Crea sito
READING

La regina dei pirati: Ching Shih

La regina dei pirati: Ching Shih

Io adoro far partire le mie discussioni da un pizzico di cultura popolare, quindi comincio con questa foto:

ching shih

Quelli di voi che nel 2007 avevano una marea di tempo per le mani, probabilmente sono andati a vedere Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo. Non sentitevi soli, ci sono andata anche io e mi è perfino piaciuto. In ogni caso, forse ricorderete il cameo di Takayo Fischer, che interpreta una non meglio caratterizzata “Signora Ching”.

Questa “Signora Ching” è il pirata più potente della storia della pirateria navale. Notate l’articolo “il”? Non la piratessa. Non la più potente tra le donne pirata. La più potente punto e basta. Ora che siete tutti stupiti e affascinati, proseguo con biografismi vari che vi stupiranno e affascineranno ancora di più.

Nasce nel 1785 non si sa bene dove , ma in Cina, probabilmente nei pressi di Canton, dove passa buona parte dell’infanzia come prostituta. La sua figura è avvolta nel mistero; persino il nome con cui è conosciuta, Ching Shih, significa in realtà “Vedova di Cheng” ed è solo un nome d’arte.

Alla veneranda età di 16 anni viene rapita dal famoso pirata Cheng I, il quale le chiede di sposarlo; lei accetta in cambio di metà dei suoi averi e del comando di una delle flotte da lui capitanate. Lui acconsente.

Ora, non so voi, ma io a 16 anni avevo le capacità di trattativa di un barboncino arrabbiato.

Comunque: la coppia riesce a organizzare l’impensabile e riuniscono i piccoli gruppi di pirati mercenari, in precedenza al soldo del regime vietnamita, in un’unica confederazione pirata che in soli tre anni comprende 400 giunche e 70.000 uomini. Più o meno l’intera popolazione di Imola.

Qui arriva il bello, almeno per Ching Shih. Nel 1807 Cheng I muore; prassi vorrebbe che la vedova lasci il posto vacante al miglior offerente e si ritiri sulla terraferma dedicandosi ad attività più o meno allettanti. Ma Ching Shih ha 22 anni e non le importa proprio niente della prassi. È una piratessa, in fondo. Con una serie di studiate mosse che farebbero invidia a molti statisti, ottiene il supporto e la fiducia dei precedenti condottieri del marito, prende il suo amante e protegé, nonché figlio adottivo, Cheung Po Tsai, e lo pone a capo del suo squadrone più importante, la “flotta della bandiera rossa”, assicurandosene la fedeltà assoluta.

 

ching shih

Illustrazione di Ester Rossi

Spesso si dice che i grandi conquistatori non siano buoni governatori a lungo termine e che la furia della vittoria sia incompatibile con un’amministrazione consolidata. Ching Shih sembra quasi una figura mitologica dalla fama che ottiene grazie al suo comando: manteneva infatti la propria autorità attraverso un codice di leggi severissimo al quale sembra non abbia mai fatto eccezioni.

Chiunque trovato colpevole di ammutinamento, furto dai fondi di cassa comune o dai paesani alleati coi pirati è immediatamente decapitato. Diserzione o assenza ingiustificata sono punite con la recisione delle orecchie e una parata di umiliazione sul ponte. La violenza sessuale nei confronti delle prigioniere è reato capitale, e in generale qualsiasi rapporto sessuale, anche consenziente, è bandito dalle sue navi – probabilmente un retaggio della coercizione alla prostituzione subita durante l’infanzia.

Con una sagacia che ha del sovrumano, Ching Shih non trascura nessun aspetto del comando: ogni progetto va discusso con lei e nessuna operazione può cominciare senza il suo consenso. Nessuno ha parola finché lei non la concede ed è l’unica a decidere chi ricompensare e chi punire nel suo sistema di leggi. Contemporaneamente convince buona parte della sua ciurma che il suo amante e luogotenente, Cheung Po, sia una sorta di divinità, installando un tempio-pagoda su uno dei vascelli più grandi e consultando i suoi ministri di culto ogni volta che la flotta si appresta a salpare.

I suoi codici di leggi contenevano elaborati provvedimenti riguardo la condivisione del bottino, dal quale il 20% era destinato al singolo pirata che aveva contribuito e il restante alla “cassa comune”. Grazie a questa cassa Ching Shih è in grado di estendere la dominazione della sua flotta al commercio del sale della concessione del Kwangtung; in sostanza le sue navi terrorizzano i mercanti a tal punto che diviene pratica semi-legale comprare dalla Flotta della bandiera rossa dei costosissimi lasciapassare per evitare di venire attaccati dalla flotta stessa. Il metodo è così efficace che Ching Shih comincia a utilizzarlo anche coi pescatori e i commercianti locali, estendendo il proprio dominio anche sulla terra.

Questo in circa due anni.

s560x316_ching_shihNel frattempo gli ufficiali cinesi di Canton, non sapendo più che pesci pigliare, si rivolgono agli inglesi e ai portoghesi, cercando aiuto per risolvere il problema “pirati”. La cosa però si rivela più complessa del previsto, perché Ching Shih cattura un numero non indifferente di marinai e vascelli, costringendo gli inglesi e i portoghesi a negoziare per poter continuare il fiorente commercio d’oppio.

Vorrei che vi fermaste solo un momento a considerare che questa signora a 25 anni ha costretto la flotta inglese e portoghese alla resa.

La potenza di Ching Shih e della sua flotta ha un’ultima controprova nel suo gran finale: ben consapevole dell’impossibilità di mantenere viva la leggenda senza una figura di carisma come se stessa, decide di smantellare la confederazione di pirati prima che si autodistrugga, ma ovviamente alle sue condizioni. Dopo poche trattative Ching Shih è in grado di ottenere dai governatori generali delle zone costiere sostanzialmente tutto quello che le passa per la testa: assoluzione da qualsiasi accusa di pirateria, posti nell’alta burocrazia e nell’esercito per lei e tutta la sua ciurma, mantenimento di alcune navi nel commercio del sale e restituzione di quella parte del bottino che le era stata confiscata. Quasi un miracolo.

Oltre allo stupore suscitato dalle imprese di questa donna, un particolare è spesso stato evidenziato e qui ve lo sottopongo: il rovesciamento del vecchio fenomeno del matrimonio come scala sociale per la donna. Se è vero che Ching Shih non sarebbe forse stata una piratessa senza il rapimento da parte di Cheng I, questi, senza il matrimonio con lei, non sarebbe stato capo di una potentissima confederazione di pirati. Successivamente fu lei a permettere a Cheung Po di crescere nella gerarchia pirata fino al comando della Flotta della bandiera rossa e alla successiva assoluzione da ogni crimine e passaggio nell’esercito regolare.

E poi, accidenti, comandava una flotta grande quanto Imola. Perché se ne parla così poco?

 

Bibliografia:

Dian Murray, One Woman’s Rise to Power: Cheng I’s Wife and the Pirates, 1981

 


RELATED POST

  1. Vicky

    23 maggio

    Ti consiglio il film “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi, che è ispirato alla storia di Ching Shih.

  2. Margherita b

    23 maggio

    Grazie! Me lo segno 😀

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.