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Non tutte le dee sono Grandi Madri

La Grande Madre è una divinità femminile presente nella maggior parte delle mitologie; in essa si raccolgono caratteristiche e simboli specifici delle varie culture, ma, approssimativamente, se ne riconoscono tre comuni alle varie dee: il legame/personificazione con la terra, la forza creatrice e generatrice legata alla maternità e il ruolo di mediazione tra l’umano e il divino.

Un pantheon può avere una sola Grande Madre o numerose. Spesso le divinità femminili sono derivazioni della Grande Madre, evoluzioni della sua figura: lo sono dee della sessualità, come Afrodite e Astarte, della fertilità femminile, come Ecate, della fertilità dei campi, come Cerere, e anche della caccia, che viene spesso legata a una dea poiché molti popoli sentono nel rito della caccia un legame stretto con la sfera naturale e, per traslazione, con la terra e la Grande Madre.

Dal I sec a.C., la diffusione ed espansione di altre religioni, soprattutto del Cristianesimo, ha relegato questi culti a materia di studio intellettuale e a ricerche archeologiche e teologiche. Inevitabilmente, quando una cultura muore se ne perde la vitalità e la veridicità la situazione è persino peggiore quando le ricostruzioni e gli studi sulla suddetta cultura avvengono a distanza di secoli: risulta inevitabile che le teorie sulle mitologie antiche e sugli archetipi siano filtrate dalla cultura dello studioso.

artemide

La dea greca-romana Artemide/Diana

Durante il Medioevo cristiano, in particolare nel sud dell’Europa (ma non solo), gli studi sulle divinità “pagane” erano considerevoli. Poiché in questi anni la parola d’ordine per i cristiani era “evangelizzare” (e lo è tutt’oggi, ma con metodi diversi), spesso lo studio dei pantheon e delle usanze di altre popolazioni si trasformava in una traslazione da cultura a cultura, una sorta di sincretismo tra cristianesimo e “paganesimo”, nel quale gli evangelizzatori cristiani cercavano di adattare il credo altrui al proprio, oppure i popoli non cristiani abbracciavano il cristianesimo a modo loro, mantenendone solo i punti che vedevano in comune con le proprie credenza originarie. Un ottimo esempio è il caso dell’arianesimo con i Goti.

Perché vi racconto questo? Perché è in questo momento che nasce quello sguardo storico e teologico che ha inficiato le interpretazioni della figura della divinità femminile fino a poco tempo fa. Nel tentativo medievale di operare questo adattamento, l’unico modo per eliminare il problema delle molteplici divinità femminili era riunirle tutte quante sotto un unico attributo, la maternità divina, e proporre la Madre di Dio come una valida traslazione.

L’operazione che è stata fatta ha eliminato dagli studi anche quelle figure di divinità femminile che non avevano legami con la maternità in alcun modo. Fra queste, le divinità legate alla morte e all’oltretomba, le divinità di donne anziane, quelle legate alla battaglia, o quelle puramente malvagie. O meglio, le divinità femminili negative venivano ripescate solo nella necessità di accusare una donna o un uomo di stregoneria e associarli al culto pagano di una di queste ultime.

Le religioni, specialmente quando si diffondono su territori così ampi, sono fondative di società intere e della morale accettata e accettabile in suddette società. Se l’unico archetipo femminile possibile e quello della madre vergine, questo sarà l’unico modello possibile per le donne nella comunità.

Noi europei, soprattutto nell’Europa mediterranea, deriviamo da questi modelli e siamo abituati a pensare alla divinità femminile come alla Grande Madre o a una incarnazione della Grande Madre, e, per quanto non sia un modello negativo, è molto limitante, soprattutto a fronte di un pantheon che potrebbe essere molto più ampio.

Una delle battaglie più interessanti del femminismo è il riportare alla luce quelle figure femminili della storia e della cultura che anni di occultamento hanno relegato a trafiletti e citazioni in fondo ai libri. Proprio perché il pensiero comune era (ed è) legato alla narrativa della Grande Madre, di donne che non sono state solo madri si parla poco, o non se ne parla affatto, per due motivi principali: 1) poche effettivamente riuscivano a staccarsi dallo schema “figlia, moglie, madre” poiché era difficile ricevere un’istruzione e fare la differenza 2) quelle donne che hanno lottato, si sono affermate e hanno cambiato il mondo non vengono ricordate perché sono “soltanto delle eccezioni”.

