare, di tanto in tanto, a ribaltare le prospettive, lavorando sul concetto e non sulle definizioni.
    Sono d’accordo solo in parte con quanto detto da Alice: credo che in caso di “massiccio processo di autocoscienza”, un uomo possa fare anche soltanto il “cheerleader”. Questo perchè secondo me il problema non è il poco sostegno al femminismo, ma la scarsa propensione a una riflessione maschile sul maschilismo. La comunità maschile non condanna il maschilismo, mi parte chiaro. Una chiave potrebbe essere nascosta lì.
    Personalmente, “Soft Revolution” mi ha dato una mano incredibile.

  7. Aviator

    3 gennaio

    Gli uomini passano la vita a pagare le donne in cambio dell’accesso al loro corpo. Per questo tendono ad essere agenti economici efficaci, dunque anche consapevoli della realtà che li circonda. Ergo: non si raccontano balle. Risultato finale: il femminismo li fa ridere, l’ unica possibile spiegazione per fingere di credere all’ oppressione di donne che respirano privilegio dalla culla alla tomba è diminuire un pò l’ importo della marchetta attraverso il rendersi simpatici alla venditrice.

  8. Paolo1984

    3 gennaio

    “ci deve essere fiducia reciproca, se ami una persona ti fidi di lei e questo dovrebbe tenere a bada la gelosia se non neutralizzarla.”

    ove scoprissimo che il partner ha tradito la nostra fiducia è lecito sentirsi devastati (poi ognuno decide se è meglio rompere la relazione o vedere di ricucire, dipende dai casi) ma anche là per quanto sia difficile (non tutti/e ci riescono o lo vogliono) dobbiamo sforzarci di evitare di essere distruttivi e questa è nostra responsabilità.

  9. Révoltes logiques

    3 gennaio

    Testo alquanto curioso: una lunga “excusatio non petita” contro un interlocutore immaginario che avrebbe accusato l’autore di definirsi femminista solo per voler scopare. Della questione fondamentale – ovvero del paradosso di un uomo che si vuole identificare con un gruppo sociale di cui non fa parte – nulla si dice. Sappiamo che uno dei problemi fondamentali del rapporto tra i sessi è sempre stato quello di elevare a neutralità senza-genere e senza particolarità una parte – quella maschile – che semplicemente non esiste nella sua particolarità perché è diventata semplicemente la norma. Quindi esistono le donne, i bambini, le minoranze sessuali… il resto è senza colore e senza aggettivi, come in italiano dove infatti per l’universalità si usa l’aggettivo maschile. Ora il problema non è tanto quello di riproporre questo modello – e di far sì che gli uomini possano dirsi femministi, liberi di identificarsi con chiunque come fa sempre chi è in una posizione di potere e la vuole mantenere – il problema è semmai quello di analizzare la propria particolarità in quanto tale. Il problema del rapporto tra i sessi infatti non è quello di essere “macchiato” dagli stereotipi (che come sapeva Foucault sono ben più complessi e sfaccettati di come qui si vuol credere) ma semmai quello di analizzare la relazione partendo dalla propria parzialità. Il desiderio maschile è una questione complessa, tutt’altro che liquidabile con il trittico bisogno di possesso, violenza e ipocrisia, e di cui i maschi per primi tendono spesso a tacere. Più facile è fare i comprensivi e “interessarsi agli studi di genere”. Invece che definirsi “femministi” – obbrobrio lessicale che per fortuna si sente pronunciare sempre meno – ben più utile sarebbe indagare il proprio di desiderio e vedere che cosa ne viene fuori. Non tanto (o non solo) a livello “personale” (con l’intenzione magari di sentirsi un po’ meno in colpa) ma a livello sociale. Perché i rapporti tra i sessi non sono un problema di come viviamo personalmente i rapporti ma di come un certo modello di rapporto con la sessualità diventa egemone e viene riprodotto. Io, che non mi sognerei mai di definirmi femminista, penso che i maschi debbano fare questo, soprattutto in momento come questo dove la crisi del maschile lascia spesso spazio a passaggi all’atto pericolosi e a backlash patriarcali di cui nessuno davvero aveva nostalgia. Anche perché il maschile è un terreno contestato, plurale, dove esistono molte cose, molti modelli e molte riflessioni tutt’altro che banali e stupide. Bisognerebbe semplicemente parlarne. Il femminismo lasciamolo a chi è donna. Scoprire per una volta di non poter prendere parola su tutto ha un che di liberatorio. E scopriremo di poter essere liberi di fare una cosa che nessuno ci ha mai insegnato di fare: tacere.

  10. Michele B.

    3 gennaio

    Quando, da maschio, provi a lavorare su te stesso, arrivi inevitabilmente alla frustrazione, ma soprattutto ad un sentimento di colpevolezza. Colpevolezza nell’appartenere, tuo malgrado, alla parte che stai provando a combattere. Comprendere e superare questo fatto può essere doloroso. Inizi ad odiare un sacco di maschi, con cui prima magari passavi un sacco di tempo, o che magari consideravi amici. Concordo molto con il commento di Andrea, la “scarsa propensione a una riflessione maschile sul maschilismo” è avvilente, ma credo che una presa di coscienza di questo tipo sia tanto necessaria quanto la rivendicazioni femministe.

