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DIY: Come iniziare un albero genealogico dalle fol...

DIY: Come iniziare un albero genealogico dalle folte fronde

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illustrazione di Francesca Romano

 

Come sarà palese dal fatto che scrivo sempre di quello, mi piace la storia. Tanto. Questo deriva dal fatto che sin da piccola ho passato ore e ore scartabellando in uffici pubblici, chiese dismesse e Archivi di Stato al fianco di mia madre, mentre ricostruivamo l’albero genealogico dei Corato.

Dopo che di recente ho parlato del mio trisnonno, mi è stato chiesto diverse volte un aiuto per iniziare un albero genealogico. Ho deciso dunque di consultarmi ancora una volta con la signora Vania e mettere giù un piccolo tutorial base. Che poi si è trasformato in un progetto di dieci pagine corpo 10 interlinea singola, quindi vi avviso: fatevi una tazza di tè prima di mettervi a leggere.

Non vi prometto di insegnarvi la genealogia e farvi diventare Henry Louis Gates Jr. – dopotutto io sono una dilettante, e signora Vania è solo molto pratica – ma almeno avrete un’idea di come partire, e dove potreste arrivare. Vi avviso che ci vuole tanta pazienza e anche un po’ di fortuna.

Ho diviso il “tutorial” in tre parti: base, intermedio e avanzato. Anche se vi fermaste solo al livello base, vi conviene comunque andare alla fine dell’articolo e leggere i consigli/note, che vi chiariranno tante piccole cose. Pronti? Andiamo.

 

LIVELLO BASE: I SEGRETI DI FAMIGLIA

1) Quello che sai tu è il punto d’inizio della tua ricerca.
Parti dalle cose facili, trascrivendo le informazioni di tutti i tuoi parenti che conosci. I dati fondamentali sono nome e cognome con eventuali soprannomi, professione, luoghi e date di nascita, morte e matrimonio. Fratelli, genitori, zii, nonni, cugini, prozie matte, chiunque ti venga in mente.

Come vedremo più avanti, i luoghi sono davvero importanti quando si fa ricerca genealogica in Italia: se è possibile, segnati la parrocchia esatta in cui si sono tenuti eventi religiosi come matrimoni, battesimi, morti.

2) Chiedi a tutti cosa sanno.
Come sopra: fratelli, genitori, zii, nonni, cugini, prozie matte eccetera. Domande tipo possono essere: ti ricordi il nome di tuo nonno/nonna? Ti ricordi quando è nato/morto? Dove? Sai che lavoro faceva? Sai se aveva fratelli? E poi: ricordi come si chiamavano i genitori di tuo nonno/nonna?

Tutti all’inizio sono imbarazzati e dicono che non si ricordano niente: porta pazienza. Un metodo efficace per raccogliere dati essenziali è procedere per aneddoti, che vengono sempre più naturali di informazioni schematiche.

Una buona idea può essere quella di registrare le interviste che si fanno, in maniera da conservare una copia di tutte le storie che vengono raccontate. Non si sa mai cosa potrebbe tornare utile.

3) Fatti un bel giro al cimitero. O a vari cimiteri.
Date mancanti e altre informazioni possono essere raccolte facilmente: basta trovare la lapide del tuo antenato! Lo so, è un po’ macabro, ma d’altronde cosa ti aspettavi?
Tutti i comuni hanno un ufficio cimiteriale dove, dando nome e data approssimativa di morte, può essere rintracciata la posizione di una sepoltura.

Questo è il primo momento in cui ti tornerà utile aver parlato con i tuoi parenti ed esserti segnato la parrocchia di appartenenza: soprattutto se ci sono diversi cimiteri, saprai dove andare a cercare.
Tieni gli occhi bene aperti! Spesso persone imparentate sono sepolte vicine, e questo può fornire altri nomi e luoghi a cui agganciarsi.

4) Frugare cassetti, rivoltare soffitte, svuotare armadi.
In teoria questo punto potrebbe venire fatto insieme al punto 2, ma mostrare un minimo di ricerca già effettuata di sicuro renderà i tuoi parenti più propensi a lasciarti investigare nelle loro case.

