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Quando tu, estraneo, mi dici “Che simpatica ...

Quando tu, estraneo, mi dici “Che simpatica e che carina che sei”

catcalling

In questo periodo sto facendo la cameriera in un ristorante del centro e durante il lavoro mi è successa una cosa molto spiacevole. Tavolata di avvocati sui cinquanta in pausa pranzo, tutti con la classica aria da Professionisti Arrivati che trasudano un ego smisurato da ogni poro. Mentre portavo i piatti al tavolo, uno di loro – quello che a occhio e croce doveva essere il conquistatore del gruppo – ha iniziato a farmi una serie di battutine. Prima il classico “che simpatica e che carina che sei”, poi “sai non siamo pedofili è che ci piacciono le ragazze” e da lì è partito un crescendo di commenti sempre più fuori luogo ed offensivi, fino ad arrivare a dirmi che di quel tavolo avrei dovuto dare corda solo a lui e al suo amico perché gli altri “ce l’hanno piccolo”. Il mio primo istinto è stato chiaramente quello di prendere la tovaglia con tutto ciò che c’era sopra e rovesciarla sulla sua stupida faccia, coprirlo di insulti, infine iniziare una interminabile filippica sul perché non dovrebbe permettersi di dire certe cose né a me né a nessun’altra persona. Sono solita reagire e rispondere in questo tipo di situazioni, riprendo spesso amici e conoscenti quando fanno commenti che trovo fastidiosi e non sto mai zitta di fronte ai “ciao bella” per strada (ottenendo spesso di essere insultata a mio turno e a volte anche di essere inseguita). In questa occasione però non ho fatto niente. Ho incassato il colpo, preso i piatti vuoti, ho addirittura abbozzato un sorrisetto compiaciuto.

La mia reazione mi ha riempita di rabbia verso me stessa. Io non ho risposto perché avevo paura. Non di lui, non avrebbe potuto farmi niente. Avevo paura che se mi fossi comportata in un’altra maniera sarei forse stata licenziata. Se fossi stata sgarbata con un cliente (nel caso specifico un cliente fisso e abbastanza facoltoso), il mio datore di lavoro a chi avrebbe dato ragione, a me o a lui? Avrebbe capito? La risposta più probabile è no. Mi avrebbe detto che anche alle altre succede, che bisogna sopportare e fare finta di niente, perchè “sono fatti così”. Me la sono presa con me perché nel pensare questo ho implicitamente riconosciuto ed accettato il fatto che nelle mie mansioni standard di cameriera giovane-e-carina rientri anche il ricevere senza colpo ferire le molestie verbali dei quattro stronzi di turno. Mi è sembrato che il mio silenzio equivalesse ad un assenso a quel tipo di mentalità.

Ciò che ancora adesso mi ferisce non sono tanto le cose che mi sono state dette, quanto il fatto che con il mio comportamento ho accettato un compromesso. Se l’ho fatto stavolta per non perdere un lavoretto qualsiasi, come posso garantire che non lo rifarò in futuro, magari in situazioni diverse e più pesanti? Ho capito da questo episodio di non essere ancora riuscita a liberarmi davvero del tutto della paura che l’esprimere la mia opinione e esporre la mia esigenza di essere rispettata possano portarmi a perdere qualcosa (o peggio, qualcuno) al quale tengo.

Però ho capito anche un’altra cosa, che credo possa avvicinare un po’ alla sconfitta di questa paura: quello che mi fa sentire meglio in fondo non è il riuscire ad arginare le perdite, ma il potermi guardare allo specchio nella consapevolezza di avere agito nel modo che ritenevo giusto.


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  1. MARIA CRISTINA

    9 gennaio

    Posso capirti perfettamente, faccio saltuariamente questo lavoro e come spesso accade certi uomini fanno i forti con i deboli, ben sapendo che tu non puoi rispondere perché sennò perderesti il lavoro o verresti ripresa. Credo che la cosa migliore da fare sia cercare di girare la frittata e prenderli in giro in maniera sottile, gentile e di buon gusto, non necessariamente sul momento, se sono clienti abituali. soprattutto non subire passivamente, non è interesse del proprietario che i clienti facciano i viscidi, anche in giro se ne parlerebbe male del locale. il tuo articolo, in ogni caso, è stato molto stimolante, seguo il vostro blog con piacere 🙂

  2. EstherG

    9 gennaio

    ci sarebbe stata una sola cosa da fare, ed è quello che fa uno dei personaggi femminili (non mi ricordo il nome) quando diventa vittima di uno stupido scherzo in un bar. lei fa la cameriera. Prima di servire il cliente passa alla toilette e corregge la sua birra (mi pare, o era una zuppa?) con liquidi che vi lascio immaginare… schifoso ma efficace =)

  3. verdeanita

    9 gennaio

    Premetto che questo post mi è piaciuto tantissimo, anche perché è facile immedesimarsi.