  11. Alessandro

    3 gennaio

    Trovo davvero sterile un femminismo che si riduca a “facciamo quello che vogliamo”, a mera autodeterminazione. La reclusione ad esempio, è indicativa spesso di difficoltà e paura rispetto al sesso, con tendenza quindi ad assumere posizioni reazionarie. Mi viene da pensare, con Nietzsche, che la felicità sia più nella volontà, nella capacità di dare una direzione e un senso alla vita, più che in una sterile libertà considerata in negativo (liberi da questo o quel potere). Libertà in negativo che, temo, diventi pura illusione: il potere liberale oggi si struttura come un “puoi fare tutto”, “niente è impossibile”. Una libertà che diventa, quindi, costrizione.

  12. giov

    3 gennaio

    tu uomo bianco eterosessuale cisgendered, come me donna bianca eterosessuale cisgendered, puoi essere contrario al sessismo come puoi essere contrario al razzismo, all’omofobia, alla transfobia e a un sacco di cose brutte che fanno male a tantissima gente. cose che abbiamo internalizzato, e che dobbiamo prima di tutto riconoscere in noi stessi.

    puoi riconoscere i tuoi privilegi, senza lasciare che il senso di colpa ti faccia rinunciare anche solo all’idea di cambiare le cose. puoi riconoscere le tue oppressioni, perchè tutti ne abbiamo qualcuna, e trasformare il tuo dolore in empatia verso le oppressioni altrui.

    lo slut shaming e le varie divisioni binarie della nostra bella società sono solo parte di un problema piu’ grande, però io voglio crederci, nel potere dell’empatia.

  13. Magda

    3 gennaio

    In risposta ad Alice, vorrei solo dire che la volontà dell’autore di voler sostenere “dall’esterno” la causa, non è espressione di mancanza di motivazione o di coinvolgimento attivo. E l’esempio citato da Malcolm X è perfetto.
    Se “i bianchi” fossero stati accolti all’interno delle strutture di lotta dei “neri” contro la segregazione, vi si sarebbero posti alla testa, al comando, replicando le condizioni della società contro cui il movimento anti-segregazione stava lottando.
    Per questo gli uomini non devono entrare a fondo nella questione femminista: perchè la loro voce, al giorno d’oggi in questa società, conta di più. E nell’esprimere le loro tesi e ragioni, assolutamente in linea con le idee di uguaglianza sostenute dal femminismo, sarebbero solo un danno e l’ennesima rappresentazione e conferma dell’autorità.

  14. Alessandro lolli

    3 gennaio

    Sono l’autore. Mi permetto qualche osservazione su quello che avete scritto, soprattutto dove credo ci sia stato un fraintendimento.

    ALICE TWAIN: confesso che il tuo messaggio mi ha lasciato senza parole. Non so come hai potuto capire quello che hai capito ma il senso ultimo e generale di ciò che ho scritto, l’urgenza che anima il mio testo, il fine di ogni frase, è esattamente parlare dei temi che mi accusi di non affrontare. Ti prego, rileggi.

    PAOLO1984: non ritengo le donne che fanno shopping delle minus habens. Il senso di quel passaggio era illustrare degli stereotipi di genere. Non voglio, però, raccomandare alle donne di NON fare quelle cose per comportarsi in antitesi agli stereotipi di genere. Credo che la decostruzione del genere debba lasciare libere le persone di intraprendere qualsiasi attività, indipendentemente dal loro sesso e assumersene la responsabilità indipendentemente da questo.
    Così se una ragazza è fanatica dello shopping dovrà rispondere alle critiche, mettiamo, di un anticonsumista senza dire “lo faccio perché sono una Donna” o ad un secondo livello “lo faccio per riappropriarmi di un comportamento neutro in antitesi alle donne maschiaccio che mi dicono di non farlo”. Allo stesso modo un ragazzo ultras dovrà difendere la sua posizione senza dire “lo faccio perché sono un Uomo” o ad un secondo livello “lo faccio per riappropriarmi di un comportamento neutro in antitesi agli uomini intellettualoidi effemminati che mi dicono di non farlo”.

    RÉVOLTES LOGIQUES: è curioso che una persona di buone lettura come mostri di essere trovi curioso un espediente retorico, come quello dell’interlocutore immaginario, così antico e frequente. Anche Foucault, che tu citi, nelle sue storie (della sessualità, della follia, del carcere) lo usa spesso. Nel mio testo è allo stesso tempo una testimonianza (della cui veridicità puoi accorgerti leggendo il messaggio di AVIATOR, poco sopra il tuo) e uno stratagemma per illustrare e confutare certe posizioni. Non c’è, in me e nel mio testo, nessuna volontà di identificarmi con un gruppo sociale. Magari nel mio profondo, chissà, ma puoi psicanalizzarmi in separata sede. C’è invece la volontà, presente dal titolo fino all’ultima riga, di parlare del e al mio gruppo sociale. Necessità che mi sembra senta anche tu. Sicuramente non l’ho fatto abbastanza, è solo un breve intervento. C’è e ci sarà sempre molto lavoro da fare.

