Crea sito
READING

Con il piede straniero sopra il cuore: Vicenza, la...

Con il piede straniero sopra il cuore: Vicenza, la base NATO e gli stupri dimenticati

arton1838

Prima che venisse aperto il cantiere della Ederle 2, il senso di minaccia che percepivo si concentrava quasi solo nei giorni delle manifestazioni. Il rumore degli elicotteri che sorvolano la città, il dispiegamento di mezzi blindati ad ogni angolo, i quartieri chiusi. Io c’ero in qualità di ombra. Scrivevo di Vicenza, del No Dal Molin e della nuova base NATO sul mio blog, perché gli articoli sulla stampa nazionale e locale erano troppo freddi e spesso dicevano il falso.

Quando aprirono il cantiere, una parte del paesaggio vicentino mutò in modo radicale. C’erano gru altissime, reti e il letto di un fiume che veniva spostato un po’ per volta. La mia parrucchiera mi raccontava dei workshop di resistenza passiva e io pensavo che sono una di quelle persone che crollano troppo facilmente, scosse dal panico e dai tremori. Ero inutile e, nella mia inutilità, prendevo appunti e tentavo di raccontare quello che stava succedendo in città.

Alcune ragazze di mia conoscenza se la facevano con militari americani della base. A Vicenza è abbastanza normale che ciò accada. Io le guardavo pensando agli agenti della Digos appostati lungo la strada e alla gente che avevo visto tornare in Presidio con la faccia ricoperta di sangue. Sono molto melodrammatica, forse addirittura ideologica. Dopo tutti questi anni, continuo a trovare disgustoso che una vicentina possa scopare con un militare della Ederle. Mi sento tutt’ora pronunciare frasi come, “Se la fa con il nemico”.
So che sono idiota a dirlo e che non c’è giustificazione per le mie sparate, eppure non riesco a farne a meno. C’era un periodo in cui era impossibile ignorare quello che stava succedendo a Vicenza, che si fosse d’accordo o meno con la costruzione della Ederle 2. Io ascoltavo le vibrazioni del suolo e pensavo ai soldi che c’erano in ballo, ai giochi di potere, e alla sensazione di non avere alcun controllo, alcuna voce in capitolo.

Vicenza

Prima che il No Dal Molin giungesse sulla stampa nazionale, ero solita pensare ai militari americani di stanza a Vicenza in due soli modi, che riflettevano le occasioni in cui li vedevo in giro.
Il primo risale alla mia infanzia, quando li incrociavo la mattina presto, di corsa, in tenuta mimetica e con lo zaino in spalla. Anni dopo scoprii che quella era una punizione inflitta ai soldati che tornavano alla base ubriachi o che avevano fatto qualcos’altro di proibito.
Il secondo risale alla mia adolescenza, quando li vedevo devastati dall’alcol in giro per il centro storico, il sabato sera. Spesso erano molesti, motivo per cui, con il tempo, molti locali decisero di vietar loro l’accesso. Credo che anche le stesse autorità militari tentassero di contenerli. Poi, con il progressivo aumento delle tensioni in città, li si vide in giro sempre di meno.
Io però sono stata relativamente fortunata, perché vengo da un quartiere situato abbastanza lontano da S. Pio X, quello in cui sorge la Ederle. La mia collega Marta Corato, che viene proprio da lì, ricorda che da piccola le veniva detto “Attenta agli americani ubriachi”, quando usciva di casa da sola, anche solo per andare a catechismo.

A Vicenza ci sono un sacco di reduci. Si tratta di un’informazione di dominio pubblico. Sintonizzandomi sulle frequenze radio di American Forces Network, anni fa mi capitava di sentire annunci che invitavano i soldati con problemi psicologici ad andare a farsi vedere in un apposito ambulatorio. Com’è noto, andare in guerra può mandare fuori di testa la gente.
Ogni volta che sul Giornale di Vicenza si leggeva di uno stupro commesso da un reduce, veniva sempre fuori che c’era in ballo la sindrome da stress post-traumatico. Poi seguivano i tentativi di insabbiare la vicenda e per lo più si arrivava a dimenticare l’accaduto, fino a che non succedeva di nuovo.

Ora la Ederle 2 è una realtà tangibile, anche se non dalle persone come me. Ci vuole un permesso speciale, trattandosi una zona militare sulla quale ci si è consumati e dibattuti per anni.
Il panorama della città è mutato. C’è stata l’alluvione. Ci sono le conseguenze dei legami che sono venuti a crearsi tra chi si opponeva all’espansione.
Quello che sembra non cambiare mai, invece, è la neutralità con cui vengono accolte le notizie dei nuovi stupri. L’ultima è ancora fresca.