    Molto vera è soprattutto la parte: “Se l’ho fatto stavolta per non perdere un lavoretto qualsiasi, come posso garantire che non lo rifarò in futuro, magari in situazioni diverse e più pesanti?”

    Però, sarà perché amo essere diretta in ogni occasione, ma penso che la soluzione più semplice e fattibile, anche se sul momento probabilmente non viene spontaneo, non sia una reazione furiosa (o, peggio, una sileziosa vendetta).

    Mi chiedo, sarebbe stato possibile andare a dire chiaramente al cliente: “Mi scusi, mi sta mettendo in imbarazzo quindi la prego di smetterla”? Averebbe effettivamente smesso? Sarebbe stato un modo per imbarazzarlo davanti ai suoi colleghi? Il datore di lavoro avrebbe potuto contestare questa reazione pacata e, tutto sommato, educata oltre che perfettamente legittima?

    Esiste, in questo caso, la cosa femminista da dire (o fare), come si discuteva qui: http://www.softrevolutionzine.org/2013/era-la-cosa-femminista-dire-lho-detta-lo/ ?

  4. Lorenzo

    9 gennaio

    C’è un progetto interessante si chiama “the everyday sexism project” http://everydaysexism.com … da uomo ti dico che queste cose mi danno davvero fastidio. Non sei sola, un po’ alla volta anche questi comportamenti spariranno come quelli che fanno battute razziste, sugli omosessuali, e via dicendo.
    Purtroppo gente così non solo vota ma si riproduce pure. E se rispondi a tono o mostri carattere diventi ancora più interessante soprattutto davanti ai suoi amici. Bel mondo di merda eh quando non si ha scelta.
    Tutt’al più ridergli in faccia gli può smorzare la libido.

  5. Luigi

    10 gennaio

    Il fatto che tu abbia provato rabbia e poi rimorso per aver accettato un compromesso mi addolora. Mi permetto di intervenire, anche se sono maschio, perché ne parli pubblicamente e perché ho avuto esperienze simili. Troppo spesso ho taciuto di fronte a un’ingiustizia. E tu, mi sembra, hai reagito bene alla violenza verbale (visto che quei figuri valgono ben poco), ma hai reagito meno bene all’ingiustizia.
    Credo che tu abbia fatto due cose giuste e una sbagliata. Hai fatto bene a non inveire contro quei vermi. Fai bene a rendere pubbliche le tue riflessioni. Hai fatto male, invece, a non esprimere un dissenso verbale, gelido e garbato (qui sta la vendetta) ma fermo e chiaro. Senza una condanna, anche solo verbale, il prepotente si persuade di non avere torto, e i suoi gregari, e talvolta anche le sue vittime, gli danno credito e importanza.
    Ti ringrazio per questa testimonianza, Alessandra.

  6. Medea

    10 gennaio

    Penso che i commenti facciano tutt’uno con la testimonianza. Ho letto tutti con interesse.

  7. Ilaria

    12 gennaio

    Sono d’accordo con Luigi (anche se è vero che col senno di poi e da lucidi è facile dare consigli!). Io in questi casi, rispondo. Un conto è fare una scenata tipo quella che ti sarebbe venuta istintiva (tirare la tovaglia e dirgliene quattro), ben diverso è rispondere con tono calmo, non sgarbato ma fermo. In quel caso non penso proprio che rischi di perdere il lavoro. Non ottieni nulla (nel senso che probabilmente ti sberlefferanno di più, per difesa), ma ti sentirai in pace con te stessa per non essere restata lì a subire. Es., quando anche a me venne detta una cosa del tipo che hanno detto a te sul “farlo” col tale perché gli altri ce l’hanno piccolo ho risposto una cosa tipo: “Tranquilli, non credo che correrò questo rischio con nessuno di voi”, con tono e sguardo gelido. Dentro di me comunque in questi casi, più dell’indignazione può la pena verso questo tipo di uomini. Insomma, si squalificano da soli, se ci pensi, perché si sentono fighi ma fanno battute da bambini dell’asilo, si mostrano scomposti e “isterici”, ben poco “virili” nonostante pensino di essere il contrario. E ho notato che parecchi uomini in pausa pranzo al ristorante, soprattutto se professionisti, spesso sono orrendi. Se non molestano la cameriera si vantano delle loro amanti o dei loro tour sessuali, in pubblico. Si credono arrivati, invidiabili, ma a me suscitano solo pena e disprezzo. Per fortuna però sono sempre uomini di una certa età (dai 40/45 in su). Spero che nel frattempo la mentalità stia cambiando e cambierà sempre più.