    A questo proposito, consiglio a tutti un pezzo di Christian Raimo, più lungo, articolato e documentato del mio: http://www.europaquotidiano.it/2013/12/29/il-femminicidio-e-il-sessismo-benevolo/

    Riporto uno stralcio che si mette proprio in quella posizione in cui pensavo di essermi messo io, ma che evidentemente è stata fraintesa da alcuni:

    «È possibile che non ci sia mai un intellettuale maschio che racconti non dico la sua abitudine a andare a prostitute o quella volta che fu vicino a stuprare una donna, ma semplicemente riesca a confessare le sue telefonate ossessive, gli appostamenti sotto casa, le mail ricattatorie? Possibile che non ci siano maschi che riescano a mostrare queste fragilità, questa violenza implosa?
    Perché questo è lo stato emotivo del tempo in cui viviamo; non un altro, non un’astratta utopia di maschi consapevoli e donne liberate – ma forse nemmeno un disastro apocalittico e irredimibile. La disfunzionalità – in fondo ci facciamo i conti tutti i giorni nei nostri rapporti – è quasi la norma.»

  15. Peter Pan

    3 gennaio

    “Gli uomini ragionano con il Ca$$o”

    Sapere rispondere a questa affermazione è essere antisessisti.

    Perchè questa frase svilisce la mia capacità di tenere le cose distinte nella mia testa e chi la pronuncia presuppone di sapere come ragiono solo in base al mio evidente genere sessuale, cioè che sono maschio. Insomma uno stereotipo.

    “Forse sarai tu che ragioni solo con la Clitoride quando vedi che parli con un maschio”

    Questo è il genere di preparazione che come maschi antisessisti dovremmo fare, discutere su come riconoscere e rispondere agli stereotipi di genere. Dalla nostra parte della barricata, alla fine non abbiamo scelto noi di nascere maschi.

    Spero che cogliate il punto. Mi piacerebbe raccontare, e sentire anche da voi se ne è il caso, di un altro episodio riguardante la lotta al sessismo.

    Una provocazione
    Baci a tutti 😉

  16. MIKY

    3 gennaio

    E’ bello leggere che i maschi ‘privilegiati’, in ‘posizione di vantaggio’ si degnino di riflettere e che ci sia un po’ di auto-coscienza anche da parte loro. E che si sottolinei l’importanza dell’educazione sentimentale MASCHILE. E’ importantissimo alla luce dei fatti che ancora oggi accadono. E soprattutto non riesco a togliermi dalla mente il caso della 12enne violentata sull’autobus vicino a Nuova Delhi, da 6 uomini (animali, se non fosse un’offesa per gli animali…), poi ri-violentata e messa incinta, non difesa dalla polizia alla quale aveva denunciato il reato, stanata nella casa affidatale per ‘protezione’, bruciata viva e morta oggi dopo un mese di sofferenze… E poi oggi si parlava della questione Indiana: in 20 anni con 500.000 aborti selettivi (di bambine, x’ sono un debito, bisogna far loro la dote e poi portano ricchezza nella famiglia del marito…e ancora minore diventa un mero oggetto sessuale, insomma le spetta una vita di m…! già un pensiero un po’ più nobile da parte dei genitori), la popolazione femminile è diminuita di 10milioni, e gli stupri sono triplicati dall’anno scorso…Io sinceramente avrei paura a mettere al mondo un uomo per paura diventi un essere spregevole così! Quindi sì all’educazione maschile, perché gli uomini possono essere bellissimi tanto quanto le donne, sono d’altro canto l’altra metà della luna, insieme uomini e donne si completano. Ma solo se sono disposti a mettersi in discussione, all’autocoscenza, alla giustizia -nonostante la posizione di ‘vantaggio’-…Cose che spettano solo alle donne, perchè in una società maschilista hanno una vita più difficile. Comunque sul discorso, molto vero, delle puttane o madonne (l’impuro/puro alla base di qualsiasi religione) concordo, ma credo che l’origine di tutto vi sia l’istinto di conservazione della specie, soprattutto il problema della crescita dei cuccioli d’uomo propri, senza rischiare che siano di altri maschi, perchè l’obiettivo istintivo anche dell’uomo è trasmettere i propri geni. Per fortuna da secoli siamo uomini evoluti e possiamo ragionare, scegliere, capire che tutte queste paure sono soltanto cazzate, che uomini e donne sono uguali…L’esempio della gelosia può riguardare anche una donna, senza quella cosa stupida della malafemmina perchè la cultura ha consacrato il maschio fornicatore a vincente (non solo la cultura, ribadisco per l’istinto animale il maschio alfa che si accoppia a tante femmine dimostra che è funzionante-efficace e ha probabilità di trasmettere i geni, di conservare la specie, unico vero obiettivo dell’istinto animale e atavico). Ma anche in questo caso noi esseri umani dobbiamo solo pensare all’autocoscienza e automiglioramento e capire che è un inganno mentale, che la possessività è sbagliata, ci vuole rispetto, ci vuole libertà. E magari qualche valore in più non guasterebbe !

  17. Paolo1984

    3 gennaio

    X Alessandro Lolli
    Ecco, a me non verrebbe mai in mente di spiegare ad una donna (a meno che non sia lei ad aver bisogno e chiedermi aiuto) cosa dovrebbe o non dovrebbe dire per giustificare una sua passione che sia per lo shopping o per la letteratura francese o per qualsiasi cosa davanti agli altri anche perchè penso che non debba giustificare nulla. Quanto a Raimo, io non darei così per scontato che ogni uomo etero (intellettuale o meno) abbia un passato di stalker o peggio da dover raccontare: alcuni si comportano così altri no. Nè credo che telefonate ossessive e mail ricattatorie possano farle unicamente gli uomini ma è un’altra storia.