È vero che la Grande Madre esiste, ma l’occhio dell’Occidente cristiano dimentica frequentemente che:
1) Esistono moltissime divinità femminili che con la maternità avevano poco a che fare.
2) La nostra cultura non è l’unica esistente al mondo, e spesso gli archetipi di un altro popolo sono completamente opposti ai nostri. Ad esempio, sono pochissime le civiltà in cui il Sole è una divinità maschile e la Luna una divinità femminile: ma noi ci ricordiamo più facilmente ciò che è vicino a noi. E questo non significa che una versione sia migliore dell’altra, piuttosto che certi modelli di pensiero non siano connaturati all’essere umano.

Vi propongo di seguito una lista di divinità femminili non legate alla Grande Madre. Il mio intento qui è di offrirvi dei brevi esempi della grande varietà di archetipi femminili che esistono nel mondo, a simbolo e rappresentanza della grande varietà di donne che esistono al mondo.

Amaterasu
È la dea del Sole dello shintoismo e non c’entra quasi niente con Naruto. Il suo soprannome è “Ōmikami” cioè “grande, augusta divinità”. La leggenda più conosciuta su di lei narra del suo nascondersi in una grotta condannando il mondo al buio, perché Susanoo, uno dei suoi fratelli, la tormentava e le rendeva odioso il dominio sulla terra. La dea Uzume decise di mettere uno specchio davanti alla grotta ed esibirsi in una danza erotica, raccogliendo tutti gli altri dei lì attorno. Le loro risate incuriosirono la dea del Sole che uscì, si vide allo specchio e, persuasa dagli altri dei riportò la luce sulla terra.
È solo una delle innumerevoli divinità femminili del Sole.

Anath

Anath (Illustrazione di Fiorenza Festa)

Anath
In origine una dea fenicio-cananea. Questa dea mi piace particolarmente perché è un concentrato di caratteristiche che, secondo i modelli di pensiero comune, sono in contraddizione tra loro. Anath è una dea vergine della provvidenza, incline però a un’ira funesta tale da vendicare la morte del fratello/marito Baal tramite truce sgozzamento. È spesso raffigurata mentre cammina nel sangue portando come ornamento le mani e le teste delle sue vittime.
Bonus: suo attributo (oltre a lancia e scure) è un alta corona con piume di struzzo.


Andraste

Dea della guerra venerata in Britannia; patrona delle vittorie, dei corvi e delle battaglie, molto simile alla dea guerriera irlandese Morrigàn. È dea anche della divinazione, spesso sull’esito di combattimenti. Il rito per consultarla coinvolgerebbe una lepre, che è stata interpretata a volte come suo simbolo. La sua figura è legata nella storia a quella di un’altra donna, la regina Boadicea, capofila di una ribellione contro le campagne dei Romani nella sua terra (60 d.C.), la quale saccheggiò Colchester, Londra e St. Albans sotto la protezione di Andraste.


Baubo

Terracotta_Baubo_figurinePersonificazione della fertilità femminile, originaria dell’Asia Minore. Ora, so cosa state pensando: “una personificazione della fertilità è molto vicina all’idea della Grande Madre”; be’, è vero. Ma Baubo è tutto fuorché comune, quindi va menzionata lo stesso. Secondo la tradizione orfica, è una vecchia che mostrando i suoi genitali riesce a far ridere l’addolorata Demetra; il gesto che compie è molto osceno – non si tratta semplicemente di alzare le gonne, ecco – e va inteso come magia apotropaica contro le potenze della morte.
Questo gesto la accomuna al demone britannico di epoca celtica Sheila-na-gig.


La Befana

Una vecchia scorbutica che regala dolciumi ma all’occorrenza può castigare e comparire come spettro: a me la Befana piace tantissimo. È legata a una figura della credenza popolare tedesca, chiamata Bercht, Frau Berta o Eisenberta (cioé Berta di Ferro), la quale risale all’epoca precristiana, ma successivamente diventa personificazione della notte prima dell’arrivo dei tre Magi. Anche lei ha una doppia natura, una come portatrice di doni (Butzenbercht) e l’altra come sbudellatrice. Oh. The. Irony.


Bukura E Dheut
– La bellezza della terra
Nella credenza popolare albanese è una sorta di fata, soccorrevole e così potente da poter assumere funzioni che spetterebbero a Dio o a un angelo. Il suo castello è sorvegliato dagli animali più fantastici, tra cui un cane a tre teste che la collega direttamente al mondo sotterraneo. Ha spesso tratti demoniaci.


