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Cosmetica naturale: storia di un percorso di conve...

Cosmetica naturale: storia di un percorso di conversione

di Giulia Usai

Tutto cominciò quando incappai in un allarmante articolo in rete, forse pubblicato da qualcuno dei miei contatti Facebook, non ricordo: una grafica dal dubbio gusto estetico bollava con aggettivi spietati un’immagine dell’olio Johnson’s, perentoriamente associato al Male. Un sussulto mi colse – dopotutto ne avevo sempre fatto un uso abbastanza regolare – e aprii il link con angoscia. Fu la mia folgorazione sulla via di Damasco. Ciò che lessi mi portò a concludere che stavo infliggendomi una lenta e volontaria tortura, vendendo il mio corpo alle spietate logiche affaristiche delle multinazionali cosmetiche attraverso l’atto deliberatamente intenzionale di cospargere la mia pelle di paraffina, un derivato del petrolio.

A quel punto nella mia testa risuonò qualcosa di simile a un canto apocalittico dei Carmina Burana e, tra l’indignato e l’incredulo, decisi di scoprire qualcosa in più sull’olietto malefico e sulla cosmetica sintetica mainstream, non potendomi fidare completamente di una fonte decisamente improbabile e dalla grafica visivamente disturbante, peraltro. Cominciai perciò uno studio approfondito del materiale in internet a proposito, e arrivai a scoprire opinioni contrastanti: c’era chi metteva a tacere gli allarmismi facendo riflettere sul fatto che i prodotti che utilizziamo sono stati approvati dalle norme europee dei consumatori, c’era chi intervistava il chimico di turno che rassicurava sulla non tossicità delle sostanze, e infine c’era chi, con intransigenza talebana, conduceva una crociata sanguinaria contro qualunque tipo di ingrediente di derivazione artificiale.

Sulla base dell’istinto e secondo affinità puramente impulsive tendo a preferire ciò che è o suona naturale, e decisi perciò di procedere a una graduale conversione al lato bio della forza.

Una tappa obbligata è stata perciò l’attenta ispezione del mio armamentario cosmetico: avvicinando al naso le etichette dei miei prodotti, munita di una lista che elencava le sostanze NO appositamente stampata per l’occasione, una piccola pugnalata mi coglieva ogni qualvolta leggevo un ingrediente che non avrebbe dovuto far parte della mia nuova vita. Ma mica potevo buttare con efferata determinazione confezioni appena aperte o ancora da terminare, per cui nell’intenzione di smaltirle continuo a spalmare cremine e saponi vari con un certo rassegnato dispiacere.

Intanto ho pianificato il futuro prossimo, cominciando a munirmi di qualche prodotto indispensabile per una vera convertita. Mi sono detta che, a pensarci bene, sino a qualche decennio fa le donne sono sempre ricorse alla natura per prendersi cura di sé, e fino a prova contraria nessuna aveva sentito la mancanza dei petrolati sino all’avvento dell’era della plastica.

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Bottiglia di olio di cocco

La prima tappa della biometamorfosi perciò è stata l’acquisto di una bottiglia di olio di cocco, dopo che letture di ogni sorta mi avevano convinto delle sue doti miracolose nel trattamento dei capelli sfibrati. A lasciarmi interdetta, di primo acchito, è stata la consistenza: siccome non vivo in Kerala, con le temperature dell’inverno europeo l’olio non è oleoso, ma si presenta in forma di sostanza bianca solida e compatta, cosa che per un attimo mi ha fatto sospettare che fosse andato a male. Un’ulteriore ispezione su un blog di biotalebane mi ha poi rassicurato sul comportamento chimico di quest’olio vegetale, che, essendo ricco di acidi grassi saturi, al di sotto dei 25 gradi rimane solido. Dopo aver impugnato il collo della bottiglia e averla posta sotto un getto d’acqua calda, incantata ad osservarne il processo di liquefazione mi sono preparata alla mia prima maschera a base di olio di cocco, che ho distribuito dal cuoio capelluto sino alle punte, lasciandola in posa una mattina intera e lavandola via con una generosa quantità di shampoo. All’asciugatura, devo ammettere di non aver gridato di gioia: per quanto effettivamente sulle lunghezze i capelli apparissero lucidi e nutriti, alla radice mancavano totalmente della leggerezza di un capello appena lavato (dopotutto avevano appena fatto un bagno d’olio). Ho dunque appuntato nella mia mente la seguente raccomandazione: d’ora in poi, usalo solo da metà lunghezze in giù.
Comunque, nella mia pagella, a favore dell’olio di cocco vanno: il prezzo (se evitate i packaging fighi e andate a reperirlo nei minimarket gestiti da sud-asiatici, costa meno di 2 euro), l’effetto corposo che dà alle punte secche, il suo essere un prodotto totalmente puro e non trattato. Gli aspetti a sfavore: può appesantire i capelli sottili se non viene lavato minuziosamente, e, seconda cosa, non sa assolutamente di niente, nonostante la mia ferma convinzione profumasse di noce di cocco.

