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La camicia di Matt Taylor: il dito, la luna e la c...

La camicia di Matt Taylor: il dito, la luna e la cometa

MTI1OTMzNjY5NDM2MTA3Mzk1Sapete cosa vi dico? Per una volta pensavo che le mie colleghe femministe non avessero ragione. E invece. La settimana scorsa, lo scienziato Matt Taylor ha fatto atterrare il lander Philae sulla cometa 67P. Durante l’evento, seguito in diretta da centinaia di telecamere, il dottor Tayor indossava una camicia bruttissima a fantasia di donne pettorute, discinte e armate di mitra.

A prima vista, la camicia del contendere, che d’ora in poi chiameremo Camicia Brutta, mi sembrava soltanto un capo di abbigliamento bruttissimo – non un attacco a tutte le donne della comunità scientifica e non. Era (ed è, a meno che non sia stata eliminata su una pira sacrificale) un oggetto inguardabile e di un materiale che gli deve aver fatto venire un’eruzione cutanea mostruosa, e su questo vi vieto di contraddirmi.

Quasi qualsiasi cosa sarebbe stata più appropriata delle donnine nude che adornavano il torso di Taylor. Sapendo che tutti gli occhi sarebbero stati su di lui, avrebbe potuto scegliere qualcosa di meno controverso. Immagini e atteggiamenti sessuali non sono mai appropriati sul posto di lavoro, a meno che non sia il set di un film porno. Anche se l’ESA fosse il datore di lavoro con il dress code più flessibile di tutti i tempi, quella camicia sarebbe stata fuori contesto.

Abbiamo quindi appurato che la Camicia Brutta era senz’altro 1) brutta e 2) fuori luogo. Il fragore delle persone che additavano la camicia come sessista e vergognosa mi aveva inizialmente perplessa: era stata indossata chiaramente senza intenzioni politiche o misogine. La reazione mi sembrava non commisurata all’offesa (e mi sembra ancora esageratamente aggressiva).

Ad ogni modo ho avuto modo di ricredermi. Mentre continuo a essere del parere che la camicia non fosse offensiva di per sé, è il sintomo di un problema più grande.

Puntiamo i riflettori sul sessismo sul posto di lavoro: tra le varie cose, le donne vengono costantemente giudicate e commentate in base a quello che si mettono, che siano ministri o parrucchiere. Gli uomini lo so molto meno, quasi per niente. Al punto che a Taylor non è neanche passato per l’anticamera del cervello che la sua camicia con le “gunner girls” potesse essere offensiva.

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Durante un Q&A per il Wall Street Journal, lui stesso ha dichiarato che le persone con cui lavora lo giudicano per il suo lavoro e non per il suo aspetto. La stessa cortesia, come ben sappiamo, non viene estesa a nessuna donna – specialmente non alle scienziate, il cui aspetto sembra essere un’ossessione per i media.

Alla fin fine, la camicia decorata a donne e pistole non è sì brutta, ma è anche sintomo della misoginia casuale, che qualche volta si vede in atti grandi, ma qualche volta in piccole cose come non pensare che quello fosse un abbigliamento inappropriato per rappresentare la comunità scientifica (che ancor più di altri settori ha un problema di inclusione). Seconda offesa di fila per Taylor, che nei giorni precedenti all’atterraggio, ha descritto la missione Rosetta così: “She’s sexy, but I never said she was easy”.

Come spesso succede (si veda sotto “dito versus luna”) l’attenzione si è concentrata sulla camicia e non sulla disparità di genere nei campi STEM. A chiedere scusa non è stata la comunità scientifica, colpevole di secoli di discriminazione di genere, ma Taylor, cartina tornasole di un problema che è sempre sotto il nostro naso, ma talvolta passa inosservato.


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  1. Paolo

    21 Novembre

    la camicia era inappropriata e le parole che ha usato Taylor per descrivere la missione lo erano ancora di più (ma le critiche maggiori sono arrivate per la camicia non per le parole), lui ha fatto bene a scusarsi. Detto questo, ritengo più pericoloso il sessismo di chi, con un impeccabile camice bianco, boccia una ricerca solo perchè fatta da una donna

