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Amica Sailor Moon. Il mito dell’amicizia fem...

Amica Sailor Moon. Il mito dell’amicizia femminile in forma di “anime”

Nella mia testa di bambina, prima dei miti della classicità, prima ancora che definissi il mio pantheon personale, fatto di figure umane appartenenti al mondo della musica, della letteratura e della politica, c’era solo un mito a guidare le mie giornate: Sailor Moon. O meglio, c’erano le guerriere Sailor, unità indivisibile in cui ciascuna costituiva un pezzetto fondamentale di una grande epopea collettiva. A ragion veduta non ritengo di fare un azzardo se affermo che potrebbe essere considerato come un moderno ciclo mitologico, e non solo per il valore formativo che ha avuto per la generazione cui appartengo, quella che ha trascorso l’infanzia negli anni ’90.

Alla combattente che veste alla marinara, dai lunghissimi capelli biondi raccolti in due codini, io devo tantissimo. Non solo perché ho adorato vedere per la prima volta sullo schermo, come cartone animato, le vicende di un gruppo di giovani adolescenti tormentate dai poteri per combattere il male (nessuno gliel’aveva mai chiesti), ma anche perché mi ha fatto credere che la solidarietà femminile e l’amicizia siano impossibile da scalfire.

Le cinque stagioni che compongono l’anime di Sailor Moon sono andate in onda sulle reti Mediaset tra il 1995 e il 1999, con vari passaggi di palinsesto (da quello pomeridiano sulla rete principale, Canale 5, alla prima serata di Rete 4, quando ancora i cartoni animati portavano audience e non esistevano canali tematici appositi). La febbre per Sailor Moon è cosa nota a chi come me, classe ’89, ha frequentato le elementari accompagnata dalla presenza costante di questo cartone animato. Praticamente cresciute assieme, dalla prima stagione iper-replicata, che ha consacrato l’immaginario presso stuoli di bambin*, fino alla quinta ed ultima, controversa serie.

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Copertina del primo volume di Codename Sailor V

Pochi sanno che Sailor Moon in realtà nasce come spin off di un’altro manga, Codename Sailor V, ovvero le avventure di quella che poi diventerà Sailor Venus nel gruppo delle guerriere Sailor.
Codename Sailor V è un manga sorto poco tempo prima della nascita di Sailor Moon, e cresciuto parallelamente ad esso. La storia di Minako, Marta nella trasposizione italiana, viene raccontata anche nell’anime: sin dalla prima puntata infatti si parla di una Sailor misteriosa che combatte i criminali della città, del tutto in solitaria. Più tardi, la vedremo entrare nel gruppo sotto le spoglie di Sailor Venus, guidata dal gatto bianco Artemis. Molto importante è la presenza felina: proprio quando Bunny incontra la gatta nera Luna, nella prima puntata, le viene rivelata la sua identità di Sailor e può avere inizio la saga.
Il nome di Bunny non è casuale: tradotto dall’originale giapponese Usagi, significa “coniglio” e si rifà a una nota leggenda nipponica che vuole che un coniglio risieda sulla luna (Tsuki no usagi). Citazione che purtroppo rimane ignota ai più.

Le altre Sailor che compongono il nucleo iniziale, dette anche Guardian Senshi (dal giapponese “combattente”), vengono quindi richiamate durante la prima stagione: Emi, Rea, Morea e Marta, tutte studentesse con la tipica uniforme alla marinara, che da qui alla fine costituiranno la squadra di guerriere in supporto di Sailor Moon. Esse infatti hanno il compito di difendere la principessa Serenity, vera identità di Sailor Moon, nel regno di Silver Millennium del futuro. In loro aiuto interviene anche Marzio, aka Milord (il cavaliere con cilindro e rosa letale), aka Endymion (il principe sposato a Serenity). Il loro compito è sconfiggere gli scagnozzi inviati sulla terra dalla Regina Perilia, che vuole impossessarsi del Cristallo di Luna.

