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Io non la conoscevo affatto. L’incontro casu...

Io non la conoscevo affatto. L’incontro casuale con l’arte di Dorothy Iannone

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Do not be discouraged
that we are few.
We shall be many.

Va così. Certe volte mi muovo passivamente per la città. Poi all’improvviso sono i piccoli particolari a risvegliarmi e rendermi attiva e cosciente. Nonostante mi sia resa conto a scoppio ritardato che la mostra di Dorothy Iannone a Berlino è pubblicizzata in maniera ossessiva ad ogni fermata dell’autobus, a richiamare la mia attenzione verso quest’artista è stata una misera immagine 7 x 4 cm su un giornale. Sarà stato il concentrato della forma, ma in un attimo ho recepito il messaggio: artista-donna-a-me-sconosciuta-tema-apparentemente-controverso-andare-a-vedere.
Mi sono allora decisa di andarci, con l’intima promessa di lasciarmi sorprendere. E così è stato.
La mostra offre infiniti assaggi delle opere della Iannone, che ha avuto modo nel corso della sua carriera (ancora in attivo) di sperimentare diversi mezzi artistici.

Nata nel 1933 a Boston, Dorothy si laurea in letteratura inglese per poi trasferirsi a New York per seguire il suo primo compagno, il pittore James Upham. Nel 1967 inizia il suo connubio artistico con l’Europa. Nello stesso anno conosce il pittore tedesco Dieter Roth, di cui si innamora, facendolo diventare l’icona onnipresente delle sue opere. Nello stesso periodo si stabilisce in Germania, dove tutt’ora lavora.

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Ad inaugurare il percorso visivo della mostra sono una serie di dipinti, realizzati all’inizio degli anni ’70, che esplorano l’universo sessuale.
Si procede poi con imponenti sculture, video, illustrazioni e collage, che testimoniano come la biografia dell’artista (dall’attivismo passando per i suoi viaggi alla scoperta del Vecchio Continente fino alla sua vita sentimentale) sia intimamente legata ai suoi prodotti.
Una cosa che colpisce molto, infatti, è il poter ricostruire con le sole immagini la vita di Iannone. Sebbene si tratti di un’arte quasi primitiva e talvolta astratta (cosa che ha caratterizzato soprattutto gli inizi), è possibile assemblare tutte le tappe essenziali dell’artista; apprendiamo, così, dell’incontro con il femminismo, della partecipazione attiva durante le lotte degli anni ’70, del suo bisogno di “depatriarcalizzare” la Germania, a sua detta il paese più maschilista d’Europa. Conosciamo il suo amore per la poesia romantica tedesca e la necessità di abbracciare la religione e di trovare un senso mistico all’amore femminile. Scopriamo, poi, l’interesse per le figure femminili del passato, che siano personaggi storici o semplici miti.

A impressionare chi guarda non è soltanto l’uso chiassoso dei colori ma anche il carattere liberatorio delle immagini, che risalta grazie all’uso essenziale delle linee. Il messaggio diventa così chiaro ed immediato: la donna diventa anche lei parte attiva della coppia e del gioco erotico.
Il minimo comune denominatore in tutto questo sembra essere, appunto, la ricerca dell’amore e l’esaltazione in tutte le sue forme; una sorta di diritto inalienabile, sia che esso si presenti come puro atto fisico o come sublime sentimento, una ricerca a cui nessun* si sottrae, pur essendo preparato a spiacevoli conseguenze. Una biografia, insomma, che non isola l’artista e la innalza sulla solita torretta d’avorio, ma che la fa sentire one of us.

La mostra si chiama “This Sweetness Outside Of Time” e sarà visitabile fino al 2 giugno alla Berlinische Galerie.

È sempre bello scoprirsi un po’ ignoranti e darsi da fare per rimediare alla cosa.

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