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Burro di karité

Altra tappa è stata procurarmi del burro di karité per la pelle. Per quanto riguarda la consistenza del prodotto, vale lo stesso discorso dell’olio di cocco: con le temperature europee non è morbido e burroso, e per renderlo adatto all’uso stavolta mi sono ingegnata nel puntare direttamente l’asciugacapelli sulla confezione aperta. Un aspetto totalmente negativo: sa di rancido, ma da morire, e ricerche attente mi hanno confermato che è il suo odore naturale, per cui se il vostro sa di buono… è stato trattato. Insomma, non so voi, ma sentendo parlare del burro di karité mi ero sempre figurata un profumo corposo, avvolgente, sicuramente piacevole, e sbattere il naso di fronte alla realtà dei fatti per un attimo mi ha frenato. La densità di questo burro è massima, e ne basta veramente poco per idratare la pelle del corpo; un vivissimo consiglio: non usatelo se di lì a poco dovete uscire, o sembrerete dei tacchini spalmati di grasso pronti a entrare in fondo e con uno strano odore, meglio distribuirlo dopo la doccia prima di andare a dormire, cosicché abbia modo di penetrare a fondo nella pelle durante la notte.
Andiamo ai voti, a favore: rende la pelle veramente luminosa e omogeneamente idratata, e se durante il processo di spalmatura passate le mani unte sulle punte dei capelli (con delicatezza, senza impregnarle) ve le renderà brillanti e più corpose. A sfavore: il terribile odore, il fatto che l’assorbimento da parte della pelle non sia immediato. Sul prezzo, cercando in profumeria o su internet ne trovavo di proibitivi, sinché non sono entrata in un negozietto dall’illuminazione scarsa gestito da una coppia di cinesi marito e moglie che vendeva barattolini da 150 ml a 2 euro e 50. Quindi non rassegnatevi al primo prezzo che vi propongono, sono prodotti di uso comune in alcune parti del mondo e se nei nostri canali di distribuzione sono ancora cari è per il loro essere una novità.

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Shampoo con poche schifezze dentro

Terza tappa nell’arricchimento del mio nuovo arsenale cosmetico è stata l’acquisto di uno shampoo con l’INCI (ovvero l’elenco degli ingredienti, ordinati secondo la quantità presente nel prodotto) più essenziale che abbia mai avuto. Siccome sino ad ora tra scaffali da supermercato e farmacia non avevo ancora trovato un prodotto lavante che riuscisse a rimpolpare e rendere lucide le punte sfibrate, le mie ricerche autodidatte mi hanno portato a concludere che la colpa potrebbe essere dei siliconi, spesso presenti negli shampoo per la loro capacità di rivestire il capello di una patina superficiale che lo fa apparire brillante e voluminoso, ma che nella realtà dei fatti lo soffoca dall’interno. Quindi ho fatto il mio primo lavaggio massaggiando sul cuoio capelluto questo liquido che fa una schiumina debole con polpastrelli intrisi di speranza. Dopo aver tamponato i capelli con un asciugamano, ero indecisa se essere soddisfatta o meno del risultato: la mia problematica chioma risultava un po’ arida, ma nello stesso tempo leggera come non lo era da molto tempo. Nuove consultazioni di pagine internet di patiti del bioestremismo mi tranquillizzavano ancora: ai primi lavaggi con questo nuovo metodo, il capello, abituato da una vita a sostanze sintetiche e siliconi, reagisce in maniera anomala al trattamento con un sapone basico, e bisogna avere almeno un mese di pazienza per osservarne i cambiamenti positivi sulla struttura. In effetti ora un mese è passato, e noto quanto i miei capelli siano sani e non tendano a elettrizzarsi come mi capitava un tempo. Tra l’altro non si formano doppie punte, le mie acerrime nemiche.
Gli aspetti a favore di questo shampoo, quindi, sono sicuramente tanti: delicatezza estrema del lavaggio, profumazione naturale con oli essenziali, e prezzo onesto, che mi ha permesso di comprarne un intero litro (un litro!) a 5 euro, in un negozio biologico che vende saponi e detersivi a peso. A sfavore: i risultati non del tutto incoraggianti dei primi lavaggi.

