Crea sito
READING

L’importanza di vedersi raccontati nei libri: R...

L’importanza di vedersi raccontati nei libri: “The miseducation of Cameron Post”

Leggere è sempre stata la costante della mia vita. Mentre tutto, fuori e dentro di me, cambiava, la passione per i libri è sempre rimasta lì, fedele compagna irremovibile. Non ha voluto sentir ragioni: neanche il tempo, o meglio la sua mancanza, è riuscito a spazzarla via.
Crescendo, leggere è stato il mio metodo principale di conoscenza del mondo che sbrilluccicava fuori dalla gabbia di vetro di provincia dov’ero costretta. Poi, internet arrivò e rivoluzionò anche quello. Tuttavia, il lupo perde il pelo ma non il vizio, e un buon libro mi è sempre sembrata la soluzione più duratura ed efficace ai problemi. E i miei problemi di adolescente erano a volte risolti (o più spesso seppelliti) da quel genere di letteratura chiamata in inglese young adult fiction, che in italiano è espresso con un vago (a mio parere) “letteratura per ragazzi e adolescenti”. Ora, non mi soffermerò a parlare di quanto sia sottovalutato questo genere, visto che se n’è già parlato qui.
Quello che voglio provarvi, stavolta, è di quanto sia fondamentale vedersi rappresentate e riconoscersi nei libri che si leggono.

Ho passato il giorno di capodanno a finire un libro iniziato appena il giorno prima, talmente immersa in quello che stavo leggendo da non rendermi conto di star passando il primo dell’anno a leggere fino a tarda notte. Era molto che non mi succedeva di perdere la concezione del tempo e finire un libro di 500 pagine in meno di 48 ore. Era da molto che non apprezzavo così tanto un libro da buttarmi a capofitto fra le sue pagine e sentirmi parte integrante della narrazione. Mi capitava molto spesso, invece, quando ero più piccola: ora, la questione è: o la percentuale di libri belli che leggo è drasticamente calata, o ne ho letta già un’adeguata quantità da aver sviluppato un minimo di senso critico. Chissà forse un po’ di entrambi, ma sta di fatto che The Miseducation of Cameron Post di Emily M. Danforth è riuscito a fare il miracolo. E ora vi racconto il perché.

All’inizio della nostra storia Cameron Post è una ragazzina di dodici anni, vive in Miles City, Montana, ha una migliore amica inseparabile, una nonna un po’ pazzerella e due interi genitori. I suddetti genitori muoiono in un incidente stradale il giorno stesso nel quale Cameron Post bacia per la prima volta la sua migliore amica, e così, da un giorno all’altro Cameron si ritrova orfana e peccatrice, almeno secondo la mentalità religiosa e conservatrice del luogo.
Nei cinque anni che seguono corriamo dietro a Cameron Post, mentre attraversa gli anni più torbidi e complicati della sua vita, fra ospedali abbandonati e una valanga di film, di quelli che ancora si affittavano alla videoteca. Fra una gara di nuoto e una di corsa, poco dopo l’alcol e la marijuana, o forse proprio in mezzo, si intravedono i baci nascosti, i racconti delle lesbiche di città e l’innamorarsi di quella ragazza etero fidanzata apparentemente irraggiungibile, la stessa che ha distrutto il cuore a tutte almeno una volta nella vita. Cameron Post ha diciassette anni ora e per noi è diventata Cam. Un’amica, più che un personaggio. Una versione alternativa di noi stesse, più che un’evocazione di inchiostro su carta.
Erano gli anni ‘90 a Miles City, Montana, ma potevano essere gli anni ’00 in una qualsiasi cittadina della costa del centro Italia.
Aspettavo questo libro da molto tempo. Più o meno da quando avevo quindici anni e un sacco di domande. O forse anche da prima, quando le domande erano inespresse, e ancora molta strada era da fare. Che cosa sarebbe successo se l’avessi avuto prima? Se invece di fare un piccolo sforzo e identificarmi con il protagonista spesso maschile (perché le avventure più belle capitavano spesso e volentieri ai maschi, chissà perché e percome), come fanno la maggioranza dei ragazzini e delle ragazzine; se invece, dicevo, avessi trovato un personaggio esattamente come me, nei cui panni fosse così facile, com’è stato anche diversi anni passata la data di scadenza, scivolare senza colpo ferire; cosa sarebbe cambiato?
Non lo so, e non lo sapremo mai. Ciò che so è che aspettavo questa storia da molto tempo e l’avevo cercata in così tanti libri, non trovandola mai, che stavo quasi per disperare potesse esistesse. Nessuna era mai abbastanza vera, abbastanza reale. Tutte mi sembravano forzate, con i loro finali troppo aperti o troppo chiusi, i loro finali felici o eccessivamente infelici. Perché a quell’età non c’è un finale giusto o sbagliato, c’è solo un inizio che magari ha difficoltà a ingranare. Aspettavo questo libro da molto tempo, e quando è arrivato è stato tutto ciò che volevo che fosse.

Nella seconda parte del libro, quella più lenta, quella che mi fa incazzare di più, un altro tema, quello religioso, viene toccato più esplicitamente. Sì, perché Cameron Post, tradita nel momento più bello, viene spedita dritta dritta in un collegio chiamato “God’s Promise”, il cui obiettivo è quello di, abbastanza letteralmente, straighten her out, cioè rimetterla sulla retta via, lontana dal peccato abominevole in cui è caduta, e sotto l’ala protettiva di un Dio che non sembra per niente misericordioso. E nonostante questa parte sia più difficile da capire, almeno per me, anche qui l’autrice riesce a catturare magnificamente le reazioni e i pensieri dei ragazzi e degli adulti, evitando le caricature e le parodie, senza scadere nel banale o nel melodramma.
Insomma, parlando in termini cinematografici, non è un panorama sfarzoso e sarcastico alla But I’m a cheerleader (che pure rimane uno dei miei film preferiti), ma neanche di forzata tragicità stile L’altra metà dell’amore.

Si finisce sempre per amare quelle storie che, in un modo o nell’altro ci toccano da vicino. Perché ci parlano dentro e ridono e piangono con noi e non riusciamo a smettere di scambiarci storielle, come quella volte che… e poi quell’altra che…
Cameron Post è stata per ben due giorni, o forse cinque anni interi, nella mia vita, come io nella sua. Io invisibile a lei, ma lei perfettamente visibile a me. Viva e scoppiettante, un po’ cleptomane, sfrontata e sarcastica, orgogliosa e competitiva, esitante e dubbiosa, ma sempre pronta, in fin dei conti, a fare il passo successivo.

Sì, ecco, è arrivata con un po’ di ritardo, ma come si dice? Meglio tardi che mai. Fortunate le ragazzine che cresceranno con Cameron Post.


RELATED POST

  1. Paolo1984

    28 gennaio

    io invece non cerco necessariamente personaggi che mi somiglino, cerco semplicemente storie appassionanti con personaggi ben scritti cioè che mi facciano dire “ecco persone così esistono o potrebbero esistere”. Non è così importante per me vedermi raccontato, anche se occasionalmente posso trovare nei personaggi qualcosa di me. Però è un bisogno che comprendo

  2. marta

    2 febbraio

    era quello che stavo aspettando. Grazie

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.