Bishoujo.Senshi.Sailor.Moon.full.824028Ciò che ho percepito, oggi, come la vera bellezza del cartone, è proprio la profondità dei personaggi e lo spazio che viene dato a ciascuno, tanto che ai tempi non era raro che le bambine (non solo “femmine” come vedremo) si identificassero con una Sailor in particolare. È stato interessante scoprire che l’anime aveva innescato una grossa polemica da parte della psicologa Vera Slaeoj, che nell’ambito del Festival di Amalfi, nell’aprile 1997, si era scagliata contro il cartone, perché, affermò, “disturba lo sviluppo sessuale dei bambini. È un’eroina dotata di una grande forza, una donna che comanda. È un personaggio molto ambiguo, con tratti maschili. Tutto ciò crea disturbi nei bambini. Abbiamo avuto alcuni casi di bambini con problemi di femminilizzazione, bambini molto confusi che, addirittura, desideravano indossare gli abiti e portare i gadget di ‘Sailor Moon’ ” [1]  Non c’è bisogno di un fine intuito per comprendere la lampante omofobia e misoginia contenuta in questa frase.

La risposta dell’emittente non è mancata, ma rende l’idea della potenza, verrebbe da dire rivoluzionaria, di un tale prodotto per bambin* e ragazzin*. Non a caso Sailor Moon è ricordato anche per essere stato uno dei cartoni a target infantile più censurato: frequentissimi tagli e modifiche alla trama, date le frequenti allusioni sessuali, ritenute eccessive per un pubblico di minori, ma derivanti da una cultura molto distante da quella italiana come quella giapponese, che tratta la sessualità in una maniera più libera.
I tagli hanno riguardato soprattutto le inquadrature troppo ravvicinate alla nudità delle protagoniste, durante le trasformazioni, oppure in alcune scene di intimità tra i protagonisti. La censura ha colpito soprattutto durante la terza serie, quando fanno la loro comparsa Sailor Uranus e Sailor Neptune, due delle Sailor Outer, unite in una relazione lesbica come confermato dalla stessa autrice.

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Sailor Neptune e Sailor Uranus

La serie, dopo le prime due stagioni di grandissimo successo, assume un apparato di personaggi e una trama sempre più complessa che è praticamente impossibile riassumere (nel caso vogliate recuperare, la pagina di wikipedia si dimostra estremamente completa e dettagliata): non solo le Sailor aumentano di numero, spesso con ruoli antagonisti rispetto a quelle originarie, ma i nemici si celano addirittura tra i protagonisti, come nel caso della terza serie in cui fa la comparsa Sailor Saturn, ovvero Hotaru Tomoe, insieme a Chibiusa, che corrisponde alla figlia della principessa Serenity tornata indietro nel tempo.
Ricordo che mi irritava fortemente (perché perdeva di coerenza di fronte alla mia esigente mente di bambina), il fatto che i disegni diventassero più raffinati e le atmosfere assumessero toni cupi e drammatici. La già forte tendenza al melodramma si accentuava e diventava chiaro che le guerriere Sailor, come in ogni saga manga-anime che si rispetti, erano prescelte per difendere le sorti dell’intero pianeta fino alla morte.

La quinta e ultima serie, in particolare, è stata oggetto di polemiche. Inizialmente non prevista dall’autrice Naoko Takeuchi, è stata realizzata sotto pressione degli editori, e infatti si nota subito la forzatura nell’impostazione della trama. Sailor Moon si separa da Marzio che se ne va a studiare in America e arrivano le tanto chiacchierate Sailor Starlights, rinomate perché hanno subito la peggior censura di tutte: l’originale prevede che da uomini si trasformino in guerriere Sailor, quindi donne, ma per gli adattatori italiani deve essere sembrato a tal punto inaccettabile da fare in modo che loro richiamassero le sorelle gemelle. Ovvio, no? Purtroppo per noi, l’ultima serie è stata resa incomprensibile anche per via del fatto che l’ultima puntata in cui tutto veniva spiegato, non sia stata mandata in onda in Italia.
Quando si parla di Sailor Moon non si parla di un semplice cartone animato: è stato citato anche da Andi Zeisler come uno dei simboli del girl-power anni ’90. Ha affermato innanzitutto il definitivo potere mediatico nipponico, facendo entrare nelle vite di tantissime persone assaggi di cultura giapponese. Ha ispirato decine di storie manga simili, almeno quelle importate in Italia, basate sulla collaborazione femminile insieme alla responsabilità nel gestire poteri magici per combattere il male. Sono stati programmate repliche e ristampe del manga per i successivi anni, e in Giappone è stato creato addirittura un musical e una serie televisiva (sì, con persone in carne e ossa).

