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Cosmesi eco-bio for dummies

INCI

Illustrazione di Ester Rossi

Mi sono buttata nell’eco-bio 10 anni fa, quando era ancora una moda agli albori e per sperimentare bisognava chiedere consiglio a poche esperte, fare complicati ordini di gruppo online (chessò, in Germania) e la varietà dell’offerta era minima. Adesso che è passato un po’ di tempo, per fortuna si parla sempre più di cosmesi naturale, i siti e le appassionate fioccano ed è tutto più facile per chi vuole iniziare. Alla fine dell’articolo posterò una serie di link utilissimi ad approfondire la materia, ma ecco qui un breve elenco per capire di cosa stiamo parlando.
Come definire la cosmesi eco-bio? Senza usare paroloni scientifici, nei cosmetici di questo tipo  non ci sono schifezze inutili, (o non ci dovrebbero essere).Perché non ci piacciono? Perché perlopiù sono inefficaci, potenzialmente dannose e/o inquinanti.

Ma come facciamo a capire che cosa c’è dentro le cose che compriamo? Si guarda sulla confezione dei prodotti l’Inci, ovvero l’elenco degli ingredienti che per legge deve essere indicato iniziando dall’ingrediente presente in maggiore quantità in ordine decrescente. Quello che ci interesserà saranno dunque soprattutto i primi posti, che ci faranno capire se dentro alla boccetta c’è quello che promette l’etichetta.

E quali sono gli ingredienti orribili? Per facilitarci le cose esistono certificazioni di vario tipo ma dato che la materia eco bio non è ancora stata organizzata in maniera definitiva possiamo fare un breve elenco, chiarendo subito che le cose brutte e cattive sono molte di più; ma così potrete dare un’occhiata rapida a cosa avete in bagno e già capire come stanno le cose.

Petrolati, o derivati del petrolio: sono diffusissimi nella cosmesi tradizionale perché a basso costo. Creano sulla pelle una patina altamente performante che regala l’illusione di morbidezza e lucentezza… ma in realtà fanno solo questo! E dulcis in fundo, sono stati classificati come “potenzialmente cancerogeni” e questo non ci piace affatto. Quali sono? Sono i primi con i quali combatterete, perché li ficcano dappertutto, sono paraffina (paraffinum liquidum nell’Inci), petrolatum, oil mineral. Se li trovate ai primi posti lasciate il prodotto lì dove sta: nei fatti, dal punto di vista funzionale, è vuoto, praticamente inutile, fa solo bell’effetto.

Siliconi, si riconoscono nell’Inci perché finiscono per –one o –siloxane. Idem come sopra.

Parabeni, sono conservanti. Sono sicuri? Non si capisce bene in realtà a leggere online, da tempo si parla della loro potenziale tossicità senza che venga definitivamente sancita, tanto che ora per sicurezza anche le aziende più famose iniziano a mettere ovunque etichette con la dicitura “Senza Parabeni” (di cui erano piene anni fa, o di cui sono piene le loro linee non eco-bio, ma vabbé…). Li trovate in ingredienti che iniziano per metyl, ethyl, butyl o finiscono per –paraben. Nel dubbio, se vi va, evitate.

Poi sigle strane come PEG, PPG, DEA, MEA, TEA, EDTA; i cessori di formaldeide, sodium hydroxymethylglycinate, imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, che è tutta roba potenzialmente cancerogena; il Triclosan.
Tensiottivi (ovvero che puliscono portando via lo sporco) aggressivi come SLS (Sodium Lauryl Sulfate), e SLES (Sodium Laureth Sulfate).

Queste le prime cose che personalmente controllo ad occhio, ma prima che perdiate la testa dicendo “è troppo difficile!” una buona notizia per tutti: esseri superiori hanno già fatto molto del lavoro sporco per voi. In rete troverete biodizionari con scritto quello che va e non va, e già tantissimi Inci di prodotti sono stati recensiti da appassionati ed esperti in modo che basti digitare il nome e vedere cosa se ne dice. Dovrete ora decidere quale approccio scegliere, se evitare in primis le cose che fanno male a voi o gli ingredienti inquinanti (preferisco non entrare nel merito dei test sugli animali perché troppo complicato) o mixare entrambe le inclinazioni; se essere integraliste al 100% o andare per gradi. Potete anche decidere di farvi le vostre creme e ricette di bellezza da sole perché sì, adesso si trovano un sacco di tutorial anche su come fare tutto (termine tecnico: spignattare) a casa con pochi ingredienti sicuri. Personalmente faccio un discorso di pura utilità economica: non mi va di spendere soldi per cose che quei soldi non li valgono. Tutto qua.