Gullveig

Nel mito nordico è una maga appartenente alla stirpe divina dei Vani: tuttavia ha carattere demoniaco più che divino. Fu lei a introdurre nel mondo la bramosia dell’oro, a cui soccombettero anche gli Asi (gli dei norreni), i quali tentarono per tre volte di bruciarla, invano.


Hel

Mondo sotterraneo, inferno → “Hell” in inglese
Nella mitologia germanica è il nome sia del regno dei morti che della sua sovrana. È figlia di Loki e della gigantessa Angrborda. Regna su tutti coloro che muoiono sulla terra, eccetto quelli che muoiono in battaglia. Anche gli dei devono percorrere la cosiddetta “via di Hel”.
In antico alto tedesco il suo nome è “Hella”. Se qualcuno di voi ha letto Il Maestro e Margherita di Bulgakov, abbiate una piccola epifania (lo so, era ovvio lo stesso, ma così è più interessante).


Hine-nui-te-po

Maui and Hine-nui-te-po.189x666Presso i Maori è la dea del mondo sotterraneo, che regna sugli spiriti e li protegge dal malefico Whiro. Quando il semidio Maui tentò di penetrare il suo corpo (volendo uscire dalla bocca, invertendo il processo della nascita e rendendo così gli uomini immortali) lei lo schiacciò con i suoi organi sessuali: Maui fu il primo uomo a morire e portò così la morte nel mondo.

 

Itzpapalotl (Illustrazione di Fiorenza Festa)

Itzpapalotl (Illustrazione di Fiorenza Festa)


Itzpapalotl
– Farfalla di ossidiana o Farfalla con gli artigli
Presso gli aztechi era una dea del fuoco. È una dea guerriera dal corpo di scheletro, associata tuttavia a una particolare falena, la Rothschildia orizaba, e per questo immaginata anche in forma di farfalla; come essere astrale poteva anche comparire sotto forma di cervo. Altro animale a lei associato è il pipistrello, che potrebbe essere una buona interpretazione di “farfalla con gli artigli”. Si trovano immagini di Izpapalotl che combinano tutte queste caratteristiche. Regna nel mondo ultraterreno di Tamoanchan, il paradiso delle vittime di mortalità infantile e il luogo dove gli umani vengono creati.


Kuma

Grande dea degli Yaruro del Capanaparo (Venezuela); in origine era una dea della luna, ma ora ha carattere di dea suprema. Creò il mondo e i primi uomini, gli Yaruro, con l’aiuto di due fratelli, il serpente d’acqua Puana e il giaguaro Itcai. Kuma regna nell’aldilà, che si trova ad occidente ed è considerato terra della felicità; a volte concede la visione di questo bellissimo luogo agli sciamani.


Le-hev-hev

Nelle Nuove Ebridi (oceano Pacifico del Sud) è la dea della morte e della luna nera; è un mostro divoratore simile a un granchio, con due pinze gigantesche. Sacrificandole maiali gli indigeni sperano di assicurarsi la vita dopo la morte.


Mari

Divinità suprema della mitologia basca; il suo nome significa “signora”. Ha l’aspetto di una dama riccamente ornata, che può volare per l’aria gettando fiamme, cavalcare un ariete o viaggiare su un carro trainato da cavalli, o comparire come nuvola bianca o come arcobaleno. Abita all’interno della terra, ed è ancora diffusa la credenza che ci si possa proteggere dai fulmini ponendo davanti alla casa una falce, suo simbolo.


Nefti

nephthysÈ dea dell’oltretomba egizia (e anche del parto), facente parte dell’Enneade di Eliopoli, i primi dei della cosmogonia egizia. Il suo nome è spesso stato tradotto come “signora della casa”, il che ha portato a secoli di speculazioni su una Nefti casalinga (chissà come mai). Nuove correzioni sostengono che il suo nome significhi “signora del tempio”, assegnandole il ruolo di sacerdotessa. Assieme a sua sorella Iside era normalmente stilofora del tempio stesso, marcando il passaggio dal mondo quotidiano al mondo sacro: Nefti la morte e Iside la risurrezione.
“Ascend and descend; descend with Nephthys, sink into darkness with the Night-bark. Ascend and descend; ascend with Isis, rise with the Day-bark.” Piramid text utterance 222 line 210
I riti di Nefti comandavano il consumo libero di birra. Siate felici.


