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Nate sotto il segno dell’Acquario: Virginia ...

Nate sotto il segno dell’Acquario: Virginia Woolf

Illustrazione di Flavia Sorrentino

Illustrazione di Flavia Sorrentino

Ho una grande memoria per i compleanni. Oltre a quelli fondamentali, ne ricordo altri puramente accessori. Quando conosco una nuova persona, è scontato che scatti la domanda “Quand’è il tuo compleanno?”. Mi sono allenata a farla sembrare innocua, casuale e disinteressata, quasi una curiosità infantile di poco conto. Una volta scoperta, la data mi si scalfisce in testa: lo dico senza nessun vanto in particolare, è così e basta. Voglio sapere quando è iniziata la vita della persona di cui leggo o di cui sto parlando, e voglio sapere quando ogni anno cade quel giorno, sia che lo si celebri assieme, sia che non lo si voglia ricordare affatto.

Vengo spesso colta in fallo nella mia curiosità; dopo la risposta, segue una domanda di rimbalzo rivolta a me, che suona più o meno come “Perché, ti intendi o interessi agli oroscopi?”. A volte il tono è sarcastico, a volte semplicemente divertito. Degli oroscopi mi piace il lato ludico, come quando si aprono i biscotti della fortuna cinesi: alla leggera, sazi di pollo alle mandorle, sogghignando. Se è una cosa bella si prende per un buffetto affettuoso del cosmo, se è una cosa meno bella per un errore involontario di sincronia.

Aquarius

Nella personalità di una persona non c’è nulla di scientifico ed empirico: non esiste un INCI degli ingredienti del carattere umano preciso al milligrammo. Una cosa che però ho provato sulla mia pelle è la diffusione di caratteristiche simili dei nati sotto uno stesso segno. Ho conosciuto gente di tutti i segni, più esemplari dello stesso segno, e ormai do quasi per scontata una mia reazione empatica nei confronti di alcuni, e più abrasiva verso altri.

Mi ritrovo nelle descrizioni del mio segno, l’Acquario. Accetto questa cosa senza pormi troppe domande: mi piace il potenziale umano che si riversa a cascata in un giorno dell’anno rispetto ad un altro. Mi piace pensare che ci sia un qualcosa di universale e umanamente condiviso che va oltre le singole differenze e le fantomatiche circostanze che ci formano. Mi piacciono le persone in generale, e qualunque coordinata bizzarra che mi guidi nel capirle.

Ci sono persone di cui ho solo letto, visto e sentito parlare. Virginia Woolf mi è stata presentata da terzi nel 2003: dal regista Stephen Daldry, dall’attrice Nicole Kidman che l’ha interpretata nel film The Hours. Dallo scrittore Michael Cunningham, dal cui libro omonimo è stato tratto il film, e che ha avuto il talento incredibile di relazionare Virginia Woolf in maniera sincronica e atemporale con le sue lettrici e lettori. Quando ho letto i libri di Virginia Woolf, è stato come conoscere una persona dalla mente straordinaria, della quale però sapevo poco o nulla, pur intuendo una grande affinità. Grazie al libro – che consiglio – di Nadia Fusini Possiedo la mia anima, ho potuto dare contorni più netti al pensiero collaterale alle opere e alla biografia di Virginia Woolf.

virginia woolf

Virginia Woolf nel 1926

Il compleanno di Virginia Woolf è il 25 gennaio: siamo entrambe nate sotto il segno dell’Acquario. Quello che per altri è un dettaglio irrilevante e noioso, per me è un gran bel biscotto della fortuna. Ho la grande presunzione di capire meglio di prima questa donna: in certe cose, mi viene da dire, siamo proprio due Acquario. Non ho gli strumenti e la capacità di parlare delle opere letterarie di Virginia Woolf nella maniera adatta a renderle giustizia. Posso in maniera molto personale e umile dire che cosa ha significato per me incontrarla, avvicinarmi alla sua personalità tramite la sua opera.

virginia woolf

The Hours – il film

Virginia Woolf (all’anagrafe Adeline Virginia Stephens) nasce e cresce in un contesto familiare culturalmente interessante: il padre, Sr Leslie Stephens, era uno storico, autore e scalatore. La madre, Julia Prinsep Jackson, era una modella di pittori Pre-Raffaelliti, infermiera e una scrittrice di libri sulla professione infermieristica. Virginia aveva tre fratelli e quattro fratellastri: la famiglia Stephens viveva al numero 22 di Hyde Park Gate nel quartiere di Kensington, a Londra. Fin da bambina Virginia sviluppa un interesse per la scrittura, redigendo un giornale basato su aneddoti della vita familiare, l’Hyde Park Gate News. In seno alla famiglia subisce abusi da parte dei fratellastri, una violenza che la colpisce nel profondo; in seguito, una serie di decessi – compreso quello dei genitori – la rendono più fragile psicologicamente, ma forse anche più votata a conoscere il mondo e scriverne per ovviare alle bruttezze subite, caratteristica della scrittrice che apprezzo particolarmente.

