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I costi economici della violenza di genere: l’ONG Intervita e il tour “Siamo pari”

Intervita è un’organizzazione non governativa che, dal 1999, si occupa di tutela dei diritti de* bambin* e delle donne. Uno dei suoi principali meriti è quello di aver implementato la realizzazione di un’indagine nazionale sui costi economici e sociali della violenza sulle donne in Italia.

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Quanto Costa il Silenzio? rappresenta una fonte dati utile per chiunque studi il fenomeno della violenza di genere, ma anche e soprattutto per le istituzioni, che la utilizzano nell’ottica di progettare politiche d’intervento.

Uno dei suoi punti di forza, dal mio punto di vista, è individuabile nel focus sui costi economici della violenza di genere. Culturalmente, siamo difatti portat* a pensare a questi episodi come ad un fatto privato, ignorando l’impatto che hanno sulle comunità dove essi hanno luogo e alle spese (N.B. denaro sonante) che, in forma indiretta, sosteniamo di conseguenza (es. costi ospedalieri).

Lavorando presso un ufficio per le Pari Opportunità, mi è capitato di assistere a conferenze stampa e interventi pubblici durante i quali sono stati presentati alcuni dei risultati dell’indagine di Intervita. In un paio di occasioni, mi sono trovata ad ascoltare le voci di amministratori pubblici che, gonfiando il petto, sostenevano fosse imperativo contrastare la violenza di genere indipendentemente dai suoi costi economici. Parlare di vile denaro, dal loro punto di vista, svilirebbe la gravità del fenomeno.

Osservazioni di questo tipo non possono che provenire da personaggi abituati a dare molta aria alla cavità orale, quando invece sarebbe meglio optassero per la via del silenzio.
Dichiarare che la violenza di genere va condannata per partito preso, senza dati alla mano, non è così diverso dal farsi galanti con le donne “perché sono più deboli, fragili e bisognose di protezione”. Parlare di costi economici è tutt’altro che vile, poiché costituisce parte del processo d’intervento sul problema, nonché un modo per catturare l’attenzione anche di chi – detto brutalmente – della violenza di genere se ne frega e se ne lava le mani.

In questi giorni Intervita sta proponendo un tour di diverse città italiane chiamato Siamo pari, focalizzato su un workshop – “Quali investimenti per le strategie di contrasto alla violenza sulle donne?” – che si basa sui dati di cui sopra.

L’iniziativa è seguita da un interessante campagna di comunicazione, che prevede la proiezione di tre video ritraenti episodi di violenza domestica, dando l’illusione che i fatti si stiano svolgendo veramente dietro ad una finestra.
Molto spesso le campagne di comunicazione contro la violenza di genere, per lo meno in Italia, sono retoriche e orripilanti, al punto che sembrano delle vere e proprie prese in giro. In questo caso il risultato è invece molto riuscito.

L’unica critica che mi sento di muovere, visto il contenuto molto forte dei video, è questa: nel presentarli in piazza, si è scelto di apporre il disclaimer “per i temi trattati si consiglia la visione ad un pubblico adulto”. Sarebbe forse stato opportuno cercare delle strategie di divulgazione che non si limitassero ad evitare la visione delle proiezioni alle persone più giovani, ma che tenessero contro anche dell’impatto che esse possono avere su donne con storie di violenza, che si trovassero per caso a transitare per le piazze. In Italia non si usano praticamente mai i cosiddetti “trigger warnings“, ma in questo caso sarebbero necessari, considerando che video di questo tipo potrebbero causare problemi di stress post-traumatico.

Detto questo, i video sono molto ben fatti e l’iniziativa valida, per cui vi consiglio partecipare.

Ecco le date del tour:

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