Nisaba

Dea sumera della scrittura e della scienza, figlia del dio del cielo e (tra i suoi vari ruoli) scriba degli dei. Di lei si dice che “apre l’orecchio all’uomo”, cioè gli dà l’intelletto: il suo emblema è lo stilo.


Pabothkwe

Divinità suprema, di sesso femminile, presso gli indiani Shawnee del Nordamerica; il suo nome significa “nostra nonna”. All’inizio dei tempi ha il ruolo di creatrice, che scese dal vuoto e creò la terra sul dorso di una tartaruga; quando un diluvio la distrusse, Pabothkwe ne formò una nuova con il fango portatole da un granchio.


Pele

Alle Hawaii è la dea dei vulcani, considerata imprevedibilie e collerica. Secondo la tradizione giunse un tempo da Kahiki (Tahiti), da cui gli dèi suoi fratelli l’avevano scacciata per la sua insubordinazione. Pele è chiamata anche Hina-ai-malama (Hina che mangia la luna), e forse è la forma hawaiana della dea polinesiana della luna, Hina; entrambe sono anche signore del fulmine.


Sekhmet
– La potente
sekhemtstatAntica dea egiziana della guerra, che insieme allo sposo Ptha e al figlio Nefertem costituisce la triade di Menfi. Accompagna in battaglia il faraone, che è detto suo figlio, e diffonde ovunque il terrore. Le sue armi sono frecce “con cui trapassa i cuori”. I caldi venti del deserto sono il respiro infuocato della dea; essa è collegata anche con l’ureo reale, che sputa fuoco, e così diventa “l’occhio di Ra”. È raffigurata come una leonessa, o come una donna dalla testa leonina; è considerata signora della magia, colei che pone le sue conoscenze magiche al servizio della medicina. Nelle immagini la dea tiene in mano il cappio della vita e lo scettro di papiro.


Sedna

Dea del mare presso gli eschimesi della Terra di Baffin; nella Groenlandia orientale è chiamata “madre del mare” e gli eschimesi polari parlano di lei come di “Nerrivik”, cioè “il posto dove si mangia”, un’efficace caratterizzazione del mare come fonte di cibo. Sedna è la signora degli animali marini, ma anche una sorta di dea dei morti; gli uomini la chiamano spesso “la terribile là sotto”.


Srīdevī

È una delle dee terribili del lamaismo; è considerata una divinità tutelare che concede aiuto a chi cerca con fede. In particolare è la patrona della capitale del tibet, Lhasa, e del Dalai Lama.
Inoltre, ha un ruolo nel giudizio dei morti, e annota i peccati degli uomini su un’apposita asta. Nelle immagini cavalca un mulo le cui redini sono serpenti velenosi; ha i capelli al vento ed è circondata da fiamme. Porta nella mano destra un bastone, simbolo del potere giudiziario sui nemici della dottrina di Buddha; nella destra tiene una scatola cranica.

Tefnut (Illustrazione di Fiorenza Festa)

Tefnut (Illustrazione di Fiorenza Festa)

 

Tefnut
Tefnut fa parte della Enneade di Eliopoli. È simbolo dell’umidità, dell’acqua e del suo potere creatore – è colei che disseta i defunti. Attenti però a non associare queste caratteristiche con qualità caritatevoli come cura del prossimo, dolcezza e istinto di protezione materno: Tefnut è la personificazione della dea difficile e lontana, ha testa di leonessa, è ferocissima.
Alcune fonti narrano di come la sua vagina producesse acqua purissima.


Tokapcup-kamuy
– La divinità che illumina il giorno
Presso gli Ainu (Giappone) è la divinità del sole; normalmente è di sesso femmilie, anche se alle volte assume forma maschile. Ha come sposo il dio della luna Kunnekup-kamuy, che a sua volta può comparire come donna.
Sull’abito della dea del sole è ricamata la ruota solare. Attraverso la finestra sacra aperta nella parte orientale delle case degli Ainu, Tokapcup-kamuy ci mette in contatto attraverso i suoi raggi con la dea del fuoco Ape-huci-kamuy, che sta dentro al focolare.