Chiarendo a caratteri cubitali che questo è solo un articolo esemplificativo molto ma molto terra terra, e che l’argomento è immenso e se vi interessa va assolutamente approfondito su altri canali, ecco una serie di link sui quali è d’uopo indirizzarsi, alcuni dei quali sono ormai considerati alla stregua di vere e proprie Bibbie online:

 www.biodizionario.it

www.forum.saicosatispalmi.org

www.lola.mondoweb.net

www.capellidifata.it

www.carlitadolce.com

Questi i siti dove mi informo più spesso. Col tempo poi si trovano i propri prodotti preferiti, ci si fa la mano e diventa tutto più semplice. E si sta meglio noi, la pelle e speriamo, anche l’ambiente. Quindi, buon divertimento!


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  1. Stefania

    22 gennaio

    Un po’ (facciamo un bel po’) meno senso di spocchia della scrittrice avrebbe reso questo articolo decisamente più godibile. Argomento interessante ma affrontato esattamente come se si pensasse ai lettori come a totali deficienti e trattati con lo stesso tono, peccato.

  2. cosmic

    22 gennaio

    allora ricapitoliamo: chimica = cattivi, eco-bio = buoni. perchè si sa, i prodotti eco-bio non contengono sostanze chimiche, non sono fatti di molecole. attenzione che in tutti i prodotti, persino quelli a base vegetale c’è il terribile monossido di diidrogeno! http://www.l-d-x.com/dhmo/facts.html nessuno ne parla perchè???

  3. Semele

    22 gennaio

    Ciao, è la prima volta che commento, anche se vi seguo da un po’. Bellissimo sito, brave! 🙂 E bellissimo l’articolo, l’argomento mi incuriosisce ma non avevo ancora mai approfondito, la tua spiegazione “per deficienti” mi è stata molto utile! Però c’è un piccolo refuso:quando parli dei petrolati dici che sono diffusi nella cosmesi naturale… immagino sia un errore. 🙂

  4. Vicky

    22 gennaio

    Sarebbe bello ricordare anche che un cosmetico o crema biologico non è necessariamente “ecologico”, il termine eco-bio è estremamente fuorviante. Per determinare “l’ecologicità” (passatemi questo brutto termine)di un prodotto vanno valutati sia gli ingredienti, sia il processo con cui è ottenuto (si chiama LCA “life cycle assessment” cioè valutazione del ciclo di vita). Un prodotto biologico può essere “ecologico”, come può non esserlo; e lo stesso vale per i prodotti non biologici.

  5. Tarte

    22 gennaio

    Stefania ma abbiamo letto lo stesso scritto? Partendo dal titolo “cosmesi eco-bio for dummies” e arrivando alla chiosa “questo è solo un articolo esemplificativo molto ma molto terra terra”, non vedo dove tu possa averci cavato della spocchia.
    Unico appunto: trovo anche io che l’utilizzo del termine “chimico” in opposizione ad un fantomatico “naturale” sia davvero ambiguo e disinformante.
    Per il resto pollici in su per la cosmesi eco bio!

  6. federica

    22 gennaio

    C’è un errore in “Petrolati, o derivati del petrolio: sono diffusissimi nella cosmesi NATURALE” 😉

  7. veronica VITUZZI

    22 gennaio

    Sono l’autrice dell’articolo, e mi dispiace essere stata accusata di spocchia, lo stile terra terra faceva in realtà riferimento al mio personale terrore di non sapere rendere bene un argomento che è di per sé vastissimo, quindi i riferimenti naturale-chimico sono da prendersi, come pensavo fosse evidente, con le pinzette. Si tratta ovvero del tentativo di divulgare non tanto con informazioni precisissime – perché una volta che si approfondisce il tema si scopre che che i modus operandi possibili sono vari – quando dare proprio un’idea generica di che cosa di tratta; è propriamente diretto a chi non ne ha mai sentito parlare per farsi una prima idea. L’intento era usare gli stessi discorsi che potrei fare con un’amica ignara; faccio un’infarinatura generale rimandandola però a farsi poi una cultura da sé perché credo in merito ci sia un sapere immenso che va oltre la mia possibilità di provare solo a descrivere il fenomeno. sapete Anzi, parecchie sono state l’ansia e le ricerche per cercare di non scrivere troppe castronerie, dato che da anni uso gli stessi prodotti (Bjobj, Fitocose ed erbette indiane) e ho smesso di fare ricerca. Grazie per aver notato il refuso!

  8. veronica VITUZZI

    22 gennaio

    (Anzi, se avete idee o opinioni da condividere sull’argomento – per esempio non riesco a capire il ruolo dei parabeni – intervenite pure, sicuramente molte ne sanno più di me; l’articolo vuole solo fornire un input di partenza per stimolare la curiosità e io stessa essendo divenuta una consumatrice pigra mi perdo nelle definizioni più rigorose)

  9. vicky

    22 gennaio

    Veronica, apprezzo l’articolo, e comprendo che tu abbia voluto semplificare un argomento complesso, per spiegarlo a tutti.