Gli oggetti più inaspettati possono tornare utili: fotografie, santini da morto, annunci di nascita, partecipazioni di matrimonio, ritagli di giornale. Questa fase è un po’ caotica, ma riordinato questo materiale, ti stupirai di quante informazioni hai già raccolto!

Già che ci sei, ti conviene scansionare le foto che ti interessano e archiviarle ordinatamente.

 

LIVELLO INTERMEDIO: LA RICERCA VERA E PROPRIA

1) Fai un po’ di ricerca storica sulla tua area / sull’area da cui viene la tua famiglia.
Questo è il punto in cui andare un po’ a istinto non basta più: conviene leggersi un bel libro sulla genealogia e cominciare a studiare duro. Il libro consigliato dalla mia esperta (nonché madre) la signora Vania è “Scopri le origini della tua famiglia: Manuale genealogico-storico per tutti”, che non sembra essere reperibile online, ma che esiste in libreria.

Per via della storia d’Italia, che è complicata e frammentata, questo è il punto in cui devi indagare sul tipo di documentazione presente nella tua area. Ci sono infatti due tipi di registri: quelli canonici e quelli civili.

I registri canonici sono quelli tenuti dalle parrocchie. Il Concilio di Trento (finito nel 1563) li rese un compito obbligatorio per i parroci, ma non c’era un modo univoco di compilarli. Alcune parrocchie hanno registri che vanno molto più indietro del 1500, altri hanno a malapena quelli obbligatori. Si trovano nelle parrocchie dove sono stati scritti, oppure nelle Curie Vescovili.

I registri civili sono quelli tenuti dall’amministrazione Statale. Prima dell’unità d’Italia (1861 e seguenti, a seconda della regione) non c’era un modo univoco di tenere i registri, cosa completamente dipendente da chi governava l’area in un certo momento storico.

Exempli causa: a Vicenza, durante il periodo di dominio austroungarico, e per qualche anno ancora dopo l’annessione (1816-1871), le parrocchie fungevano anche da ufficio civile – quindi quei registri si trovano nelle parrocchie. Prima di allora la città era sotto il dominio di Napoleone, che aveva regole molto precise riguardo ad amministrazione e burocrazia – questi registri sono all’Archivio di Stato.

Ci sono due posti dove trovare i registri civili: il Comune e l’Archivio di Stato. I dati post-unificazione possono essere richiesti direttamente al Comune, quelli precedenti si trovano in Archivio, ma di questi ultimi parleremo più avanti.

A seconda di dove ci si trova, anche i documenti post-1861 si possono trovare in Archivio Di Stato, dopo che il tribunale (che riceve tutte le registrazioni del comune in copia) periodicamente deposita i suoi documenti in Archivio.
Prima di fare qualsiasi ricerca, è necessario fare un po’ di analisi storica, capire cosa è dove e organizzare un po’ le idee.

Una volta scelto il punto da cui partire – il più facile, quindi di solito un nonno o un bisnonno di cui si hanno date di nascita o morte certe – si deve capire dove si trovano i registri che ti servono, e da lì riparte la ricerca.

 

2) Chiedi al prete.
Partiamo dai registri canonici, che sono conservati in ogni parrocchia e sono davvero ottimi se il nucleo della famiglia non si è spostato più di tanto.

A differenza degli uffici pubblici, i preti possono fare quello che vogliono coi loro registri. Se salta fuori il prete bilioso che non ti farà mai vedere niente, è un bel guaio. Ancora peggio è se la parrocchia non ha conservato diligentemente i registri: non serve un genio per capire che tenere libri vecchi 500 anni in uno scantinato non è la soluzione ideale, ma succede anche questo.

In una parrocchia che non nomineremo, questi preziosissimi registri erano tenuti senza alcuna cura nella vecchia chiesa sconsacrata, insieme ai carri della sfilata di carnevale, paramenti dismessi, cianfrusaglie varie, ragni e topi. Un disastro: molti volumi cadevano a pezzi appena li si toccava, altri erano fradici e quindi illeggibili.

Se la parrocchia è ospitale, questo è certamente il punto migliore per cominciare la tua ricerca. Gli atti che possiedono sono in genere battesimo, matrimonio e morte/sepoltura; a volte ci sono anche comunioni e cresime.

Su ogni documento è annotata la data di nascita, il nome dei genitori e certe volte anche la loro età, e in questo modo è facile andare all’indietro a catena.