Ushnīshavijayā
– La vittoriosa dal turbante
namb1È una delle dee più celebrate nel pantheon dei Mahayana; nei templi del Nepal la sua immagine non manca mai. È di colore bianco, con un’aureola bianca, ha tre volti e otto braccia; nella sua corona si vede Vairocana. Possiede le virtù di tutti i Buddha, ed è considerata in particolare la protettrice della saggezza di Buddha, che risiederebbe nella sua protuberanza cranica (ushnīsha). Respinge con arco e frecce gli spiriti malvagi.


Vanth

vanth_detailDemone femminile dell’oltretomba etrusco, raffigurata con le ali; come suoi attributi si trovano il serpente, la torcia e la chiave. Sulle urne di alabastro di Volterra ogni ala reca sul lato interno un grande occhio, che significa che questo essere demoniaco osserva ogni uomo ed è presente dappertutto. Vanth è messaggera della morte e assistente nel trapasso.

 

Bibliografia

Angeli, demoni e dèi, Anubis – Zoroastro, a cura di Diego Manetti e Stefano Zuffi
Can a sexist model liberate us? Ancient Near Eastern “Fertility” Goddesses, Jo Ann Hackett


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  1. Chiara B.

    16 Aprile

    Ho salvato quest’articolo tra i preferiti, in modo da avere un prontuario a cui tornare ogni volta che voglio informazioni rapide e gustose sulla miriade di dee che ci circondano: proprio un bel lavoro! E, en passant, che splendide illustrazioni…

    [fun fact: la grande Madre dell’Anatolia, quella che probabilmente influenzò più di tutte le visioni greche, e quindi romane, e quindi occidentali dell’archetipo “grande madre”, da quel che emerge dagli studi più recenti non era neppure madre nel senso che intendiamo noi. Cioè, era chiamata “Madre” ma non generava; aveva a che fare con la terra ma non con la fertilità – d’altronde, stava nel deserto, mica tra vigne e aranceti. Pare, insomma, che l’idea anatolica di dea “madre” si riferisse esclusivamente alla sua capacità protettiva dagli animali feroci e da una natura ostile; quella dea però non aveva generato il mondo, né le piante, né sicuramente gli uomini o gli dei!]

  2. Moonshade

    16 Aprile

    All’elenco aggiungerei anche Brigit, dea del pantheon irlandese che è uno degli esempi più semplici della pratica cristiana di “sistemare” le divinità altrui, tramutandola in Santa Brigida, e tutta una serie di divinità femminili locali del mondo celtico insulare che sono diventate streghe o fantasmi.
    Tutte le divinità come Hecate che sembrano rappresentare l’oltretomba, la morte e l’oscurità non sono altro che le tracce delle culture più antiche ancora che, non avendo sviluppato la scrittura come mezzo per tramandare il proprio sapere, le loro divinità sono sopravvissute in forme semplificate a chi è venuto dopo di loro. Non rappresentano solo la morte, ma il ciclo stagionale di nascita – vita- morte – rinascita a cui la terra era soggetta e, come molte altre divinità appartenenti a popoli nemici di quelli vincitori, venivano traslate nella dimensione più misterica della morte, poi relegate a streghe e diavoli dai cristiani in ultimo. Un esempio tipico sono le molteplici amanti di Zeus e suo figlio, Eracle, che si faceva ‘colonizzatore’ di tutto il mondo. Mentre i Dori avanzavano, le divinità sconfitte diventavano le nuove “amanti” di Zeus, per creare l’allegoria del loro potere.

  3. Vicky

    16 Aprile

    Bel post, anche se bisognerebbe partire da una doverosa premessa: l’idea di “Grande Madre” così come di “Triplice Dea” è un’idea essenzialmente moderna, portata in auge dai libri di Robert Graves e di Marija Gimbutas.

    Nell’antichità le dee (e gli dei) avevano particolari “campi di attività” che talvolta erano complementari e/o condivisi con altre dee/dei. Pensiamo poi alle varie assimilazioni/contaminazioni come Cibele che nasce come dea dei luoghi selvaggi o Iside che nasce come culto locale, ma poi con le guerre di conquista e l’affermarsi di stati/dinastie diventano “dee regine” (specialmente dopo le “modifiche” apportate dai Romani).

    Anche perché se prendiamo i tre requisiti che hai descritto:
    “il legame/personificazione con la terra, la forza creatrice e generatrice legata alla maternità e il ruolo di mediazione tra l’umano e il divino.”, la stessa Magna Mater non corrisponde a questi requisiti, ma Amaterasu sì.

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