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Donare sangue: come, dove, perché

di Cristina Padovan

Credo ci sia ancora tantissimo “mistero” che avvolge la donazione di sangue. Io stessa l’ho fatto per la prima volta a settembre e non sapevo bene cosa aspettarmi, benché il mio migliore amico sia donatore da anni e avessi anche visto la stanza e i macchinari dove si eseguono le donazioni.

Probabilmente mi aspettavo un salasso medievale, in balia della fortuna come Lucy Westenra in Dracula. Si perdona a Bram Stoker quel pezzo sulla trasfusione, andata a buon fine “grazie al sangue di uomini giovani, forti e in salute” (o una cosa simile), perché all’epoca non si sapeva bene come mai alcune trasfusioni funzionassero e altre finissero malissimo.

Oggi sappiamo – piccola lezione “for dummies” in arrivo (ché non sono affatto competente su questioni mediche e scientifiche) – che ci sono quattro gruppi sanguigni A, B, AB e 0 e che presentano Rh o positivo o negativo. Ora, con l’aiuto di Wikipedia posso dirvi questo: 0 negativo può donare a tutti e ricevere solo da 0 negativo, 0 positivo può donare a tutti purché abbiano Rh positivo, A negativo può donare ad A e AB positivi e negativi, A positivo solo ai positivi, così è anche per B (negativo a B e AB positivo e negativo; B positivo solo a B e AB positivo) e infine AB negativo dona ad entrambi gli AB mentre AB positivo solo ad AB positivo.

gruppi

Siccome il mio gruppo sanguigno è 0 negativo, ho sempre sentito una sorta di obbligo morale nel donare sangue, sia in quanto “donatore universale” ma soprattutto per altri 0 che non hanno molta scelta. A prescindere dal gruppo sanguigno, però, sarebbe veramente importante che tutti donassero. Una volta avevo letto una frase che diceva più o meno così: “Se tutte le persone al mondo che possono donare, donassero sangue una sola volta nella loro vita, non ci sarebbe più bisogno di donazioni”. Non so se questo sia vero o meno, di vero c’è che le banche del sangue sono sempre piuttosto a corto.

Il sito dell’Avis Nazionale (che consiglio di visitare perché ben fatto e completo di tutte le informazioni che possono servirvi) dice che in Italia servono 8000 unità di sangue al giorno. Al giorno. Un’unità è costituita da 450 +- 10% ml di sangue. Non serve la calcolatrice per capire che il risultato è “tantissimo”.

Il sangue non si può creare in laboratorio, men che meno comprare, le donazioni sono quindi l’unica risorsa viabile. La cosa interessante è che ormai le donazioni di sangue sono tante e diversificate: una volta si poteva donare solo sangue intero mentre da un po’ di anni ormai è possibile sottoporsi ad “aferesi”, ovvero una donazione di soli emocomponenti (plasma, piastrine, globuli rossi, globuli bianchi…).

Ogni sezione Avis può funzionare in modo leggermente diverso a seconda di che tipo di strutture hanno a disposizione e da come sono organizzati, quindi è meglio informarsi di persona presso la sede più vicina. Io ho iniziato con una telefonata e la volontaria che mi ha risposto è stata gentilissima e preparatissima.

donare sangue

Dopo la prima visita e il primo esame del sangue sono risultata idonea solo per aferesi, ho donato le piastrine (che, ho scoperto in barba a Esplorando il corpo umano, non sono rosse). Fra l’altro grazie all’aferesi anche le donne ora possono donare più spesso: per non intaccare i valori di globuli rossi e ferro, le donne in età fertile potevano donare sangue intero massimo due volte l’anno, mentre ora donando emocomponenti si può donare circa ogni quattro mesi.

In ogni caso prima di essere dichiarati idonei alla donazione e poter donare, vi sottopongono a una serie di esami e visite che servono anche per stabilire cosa e quanto potete donare di volta in volta. Tutto punta alla più alta sicurezza possibile: è nell’interesse del donatore, è nell’interesse del ricevente, è nell’interesse della struttura.

Dimenticate l’immagine inquietante del donatore di sangue che esce emaciato e traballante dal centro donazioni: la donazione è gratuita, indolore e vi offrono pure una gran bella colazione prima di lasciarvi andare via! Ma la colazione non è il motivo per cui tornerò a farlo non appena mi sarà possibile, nemmeno i complimenti ricevuti (“Che coraggio” “Complimenti, che bella cosa”) benché abbiano fatto piacere anche se non mi sembrava di aver fatto granché.

Lo rifarò perché dopo mi sono sentita come se potessi fare qualsiasi cosa al mondo, mi sono sentita utile. E soprattutto lo rifarò perché è importante, perché serve, in genere non sono una da prediche o grandi proclami, ma in questo caso è davvero davvero davvero importante far sapere che cos’è e come funziona una donazione. Non fa male, per niente, al massimo può girarvi un po’ la testa ma non è niente che un caffè o un cioccolatino non possano sistemare.

Vero, prende un po’ di tempo, ma avete un giustificativo (che significa che non vi serve prendervi un giorno di ferie) per il lavoro che vi deve essere consegnato, è previsto per legge! Poi, a voler guardare, c’è anche il vantaggio di essere sempre sotto controllo dal punto di vista medico.

Donare il sangue fa davvero la differenza.

 

Fonti immagini: Avis, Rafael Nunes.


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