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Olio essenziale

Un altro prodotto degno di nota che fa parte della mia nuova vita è il tea tree oil, ovvero l’olio essenziale di melaleuca alternifolia, che con l’albero del tè non ha niente a che vedere. Invece che acquistare scrub purificanti, creme antiacne e prodotti contro le impurità della pelle, le mie ricerche mi hanno convinto che una toeletta quotidiana composta da un lavaggio del viso con acqua, una crema idratante essenziale e un goccio di tea tree oil nei punti in cui si presentano impurità o pelle grassa vale molto più di qualunque bombardamento del viso con prodotti aggressivi, che se da un lato sgrassano la pelle impura dall’altro provocano desquamazioni varie e nuovi brufoletti di reazione. Quindi mi sono procurata una fialetta di quest’olio essenziale in erboristeria, che si distribuisce con il contagocce ed è davvero efficace: posto esclusivamente sulla zona da trattare (un rossore, una piccola infiammazione) sgonfia e svolge un’azione disinfettante, scoraggiando le manifestazioni acneiche sul nascere. Costa leggermente di più degli altri prodotti di cui ho parlato (una boccetta da 10 ml oscilla intorno agli 8 euro) ma trattandosi di un prodotto concentrato ne basta davvero poco perché faccia effetto, e riducendo all’osso i prodotti della detersione quotidiana in favore di questo, che ha una funzione universale, il risparmio è notevole.
Perciò, ai voti: a favore vanno l’efficacia purificante, il profumo (secondo tant* è troppo intenso, ma io ci sento il bergamotto e lo trovo inebriante); a sfavore: forse l’odore, a seconda del fruitore.

Da poco un’erborista, dopo avermi preparato un intruglio di ginseng e altre piante energizzanti, vista la mia richiesta di un prodotto bomba per la sessione d’esami invernale, mi ha salutato con questa frase: “Ricordati, le erbe funzionano davvero”, accennando poi un sorriso dalle venature intrinsecamente folli, ma al quale ho deciso di credere come a una preghiera, spinta dall’esigenza di appigliarmi a un materiale tangibile nel quale ricercare le forze perdute.

Guidata da questo motto ho deciso di spingere la conversione al culto della Madre Terra anche oltre, e curare il mio attuale raffreddore grattugiando zenzero come se non ci fosse un domani e aggiungendo gocce di tea tree oil (a quanto pare funziona anche all’ingestione) a tazzone di acqua calda e miele. Al terzo giorno ho avuto una ricaduta, scolandomi un Tachifludec e arretrando di infinite tappe nel mio percorso di purificazione.

Intanto le buone intenzioni ci sono, e anche quel tanto di cocciutaggine e perseveranza necessari nel percorso di conversione al naturale. La strada è ancora lunga, ma nei miei annali vorrei ricordare quest’anno del Signore 2014 come quello della mia consacrazione alla causa bio.


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  1. laura a.

    11 marzo

    uso con soddisfazione da tempo burro di karité (però la versione profumata con oli essenziali, ché l’altra non ci riesco) e tea tree oil.
    Non conoscevo invece le due opzioni per capelli, grazie.
    Aggiungo due cose: il karité funziona anche contro i brufoli nascenti, anche quelli infiammati: spalmandocelo sopra e massaggiando un bel po’ piano piano li riassorbe miracolosamente.
    Per le infreddature tra i rimedi naturali necessita di coraggio è molto efficace l’aglio, spremuto in un infuso di zenzero limone e un po’ di miele. Tanto, quarantena per quarantena…(funziona però solo se preso ai primi sintomi, due o tre infusi a breve distanza)

  2. laura a.

    11 marzo

    errata corrige: “necessita di coraggio MA è molto efficace” 🙂

  3. Elena

    11 marzo

    ti consiglio, a livello di prova, i prodotti della LUSH, se già non li conosci. Sono il frutto di una filosofia interessante e “buona”.