Un altro documento da tenere d’occhio sono gli Stati d’Anime, cioè una specie di censimento ante litteram. Durante la visita periodica alle famiglie, il parroco annotava i nomi, le età e i mestieri di ogni componente di ogni nucleo familiare – quindi ci sono veramente un sacco di dati!

Nel passato molto più di adesso, le famiglie abitavano spesso in case vicine: siccome il prete andava via per via, spesso si possono trovare rapidamente nonni e zii nel vicinato. Boom! Il tuo alberello è di colpo un baobab genealogico.

3) Chiedi al Comune.
Salvo documenti secretati – wait what? – dopo settanta anni da un evento, il documento relativo diventa di dominio pubblico, quindi le amministrazioni civili sono tenute a dartene una certificazione. Una cosa importante è che il comune non fa ricerche per te: devi mandare dati precisi e richieste precise, ai quali risponderanno con il singolo documento richiesto.

Ci sono due cose che si possono richiedere al Comune.
Il primo tipo (gratis) si richiede all’ufficio di Stato Civile e può essere un certificato di nascita, matrimonio, o morte. Questo è un esempio della lettera per richiederla e questo è il tipo di documento che si ottiene.

La cosa che però dà più informazioni è il certificato anagrafico storico. Quello che si fa è mandare una lettera tipo questa con i dati anagrafici certi di una persona. Quello che si ottiene è un documento tipo questo, con i dati cruciali di tutti i membri di quel nucleo familiare, cioè genitori e fratelli. Il costo dell’operazione dipende da quanti dati vengono trovati. Quello che ho appena linkato, ad esempio, è costato € 25.80. In questo caso, “storico” significa “in cui il membro più giovane della famiglia ha più di settant’anni”.

Guarda quanti dati utili! Tutti in un posto! A questo punto puoi mandare un’altra richiesta con i dati del padre e andare indietro quindi a catena fino all’unità d’Italia.

4) Liste di coscrizione.
Qualche tempo fa è stata approvata una legge per cui un cittadino extracomunitario può richiedere cittadinanza italiana semplicemente dimostrando di avere un antenato diretto nato in Italia. Mio fratello suggerisce come esempio il calciatore Mauro Camoranesi, che è nato in Argentina ma è stato naturalizzato italiano e ha giocato in Nazionale.

Da allora, alcuni preziosissimi registri storici sono andati a pezzi dopo essere stati consultati da gente che non sapeva cosa stava facendo e non aveva nessun interesse nel preservare questa inestimabile eredità storica (inserire qui mia madre che dice un sacco di parolacce a queste persone becere).

Per evitare di non avere più nessun documento a cui fare riferimento, quasi tutti gli Archivi di Stato e Comuni hanno messo a disposizione le liste di coscrizione, cioè gli elenchi di chi doveva andare a fare il servizio di leva obbligatoria. Questi documenti sono liste di tutti i nati venti anni prima che ogni comune doveva consegnare al distretto militare.

Il servizio militare obbligatorio esisteva ben prima dell’Italia unificata, quindi con questi documenti si può andare indietro almeno fino a metà 1700. Sono indicati data di nascita, professione, maternità e paternità, comune di nascita e di residenza: quasi tutto quello che serve!

L’archivio di stato di Vicenza (in collaborazione con l’ARSAS) sta man mano mettendo online i propri registri. Basta rivolgersi al proprio Archivio di Stato e chiedere dove possono essere consultate le liste di coscrizione (in genere posti come Comuni, biblioteche o Archivi di Stato, e sempre più spesso anche online).

LIVELLO AVANZATO: GLI ARCHIVI DI STATO

A questo punto della tua ricerca ti si è probabilmente già aperto un mondo, ma è soltanto l’inizio: il mondo è un vasto agglomerato di scartoffie che improvvisamente ti sembreranno il tesoro di El Dorado. Ti si sono spalancate le porte degli Archivi di Stato! Il passato è tuo!

1) Registri civili pre-unità d’Italia.
Come abbiamo già detto prima, i registri pre-unità d’Italia esistono e sono tenuti in maniera completamente diversa a seconda di chi dominava l’area. Francesi? Austriaci? Spagnoli? Er Papa?
Ma anche: in che stato di conservazione sono questi documenti? Te li lasciano toccare o sono diventati fragili come pergamena del Nilo e non ti puoi avvicinare? Ci sono microfilm?

