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Divinità ctonie: chi erano e perché erano

Divinità ctonie: chi erano e perché erano

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Illustrazione di Omanu

di Cecilia Manfredi

Se avete frequentato le scuole superiori in Italia, è molto probabile che possiate contare su una conoscenza dell’antichità classica (poemi epici, mitologia, ma anche cultura generale) a dir poco superiore rispetto al resto del mondo. Uno dei miei argomenti preferiti della mitologia greca, tuttavia, è anche uno dei meno noti: le divinità ctonie.

Figure religiose considerate come appartenenti – o quantomeno rimandanti – a un substrato religioso antecedente rispetto agli dei Olimpici (Zeus e compagnia), un tempo erano anche ritenute in forte contrapposizione rispetto a questi ultimi, ma diversi studi più recenti dimostrano che esistono punti di contatto tra queste due generazioni della mitologia ellenica. Ma iniziamo dal principio.

Ctonio (χθóνιος in greco) è un aggettivo che deriva dal termine χθών, “terra” (intesa soprattutto come sottosuolo), e le divinità ctonie sono legate a due aspetti fondamentali e antitetici delle profondità della terra: la fertilità e l’oltretomba.
La figura religiosa più celebre che si muove tra questi due estremi è Persefone, la figlia di Demetra (dea della fertilità) che viene rapita da Ade (dio dell’oltretomba) e in seguito è costretta a vivere sei mesi della propria vita nell’Aldilà e sei mesi sull’Olimpo. Il rapimento di Persefone è anche parte integrante dei Misteri Eleusini, antichissimi riti esoterici di cui tuttora si sa relativamente poco e che risalgono all’epoca Micenea (1600/1100 a.C.). Persefone può essere venerata come divinità olimpica nel suo aspetto di Kore, la fanciulla che raccoglie i fiori e rappresenta la primavera, ma diventa ctonia quando si prende in considerazione il suo ruolo come regina dei morti.
Ade stesso viene a volte visto come una sorta di avatar di Zeus (il padre celeste, che più olimpico non si può), nel suo aspetto di Zeus dei morti.
Un’altra divinità olimpica con una rilevante caratteristica ctonia è Ermes, nel suo ruolo di psicopompo, ovvero accompagnatore delle anime dei morti nell’Aldilà. Ermes potrebbe essere disceso da una sorta di dio-serpente, e il suo simbolo è appunto il caduceo (un bastone intorno a cui si attorcigliano due serpenti). Il caduceo è spesso confuso con il bastone di Asclepio (simile, ma senza ali e caratterizzato da un serpente solo), un’altra divinità che possiede caratteristiche ctonie pur essendo di ascendenza olimpica. Figlio di Apollo, Asclepio è il dio della medicina e come tale una figura di mediazione tra la vita e la morte.

Mercurio volante (Ermes) -Giambologna, 1580, Museo  Nazionale del Bargello (FI)

Mercurio volante (Ermes) – Giambologna, 1580, Museo Nazionale del Bargello (FI)

Non è un caso che sia Ermes, sia Asclepio siano legati al simbolo del serpente, che ha un collegamento lapalissiano con la terra e il cui morso può essere mortale.
Apollo e il serpente ritornano nel mito di fondazione del santuario di Delfi.
Pitone – identificato come drakon in greco, ma sempre rappresentato come un serpente – era l’antico guardiano di Delfi, all’epoca santuario dedicato a Gea, la Madre Terra. Per qualche motivo (esistono diverse versioni del mito), Apollo lo uccide e Delfi diventa così un luogo di culto apollineo. La figura sacerdotale del santuario rifondato è la Pizia, il cui nome rimanda a Pitone e che rappresenta un raro caso di sacerdote donna nella religione greca. La Pizia profeta dopo aver inspirato i vapori che provengono da una fessura nel suolo, una caratteristica sciamanica molto lontana da tutto ciò che Apollo rappresenta (l’estasi era di solito associata a culti legati alla figura di Dioniso).
Lo scontro tra Apollo, rappresentante degli dèi olimpici, e Pitone, figura ctonia, è un ritratto piuttosto letterale delle antiche religioni legate alla terra soppiantate da un nuovo culto. Anche i miti della Titanomachia e della Gigantomachia rimandano a questo scontro di religioni, da cui i dodici dei olimpici escono sempre vincitori.

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Echidna (Parco dei Mostri di Bomarzo)

Tra le figure più prettamente ctonie, troviamo diversi esseri mostruosi. Gli esempi più adatti sono di certo Echidna e Tifone, i cui epiteti rimandano spesso al loro ruolo di madre e padre di tutti i mostri.
L’ascendenza di Echidna, nei vari miti, rimanda sempre alla profondità della terra o del mare e/o a Titani; Echidna è descritta come metà donna bellissima, metà (ma dài?) serpente. Tifone è l’ultimo figlio di Gea e Tartaro; il suo aspetto è descritto in vari modi, ma con la costante degli attributi serpentini.
I figli di Echidna e Tifone sono alcune tra le figure più celebri del mito: le Gorgoni, Cerbero, l’Idra, la Sfinge, Scilla, il Drago di Colchi e la Chimera.

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Medusa, una delle gorgoni più note (Caravaggio, 1957 ca, Galleria degli Uffizi, Firenze)

Sebbene composta da creature molto diverse tra loro, questa progenie presenta alcune caratteristiche comuni. Le Gorgoni, l’Idra, la Sfinge, il Drago di Colchi e la Chimera vengono sempre rappresentati con attributi che rimandano al simbolo del serpente. L’Idra, Scilla, la Sfinge e Cerbero svolgono la funzione di guardiani e hanno potere di vita e di morte su chi li incontra (Cerbero è proprio il guardiano dell’Oltretomba e l’Idra sorveglia uno dei passaggi per raggiungere l’Aldilà, situato sotto la sua dimora presso il lago di Lerna).
Le vicende di questi mostri sono sempre legate a – e spesso concluse da – rappresentanti della nuova religione: l’Idra, la Sfinge, il Drago di Colchi e le Gorgoni muoiono a causa di Eracle, Edipo, Giasone e Perseo. Secondo un tardo mito greco, Eracle uccide anche Scilla.

Cerbero non muore, ma viene reso inoffensivo da Orfeo. Zeus massacra Tifone, mentre un emissario di Era, Argo dai Cento Occhi, uccide Echidna.
Una volta che incontravano eroi o dèi tormentati da daddy issues vari, il tasso di mortalità di questi mostri diventava piuttosto elevato.

Anche in mitologiche non elleniche ci sono figure che rimandano a un substrato di credenze più antico – per esempio, la dea dei Serpenti cretese e la divinità osco-umbra Angizia, di cui non abbiamo molte notizie ma che sembrano legate di nuovo alla fertilità e che presentano legami simbolici con i serpenti.
In Egitto, Renenutet era una dea legata alla fertilità (proteggeva le messi e gli alimenti, ma assisteva anche ai parti) ed era ritratta come donna dal volto di cobra. Inoltre, il copricapo regale del Faraone, forse il simbolo serpentino più celebre dell’antichità non greca, include un cobra che rappresenta la dea Wadjet, protettrice del Basso Egitto.

 

Fonti:

– The Gods of Ancient Greece: Identities and Transformations – Jan Bremmer, Andrew Erskine (2013)
– Greek Religion – Walter Burkert (1985)


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  1. unuomoqualunque

    18 settembre

    Gran bell’articolo, molto informativo.

  2. Paolo

    28 febbraio

    Istruttivo

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