  18. Calico

    4 gennaio

    “Il femminismo lasciamolo a chi è donna” ma assolutamente no. Dipende cosa si intende per femminismo, perché qui in alcuni commenti, come in molte altre parti, si tende a circoscriverlo. Esistono molti tipi di femminismo. C’è quello della differenza, che tende a giustificare alcune dinamiche paternaliste calate dall’alto, e un femminismo più esteso alla liberazione dai processi di normalizzazione sia nel genere maschile che quello femminile, visto che ove è presente uno stereotipo femminile ve ne è presente spesso uno maschile, un modello comportamentale che il maschio-macho può abbracciare senza farsi troppe domande. Trovo ottimo che finalmente gli uomini comincino a riflettere, anche attraverso il proprio rapporto con le donne, sulla propria autodeterminazione mettendo in discussione alcuni filtri propri della cultura occidentale che spero man mano vengano superati.

  19. Paolo Stanese

    4 gennaio

    Post e commenti molto ricchi. Anche per me è la prima volta che intervengo da queste parti – e mi limito alla questione dei “maschi femministi”. Credo che la posizione di Malcom X risulti oggi datata, e che non sia poi così difficile “mettersi dalla parte delle donne” senza per questo arrogarsi il diritto a parlare per loro, facendole nuovamente tacere.
    Ritengo che il problema della condizione delle donne sia un problema di tutta la società, e che (salvo grossi e a mio parere imprevedibili mutamenti sociali) tanto prima tutti abbracceranno l’idea della parità tanto più riusciremo a evitarci grossi, grossissimi grattacapi nelle società avanzate.
    Quando dico tutti dico: innanzitutto padri. Non potete, padri, continuare a immaginare per le vostre figlie un destino di bamboline, di spose e di madri. Il mondo schiude alle vostre figlie infinite possibilità, imprimere su di loro un modello di femminilità (che già la società prova in tutti i modi a imporre) complicherà le loro vite quando si troveranno a desiderare sia ciò che vogliono per se stesse sia ciò che desiderano essere per compiacervi (Edipo & co.).
    Quando dico tutti dico insegnanti, dico forze dell’ordine, professionisti della giurisprudenza: dobbiamo sforzarci tutti di pensare a un mondo dove si può e si deve esercitare gli stessi diritti pur essendo diversi (e qua, oserei aggiungere, è doveroso andare anche oltre al binario M/F, ma già pensare la parità tra uomo e donna sarebbe un buon inizio) perché è l’unico modo per essere coerenti con i nobili principi in base ai quali abbiamo dichiarato che vogliamo agire per costruire la società.
    Quando dico tutti, infine, dico partner: perché (vuoi o non vuoi) è nella coppia che si instaurano alcune delle dinamiche più profonde, complesse e strutturanti la nostra personalità. Mi stupisco, anche se comprendo, che Alessandro porti in primissimo piano il problema della gelosia e riconduca il discorso a un principio nell’immaginario religioso per quello che è un problema (per me) squisitamente psicologico.
    Credo che sia piuttosto complicato elaborare un superamento di “quello schifo che ci consegna la nostra educazione sentimentale”, ma che come dice Alessandro, sia l’unica via di uscita da un nostro stare male con noi stessi. È troppo facile ingannarsi e credere che nella coppia ci sarà dato tutto ciò che nella società non riusciamo ad avere; è altrettanto facile poi dare al partner la colpa di una relazione che non funziona, anche se la prima minaccia viene appunto dal fuori della coppia, dalla società. E aggiungo: nella coppia c’è un passo indietro da fare, dal desiderare che l’altro mi completerà (mi darà ciò che mi manca) al diventare consapevoli che l’altro è il segno di ciò che ricerco perché mi mancherà per sempre, nonostante e grazie anche alla vicinanza e l’intimità. Questa non è una posizione teorica che ho elaborato bene, ma è una sensazione abbastanza radicata. Ma sto divagando.
    Insomma, secondo me, passare attraverso le ragioni del femminismo ovvero della parità fra i sessi è fondamentale anche per capire se stessi. Se però dichiararsi femminista provoca solo una levata di scudi, da parte di maschi e femmine in ugual misura anche se per motivi diversi, c’è qualcosa che non va. E questo qualcosa va stuzzicato e indagato meglio. Ah: mi sento femminista.
    😉

  20. Paolo1984

    4 gennaio

    che poi si può essere madri, mogli, compagne (e padri, mariti, compagni) senza essere “bamboline”.
    Poi nella coppia ognuno ricerca quello che vuole, quello che conta è che ci sia amore e rispetto reciproco

  21. Delia Tannino

    4 gennaio

    Articolo apprezzabilissimo, d’altro canto però – soprattutto spostandosi nel Nord Europa – ci si ritrova davanti ad un’impressionante quantità di donne possessive fino all’inverosimile, neppure particolarmente affettuose nei confronti dei propri partner.
    La gelosia, ahimé, è cosa naturale; “Non me ne frega niente di lui, ma l’osso è mio, quindi guai a chi me lo tocca”… beh, non so se sia naturale, ma di sicuro è pessimo.
    Pessimo e figlio non più del sessismo (o quantomeno non solo), ma di una concezione di “essere umano” e di “amore” semplicemente abominevole.