A meno che questi registri non siano indicizzati digitalmente, è un po’ una palla sfogliare enormi libroni con liste e liste di nomi, ma è sempre soddisfacente riuscire a beccare un antenato.

2) Registri catastali.
Cioè documenti che si riferiscono a beni immobili, cioè case, terreni e quant’altro. Quelli vecchi si trovano generalmente all’Archivio di Stato, dove del personale competente potrà aiutarti a consultarli, perché sono documenti un po’ complicati.
Si trovano nomi, parentele, date di morte, perché sono registrate anche le eredità.

3) Atti dei notai defunti
Se negli atti catastali e negli estimi rintracci i nomi dei notai che hanno seguito la procedura, sei a cavallo. In genere una famiglia aveva/ha un notaio di fiducia: spulciando gli atti del notaio, si possono trovare testamenti, costituzioni di dote, accordi vari, quindi altri nomi, date, curiosità.
Gli atti dei notai si trovano in primis agli archivi notarili (consultazioni costose, purtroppo), mentre i più antichi sono negli Archivi di Stato.

Se si è bravi e fortunati, tra catasto e atti dei notai si può arrivare anche fino al 1400 se non più indietro.

4) Tutto il resto.
A questo punto, la ricerca differisce da famiglia a famiglia. Il mondo è pieno di documenti interessanti – vecchi registri scolastici, cartelle cliniche, diplomi, documenti militari, liste dei passaggeri delle navi degli emigranti – che dipendono dalla storia di una persona o di una famiglia.
Tra le cose preferite che mia madre ha raccolto durante gli anni ci sono le cartelle cliniche del nostro antenato richiuso in manicomio a Venezia, le pagelle di vari avi, i diplomi del trisnonno che ha partecipato alla presa di Roma, la lista della dote di una mia trisnonna, gli stati di servizio del mio bisnonno ferroviere… Con fantasia, pazienza e una certa faccia tosta si può raggranellare davvero di tutto. Buona fortuna!

NOTE & CONSIGLI

1) Il kit del genealogista provetto.
Mentre il computer è sicuramente il tuo più grande alleato grazie a software specifici, ma anche a Word e Excel, ci sono una serie di oggetti che conviene avere sempre dietro quando si va in esplorazione genealogica.

  • Un quaderno (o più quaderni, devi decidere tu qual è il tuo sistema di organizzazione) e penne di vari colori.
  • Un blocco/quaderno/posto dove scrivere le domande che ti auto-poni, che serviranno poi per proseguire la ricerca.
  • Cartoncini da usare come segnalibri.
  • Calcolatrice (per calcolare le età delle persone e date varie)
  • Lente di ingrandimento

 

2) Consigli utili di chi c’è già passato prima di te.

  • Non avere mai paura di chiedere. Il personale di Archivi di Stato e strutture simili è sempre gentilissimo e preparato. Per fare ricerca storica si deve essere preparati, ma non si deve avere paura di chiedere spiegazioni e aiuto. Queste persone sono pagate per aiutarti a navigare gli oceani di carte in cui ti troverai sommerso/a!
  • Mai essere di fretta quando si va in spedizione. si rischia di dover piantare una scoperta sul più bello, o di bidonare un amico/saltare un appuntamento perché troppo presi dalla ricerca. Sempre andare solo quando si può stare finché se ne ha voglia.
  • Archiviare diligentemente subito ogni minimo reperto e appunto, si fa prestissimo a perdere il filo.
  • Mettere sempre in dubbio i dati che si trovano, e cercare la controprova. È comune che per generazioni in una famiglia girino gli stessi tre-quattro nomi (nei Corato erano tutti Marco, Vincenzo e Bortolo) e si rischia di seguire un filo genealogico sbagliato senza accorgersene.
  • NO alla macchina fotografica. Innanzitutto, i documenti sono sempre fragili, preziosi e antichi, quindi è meglio chiedere a chi sa cosa sta facendo di maneggiarli e fotografarli. Inoltre, le riproduzioni sono una delle fonti di sostentamento degli archivi.
  • Massimo rispetto per i documenti: non sono nostri anche se parlano di noi, in qualche modo. Sono la storia. Godiamo del privilegio di poterli toccare e leggere, quindi dobbiamo rispettarli (a proposito: non sempre sono richiesti, ma è meglio indossare sempre dei guanti bianchi di cotone per toccare documenti antichi, visto che le nostre mani sono un immondezzaio).

