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The Everyday Sexism Project, ovvero perché abbiamo (ancora) bisogno del femminismo – puntata 1647

“Dacci oggi la nostra dose di sessismo quotidiana”. È questo che in fondo significa Everyday Sexism: sessismo quotidiano.

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Il sito everydaysexism.com, fondato da Laura Bates, raccoglie le testimonianze di donne che sono state vittime di sessismo. Ci si trova di tutto, da chi si sente dire che le donne sono più brave a pulire la casa, a chi è stata vittima di molestie e stupri. Lo scopo del sito è di fornire alle vittime di sessismo un posto in cui sfogarsi e raccontare quel che hanno passato, ma anche e soprattutto un modo per dimostrare a chi crede che la parità di genere sia stata raggiunta (e il sessismo non esiste) che si sbaglia, e di grosso anche.
Provate a farvi un giro sul sito. Ne esistono varie versioni, in modo da coprire tutte le lingue ed i paesi possibili. Qualsiasi paese/lingua scegliate, la sostanza non cambia: leggere le testimonianze ha un che del rubbernecking, quel meccanismo perverso che ti porta a sporgerti dal finestrino per guardare un incidente stradale anche se sai che ti farà orrore. Per Everyday Sexism vige lo stesso meccanismo. E così leggo storia dopo storia, abuso dopo abuso, fino a quando non sopraggiungono lo schifo, la rabbia, la tristezza, il disprezzo.

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Ogni tanto, un messaggio maschile. A nome di tutti gli uomini, vi chiedo scusa. Quello che vi succede è indegno. Mi vergogno di essere uomo. Prima di visitare questo sito, non avrei mai pensato di vivere in una società talmente sessista. Welcome to our world, mi verrebbe da rispondere a quest’ultimo.
Ma lo scopo di Laura Bates è esattamente questo: far comprendere a chi ancora non se ne era reso conto che viviamo in una società dove vigono ancora il sessismo e la rape culture, dove dire a una ragazza “ti stuprerei” è considerato un complimento o al massimo una battuta, dove alle vittime viene detto di farci l’abitudine, che capita a tutte, che vuol dire che sei bella, che ringrazia che non ti sia andata peggio, vestita com’eri.
A riempirmi di sconforto è proprio il fatto che così tante storie finiscano con gente che non capisce, che ci ride su, che minimizza o che incolpa la vittima, il che ci fa capire perché così tanti casi di violenza non vengano denunciati: perché non verrebbero creduti, per paura di sentirsi dire che si è responsabili.

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A lasciarmi l’amaro in bocca è questo, ed il fatto che il sito sembri un po’ un confessionale. Un confessionale, in teoria, è un posto dove si rivelano i peccati commessi, non le violenze subite. Eppure, sono le vittime, e non i colpevoli, a “confessare”. La mia non vuole essere una critica ad un progetto che trovo validissimo e necessario; piuttosto, trovo che questa sia la spia di quanto lavoro ci sia ancora da fare. Ed ecco perché, se le puntate precedenti non fossero state sufficienti, abbiamo ancora bisogno del femminismo.

Fine della milleseicentoquarantasettesima puntata.

 


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  1. francesca

    2 aprile

    …e tra una settimana in uk esce il libro (:

    http://www.amazon.co.uk/Everyday-Sexism-Laura-Bates/dp/1471131572

  2. Elena

    2 aprile

    Molto simile nell’intento è la pagina “Il maschilista di merda – MDM”. Se non la conoscete, ve la consiglio 🙂

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