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Lasciamo che “Come mi vorrei” vada in ...

Lasciamo che “Come mi vorrei” vada in onda e anneghi nel proprio brodo

Oggi ho guardato una puntata di Come mi vorrei, il programma di makeover condotto da Belén Rodriguez su Italia 1.
La mia bacheca di Facebook era stata precedentemente invasa da inviti a firmare la petizione – tutt’ora attiva – che ne chiede la cancellazione. Alla luce di questo principio di sollevazione, mi aspettavo un prodotto televisivo segnato da inediti livelli di stupidità e malafede. Ho seguito la puntata tenendo gli occhi e le orecchie ben aperte, rimanendo infine assai delusa.

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Come mi vorrei è un programma identico a molti altri già visibili da anni sulle tv italiane. Volendo essere precise, si tratta di una copia mal riuscita di Plain Jane, un reality statunitense del network The CW, mandato in onda in Italia da Mtv.
Le puntate hanno un andamento standard: (1) una ragazza contatta la conduttrice chiedendo aiuto, (2) quest’ultima interviene con svariati test e momenti dedicati al makeover, (3) e infine tutti si beano della rimessa a nuovo della protagonista.

Trattandosi di un format ormai pressoché desueto, già sfruttatissimo nel nostro Paese da Real Time, non stupisce che gli ascolti di Come mi vorrei siano stati assai limitati (circa 3,5% di share per la prima puntata).

Come mi vorrei è un pedestre invito a riportare in auge una femminilità docile, standardizzata e schiava dello sguardo maschile. Laddove Plain Jane, in tutta la sua scempiaggine, riusciva almeno a fornire una parvenza di (sadomasochistico) intrattenimento, il programma di Rodriguez appare come un’accozzaglia di scenette fatte di psicologia spicciola e rituali di denigrazione.
Come mi vorrei calca la mano soprattutto sulla necessità di adeguarsi ad un’idea stereotipata di desiderio maschile. Nelle parole della conduttrice, gli uomini sarebbero tutti una manica di egocentrici bisognosi di rassicurazione. Ora, mi chiedo, perché mai io – generica ragazza etero – dovrei fare uno sforzo per conquistare un uomo simile, che al massimo riuscirebbe a causarmi perdite di latte dalle ginocchia?

Nella puntata che ho visto, Rodriguez spiega ad Annalaura che, per non far scappare i potenziali partner, è bene tenere la bocca chiusa:

Tu parli molto… secondo me la donna deve rimanere un po’ misteriosa, un pochettino… quindi noi lavoreremo sull’autocontrollo

Leggendo alcuni commenti alla petizione contro il programma, ho incontrato diverse critiche a questo tipo d’impostazione, che puzza di manuali di bon ton e cozza profondamente con i mutamenti culturali in corso da decenni nel nostro Paese, in primis l’accesso massiccio delle donne all’università.

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Se da un lato trovo positivo che diverse migliaia di persone abbiano reagito con fastidio alla messa in onda di Come mi vorrei, dall’altro sono portata a chiedermi se pretenderne la cancellazione per mezzo di una petizione sia la via giusta.

Come mi vorrei è destinato a sparire molto presto, non tanto grazie alle critiche raccolte, ma perché i dati sugli ascolti appaiono assai miseri.
Anche trascurando questo aspetto, la piccola sollevazione che c’è stata in questi giorni si è limitata ad una richiesta di soppressione che, ai miei occhi, sta raggiungendo un pubblico già sensibilizzato al problema della rappresentazione stereotipata delle ragazze in tv; un pubblico che probabilmente Come mi vorrei non l’ha neanche mai visto.

Da anni in Italia c’è chi chiede che venga fatta educazione ai mass media, affinché le nuove generazioni possano acquisire gli strumenti analitici per decostruire e comprendere a fondo i messaggi delle quali sono destinatarie.
La petizione e molti dei commenti che ho letto, invece, assumono un tono (più o meno) paternalistico, volto ad eliminare il programma di Belén Rodriguez, ovvero a celare temporaneamente un problema molto radicato.

Contattare i network televisivi chiedendo spiegazioni o proponendo delle critiche costruttive è una pratica importante e che va sfruttata, ma il nostro attivismo non può limitarsi a questo. Entro i limiti delle nostre possibilità, dobbiamo cercare di raggiungere altri pubblici, magari scendendo dai piedistalli che crediamo di avere incollati alle suole delle scarpe.
Questo, ai miei occhi e nella mia esperienza, significa trovare il tempo e le occasioni per parlare di programmi come quello di Rodriguez insieme a persone che non la pensano come me.

Firmare una petizione contro un reality destinato a sparire presto fa poco o nulla per migliorare lo stato in cui riversa buona parte della televisione italiana. Si tratta soprattutto di un modo per rassicurarci, per ricordarci quanto siamo lungimiranti, nonché scevri dal morbo degli stereotipi di genere e della “bassa cultura”.

Il fatto che Come mi vorrei vada in onda non mi fa né caldo né freddo. Lo trovo così scarso e mal realizzato che provo piacere nel contemplare il suo inevitabile declino:

Immagino divani e sedie occupati da telespettatori intenti a fruirne qualche passaggio.