  22. giusy

    4 gennaio

    Ciao Alessandro! Grazie per questo testo, che oltre ad essere una prova di onestà è anche un ottimo esempio di riflessione sul genere da un punto di vista maschile (finalmente!) nonché sulle categorie della mascolinità tutt’oggi operanti nel sociale: una sana operazione di autocoscienza, che in molti commenti ti accusano di non prendere in considerazione, con interventi che rivelano una interpretazione sbagliata di quello che hai scritto. Mi ha lasciata perplessa in particolare questo:
    “poi resta il fatto che la questioen di genre è questione di genere femminile e mai questione di genere maschile, mai che si parli di genere cercando di innescare una riflessione “da uomini”.
    Ma mi sembra proprio quello lo scopo della riflessione! Come poter intraprendere un processo di autocoscienza maschile senza prendere in considerazione la variabile del genere opposto? Come è possibile interrogarsi sulle implicazioni socioculturali dell’essere maschi senza rapportarsi alle istanze di rivendicazione femminile, dal momento che i rapporti di genere si situano (lo vogliamo o no) in una condizione storica di egemonia culturale? Io sono perfettamente d’accordo con il fatto che la battaglia femminista vada combattuta da noi donne, perché le battaglie per i diritti vanno agite e non subite, ma penso che né la riflessione sul genere maschile né quella sul genere femminile possano prescindere l’una dall’altra. Ogni cosa definisce ed è definita dal suo contrario. Proprio per questo motivo trovo anche insensato nonché pericoloso il suggerimento di tacere sulla questione femminile, lasciandola alle sole donne. Anche questo non mi convince molto:
    “ Il problema del rapporto tra i sessi infatti non è quello di essere “macchiato” dagli stereotipi (che come sapeva Foucault sono ben più complessi e sfaccettati di come qui si vuol credere) ma semmai quello di analizzare la relazione partendo dalla propria parzialità. Il desiderio maschile è una questione complessa, tutt’altro che liquidabile con il trittico bisogno di possesso, violenza e ipocrisia, e di cui i maschi per primi tendono spesso a tacere. Più facile è fare i comprensivi e “interessarsi agli studi di genere”. Invece che definirsi “femministi” – obbrobrio lessicale che per fortuna si sente pronunciare sempre meno – ben più utile sarebbe indagare il proprio di desiderio e vedere che cosa ne viene fuori”.
    Anche in questo caso mi sembra che nel riflettere sulla sua esperienza da ragazzo e sui discorsi con gli amici (i discorsi informano la realtà sociale) , l’autore non voglia fare il comprensivo, ma stia proprio analizzando una relazione partendo dalla sua parzialità, attraverso una provocazione che potrebbe assumere le sembianze di una inchiesta sui significati del genere. Credo che questo non sia un peccato mortale, anzi un compito morale che nel suo piccolo si sta assumendo e che più uomini dovrebbero sentire la responsabilità di assumersi. Non in quanto paladini di diritti che non li riguardano, ma in quanto attori sociali che negoziano significati in una realtà storica e sociale di cui siamo tutti responsabili, uomini e donne. Mi sento di dare un consiglio a tutti: leggete bene prima di fare critiche a casaccio!

  23. Paolo1984

    4 gennaio

    Non me ne frega niente di lui, ma l’osso è mio, quindi guai a chi me lo tocca”…

    bè ma se non te ne frega niente di lui/lei è evidente che l’amore non c’è più se mai c’è stato, in tal caso è solo il capriccio di un bambino che vuole un giocattolo tutto per sè anche se lui non ci gioca

  24. Giovanni

    4 gennaio

    Discorso ineccepibile, complimenti per la lucidità dell’analisi.

  25. Serbilla

    5 gennaio

    Ciao Alessandro, ottimi propositi 😉

  26. DimitriosH

    5 gennaio

    Lolli, in tutto il tuo correttissimo pamphlet hai dimenticato il ruolo piú alto, divino e misterioso assunto dalla donna: la Madre. Pare che anche tu ne abbia avuta una. Fatti educare.

  27. Geremia

    5 gennaio

    Io per scopare faccio finta di essere femminista, poeta, musicista e altro. Poi torno ad essere semplicemente quello che le donne vogliono: me stesso.

  28. Jerry

    5 gennaio

    Quindi un uomo dovrebbe parteggiare per un’idelologia che li vuole sottomessi? Ma cambiate spacciatore!

  29. aoxomoxoa

    5 gennaio

    anch’io sono anti-sessista ma non femminista perché il femminismo, nonostante si professi per l’uguaglianza di genere, è di fatto nella teoria e nella pratica un’ideologia che discrimina gli uomini e quindi sessista. preferisco la definizione “umanista”.

