Crea sito
READING

La canzone del mese: Adelaide Albinati, “I B...

La canzone del mese: Adelaide Albinati, “I Bleed”

Da quanto questa piccola rubrica ha preso forma, ammetto di aver iniziato a vedere le stelle. Da un lato, mi sono trovata a intervistare ragazze il cui talento è a dir poco inebriante, e che credo abbiano tutte le carte in regole per fare strada. Dall’altro, ho ricevuto risposte positive da musiciste già affermate e che ammiro un sacco, i cui nomi saranno svelati nei prossimi mesi.
Tutto ciò mi rende molto lieta, perché ascoltare cover non manca mai di mettere in moto le mie rotelle musicofile. Al contempo, parlare di femminismo e di musica con donne che hanno storie interessanti da raccontare è una delle mie attività predilette, come ben testimonia il mio sogno ricorrente che ha per protagonista un festival musicale con una line-up popolata da amiche talentuose (e Kim Deal).

Questo mese parliamo di sangue. La cara Adelaide Albinati ci ha proposto una preziosa cover di I Bleed dei Pixies.

Raccontami del tuo nuovo progetto musicale. Ho sentito che hai iniziato a provare con alcune ragazze e già tempo fa mi dicevi che ti ispirava l’idea di una formazione femminile. Come mai? A livello musicale questo nuovo gruppo rappresenta una dipartita da Marcello e il mio amico Tommaso o ci sono dei punti in comune?

La cosa è nata perché ad un certo punto mi sono resa conto di avere l’esigenza di vivere in un mondo un po’ più femminile. Mi spiego meglio. Quando vai a vedere un film, leggi un libro, ascolti un nuovo disco, vai a vedere una mostra, diciamo che al 90% dei casi il regista, lo scrittore, il leader della band, l’artista sono prevalentemente dei maschi. E fin qui non c’è niente di male, ma se sei donna e vai a vedere/sentire/guardare/leggere qualcosa che sia stata fatta da una donna, la tua sensibilità femminile ti ringrazia e si sente parte di un’espressione artistica anche lei. Ed è una bella sensazione. Perché non provarla più spesso?

Ricordo di aver posto la questione su Facebook, dicendo di aver bisogno di fare qualcosa per contribuire a questo processo di “femminilizzazzione” e oltre ad aver ricevuto un botto di like (la questione era un tema caldo e condiviso), la mia amica Chiara (Morgan con la I e Lambìc) mi ha proposto di iniziare a suonare insieme.

Così mi sono messa a scrivere le canzoni. Come? Non lo so, non l’avevo mai fatto e non ero mai riuscita a farlo, ma con l’aiuto di amici musicisti che mi hanno supportato e sopportato sono arrivata fino in fondo alla prima canzone che abbiamo portato in saletta.

Premetto che il gruppo è ancora in costruzione, abbiamo una batterista, Sofia, e stiamo per rodare una nuova bassista (alle prime prove era un mio amico a suonare il basso, argh!, grazie Giallo). Servirebbe una vera chitarrista perché io sono una mezza calzetta, ma vi assicuro che suonare è bello pure se non si è capace per nulla. (Quindi andate donne, suonate!)

Rispetto a Marcello e il Mio Amico Tommaso, con cui suono da un paio d’anni, dovrei dire che il mio progetto si discosta abbastanza, volendo essere una roba più “indierock anni ’90 di donne arrabbiate”, ma siccome i pezzi sono ancora da arrangiare non so bene cosa verrà fuori. Non essendo io una vera musicista la mia idea è quella di andare in saletta solo con testo, melodia e accordi e costruire i pezzi tutti insieme.

Nell’indie italiano ci sono pochissimi gruppi di sole donne, pochissime leader femminili e in generale poche donne nei gruppi con leader maschili. È divertente perché io e Chiara siamo già in altri gruppi in cui facciamo le seconde cantanti, Sofia è batterista in un’altra band ma anche lei contribuisce alla parte vocale, quindi ci siamo ritrovate tutte e tre a cantare da paura e facciamo tutti coretti incrociati bellissimi.

IMG_9926

Hai scelto di registrare una cover di I Bleed dei Pixies. Quando ti ho proposto il tema “sangue” ti è venuta in mente subito come possibile opzione o ci sei arrivata per gradi? Ti va di spiegarmi come è stata selezionata e perché?

La scelta dalla cover ha avuto un iter abbastanza curioso. Il tema del mese mi era piaciuto un sacco, ma non era per niente semplice. Cantando io in italiano nel mio nuovo progetto, volevo scegliere una canzone italiana, ma non conosco benissimo l’indie italiano, quindi mi volevo buttare sul cantautorato italiano: De Gregori, Battisti, Battiato olle. Bene, valla a trovare una canzone che parla di sangue, e che ne parla nel senso che intendo io: ho sempre associato il sangue ad una ferita, al dolore fisico (non a quello sentimentale) e al sacrificio. La mia prima scelta è stata Scalo a Grado di Battiato, che parla di messe, comunioni e sacrifici (“nel mio sangue non c’è acqua/ma fiele che ti potrà guarire” l’idea di poter salvare qualcuno con il proprio sangue, quindi sacrificando se stesso – AIUTO). Ho provato ad arrangiarla con Marcello e stavamo facendo una roba assurda, tipo un pezzo anni ’80 che poteva essere stato scritto da Badalamenti per la colonna sonora di Twin Peaks, ma che obiettivamente era una rottura di coglioni assurda. Dopo circa tre ore che provavamo un effetto piuttosto che un altro, ho detto a Marcello una roba tipo: “prendi il banjo, famo I Bleed“.

