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Di pelle e della bianchezza perduta. Una novella

Di pelle e della bianchezza perduta. Una novella

In un pomeriggio qualsiasi, passeggiavo tra le vie del centro per dedicarmi a qualche piccolo acquisto frivolo. Passando davanti a una farmacia mi sono ricordata del bisogno di acquistare una crema idratante per il viso, dato che quella che stavo usando si era rivelata inadatta alla mia tipologia di pelle. Mi capita spesso di cambiare e sperimentare creme diverse, spinta dalla curiosità, e altrettanto spesso mi capita di toppare clamorosamente scoprendo che la fantasmagorica crema “ai boccioli di rosa spremuti a freddo” o “all’agave miracolosa” si rivela praticamente una schifezza per la mia pelle, che nella fattispecie è un tipo molto difficile, tendenzialmente lucida e grassa, ma allo stesso tempo molto arida e sensibile in alcune zone, soprattutto in situazioni di stress psicofisico (piscina, vento, freddo, ciclo, scadenze, genitori assillanti e così via).

Mettendo da parte il desiderio di sperimentazioni glamour, ho optato per gli affidabili, “rassicuranti prodotti farmaceutici”. La commessa, una donna molto paziente, ha ascoltato le mie paturnie e mi ha poi consigliato due simpatici flaconi bianchi e blu, praticamente identici, eccetto per una banda argentata che identificava il siero da applicare in caso riscontrassi particolari secchezze. E così il tanto chiacchierato SIERO mi veniva proposto per la prima volta, portandomi ad accettare la proposta ciecamente (per la gioia della commessa).
Nell’accompagnarmi alla cassa, l’adorabile signora, che tra una chiacchiera e l’altra mi aveva chiesto quanti anni avessi (risposta: 24) ha allungato la mano sotto il bancone e con nonchalance ha infilato nella mia busta “qualche antirughe leggero, ché alla tua età bisogna cominciare a usarli”.

Poche cose come la cura della pelle mi prendono molto tempo e attenzione.
Si può stimare che dalla pubertà ad oggi, abbia dedicato una percentuale considerevole del mio tempo quotidiano in trattamenti, acquisti appositi, visite dermatologiche e sedute estetiche.

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La pelle del mio volto ha cominciato a soffrire delle cosiddette eruzioni cutanee durante le medie, infame periodo universalmente riconosciuto come il periodo più pieno di sfiga della vita di ciascun essere vivente. Periodo anche noto dalle persone serie come “pubertà”.
Le suddette eruzioni assumevano dapprima la presenza sporadica di una serie di ospiti non invitati: qualche puntino rosso in corrispondenza dei primi cicli e, come si usava dire, quando mangiavo qualche schifezza (chi a 12 anni non le mangia?!). Immaginate le tragedie di una dodicenne alla vista di un brufolo. Ecco.
Immaginate adesso la costernazione di una quattordicenne nello scoprire dalle parole del medico dermatologo la diagnosi, affibbiata come un marchio indelebile: acne pustolosa.

La cacofonia dell’espressione all’orecchio di un’adolescente suona come “emarginazione, disagio, autocommiserazione e musica deprimente” nonché “non ti si filerà mai nessuno per un bel po’ di tempo”. L’apparecchio ortodontico in confronto è stata una breve parentesi di un anno e mezzo. L’acne è stata una parentesi lunga quasi dieci anni. Dell’incarnato diafano e immacolato della fanciullezza era rimasto il ricordo.
Dieci anni in cui periodicamente mi recavo da medici diversi per ottenere tipi di cure ogni volta differenti e ogni volta, speravo, definitive. Sono passata dalle lozioni da preparare come se fossi uno stregone, da conservare in frigo, le creme antibiotiche che puzzavano di soluzioni chimiche che mi facevano prendere fuoco alla pelle come un falò di sant’Antonio, creme topiche all’acido ialuronico. Senza dimenticare la detersione mattino e sera, la cura di antibiotici orali e magari pure la pillola anticoncezionale. Un’escalation senza fine, da cui non intravedevo la luce. Fino ad arrivare alla morte della vita sociale: la cura di isotretinoina orale. Che significa innanzitutto esami del sangue mensili, fotosensibilità acuta e pelle che diventa, letteralmente, come carta velina. Pelle che da tormentata dalle pustole diventa prima diafana e poi crepata dalla secchezza. Fragile come un monile antico.

Qualche periodo di tregua l’ho avuto, ma si è sempre trattato di periodi molto brevi, illusori. Non parliamo della tragedia dell’estate, incompatibile con la maggior parte dei prodotti usati, e quindi giù di integratori di melanina, creme con schermi protettivi 50. Questo per ottenere, una volta rientrati dal mare, un effetto rebound che ti fa maledire l’esistenza stessa del sole.

Dire che ho passato anni di supplizio continuo è un eufemismo e suona quasi sarcastico.
Dire che l’acne, patologia dermatologica di cui non esiste una cura definitiva perché i fattori scatenanti sono come biglie impazzite al controllo medico, tra ormoni, ereditarietà, stress e altro, mi abbia reso un’adolescente estremamente insicura è lineare come un sillogismo aristotelico. Che l’acne mi abbia reso una ragazza eccessivamente attenta alla cura della pelle, la tela bianca su cui ogni pustola rappresentava un’afflizione interiore, un motivo per non riuscire a guardare le persone in faccia e a nascondermi sotto chili di trucco. Per considerarmi a giorni alterni mostruosa o quando andava bene solo diversa, mai sufficientemente coraggiosa da relazionarmi con il prossimo e con il sesso opposto in particolare, in un certo senso rafforzando all’estremo quella timidezza che già era nel mio corredo da prima.