  2. moro

    21 Novembre

    quindi ricapitoliamo: la camicia è insindacabilmente brutta e inappropriata (ma chi l’ha deciso poi), oltre ad essere misogina (perché?) e a fomentare la disparità di genere nell’ambito scientifico. tesi quest’ultima a mio modo di vedere piuttosto bizzarra, perché se è sicuramente vero che le donne sono discriminate per il loro aspetto in tutti gli ambienti lavorativi molto più degli uomini, non si capisce perché gli uomini dovrebbero limitarsi o assumere un vestiario o un aspetto “consono” (di nuovo, chi decide cosa è consono o no) e come questo possa aiutare a ridurre il maggiore stigma che le colpisce (semmai al massimo lo potrebbe acuire, l’obiettivo dovrebbe essere sempre quello di aumentare il più possibile le libertà personali e non quello di ridurle).

    ho sempre considerato il femminismo come movimento promotore di libertà, uguaglianza ed autodeterminazione per antonomasia, e mi dispiace un po’ leggere, in uno spazio solitamente così in prima linea con questa impostazione, di abbigliamenti consoni o più o meno fuori luogo su basi decisamente arbitrarie. se il dress code non gli viene richiesto dai suoi datori di lavoro perché dovremmo deciderlo noi?

    la critica non dovrebbe essere rivolta al sistema secondo cui per una donna l’aspetto viene tenuto in conto quasi sempre prima di altri fattori anche quando assolutamente non rilevante? e che c’entrano con tutto ciò la camicia e i tatuaggi del povero taylor?

  3. Bea

    21 Novembre

    In casa mia gira un copri asse da stiro la cui fantasiosa stampa e’ un uomo nudo avvoltolato nelle coperte. Mio padre non si e’ mai lamentato del fatto che ciascuno di noi, quando ci serve una camicia in ordine, la stiri sopra questo pover’uomo discinto che ho deciso di soprannominare Greg. Tutti noi quando stiriamo, stiriamo anche Greg; se questo non ci provoca due risate, passa inosservato. Ora, so che non e’ la stessa cosa, che stampe di donne e uomini ignudi appese alle mura di casa non sono come portarsi addosso una tenda decorata da pin-up durante una conferenza di interesse mondiale. O forse si’. Forse questo casuale maschilismo di Taylor non e’ maschilismo proprio perche’ casuale. Come a casa mia ogni volta che stiriamo nessuno di noi non si sente ne’ sadico ne’ femminista. Semmai e’ una questione, come si e’ gia’ detto, di appropriatezza d’abito in tale sede, ma di certo non possiamo decidere noi come Matt Taylor debba andare a lavorare. E di certo non sappiamo in che contesto e’ stato intervistato. Chissa’, magari si stava mangiando una ciambella per festeggiare e gli hanno detto “Matt, se peschi il bastoncino piu’ corto ci parli tu coi giornalisti” oppure in quel giorno particolarmente importante per lui, ha deciso di mettere la sua orribile camicia porta fortuna regalatagli da un amico al college senza pensare alle conseguenze. Il fatto poi che la camicia abbia un non so che di psichedelico e vertiginoso, di certo distrae da quello che e’ il vero problema e che anche tu hai sottolineato: le donne che lavorano in ambito scientifico devono affrontare(non sempre per fortuna) la difficolta’ di essere giudicate oltre che per il proprio lavoro, anche per il proprio apparire o semplicemente essere donna. E questa difficolta’ si aggiunge alle gia’ innumerevoli tensioni e fatiche che tali lavori comportano. E ancora non riesco a capire cosa abbia a che fare la camicia di Matt Taylor con tutto cio’, probabilmente uno dei pochi elementi sdrammatizzanti durante le lunghe intense ore passate a monitorare la felicemente approdata Rosetta.

  4. Paolo

    21 Novembre

    io non sono proprio contrario al dress code inteso come “se vado a una festa in discoteca o sulla spiaggia con amici e amiche mi vesto in un modo, se vado in ufficio mi vesto in un altro” si tratta solo di coniugare i nostri gusti al luogo in cui dobbiamo recarci non vedo nulla di oppressivo finchè non si insulta pesantemente qualcuno solo per come si veste o lo si umilia

    poi come ho detto per me il sessismo pericoloso e da combattere nel mondo scientifico è un altro (e il più delle volte lo fa gente vestita in maniera impeccabile), non una camicia tamarra

  5. Valeria

    22 Novembre

    I problemi elencati nell’articolo (donne in posizioni di potere giudicate per l’aspetto fisico, i problemi delle donne ad entrare nella comunità scientifica) non hanno *niente* a che vedere con una camicia che, nella peggiore delle ipotesi, può essere definita di cattivo gusto.
    Stigmatizzare la camicia, prendersela con un uomo che in quel momento sta testimoniando un progresso scientifico sulla base di quello che indossa è tale e quale al giudicare com’è vestita la ministra, e la mia idea di progresso non è certo estendere agli uomini le problematiche che devono fronteggiare le donne.