  30. subcomandante

    5 gennaio

    Sono molto d’accordo con questo articolo, ma devo fare due appunti:
    1) Slut shamming non si può sentire, è orribile e incomprensibile, parla come magni.
    2) Il binomio-dicotomia puro impuro a noi uomini viene imposto con l’accusa di omosessualità. Sei puro se sei virile e quindi (per dire) te la fai tutte, sei impuro se sei qualsiasi altra cosa (per esempio ti leggi i blog femministi) allora sei un frocio. Tutti i maschi e temo molte femmine sanno di cosa sto parlando. Purtroppo.

  31. Francesca

    5 gennaio

    Premettendo che non ho letto tutti i commenti – e che leggo questo blog da una vita ma non avevo mai commentato prima d’ora -, a me dispiace un po’ leggere ai piedi di un articolo simile così tante critiche. Non vorrei che si dimenticasse quante persone disinteressate, piene di sé e sessiste esistono a questo mondo. E’ come se si oscilasse tra le lamentele perché agli uomini non interessano le tematiche femministe e la puntigliosità nel riprendere parola per parola tutti gli errori che questi fanno quando provano ad avvicinarsi a noi e a dimostrarsi più vicini. Non si nasce imparati, neanche in queste cose.
    Eo quest’intervento l’ho trovato bello, anche perché ho uno sveglissimo ragazzo che, anche a causa di un vissuto familiare un po’ particolare, è più sicuro e coraggioso di me, donna, nel suo antisessismo, pur non “definendosi” femminista; e ho presente quali problemi incontri sulla sua strada.
    Io lo ringrazio, l’autore, poi fate voi.

  32. Paolo1984

    5 gennaio

    Subcomandante
    Io i blog femministi li leggo e me ne sbatto se qualcuno, un imbecille o più di uno mi considera “impuro”. Non è facile “fregarsene”, mi rendo conto non tutti ce la fanno ma non è impossibile.
    Femminilità e mascolinità possono essere vissuti, specialmente oggi, in modi diversi, modi più o meno diffusi ma sempre legittimi

  33. Calogero

    6 gennaio

    Non ho mai letto un articolo più assurdo, contorto e ridicolo di questo. Innanzi tutto concordo con chi parla di excusatio non pentita, ma la cosa più grottesca è quella di provare sensi di colpa per il semplice fatto di essere maschi.

  34. sILLA

    7 gennaio

    Vuoi decisamente scopare

  35. Rosaria

    7 gennaio

    Mi è stato segnalato questo articolo da una collega che come me, si interessa di antiviolenza e volevo fare i miei complimenti ad Alessandro. E’ di fondamentale importanza che uomini illuminati facciano analisi e si confrontino sul tema in quanto, la cultura della differenza non è questione di donne o di uomini ma, dell’ intera società. Non ho letto tutti i commenti mi piace trascorrere questa giornata con la piacevole sensazione che mi ha trasmesso quest’ articolo.

  36. elvira celotto

    7 gennaio

    Complimenti, anzitutto, a Lolli, ma anche a gran parte dei suoi commentatori e delle sue commentatrici : ogni tanto, girovagando tra i blog, ci si imbatte in uno di quelli nei quali vale la pena imbattersi. Steso un velo, generosamente pietoso, su qualche intervento , frutto di una ignoranza e malafede ancora largamente presenti nella popolazione italiota, va sottolineato che, se ancora lungo appare il cammino, segnali come quello di Lolli non possono non alleviare la fatica che, quotidianamente, occorre compiere perchè vengano rispettate
    le differenze di genere.
    Mi pare particolarmente apprezzabile che chi detiene l’egemonia da millenni cominci a interrogarsi sui propri errori, che ovviamente non costituiscono una
    esclusiva , ma che manifestano tipologie diverse da quelli delle donne, e in generale dei gruppi subalterni. Con quest’ultima osservazione, che intende evidenziare il carattere in larga misura culturale , e non “naturale”, della preminente violenza maschile, da un lato vorrei tranquillizzare gli uomini sulla assoluta pacatezza dei rilievi espressi sulla loro condotta, dall’altro indurre le donne a non cedere alle lusinghe del vittimismo. Piuttosto occorre che ognuno/a si sforzi di capirne di più su come e perchè si siano sclerotizzati totem e tabù.

    Infine, un giuduzio certo spiazzante: il commentino di Silla mi ha fatto molto ridere.

  37. elvira celotto

    8 gennaio

    Complimenti ad Alessandro Lolli, ma anche a gran parte dei suoi commentatori e delle sue commentatrici ; stenderei un velo , generosamente pietoso , sugli interventi-sporadici, va precisato – frutti di un’ignoranza e una malafede ancora ,putroppo, prevalenti in ambienti “normali” . Il cammino è ancora molto lungo, specie in un Paese mediterraneo come il nostro, ma riflessioni come quelle di A.L. dimostrano che qualche fondamentale passo è stato compiuto sul sentiero forse meno battuto : quello che spinga gli uomini di buona volontà a riflettere sui propri errori. Ovviamente non intendo negare quelli delle donne, ma solo sottolineare che è particolarmente duro ammettere i torti da parte di chi detiene l’egemonia.
    Con quest’ultima osservazione vorrei richiamare l’attenzione sulla opportunità di sostenere il carattere tutto culturale e non naturale della prevalente violenza maschile e quindi da un lato tranquillizzare gli uomini sul carattere pacato della posizione delle femministe più “avanti” nell’analisi dei fenomeni tematizzati, dall’altro indurre le donne ad abbandonare la culla consolatoria del vittimismo .
    Infine, spiazzando tutti/e, vorrei aggiungere che il commentino di Silla mi ha fatto molto ridere..