L’acne se n’è andata così come è arrivata, senza preavvisi, senza motivi, dopo un decennio di faticosa convivenza, non senza lasciare qualche traccia (nelle giornate di sole, in controluce, riuscireste bene a vedere i capillari e i solchi lasciati negli incavi sotto gli zigomi, che neanche un ottimo fondotinta riescono a coprire del tutto). Questo mi ha dato un grosso sollievo e la facoltà, ora di godere di una pelle imperfetta ma finalmente placata, di poter ricorrere a un semplice correttore per nascondere senza incantesimi o salti mortali le imperfezioni. Avere una consapevolezza del mio corpo e della mia persona mi ha dato una grossa mano. Questo mi rende un’adulta (quasi) serena e orgogliosa.

Mi rende un po’ meno serena il pensiero di dovermi occupare delle rughe, dopo così poco tempo da che mi sono liberata dei brufoli. E non è solo l’opinione balorda di una commessa che vuole vendermi creme, ma un’opinione che vuole essere diffusa dall’industria cosmetica. Secondo loro dovrei avere una vita segnata dall’ossessione cutanea.
Quella stessa sera, le creme antirughe ho provato a rifilarle (indegnamente!) a mia madre con una scusa. Al che ho ricevuto per risposta:

Se alla mia età devo piegarmi anche agli antirughe, faccio prima a vendere l’anima al diavolo.

Faust e Dorian non ci sono neanche lontanamente arrivati all’età di mia mamma e nemmeno erano donne, a pensarci bene.


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  1. cosmic

    13 Febbraio

    si ma poi tutti questi prodotti funzionano? davvero? credo che al di là di una buona pulizia, e un’alimentazione sana, che possono migliorare ma non fare miracoli, poco si possa fare per acne e rughe. almeno a livello cosmetico. e siamo proprio sicuri che ci sia tutta questa differenza fra prodotto di farmacia e prodotto del supermercato (a parte il prezzo, ovviamente)?

  2. martina

    13 Febbraio

    Cara Valeria, empatizzo e simpatizzo con tutto quello che hai passato.

    In risposta a Cosmic: dopo anni io ho capito che a fare la differenza nei prodotti, siano essi da supermercato, farmacia o da profumeria sofisticata sono solo gli ingredienti di cosmetici e trucchi. Per anni credo di essermi causata dei danni usando cosmetici/trucchi di marche piuttosto high-end, ma che in realtà erano solo a base di silicone (il tremendo DIMETHICONE). Una volta eliminato quello e altri derivati schifosi, ho visto tantissimo la differenza. In pratica è come smettere di spararsi il Saratoga in faccia. Vuoi mettere che pori carini hai dopo 🙂

    Anche al supermercato ormai vendono linee prive di silicone, petrolati e affini. Quelli fanno davvero la differenza in negativo.

  3. martina

    13 Febbraio

    *Veronica, scusa! Non Valeria!!!

  4. giov

    13 Febbraio

    argomento che a me sta particolarmente a cuore, dato che l’acne brutta mi e’ venuta da adulta, e non da ragazzina (cioe’, da ragazzina ce l’avevo meno brutta). per me solo l’alimentazione e cercare di contenere lo stress funziona, insieme ad una faticosa routine di prodotti rigorosamente naturali e integratori alimentari. poi quando mi vengono gli attacchi (tipo ora) cerco di ascoltarli, e mi ripeto che avere la pelle che parla e’ meglio che accumulare schifo dentro finche’ non esplode, come magari succede ad altri.

  5. margheritA B

    13 Febbraio

    La risposta di tua mamma si meriterebbe un monumento.

  6. caterina

    13 Febbraio

    Alla comparsa dei primi brufoli e chiazze rosse trovandomi di fronte al bivio tra anni in continua lotta e odio con la mia epidermide e in balia di medic*/farmacist* e commess* o anni a fare la “diversa” senza trucco, ad ascoltare brutta musica con i “freak” ho scelto la seconda. Mi sono divertita, ho avuto amici e amori brutti,imperfetti e “pustolosi” come me. Ho fatto l’amore, il bagno nuda amandomi, poche cerette e qualche coraggioso e coraggiosa mi ha detto pure che ero bella 🙂 Ho 26 anni e da poco anche a me provano a parlare di anti rughe…e io sogghigno… quando arrivano sono lì pronta a buttarmi nell’adolescenza da brutta e rugosa n°2!!!!!

  7. Garnant

    13 Febbraio

    Anche io ho avuto l’acne pustolosa, dalla prima media al primo anno di università. Niente trattamenti perché all’epoca non esistevano e/o mi erano inaccessibili, solo parecchio fondotinta. Comunque non mi sono rimasti segni, mi rimane solo il rimpianto che probabilmente senza acne avrei rimorchiato di più al liceo. Adesso ho 40 anni e non ci penso proprio a usare un antirughe, figuriamoci, non uso neanche il tonico.

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