ragazze del pornoDi recente sono arrivata alla conclusione che tutto il dibattito intorno alla pornografia si basi sull’equivoco della sineddoche (figura retorica basata su relazioni di tipo quantitativo: in questo caso nello scambio della parte per il tutto). Cosa non piace della pornografia corrente? La misoginia, i corpi innaturali, le pratiche ripetitive. Più che brutto, un film porno convenzionale è noioso e per molte donne vien meno alla sua funzione originaria, ovvero eccitare.
Comunemente lo sguardo pornografico è inteso come esclusiva declinazione al maschile del desiderio, benché in realtà questo sia più una categoria culturale che un effettivo stato delle cose (dal che deriva spontanea una domanda diretta agli uomini: ma voi vi sentite rappresentati dai porno che vedete?). Semplificando, ciò che si rigetta è solo  il modo in cui un genere viene espresso.

Per fare chiarezza torniamo al significato originario delle parole: la pornografia era inizialmente legata alla prostituzione – πóρνη: prostituta – ma nel corso dei secoli ha finito per associarsi a ogni rappresentazione tesa alla pura eccitazione sessuale, rispetto alla quale il termine erotico possiede una sfumatura più sentimentale, quella specie di emozione spirituale che accompagna l’amplesso.
Ora, è certamente legittimo per ogni persona ricercare da sé l’eccitamento fisico finché ciò non prevarica le libertà altrui; e pertanto la pornografia, come espediente fra altri per raggiungere questo scopo, è strumento del tutto lecito. Il problema, come si diceva sopra, è strutturare un genere che dovrebbe rappresentare i desideri di tutti, in modo da parlare solo a un numero ristretto di utenti. Giunge a proposito l’iniziativa de Le Ragazze del Porno, un progetto di crowdfunding per raccogliere il budget necessario a finanziare una decina di cortometraggi che raccontino la sessualità in modi nuovi e non più deleteri per il desiderio femminile (e maschile). Mostrare il piacere femminile con serenità, rivelare corpi reali, imperfetti, talvolta invecchiati: perché il sesso è meraviglioso, eccitarsi è sano e giusto, e  solo in un sistema culturale conservatore questi fenomeni possono essere descritti come sporchi e volgari.

Una locandina del film

Una locandina del film Dirty Diaries

Musa ispiratrice del progetto è stata Mia Engberg, una regista svedese che nel 2009 produsse Dirty Diaries, una raccolta antologica di cortometraggi pornografici diretti da 14 autrici, il cui corroborante manifesto vi invitiamo a leggere in rete. In Danimarca quel matto di Lars Von Trier ha perfino fondato una casa di produzione – Zentropa – interessata a finanziare pornografia femminile, mentre la Francia ha ricevuto il finanziamento da parte di Canal+ per la realizzazione del progetto X.Femmes.
Dato invece il problema della distribuzione di opere di tal senso in Italia, la ricerca da parte del gruppo italiano di un finanziamento collettivo si è orientata verso un’indipendenza produttiva che non costringa, a causa di scrupoli di profitto, a cercare di soddisfare un pubblico poco abituato alla descrizione del piacere della donna. L’osservazione più pretestuosa che si fa però in questi casi è che alle donne non piaccia il porno perché “non romantico”, concetto figlio della convinzione che il sesso senza amore non possa essere loro appannaggio: ma fra l’amplesso volto al matrimonio e alla procreazione e la fredda manipolazione di carni di plastica non si può aggiungere anche una via di mezzo? La risposta sta nelle emozioni provocate dal contatto fisico, sensazioni fisiche e mentali che l’entourage de Le Ragazze del Porno intende rappresentare sullo schermo, per raccontare un’esperienza che a prescindere dalle motivazioni sentimentali è di per sé fondamentale nella vita di ogni essere umano. Per chiunque sia interessato a questa scommessa, su cui noi ci sentiamo di voler dare tutta la nostra fiducia, qui la pagina per contribuire al crowdfunding e qui il sito ufficiale del progetto.