Per questo vorrei fare una menzione speciale e ringraziare Marcello Newman per bene. Diciamo che il pezzo avrei potuto registralo da sola, o con il gruppo, ma ero in periodo abbastanza stressante e non avevo moltissimo tempo. Inoltre Marcello era in procinto di partire per andare a vivere a Parigi e questa della cover era anche una scusa per suonare ancora un pochino con lui. Grazie Marci! Abbiamo fatto una bellissima cover stupidina.

Sei già stata ospite sulle nostre pagine lo scorso agosto, quando hai disegnato il nostro logo del mese. Ho inoltre visto i graziosissimi volantini che hai preparato per Frigopop e per alcuni concerti dei Marcelli. Oltre a questi lavori, secondo quale modalità di capita di disegnare? Quali sono i tuoi soggetti preferiti?

IMG_1707

Per quanto riguarda la mia passione per l’illustrazione, posso dire che è una passione abbastanza saltuaria. Mi piace disegnare quando c’è un’idea che va espressa, un progetto da fare, ma non ho l’esigenza di disegnare ogni giorno come espressione di me stessa. Faccio anche un sacco di cosine con le mie manine: collane, stampe, stickers, manicure psichedeliche. Insomma mi piace essere creativa. Comunque mi capita sempre di disegnare delle potenziali Adelaidi che interagiscono con il mondo esterno. Nell’illustrazione del mese di agosto per Soft Revolution, mi sono idealmente raffigurata nella tipa bionda con la chitarra rosa.

Quando mi capita di diventare amica di qualcuno, arriva sempre un momento in cui mi viene spontaneo consigliare – se non sono già noti – alcuni dischi che sono stati importanti per me. Potresti farmi i nomi di tre dischi che ti hanno cambiata, che ritieni parte imprescindibile della tua storia di vita e che consiglieresti ad una nuova amica?

Come prima scelta dico Bufalo Bill di De Gregori. Quando ero bambina facevamo sempre dei lunghi viaggi in famiglia (siamo quattro fratelli) con una macchina enorme e duemila cassette da ascoltare durante il viaggio. Questo era uno dei miei dischi preferiti. Attenzione: è struggente.

Poi ci metterei 69 Love Songs dei Magnetic Fields che non è un album ma una raccolta di 69 pezzettini di cuore. Qualsiasi cosa si possa raccontare di una relazione sentimentale è stato trasposto in una canzone da Stephin Merritt. Dalla gelosia morbosa, alla voglia di scopare a tutte le ore del giorno, passando per serate romantiche con rose e vino e la depressione post relazione. Tutto raccontato come se l’amore fosse facilissimo (e forse lo è).

L’ultimo disco mi mette un po’ in croce perché ce ne sono vari che potrei mettere, quindi ne scelgo uno che ha segnato un passaggio abbastanza importante nella mia vita, Strawberry Jam degli Animal Collective. Sul disco non dirò molto perché è bello. Vi racconto perché ci sono legata. Da ragazza sono stata avvicinata alla musica indie dal mio primo ragazzo, che mi faceva le playlist e mi portava ai concerti dei gruppi che mi aveva fatto conoscere lui ed essendo più alto mi abbracciava da dietro. Mentre io andavo matta per queste cose, non ero minimamente in grado di parlarne con lui perché sentivo una soggezione immensa nei suoi confronti. Quando ci lasciavamo passavo pomeriggi a scaricarmi dischi su dischi e ad ascoltarli con le cuffiette sul computer fisso in salotto. Nessuno dei miei amici ascoltava quella musica e non c’era nessuno con cui condividere questa passione.

il mioragazzo

Poi mi sono iscritta a matematica e mi sono fatta Facebook. Un giorno posto il video di Fireworks degli Animal Collective e una ragazza che era all’università con me, ma con cui non avevo mai parlato, mi mette il like. Da lì nasce una conversazione emozionantissima: “Ma ti piacciono questi? E questi altri? Dai, che bello! Vengono a Roma a suonare! Andiamo?”. Ricordo perfettamente il primo concerto con Sara, una notte umidissima e bellissima. Da lì si è consolidata un’amicizia musicale e sentimentale enorme.

In che modo sei approdata al femminismo? Se ti va, raccontami un episodio particolare che ti ha spinta in questa direzione.

Sono approdata al femminismo in maniera del tutto spontanea e naturale, come esigenza personale di non sentirmi inferiore mai a nessuno in nessuna circostanza. Il fatto è che non bisogna pensare ad atti eclatanti per capire che una donna è sottoposta ad una sorta di costante umiliazione latente nella sua vita. Circa un anno fa, avevamo un concerto con Marcello e il mio Amico Tommaso in un locale di San Lorenzo, a Roma. Dovevamo fare la tessera per entrare al locale e non avremmo dovuto pagarla in quanto gruppo ospitato. Nel gruppo eravamo in sei, io unica donna, mi presento per ultima al banchetto delle tessere e mi viene chiesto se ero nel gruppo. Alla mia risposta affermativa mi viene ulteriormente chiesto: “nel senso che SUONI nel gruppo?”. Cioè, in che altro senso potrebbe essere?

Se fossi stata un ragazzo questa domanda non sarebbe stata posta.

All’inizio ero rimasta solo un po’ offesa, il mio orgoglio di musicista era stato ferito. Poi parlandone con Marcello, mi sono accorta che non ero stata umiliata nel mio essere musicista ma nel mio essere donna.

And so it began.


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.