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E se siete tra le tante che ancora ripensano con nostalgia all’anime senza vergogna, per voi c’è una buona notizia, in occasione del ventennale (!!!) della serie, è prevista per luglio l’uscita di un reboot intitolato Pretty Guardian Sailor Moon Crystal, che ripercorrerà le gesta dell’eroina a partire dalle origini, attenendosi più fedelmente al manga originale di Naoko Takeuchi. Avete capito bene, sono state prodotte nuove puntate dell’anime e sarà possibile seguirle in streaming dal sito di Niconico. Fate partire l’isteria collettiva.

Avendo visto qualche immagine del nuovo adattamento, i miei sentimenti sono ancora divisi tra la curiosità/eccitazione e il timore di deludere i ricordi della bambina dentro di me, che ha fatto tesoro dell’inestimabile insegnamento della guerriera che veste alla marinara.

[1] “Sailor Moon pericolosa per i ragazzini


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  1. Chiara

    14 aprile

    Bellissimo articolo! io appartengo alla cerchia di quell* che lo guardavano saltuariamente, quindi non ho mai capito la trama più di tanto. A spiegarmi tutto fu appunto un mio compagno delle elementari, che giocando faceva sempre sailor Mercury, alla faccia della Slepoj! A proposito (e perdona l’OT): Vera Slepoj scrisse un’altrettanto discutibile lettera criticando uno dei miei programmi TV preferiti. Con alcuni compagni, avevamo pensato di risponderle, ma la nostra maestra ce lo impedì. Edificante, no?

  2. ilaria

    14 aprile

    Io, classe 1987, ricordo benissimo la fissazione collettiva per Sailor Moon, le visioni tutte insieme quando ci si ritrovava per studiare, le corse per finire in tempo i compiti e il giocare alle Sailor in classe, ognuna con un personaggio e con gli scettri e diademi disegnati sul cartoncino e ritagliati, poi i costumi per Carnevale, le bambole…ricordo ad esempio che una mia amichetta, bionda e con bellissimi capelli lunghi, portava spesso i codini come Bunny, un’altra si era fatta regalare gli orecchini a forma di rosa come Sailor Jupiter (la mia preferita personalmente era Sailor Mars e mi ero confezionata quei foglietti- su cui erano scritte le preghiere, se non sbaglio?era sacerdotessa in un tempio o simili?- che poi usava come armi nel combattimento). E ricordo anche i commenti scandalizzati di qualche mamma sul fatto che fosse una cattiva influenza sui maschietti (che a loro volta si dichiaravano a gran voce disgustati ed annoiati dal cartone e da tutto il contorno), tra i miei compagni di classe solo uno giocava con noi ma in effetti non ricordo mai che sia stato preso in giro dagli altri. Col senno di poi dell’essere adulti ci fu una grandissima commercializzazione del tutto, ma io ricordo sopratutto il divertimento e le ore ed ore passate a fingere di trasformarci o a commentare gli episodi. E ovviamente, nella nostra mente ingenua di bimbe tutta la faccenda “chiamano le gemelle per combattere ci sembrava artificiosa e strana”, anche perchè ricordo male o Bunny aveva anche una cotta per uno di loro in versione maschile? Non ricordo traumi di nessuna di noi comunque, ecco, dire la verità ai bambini sarebbe sempre la scelta migliore

  3. Sil

    14 aprile

    Manco me la ricordavo sta cosa delle gemelle. E sailor urano e sailor nettuno (sic) erano amanti, in modo lampante, e Eles era bellissima.
    Bellissimo articolo!

  4. jESSICA

    17 aprile

    bell’articolo. Io amo sailor moon! 🙂
    in quale sito si può seguire queste nuove puntate? 🙂

  5. tANIA

    30 maggio

    Quanti ricordi… Mi sono rivista molto nel tuo punto di vista: anche io della classe ’89, sono cresciuta con questo cartone, non volevo rinunciarci per nulla al mondo e l’appuntamento pomeridiano con l’anime era immancabile. Sinceramente anche io attendo che arrivino questi nuovi episodi, ma spero anche che reggano il confronto con le serie che abbaimo visto noi.

  6. ted

    4 marzo

    remembering Flash Gordon, savior of planet Mongo

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