  8. mADDALENA

    14 gennaio

    Per molti anni ho lavorato come cameriera e commessa, durante il periodo universitario per pagarmi gli studi e, disgraziatamente, non posso che confermare che episodi come quello che descrivi sono all’ordine del giorno. Erano diverse le cose che mi facevano (e mi fanno tutt’ora) rabbia forse anche più del commento in sé. Mi è toccato constatare che in una certa categoria di impieghi: commessa, cameriera, barista, quelli in cui si è più esposti al pubblico per così dire, ci si imbatte sempre e dico sempre nel luogo comune “ah fa la cameriera è stupida, ci sta di sicuro”. E la cosa peggiore era notare negli sguardi di questi personaggi come un lampo, quasi stessero pensando che tutto sommato tu per loro potresti anche andare,senza farsi mai venire il dubbio che loro per te assolutamente non possono andare. Oggi ho 35 anni, una laurea, in impiego e un compagno che è ben lontanto da questi modelli, ma il mondo ne è ancora “infestato”. Dalla mia ho sempre avuto l’enorme fortuna della battuta pronta e del saper gelare con una certa ironia anche il più stupido dei commenti…una volta però ho rischiato di finire alle mani, ero con una mia amica, perché un cretino, alto più o meno un metro e un barattolo, mi aveva urlato “bella figa vieni qui che ti mostro qualcosa”…io lì sono proprio impazzita e l’ho rincorso e credimi, non fosse stato per la mia amica, l’avrei schiaffeggiato a mano aperta… Cosa voglio dire? E’ vero che un lavoro è un lavoro e lo stipendio ci serve per vivere, ma tutto si può dire se trovi il modo per farlo e di certo lo troverai senza dover scendere a compromessi troppo spesso. Riuscirai a far presente come la pensi, certo ha un prezzo, verrai tacciata di avere la lingua lunga, di non saper stare al tuo posto, di avere un pessimo carattere…ma la soddisfazione di zittire un imbecille, credimi, non ha prezzo.

  9. VERDIANA

    27 marzo

    Mi viene in mente questo bel pezzo:
    https://www.youtube.com/watch?v=axPe_p0OLcY

  10. giorgeliot

    1 febbraio

    In un ristorante dove ha lavorato una mia amica, se una cameriera riceveva commenti particolarmente volgari, un cameriere andava verso quel tavolo con un piatto di pasta al pomodoro e casualmente inciampava rovesciando il piatto proprio sul cliente stronzo. Ops! Scusi, scusi!
    Che bellezza. E che bella solidarietà.
    Purtroppo non è quasi mai così: bisogna incassare, rivolgere il sorriso extra, e fare finta di niente. Capisco benissimo e capisco la rabbia: loro sono forti e tu sei debole, in questo caso, e il proprietario mai ti darà ragione.

  11. aden

    2 febbraio

    ahaah,la canzone è splendida! paradossalmente mi risuona così tanto da scaldarmi il cuore per il senso di appartenenza (nel mio cuore il pretty non si riferisce solo alle gnocche, ma in genere alle donne, “fortunatamente” apostrofate così dal manipolo di conquistadores di zona. Per quanto mi riguarda la bellezza è una mia reazione ed è così relativa che ho deciso di smettere di volerla categorizzare e godermi il momento, mantenendo solo sempre acceso l’allarme per la definizione confezionata dall’industria del bello e dai media mainstream e il perfezionismo verso cui cerca di mandacce). Anche nell’articolo mi identifico tanto, credo sia perchè sento l’autrice sincera e autentica, la situazione che descrive mi è tutt’altro che nuova e mette a nudo le tribolazioni che spesso non voglio/amo vedere, ma che effettivamente sono lì per segnalarci che c’è bisogno di agire, e sondagliarci e sperimentare con creatività è il modo migliore per riprenderci noi stess* , almeno nella mia esperienza 🙂 Infine, la proposta di Verdeanita mi piace moltissimo, perciò la prossima volta al catcaller di turno risponderò condividendo la mia vulnerabilità, quanto per me è sgradevole il suo comportamento (e se c’è tempo spiegargli come la sua invasione delle barriere personali senza chiedere il permesso mi fa sentire poco sicura anche nei confronti di escalation) e poi chiedergli direttamente di smettere, ringraziare per l’ascolto e continuare con il lavoro. Softrevolution grazie davvero 🙂

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