    Tuttavia, proprio per questo, avrei gradito più accuratezza nell’uso dei termini (evitando “schifezze chimiche”, “cose sintetiche”, il tipico scontro “chimico VS naturale”).
    Se vuoi aiutare le persone a capire, devi fornire un’informazione di base corretta, senza fondamenta non si può costruire una casa.

    Altrimenti ti trovi davanti persone che credono a quattro slogan, e che si fanno fregare da claim più o meno dannosi, del tipo “tanto è biologico, che male può farmi?” o “io uso prodotti naturali perché il petrolio è chimico” etc.

    Poi vorrei ricordare che anche lo “spignatto” (aldilà della maschera fatta in casa con yogurt e poco altro) non è per tutti, servono attrezzature, materie prime e tanto studio, per evitare di far danni in primis a se stessi.

  10. Veronica Vituzzi

    22 gennaio

    Vicky, comprendo il tuo punto di vista ma nei fatti credo sia utile riferirsi più a qualcosa di concreto come la lettura dell’Inci sulla confezione che qualifica il prodotto piuttosto che fermarsi su quella materia scivolosa che sono le definizioni, e questo comprende saper andar oltre gli stessi slogan pubblicitari (“naturale”, “biologico”!) che come tu dici spesso sono specchietti per le allodole; e per questo ho preferito più che cercare di offrire definizioni teoriche rigorose, dati concreti su cui ragionare, ovvero prendere in mano i cosmetici che si hanno in casa, magari costosi, e rendersi conto quanto poi la loro reale funzionalità valga il prezzo che li si è pagati. Per lo spignatto intendo non solo creme con conservanti ma anche ricette tipo scrub, impacchi etc, cose che effettivamente chiunque può fare. Personalmente a me agli inizi ha aiutato più un elenco di ingredienti da evitare più che ogni discorso perché poi tocca affrontare il problema di 1) Differenza biologico-ecologico, come dicevi tu, ovvero decidere quanta importanza dare anche l’impatto sull’ambiente e la sostenibilità del prodotto 2) Test sugli animali ovvero cercare di capire se Davvero esistono aziende che non testano, e la differenza fra il testare i singoli ingredienti e il prodotto finito.
    Da qui discorsi come un silicone al quinto posto è tanto brutto, come mi rapporto al behentrimonium chloride che sta in tanti balsami anche “eco-bio”, districa i capelli ma inquina? E inquina davvero o arriva all’ambiente in condizioni ormai innocue? Allora le cose iniziano a complicarsi, ma è tutto partito da lì dal leggere l’inci e iniziare a farsi domande.

  11. Veronica Vituzzi

    22 gennaio

    Sul discorso invece del chimico vs naturale, e la possibilità che venga inteso come chimico brutto sto facendo una riflessione e penso potresti avere ragione, forse è una definizione troppo semplicistica, anche se non punto il dito su ingredienti chimici, ma sul gruppo più piccolo di ingredineti chimici inutili e/o dannosi: forse però è resa in modo da poter essere equivocata con toni manichei.

  12. Vicky

    22 gennaio

    Veronica, ripeto apprezzo l’articolo. La lista di ingredienti da evitare la uso anch’io, e cerco sempre di acquistare in modo consapevole.

    Quello che volevo evidenziare io è che tutto ciò che è naturale E’ chimico: l’estratto biologico di una pianta è una (o più) molecola chimica. D’altra parte il petrolio, checché se ne dica, è naturale!

    Fare questa differenziazione tende a fissare il concetto di chimico=male, naturale=bene che è sbagliato. Per esempio pochi avvisano di stare attenti agli oli essenziali usati nella cosmesi naturale, eppure possono creare reazioni allergiche anche molto pericolose, specie se si usano sul viso.

    Ripeto, non voglio contestare il tuo articolo, ma trovo che sia giusto dare un’informazione scientifica corretta.

  13. Veronica Vituzzi

    22 gennaio

    Nessun problema, anzi,credo infatti che alla fine, per un senso di responsabilità, toglierò l’aggettivo £chimiche” a “schifezze” per non rischiare possibili ulteriori fraintendimenti 🙂

  14. martina

    24 gennaio

    Veronica apprezzo tanto l’articolo, perché al di là della correttezza scientifica più o meno perfetta, dà attenzione ad un problema che io stessa in questi giorni sto affrontando – ossia il rendersi conto che determinati cosmetici, per quanto “high-end” e dall’effetto ammaliante, abbiano in realtà l’impatto del silicone saratoga sulla faccia. Grazie per aver scritto questo pezzo.

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