  38. Ted_BUNDY

    10 gennaio

    Alessà ma alla fine, grazie a ‘sta accozzaglia di parole senza senso e senza fonti che chiami ”articolo”, te la sei riuscita a infilà la brandodoro o te toccherà ancora fatte na magnata di testi della Doris Lessing?

  39. Andrea

    14 gennaio

    Non dimentichiamo anche i privilegi degli estroversi che nessun* vuole ancora discutere . Gli estroversi dovrebbeo abbandonare i loro privilegi e si dovrebvbe dire basta alla mentalità estroversa da cui è nato il patriarcato . Non può esistere femminismo estroverso : l’estroversione è maschilismo , sessismo e razzismo . Io da maschio estroverso lavorando dentro me stesso pian piano sto togliendo queste interiorizzazioni pregiudiziali introfobiche e sto iniziando ad abbandonare lo stile estroverso , che non è altro che un modo di concepire la vita discriminatorio basato sul lavaggio mentale da parte della mentalità patriarcale

  40. TED_BUNDY

    15 gennaio

    GiovInotti progrrressivi guardate che non vorrei apparir ripetitivo ma mi pare che stiate travisando questo spazio per i commenti, non è qui che si fa la fila per ottenere le chiavi della cancellata intrauterina della Brandodoro

    piuttosto un bel selfie mentre sputate sulla tomba di Sylvia Plath e passa la paura…

  41. Massimiliano Hellies

    28 gennaio

    L’uomo prima ancora di occuparsi di Femminismo, dovrebbe andare a caccia di tutte le strutture apprese per osmosi dal primo dei suoi giorni di vita, quelle strutture generate e imposte dalla cultura patriarcale e ribadite da così tanti rinforzi che ormai sono perfettamente mimetizzate nel nostro stesso essere quotidiano, tanto che nemmeno sappiamo più di esserne condizionati. Ci è stata impressa una matrice tiranna, a partire dalla quale generiamo ogni qualsivoglia tipologia di relazione con l’altro genere. La cultura patriarcale non devasta solo il genere femminile, ma, in modo più subdolo, anche quello maschile, annebbiandolo in una vana promessa di una superiorità inesistente e di una dominanza impossibile. Adottiamo un modello che non ci somiglia ma del quale impariamo perfettamente tutte le regole, applicandole con sadomasochistica puntualità e precisione. Chi avesse la fortuna di demolire queste strutture, nemmeno avrebbe bisogno di essere femminista, eventualmente diverrebbe un umanista, poiché privi di significato sarebbero tutti gli approcci divisionisti (o anti divisionisti), egualitari o concessivi di qualcosa, dato che si tornerebbe alla matrice originaria, quella inclusiva, che genera e individua missioni comuni, anziché incartarsi in pretese di sottomissioni e separazioni, che, per quanto inventate, anzi, forse proprio per questo, falsificano la cognizione migliore delle cose del mondo umano, l’altro da noi, anzi, con noi.

  42. Paolo1984

    28 gennaio

    massimiliano, a me questa storia che saremmo tutti schiavi inconsapevoli di qualcosa mi lascia perplesso anche se capisco che vuoi dire

  43. ANDAL

    28 gennaio

    tornando a sottolineare che la violenza dei maschi sulle donne non è un fatto naturale, ma culturale vorrei invitarvi a riflettere sull’evidenza che ancora oggi si giustificano gli stupri e gli omicidi fatti sulle donne con la nascosta pretesa che derivino da presupposti istinti naturali degli uomini. Sarebbero questi istinti quello di violenza e quello sessuale. Secondo questi presupposti soltanto gli uomini possono essere agressivi e avere una libido incontrollabile e grazie alla loro superiore forza fisica avverrebbero gli stupri e gli omicidi in momenti di non lucidità mentale. Allora in risposta a queste assurdità mi viene da pensare in relazione allo stupro, sembra che l’uomo, sia talmente arrapato da perdere ogni coscienza di sè e si getti sulla donna per soddisfare il suo istinto e anche se la donna urla o scappa continua a non riprendere lucidità e a perseguire il suo scopo di soddisfarsi. Tutto questo presupposto è chiaramente ridicolo, ma non è viene mai abbastanza sottolineato il vero meccanismo psicologico/culturale per cui un maschio si sente in diritto di violare contro la sua volontà una donna. Riguardo allo stupro come anche riguardo all’omicidio il meccanismo psicologico/ culturale che scatta nell’individuo è quello di proprietà o possesso. Certo, la donna fino all’altro ieri (qualche decennio) in paesi occidentalizzati e ancora adesso in paesi con una tradizione (degradata) come l’India era esplicitamente una proprietà del padre o del marito. La donna era un oggetto di scambio, merce sposalizia nella società dei padri. Quindi dal padre passava al marito e quando vedova era comunque sotto la protezione di qualche uomo. La donna serviva a fare i figli e a badare alla casa, non poteva decidere sulla vita pubblica, votare otenere pubblico esercizio e doveva obbedire al marito, ragazzi. Ora volendolo ammettere o meno, questa mentalità è ancora presente nella nostra società. E tanto più in una società che si fa sempre più materialista e quanto conta dipende da ciò che possiedi, Oggetto più oggetto meno, anche la donna per analogia è percepita sempre più come un oggetto, ed ora sempre più come oggetto sessuale.Ora, nelle nostre società così falsamente disinibite,è facile che ci sia uno scivolamento psicologico da il possedere la donna con un contratto regolare a possedere il suo corpo che comunque è sempre più erotizzato e per questo desiderabile. Per questo un uomo che vede una donna sola , desiderabile come oggetto per strada risponde a mio avviso un istinto competitivo di possesso. Nella società materialista dei padri degenerati, un uomo è schiacciato , a mio avviso da una pressione terribile di aspettative altrimenti appunto non viene considerato un uomo, ma un relitto. E per esser un uomo oltre al lavoro , a una casa devi avere una donna o delle donne…se non ce l’hai sei uno sfigato, sei frocio , sei un fallito, sei un mezzo uomo…
    un uomo che violenta una donna è fondamentalmente un disperato (ricco o povero che sia) schiacciato e modellato sulla mentalità maschilista della proprietà e del possesso . Siamo tutti maschiliste, uomini e donne.Solo per il fatto che ci siano donne che giustificano lo stupro e l’omicidio con l’istinto sessuale o violento degli uomini.(Se davvero l’uomo avesse questo istinto represso perchè non torna a cacciare nella giungla). Per quanto riguarda l’omicidio il discorso è un po’ diverso…perchè chi uccide è di solito il partner o il marito che sta per essere o è stato lasciato…etc. etc.