    Sono profondamente delusa ogniqualvolta le “femministe” se ne escono con atteggiamenti maschilisti al contrario, dimostrando che per loro la parità di genere significa prima di tutto rovinare agli uomini i bei momenti che vivono, e in secondo luogo poter vessare i maschi come alcuni maschi vessano le donne.
    Per me è stato davvero ridicolo il clamore suscitato da quella camicia, e una vessazione assurda costringere il poveretto a scusarsi pubblicamente. E la cosa peggiore è che il danno lo subisce il femminismo tutto.
    Grazie a questa immane stupidata, diventa adesso un po’ più difficile negare che le femministe odiano e sono invidiose degli uomini, perchè è proprio quello che sembra: non potendo criticare altro, ci attacchiamo ad una camicia per rovinare un momento importantissimo per tutti, uomini e donne.

  6. Ilaria

    22 Novembre

    La notte tra l’11 e il 12 novembre ho dormito poco dall’emozione per quello che avremmo vissuto il giorno dopo. Il 12 novembre dal mattino ero collegata in streaming col sito esa e per tutto il giorno ho seguito, assieme ad altre migliaia di persone con cui scambiavo commenti via fb, la missione di Rosetta, la separazione da Philae e l'”accometaggio” di costui sulla cometa. Non era affatto scontato che ciò accadesse, perché bastava un calcolo sbagliato di un millimetro e avremmo mancato la cometa, obiettivo di un viaggio durato dieci lunghi anni. Negli studi si sono alternati tutto il tempo tecnici e scienziati, uomini e donne, che ci aggiornavano sulla situazione. L’accometaggio è stata una emozione enorme per chi come me è appasionato di questi eventi. Sì, tra le varie persone inquadrate ho visto un tipo con una camicia stravagante ma non ho neanche guardato che disegni ci fossero sopra, visto che la protagonista della giornata era una cometa e visto che al lavoro uno potrà andare vestito come cavolo gli pare (lui lì era al lavoro, non “in tv”)! Tra l’altro per tutto il tempo molti degli uomini intervistati hanno ricordato commossi una scienziata italiana (non ricordo il nome) che è stata tra coloro a cui si deve la missione, una di quelli che ci ha creduto di più e che purtroppo è morta da poco e non ha potuto vederne il compimento. Sinceramente la camicia di questo signore non l’avevo neanche notata mentre i ricordi commossi della scienziata sì, ma si sa che l’attenzione è selettiva e tendiamo a notare solo ciò verso cui i nostri pregiudizi ci conducono. Però per me la tristezza è che anche di fronte a una missione eccezionale come questa, che ha visto coinvolti uomini e donne di più di 20 nazionalità diverse e che è europea, una stia a guardare le stampe di una camicia… Non pretendo che siate tutte appassionate di scienza. Però, cavolo.

  7. Garnant

    25 Novembre

    Così tanto per sapere, la camicia di Matt Taylor è stata confezionata per lui come regalo di compleanno da un’amica.

    http://ellyprizemanupdate.blogspot.fr/2014/11/decisions-and-comments.html

  8. giorgeliot

    28 Novembre

    Cara Marta,
    riprendo questo articolo, che mi aveva fatto riflettere ma lasciata in linea con la maggior parte dei commenti sottostanti (oddio è una camicia) perché, dopo quello che ho letto nei siti che parlano di Samantha Cristoforetti e tutti i commenti e le battutacce, dal parcheggiare all’aspetto fisico, ho cambiato idea.
    Niente, hai ragione tu.

  9. Grifis

    21 Dicembre

    x giorgeliot: qualcuno disse: 2 torti non fanno una ragione; nel tuo caso se questo è il tuo metodo x analizzare e discernere puoi tranquillamente evitare di approcciarti a qualsiasi cosa, perché tanto ci sarà SEMPRE qualcosa di “uguale e contrario” che ti farà ritornare al punto di partenza.. A sto punto meglio fare come tanti alltri, lasciar perdere la ragione, e limitarti alla *fede* così *comodamente elargita* dai vari santoni, preti e mullah

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