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Consigli filmici: Dirty Wars (Rick Rowley, 2013)

Consigli filmici: Dirty Wars (Rick Rowley, 2013)

Non sorride, non compatisce, non fa sensazione e non parla più del dovuto. Jeremy Scahill, giornalista investigavo e reporter da anni dalle zone di guerra, ha uno sguardo impenetrabile sempre; una faccia che parla di quello che ha visto (e vede) senza quasi doversi muovere, restando immobile, gelata. Quello che fa Scahill, invece, sono domande; e ricerche. Domande che quasi sempre sono mirate a portare la sua storia un passo più in là, ad aggiungere un tassello, ad avere informazioni. E che solo talvolta diventano domande di altro tipo.

dirty wars

Il JSOC è il Joint Special Operations Command. Un corpo speciale militare aggiunto, rimasto segreto fino al momento dell’uccisione di Bin Laden; ha una larga autonomia d’azione, uno scopo preciso, e il potere di far capo direttamente al Presidente degli USA. Scahill ne scopre l’esistenza in tempi non sospetti attraverso i raid notturni che il JSOC compie da sempre, e che ora si stanno spostando anche in paesi del mondo non ufficialmente in guerra. Si tratta di operazioni di sicurezza nazionale, certo. Operazioni antiterrorismo. Ma bisogna andare a vedere da vicino per capire davvero di che si tratta. Bisogna decidere di togliere le etichette rassicuranti e di non accontentarsi.

Dirty Wars sa condurre il pubblico dentro una vera e propria indagine. Senza fronzoli e senza retorica ci porta negli angoli del mondo più desolati, per constatare con mano quanto c’è di non detto e di trasfigurato nel circuito del potere, della politica, dei soldi, dei media.

Pensiamo di conoscere la guerra. Pensiamo di esserci abituati. Di esserne annoiati, persino. Ma basta vedere un documentario come questo per fare un salto nel livello delle realtà, per farsi prendere in contropiede, e ricordarsi che anche le notizie sono storie,  e le storie ciascuno le scrive a modo suo.


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