Sembra quasi che ci si sia rassegnati, che questo sia un prezzo da pagare. A quanto pare, dobbiamo essere grati per essere stati liberati dalla piaga fascista. A distanza di decenni, ci sono ancora vicentini che dichiarano che siamo in debito con gli americani. Quei pezzi di terra, quelle colline bardate con il filo spinato sono un piccolo ringraziamento, un atto dovuto.

Io però vorrei capire se anche quelle ragazze sono merce di scambio. Vorrei capire perché, in un momento in cui va così di moda parlare di violenza sessuale, di questi casi non si scrive, indipendentemente che riguardino prostitute africane senza visto o vicentine minorenni. Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse quanto poco pesano quei fatti e perché. Vorrei che mi si guardasse in faccia nel dirmelo.


RELATED POST

  1. Jennifer

    7 Gennaio

    Riporto, sconcertata, un commento sotto all’articolo citato qui del Giornale di Vicenza. “Che significa minorenne? da 18 anni in giù sono tutte minorenni. Potrebbe essere una “quasi” 18 enne che si atteggia da “vamp” e che ha fatto “coocoo” al giovinastro. Vorrei proprio vedere se (anche se la moda è per “altre” preferenze) una “ragazzina” facesse moine ad un giovanotto se questo si ritirerebbe. la “bimba” esce con i fratelli, ma poi se ne va per conto proprio? e poi la ha “condotta in un luogo appartato e ha usato violenza” e lei non ha gridato e attirato l’attenzione di nessuno? ma dove si trovavano: in Siberia? capisco che i tempi sono cambiati e che, giustamente, ognuno ha il diritto di fare quello che vuole, ma tanto bambina non mi pare!!!”
    Io non conosco l’opinione pubblica di Vicenza, ma se queste sono le premesse andiamo bene.

  2. Calogero

    7 Gennaio

    Sono un centinaio le basi americane in Italia, anche il Giappone è ancora sotto occupazione, con 50000 militari americani. Voi li chiamate liberatori. c’è gente che la pensa diversamente.

  3. Paolo1984

    7 Gennaio

    il commento riportato da Jennifer è infame punto. Uno stupro è uno stupro, chi lo commette deve essere punito, militare, civile e di qualunque nazionalità sia.
    Detto questo, usare questa vicenda o approfittare di un post su questa vicenda (e qui penso a Calogero) per fare polemiche ideologiche sulla presenza militare americana in Italia lo trovo eticamente riprovevole. Ogni volta che esce la notizia di qualche crimine (meglio se si tratta di reati violenti) il cui colpevole è (o sembra essere) un migrante subito parte la strumentalizzazione politica e ideologica da parte della Lega e altri partiti e simpatizzanti di destra più o meno estrema contro i migranti…ecco noi tutti condanniamo giustamente questa strumentalizzazione perchè se alcuni migranti commettono dei reati i colpevoli sono loro non tutti i migranti o i migranti della stessa nazionalità..ecco spero che altrettanto valga in questo caso..(sì anche se non sono migranti poveri ma i soldati di una superpotenza e anche se alcuni militari americani la sera si ubriacano, poi qualcuno mi spieghi la differenza tra un americano ubriaco in divisa e un italiano ubriaco in divisa)
    per fortuna l’articolista stessa fa autocritica su questo però quando ho letto quel “se la fa con il nemico” riferito alle ragazze ree di uscire con dei militari americani mi sono tornati in mente i partigiani che rapavano a zero in segno di spregio le donne colpevoli appunto di “farsela col nemico” che allora erano i fascisti e i soldati tedeschi..quello però avveniva in un reale contesto di guerra (guerra di liberazione dal nazifascismo e insieme guerra civile perchè i nazifascisti erano anche italiani), un contesto nel quale i soldati tedeschi e i loro complici fascisti italiani avevano commesso stragi e massacri contro civili inermi, uomini, donne e bambini quindi l’odio verso quelle donne e verso chiunque avesse avuto “buoni rapporti” con gli occupanti e i fascisti era ed è assolutamente spiegabile. Ma la Vicenza di oggi non è l’Italia del ’43-44…non essendoci più un “nemico” non dovrebbero più esserci “collaborazioniste/i”o “amanti del nemico”. Lo spero.

  4. Calogero

    7 Gennaio

    Caro Paolo, pensa alle stragi compiute dai “liberatori” (te ne dico due, strage di Gorla e le “imprese” dei goumiers), oppure all’eccidio di Porzus. La realtà non è bianca o nera come la dipingete voi, anche il termine nazifascismo è stato inventato di sana pianta.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.