  44. ANDAL

    28 gennaio

    …questo discorso rispondeva alla domanda implicita che segue alle affermazioni che anche le donne sono possessive, gelose e violente…cosa ovvia. La domanda a cui ho cercato di rispondere era: Allora perchè se anche le donne sono aggressive e possessive non uccidono i loro uomini (statisticamente parlando è raro rispetto agli omicidi di donne) o non stuprano ragazzi a caso per strada?
    dopo aver letto il commento sopra non rispondete per favore che è perchè le donne sono meno forti fisicamente ( alcuni omicidi avvengono dando fuoco alla donna o con mezzi che non richiedono forza fisica e uno stupro di gruppo non richiede particolare forza fisica). Non rispondete nemmeno che l’omo non riesce a controllare il suo c. E’ ridicolo.

  45. Paolo1984

    29 gennaio

    gli uomini si sanno controllare eccome in maggioranza, quelli che stuprano lo fanno perchè hanno deciso di farlo. hanno deciso di fregarsene del consenso (e sanno benissimo quando il consenso c’è e quando no), è una loro responsabilità, e il desiderio sessuale incontrollato c’entra davvero poco con lo stupro così come l’erotizzazione del corpo femminile e sono un po’ stufo d vederla indicata come causa o concausa degli stupri.
    Erotismo, seduzione, sensualità (non solo femminile, tra l’altro) esistono, fanno parte della vita e dell’umano e sono cose bellissime.
    E un uomo che violenta una donna non è un “disperato” perchè non ha una donna, è un oppressore, un sopraffattore, uno che, se aveva delle frustrazioni non ha saputo e voluto gestirle ma la responsabilità del suo comportamento è sua (e analogo discorso si può fare per i femminicidi).
    e poi la tiritera sulla “società materialista” ma basta!..mi sembrano discorsi confusi quelli di andal

  46. Scarlet

    29 gennaio

    DI SESSISMO E DI PIPPE…
    Mah. Leggendo la maggior parte dei commenti a questo post (molti dei quali non condivido, lo ammetto, a partire dal primo) non posso fare a meno di riflettere sul perchè le cose in questo Paese non cambino mai.
    Ecco qui la mia teoria spiccia: ci piace farci le pippe. Ci piace fare i processi alle intenzioni.
    E così, in un batter d’occhio, la bacheca si riempie di citazioni letterarie, di filosofia, di batti-becchi, batti-battute, e batti-un-cinque. E si perde di vista l’essenziale, la riflessione che è il cuore di questo post e ciò che questo post rappresenta: c’è un uomo che riflette sulle influenze che subisce immerso com’è in una cultura sessista, che si chiede quanto queste pesino sul suo modo di pensare, d’agire e di stare al mondo, e che invita altri uomini a fare altrettanto. Ma non per fare la paternale a noi donne, né per far finta di sposare la nostra causa perseguendo altri fini, ma perché si chiede se ci sono altri uomini come lui che fanno le stesse riflessioni.
    Dove siete, voi, uomini come Alessandro?
    E avete qualcosa da dire che ci aiuti a inquadrare il problema del sessismo e ad affrontarlo in maniera pratica, oppure volete solo mettere in mostra la vostra cultura o sindacare sulle sue presunte intenzioni scoperecce?
    E voi donne che capite questo post e che affrontate questo tema in maniera altrettanto pratica (e non perché avete voglia d’incazzarvi con qualcuno e v’illudete che l’etichetta di femministe ve ne conceda il privilegio) avete qualcosa da aggiungere?
    Io sì.
    Grazie Alessandro! Sapere che esisti e che forse non sei solo mi aiuta a mantenere viva la speranza che qualcosa cambierà.
    Ma forse…qualcosa… è già cambiato. GRAZIE.

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