3) La paleografia, le abbreviature, il latino.
Non serve certo che dica io che i registri antichi erano scritti a mano. Per imparare a leggere la calligrafia del tempo che fu è necessario esercitarsi abbastanza, ma salvo elementi con una scrittura particolarmente pessima (e ce ne sono) dovresti riuscire a cavartela, almeno fino alla metà del 1500.

Proprio perché scrivevano a mano, gli amministratori usavano abbreviature (suona male, ma questo è il termine tecnico) per le formule ricorrenti (es.: qm per quondam). Una volta imparate, son sempre quelle. Attenzione: i funzionari ignoranti (di cui parleremo più estesamente qui sotto) mischiavano spesso italiano, latino e dialetto locale, quindi a tratti ci vuole un po’ di fantasia e interpretazione.

4) Gnorranti!
Nei secoli scorsi essere funzionari pubblici o religiosi significava sì essere in grado di leggere e scrivere, ma questo non li rendeva meno ignoranti o pasticcioni. Lo stesso nome di persona o luogo può essere trascritto in molte varianti.

Esempi: una mia trisnonna è nata Tonin e morta Tonini. Nel corso dei secoli, il mio cognome è stato Corato, Coratto, Corrato, Corrado, Corati, Corazo e molte altre colorite varianti. Un posto chiamato Contrà Casa Grande può diventare a seconda dei documenti Cà Grande, Casagrande, Cagranda eccetera.

Se un nome sembra simile a quello che stai cercando ma non è proprio esatto, non ignorarlo a priori: potrebbe tornarti utile.
Inoltre: se un’età è sbagliata ma non di molto, non escluderla. Anche le età sono spesso approssimate.

5) Parenti stranieri, fedi religiose bislacche etc.
Mentre certe nozioni base definiscono a grandi linee la genealogia un po’ dappertutto, superare il confine in qualsiasi direzione vuol dire dover rimettersi da zero a imparare come funzionano strutture amministrative, religiose e di conservazione.
Mentre in alcuni casi è una botta di fortuna – sia benedetto Napoleone Bonaparte e i suoi standard anagrafici – in altri è un salto meno positivo.

Un esempio: l’albero genealogico del mio fidanzato non manca di difficoltà, ma niente è stato come scoprire che discende da degli ugonotti francesi scappati nel sud dell’Inghilterra alla fine del 1600.
Non facendo parte della Chiesa di Inghilterra, le cui parrocchie fungevano anche da registro civile (in maniera molto più diligente di quelle italiane), gli ugonotti avevano la loro Chiesa, i loro registri e i loro sistemi separati di registrazione di eventi. Siamo ancora qui a capire quale Pierre Delamare è quello che ci interessa.

6) Link e altro materiale.
In Chi ti credi di essere? su LaEffe, i personaggi famosi inglesi e americani abusano del sito Ancestry.com per effettuare le loro ricerche e trovano mille mirabolanti documenti.
Puoi sicuramente utilizzarlo anche tu, se hai voglia di spendere i soldi per iscriverti, ma sappi che di documenti italiani non c’è praticamente niente perché la digitalizzazione dei documenti è un processo lungo, complicato e reso ancora più difficile dalla dispersione di documenti di cui abbiamo parlato prima.

Un altro sito utile (ma un po’ complicato da interpretare a livello di dati) è FamilySearch, seppure sia comunque altrettanto scarso in quanto a documenti italiani. Nella sezione “aiuto” ci sono tantissimi consigli, suggerimenti e link.

Per raccogliere i dati ci sono una marea di software gratis e a pagamento, ma quello che consiglio è il più brutto, spartano e vecchio di tutti: Personal Ancestral File, in breve PAF. Non ha fronzoli e opzioni stilose, ma è ottimo per raccogliere i dati e semplice da usare.
Siccome persino i creatori l’hanno dismesso e definito obsoleto, va scaricato per vie traverse.

Sul sito degli Archivi di Stato puoi trovare liste di tutti i documenti presenti nel tuo Archivio di Stato locale.