Rodriguez sta frugando in un cassetto di Annalaura. Estrae degli adorabili calzini decorati con delle renne. Dichiara: “Secondo me questa ragazza è in fissa con il Natale”, dando ad intendere che ciò faccia di lei una matta da legare.

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Visualizzo migliaia di mani intente a cambiare canale e poi nient’altro che oscurità.


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  1. Euforilla

    23 aprile

    Concordo sul lasciarlo morire nel suo brodo.
    Ma mi chiedo una cosa: sono anni che questi programmi imperversano in tv, ci sono canali che vivono solo di questo, ma mai una petizione (o almeno… non che io sappia), non è che adesso si fa tanto rumore solo per Belen? Nel senso, non mi sembra tanto un “diamogli al programma sessista” quanto più un “diamogli alla persona famosa e tanto contrastata”, per essere sul pezzo insomma…

  2. margherita ferrari

    23 aprile

    In effetti sono usciti diversi pezzi (che ci hanno infastidite) all’interno dei quali Belen Rodriguez veniva presa più o meno gratuitamente in giro. In effetti nel programma non fa una bella figura, ma mi pare ingiusto far ricadere l’intera responsabilità su di lei.
    Insomma, mi trovo d’accordo con te.

  3. Valentina

    23 aprile

    Ma cosa vuol dire “il nostro attivismo non può limitarsi a questo”? Almeno la ragazza che ha creato la petizione ha fatto quello che poteva, nel suo piccolo, contro il sessismo e gli stereotipi. E’ ovvio che questo non migliori la situazione della televisione italiana, ma almeno è qualcosa. Uno non può schioccare le dita e far sparire il sessismo dalla tv e dal resto del mondo. Può però fare piccole cose come questa, che sicuramente sono meglio di niente. Trovo inoltre assurdo il discorso sul raggiungere gli altri pubblici. Certo, la maggioranza delle persone che hanno firmato sarà già sensibilizzata al problema. Ma questo che c’entra? Se il programma viene cancellato si evita che certi messaggi raggiungano la gente. E non ditemi che è inutile perchè di messaggi così ne è pieno, perchè allora se la vediamo in quest’ottica tutto è inutile, ogni singola battaglia, “tanto il sessismo e gli stereotipi sono ovunque, soprattutto in tv”. Sinceramente trovo più utile la sua petizione che il vostro articolo, che mi ha profondamente delusa, visto che vi lamentate sempre (giustamente) di stereotipi e compagnia bella, e come la gente reagisce, seppur per un programma, sparate sentenze di inutilità.

  4. Silvia

    23 aprile

    Sono d’accordo col commento di valentina!

  5. Nadia

    23 aprile

    Anche io sono completamente d’accordo col commento di Valentina, e ho anche firmato la petizione. Bisogna occuparsi ANCHE delle piccole cose come questa per portare avanti la lotta in tutti gli ambiti.

  6. Hana

    23 aprile

    Mi accodo ai commenti di Valentina, Silvia e Nadia: ho firmato la petizione e ho diffuso la richiesta di partecipazione a quante più persone su facebook.
    Che il programma sia comunque pessimo e per questo destinato a finire presto nel dimenticatoio non è, secondo me, un alibi per far finta di niente.
    Firmare la petizione sarà soltanto un piccolo gesto, ma credo che ciascuno di noi abbia il diritto di affermare il suo “non ci sto” di fronte a qualcosa che offende l’intelligenza, il buon gusto, e, soprattutto, l’orgoglio di essere donna senza dover piegarsi ai soliti sessismi.

  7. Euforilla

    24 aprile

    Ma secondo me non sta dicendo che la ragazza che ha aperto la petizione abbia fatto male o che sia inutile firmarla; più che altro sta dicendo che bisogna considerare altre cose, tipo le leggi di mercato che reggono la tv.
    Esempio spicciolo: qualche mese fa su facebook circolava la notizia bufala che a causa di pochissimi ascolti avrebbero chiuso il grande fratello, tutti a condividere la notizia e dirsene felicissimi. Però tutto questo condividere ha creato talmente tanto “buzz” che, indovina indovinello, la puntata successiva del GF ha fatto un record di share che non si sognava nemmeno nelle prime edizioni.
    Ora, se questo programma “come tu mi vuoi” venisse lasciato morire solo e abbandonato cosa registrerebbero le leggi di pubblicità, share, marketing e quant’altro? Che non è questo che il pubblico vuole, che gli sponsor ci smenano (come più o meno è successo con quel programma di makeover sugli uomini, con Enzo Miccio su realtime, chi l’ha più visto?) e che quindi è controproducente mandare in onda un programma simile.
    Questo è un messaggio forse più grande di una petizione, che non vuol dire che fare e firmare petizioni sia in sé inutile o poco importante, ma a volte ci sono azioni che possono avere, a lungo termine, una portata più ampia.
    Adesso abbiamo di nuovo condivisioni su FB, articoli su blog più o meno grandi, Belen che fa pubblicità gratis al suo programma, gente che sicuramente ora si metterà a guardarlo, sponsor felici e via discorrendo.

    Ho scritto tantissimo… ma spero di essermi spiegata! XD

  8. Erica Vanzo

    29 aprile

    Secondo me Belén e’ brava e bella e fa bene il suo lavoro , la gente e’ solo invidiosa , brava Belén continua cosi

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