Durante i suoi quattro anni presso la sezione femminile al King’s College, si avvicina all’emergente movimento femminista a favore del suffrago femminile, al quale contribuirà durante la sua intera carriera tramite saggi, articoli, seminari e romanzi (il più importante, A room of one’s own, 1929). Parallelamente, fonda un circolo culturale, il Bloomsbury Group, e nel 1917 la casa editrice Hogarth Press assieme al marito Leonard Woolf: l’attività letteraria la assorbe completamente.

Nel 1925 pubblica Mrs Dalloway: tramite questo romanzo e la sua protagonista Clarissa Dalloway, Virginia Woolf mi ha mostrato cosa significa vivere con intensità quasi straziante ogni momento, come la banalità di un’ora sia lo scorrere di una vita intera, e di quanto l’attesa della felicità sia veramente il culmine della gioia sperata, talvolta.

Virginia Woolf soffriva di una serie di disturbi classificati come bipolarismo: depressione, manie suicide, drastici sbalzi d’umore. Questo la portava a lunghi periodi di forzato isolamento dalla frenetica vita sociale: temeva di non riuscire più a concentrarsi e a scrivere, in mezzo alla folla. Ho sempre trovato questo dettaglio della vita di Virginia Woolf doloroso e al contempo facilmente comprensibile: c’è del valore creativo nella solitudine, sia essa forzata o ricercata. Ci si confronta con se stessi e basta, senza distrazioni confortevoli: è un momento temerario e necessario, il cercare il distacco da chi si ama e da quello che ci anima per fare chiarezza. Penso spesso ai forzati soggiorni di solitudine di Virginia Woolf quando ho bisogno di staccare la spina dal mondo e rendermi meno disponibile: gli Acquario hanno la tendenza a dare il cento per cento per quello in cui credono, per le persone che amano, e rimangono sopraffatti dalla mancanza di riserve di energia per se stessi.

Virginia Woolf mi ha mostrato un grande amore universale nella comprensione della vita e delle persone, e allo stesso tempo la volubilità del legarsi, fermarsi, placarsi. La contraddizione del costruire autonomamente la propria identità con il distacco, anche doloroso, dagli altri, circondandosi da altri. La sensazione, così forte nel romanzo The Waves (1931) di essere perennemente infelici e quindi spinti verso qualcosa di nuovo, diversi, cittadini di un altro paese e allo stesso tempo unici e compatti in questo caleidoscopio di identità. Il confronto con l’universo maschile, il concetto di infinito racchiuso nella quotidianità, nel ripetersi inesorabile dello scorrere del tempo, delle onde e delle ore.

Penso alla lettera di addio che Virginia Woolf scrisse al marito Leonard prima di suicidarsi nel fiume Ouse nel 1941: quasi una lettera di scuse, un addio per non voler ulteriormente pesare sul mondo e su di lui. La promessa di una vita più semplice per chi le stava attorno, senza il peso della sua malattia, della sua oscurità

virginia woolf

The Hours – il film

Virginia Woolf è stata capace di condensare la complessità della vita alla maniera di chi cerca di condensare la complessità dell’uomo in una costellazione. Ma l’ha fatto in meno spazio, come donna all’inizio del Ventesimo Secolo, e con una voglia di cambiare il mondo attorno a sé fuori dal comune, allo stesso tempo però eclissandosi timidamente, senza voler pesare su nessuno. Con la necessità di esplorare sé stessa, le proprie relazioni familiari e sociali senza mezzi termini, accettando il controsenso e la moltitudine, ma sempre testardamente indipendente, un faro solitario in mezzo alle onde.


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  1. giulia

    26 maggio

    Che bello legger quest’articolo.. anche io chiedo sempre il segno zodiacale delle persone che conosco, anche io leggendo mrs dalloway ho sentito una comunione così profonda con la sensibilità di virginia woolf che sono andata a leggermi la sua biografia.. per scoprire che era acquario come me 🙂

  2. Elena

    27 maggio

    Da acquario ti ringrazio. E riguardo al rimanere basiti di fronte alla mancanza di energia per noi stessi, quando l’abbiamo usata tutta e anche più per chi amiamo… beh. Hai dolorosamente ragione.

  3. angela

    14 giugno

    il distacco la mia forza la solitudine un mio bisogno pensavo fossi na matta cattiva senza cuore invece ho visto che ci sono altre persone come me acquario ascendente acquario

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