Il sito dell’Associazione per il Recupero e Salvaguardia degli Archivi Storici offre una marea di suggerimenti, corsi e spiegazioni su qualsiasi cosa ti possa servire.

È importante non fidarsi mai troppo di quello che si trova online riguardo alla genealogia, perché è pieno di gente che cerca di farti spillare soldi per fare ricerche a pagamento.


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  1. Bianca Bonollo

    19 marzo

    Wow! o.o Che lavoraccio, complimenti!

  2. ilaria

    20 marzo

    Bello bello bello. Sono anche io un’appassionata di storia e mi piacerebbe tanto avere prima o poi avere tempo e modo di fare ricerche simili, anche perchè da quel poco che so dai miei loquaci familiari (le donne sopratutto, nonna,zie e prozie varie) ci sono cose interessanti anche nella mia famiglia. Ad esempio, marito di una zia di mia nonna mai tornato dalla campagna di Russia (ultime sue tracce, in Romania), vari parenti d’America (una bisnonna era nata a New York), altri probabili parenti in Francia figli del secondo matrimonio di un altro bisnonno. Per il resto 3 nonni su 4 vengono da paesini dove le loro famiglie hanno sempre vissuto, sarebbe veramente un’avventura cercare notizie (tutti con gli stessi nomi, dei santi patroni, di fratelli o sorelle morti giovani dei genitori, o di nonni, vero anche questo). In triennale poi avevo fatto un tirocinio all’Archivio di stato della mia città, proprio a digitalizzare e schedare i faldoni

  3. Giulia

    20 marzo

    A un certo punto della mia vita mi ero messa a compilare l’albero genealogico della mia famiglia. Mi sono arresa davanti al fatto che nessuno, dico nessuno riesce a ricordarsi tutti e sedici i nomi dei sedici figli del Barba Aurelio (vale a dire il gemello della mia bisnonna Erminia).
    Sedici figli.
    Baciate una scatola di preservativi, oggi.

  4. Anonimo

    19 novembre

    Ad un certo punto della mia vita, spinto dal desiderio di scoprire le origini della mia famiglia, mi sono voluto dedicare al lavoro di ricerca per andare alle “radici” del mio albero genealogico di cui anch’Io sono un “ramo”, scrivendo alla fine un volume intitolato “IL MIO ALBERO GENEALOGICO” e stampandone e regalandone una copia ai miei fratelli. Quest’opera, tale è diventata, è nata anche per l’assenza di una ricostruzione storica documentata , fino ad ora mai fatta, che mi ha e ci consentirà (famigliari inclusi) oltre a curiosare nel tempo dei nostri avi a conservare, in maniera indelebile, il ricordo di chi ha vissuto prima di noi: i nostri discendenti. Il segreto di una buona ricerca genealogica è che non c’è segreto. E’ tutto disponibile. Basta sapere cosa cercare ed avere dinamismo investigativo. Ho iniziato andando presso l’archivio dell’ufficio anagrafe del mio comune a “spulciare” centinaia di atti anagrafici. Successivamente, travolto dalla curiosità e dal bisogno di approfondire ulteriormente le conoscenze sui miei antenati, ho ampliato la portata degli accertamenti presso l’archivio storico del mio comune. giunto al limite massimo di ricerca (1820), mi sono recato presso l’archivio parrocchiale del comune di nascita dell’ultimo antenato ritrovato (nel mio caso è cambiato comune). Qui ho completato la mia ricerca fino al limite massimo ovvero fino al 1545. Durante la ricerca ho potuto anche estrarre e/o fotografare i relativi documenti. nel caso della ricerca religiosa, consiglio di accreditarsi benevolmente con il prete responsabile della custodia degli antichi volumi ecclesiastici magari fare un’offerta per la chiesa o fare un omaggio personale al prete con un tema religioso. Io personalmente ho regalato una preghiera stampata in una stele di vetro basata su un ceppo di legno (costo 30 euro). credetemi, ne vale la pena.

  5. Savio

    26 settembre

    Curiosa la storia degli ugonotti francesi… ma come si può continuare la ricerca con degli avi stranieri o comunque non della tua città? io mi son dovuto fermare dove poi mi sono imbattuto in antenati emigrati (italiani e non)

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