  4. irene

    11 marzo

    Per quanto riguarda l’olio di cocco ti consiglio di comprarlo confezionato in barattolo; proprio perchè a temperatura ambiente è solido, il barattolo aiuta nell’utilizzo…lo puoi direttamente pescare con un cucchiaio e scioglierlo semplicemente massaggiandolo fra le dita, ci vuole un attimo. Io consiglio di usarlo come struccante, è fenomenale, leva tutto e bene e cura la pelle delle palpebre

  5. Giulia

    11 marzo

    Grazie per i consigli!
    i prodotti della Lush li conosco e li ho utilizzati, ma sono abbastanza demonizzati perché per compensare la presenza di ingredienti freschi e facilmente deperibili li caricano di parabeni, che a quanto pare sono ai primi posti nelle bibbie dei bioconvertiti fra gli ingredienti da evitare (anche se c’è chi dice che siano innocui).

  6. Pamfile

    11 marzo

    Altro trik della nonna per il raffreddore è tagliare una cipolla a quadretti e metterla in una tazza insieme a del miele. Dopo di che aspetti qualche ora fino a quando non appare una specie di sciroppo liquido..questo è un toccasana per il raffreddore. E poi io mi affido all’omeopatia e tisane.
    Complimenti, articolo super interessante!

  7. Laila Al Habash

    11 marzo

    Brava Giulia! Bell’articolo ho apprezzato tutto, anche io sto cercando di passare ai prodotti bio 🙂
    Grazie per il consiglio, la prossima volta passerò anch’io da qualche negozietto, un barattolino di burro di karitè aromatizzato lo pago ben 18 euro
    cuoricioni!

  8. Elena

    11 marzo

    Caspita! Non pensavo che i prodotti della lush venissero demonizzati! Io li uso da anni con risultati ottimi, sia per la pelle che per i capelli (sul viso no, non ho trovato altrettanta qualità)… non entro nel merito perchè so di non essere esperta. Mi incuriosisce molto l’olio di cocco!

  9. Vicky

    11 marzo

    Un consiglio: evitate di acquistare certi prodotti come l’olio di cocco nei negozietti di import non controllati. Capisco che costi meno, ma è poco controllato: ricordiamoci che con l’olio di cocco c’è un serio rischio di aflatossine (cancerogene), se non è sottoposto alla corretta estrazione e alle corrette misure sanitarie. Il rischio è tuttora presente e rilevante per la copra (da dove si estrae l’olio di cocco) delle Filippine.
    Lo stesso discorso dovrebbe essere valido per tutti le importazioni extra Ue: controllate che il fornitore sia sicuro, e magari sarebbe una buona idea orizzontarsi su un mercato equo-solidale per evitare sfruttamenti delle risorse naturali (altrimenti che ecobio è?) e delle persone.

  10. Giulia

    11 marzo

    Grazie Pamfile e Laila, e grazie Vicky per le precisazioni. In effetti mi sono lanciata in quest’esperimento con totale inconscienza e impreparazione, senza valutarne tutti i contro. Buono a sapersi, per il futuro!

  11. Sono circa tre anni che uso solo prodotti ecobio per la cura della pelle del viso e dei capelli e per quanto mi riguarda non ho avuto risultati sbalorditivi: voglio dire, avevo l’acne e ce l’ho ancora (visto che è tipo ormonale e da stress). Tuttavia, non credo (anzi, ne sono certa) che tornerò mai indietro: una volta che ti rendi conti del fatto che le aziende (soprattutto multinazionali) ci vendono solo aria fritta e slogan, impari a fidarti solo delle piccole aziende ecobio (italiane e non) che invece cercano di offrirti un migliore prodotto, con ingredienti di pregio, naturali e nel rispetto dell’ambiente.

    Il mio prodotto irrinunciabile è il gel d’aloe vera (puro, ma meglio se emulsionato con gel all’acido ialuronico perchè così è più idratante) con qualcche goccia di olio che va bene per la propria pelle, nel mio caso olio di jojoba (ho una pelle mista, sensibile).

    P.S. Oddio, ho scritto un papiro. Giuro che non volevo salire in cattedra, ma il tema mi appassiona molto. Continuate a diffondere il verbo <3

  12. Cla

    13 marzo

    Io uso il burro di Karitè con olii essenziali da anni, mia mamma è sempre stata una fan sfegatata.
    C’è però un problema che non riesco a risolvere: non si assorbe mai e mi resta sul pigiama (dopo un’ora passata in piedi nuda per casa) facendolo puzzare al primo lavaggio in lavatrice. Voi come fate?

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