Sapevate che grazie al Diritto d’Iniziativa dei Cittadini Europei, una proposta legislativa portata avanti da almeno 1 milione di cittadini può essere presentata alla Commissione Europea, che sarà tenuta ad esaminarla?

Bellissimo, no? Sfruttando questa possibilità diversi gruppi di pressione stanno facendo sentire la propria voce promuovendo vari progetti, come ad esempio: il lodevole “L’acqua è un diritto umano” e il molto discusso “Stop vivisection”.
Meno bello è pensare che fra le iniziative con il maggior numero di firme c’è anche quella del Movimento per la Vita, chiamata oneofusOne Of Us”.
Gli organizzatori sono riusciti a raggiungere 1 milione e 891 mila firme in difesa della “dignità e dell’integrità dell’embrione umano”, con l’esplicita richiesta di vietare il “finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica” e lo stanziamento di fondi per consultori, corsi di educazione sessuale et similia (qui potete leggere il manifesto completo, giusto per rovinarvi un po’ la giornata).

Questo per presentarvi quel fronte conservatore ed anti-abortista che sta prendendo forza in tutta Europa e che ha contribuito alla bocciatura della Relazione sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (anche chiamata “rapporto Estrela”, dal nome dell’eurodeputata portoghese che l’ha presentata) il 10 dicembre scorso.
Portato in Parlamento il 22 ottobre 2013, il rapporto (che si può leggere interamente qui) proponeva varie cose davvero molto intelligenti, tra cui:

 

– [Il Parlamento] riconosce che la salute e i diritti sessuali e riproduttivi costituiscono un elemento fondamentale della dignità umana di cui occorre tener conto nel contesto più ampio della discriminazione strutturale e delle disuguaglianze di genere; invita gli Stati membri a tutelare la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti attraverso l’Agenzia per i diritti fondamentali e l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE), in particolare garantendo l’esistenza di programmi e servizi di salute riproduttiva, inclusi l’assistenza sanitaria e i farmaci essenziali per la pianificazione famigliare volontaria e per la salute materna e neonatale, e continuando a vigilare sulle politiche e/o sulle normative che potrebbero violare la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti;
– […] sottolinea che l’educazione sessuale deve includere la fornitura di informazioni non discriminatorie e la comunicazione di un’opinione positiva riguardo alle persone LGBTI, così da sostenere e tutelare efficacemente i diritti di giovani LGBTI;
– […] sottolinea che gli Stati membri dovrebbero regolamentare e monitorare il ricorso all’obiezione di coscienza nelle professioni chiave in modo da assicurare che l’assistenza sanitaria in materia di salute riproduttiva sia garantita come diritto individuale;
– […] sottolinea, in tal senso, che l’educazione sessuale è particolarmente necessaria dal momento che i giovani hanno accesso precocemente a contenuti pornografici e degradanti, specialmente tramite Internet; sottolinea pertanto la necessità che l’educazione sessuale sia inserita in un più ampio programma di accompagnamento dello sviluppo affettivo dei giovani, così da consentire loro di costruire relazioni improntate al rispetto reciproco dell’altro sesso; incoraggia gli Stati membri a sviluppare campagne di sensibilizzazione destinate ai genitori e agli adulti che si occupano dei giovani, circa gli effetti dannosi della pornografia sugli adolescenti.

Il 22 ottobre, la discussione (qui i verbali) fu molto accesa. Vorrei ricordare, in particolare, le parole del nostro eurodeputato Claudio Morganti (Lega Nord) che ha voluto così commentare il documento:

[…] è prevista una condanna al diritto dei medici ad opporsi all’aborto quali obiettori di coscienza, e ci si rammarica inoltre del fatto che questa pratica non venga consentita negli ospedali e nelle cliniche di stampo religioso. Mi sembrerebbe molto strano il contrario.
Il paragrafo 53 del testo ci invita poi a trasmettere un’opinione positiva delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Mi chiedo cosa voglia dire. Siamo passati da una giusta lotta contro le discriminazioni a un’esaltazione di una condizione che non è normale in natura, e con questo intendo dire che la natura ha creato l’uomo e la donna per unirsi e procreare, consentendo così la continuazione della specie e della vita.
Provo orrore laddove leggo che si debba garantire l’accesso ai trattamenti per la fertilità e la procreazione medica assistita anche alle donne senza un partner e le lesbiche. È il trionfo dell’egoismo personale. L’uomo e il suo egoismo non possono stravolgere quello che Dio e la natura hanno creato.

Il suo intervento venne aspramente criticato da altri europarlamentari, ma il risultato finale fu comunque una richiesta di riesame, con 351 voti favorevoli, 319 contrari e 18 astensioni. Seguì un delizioso articolo di One Of Us, in cui ci si congratulava con sé stessi per i successi ottenuti e compiacendosi per aver contribuito al blocco del rapporto Estrela, incidentalmente nello stesso giorno della commemorazione del beato Giovanni Paolo II.

Ed è così che arriviamo al 10 dicembre 2013, Giornata Internazionale per i Diritti Umani e data in cui l’Europarlamento si pronuncia definitivamente in merito al rapporto Estrela: si propone un testo alternativo, che lascia più margine d’azione ai singoli Stati e che prevede che “la formulazione e l’applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole sia di competenza degli Stati membri”. Insomma, non resta praticamente nulla della proposta originale.
Nonostante Estrela si opponga fermamente alle radicali modifiche e rifiuti di far scrivere il suo nome sulla nuova relazione, questa viene approvata grazie a 334 voti favorevoli, 327 contrari e 35 astenuti (qui la lista dei votanti) . Il risultato è sconcertante, anche perché fra coloro che si astengono ci sono sei europarlamentari italiani dell’S&D (socialisti e democratici): la loro astensione è peraltro stata decisa senza consultare o comunicare con il resto del gruppo delle sinistre, scatenando l’indignazione generale. Costa e Sassoli (entrambi PD), due degli europarlamentari astenutisi, si sono poi difesi chiamando in causa sia motivazioni di carattere morale che legislativo.

Costa:

“[…] la relazione Estrela non bilanciava l’aborto con il diritto del nascituro e perché il diritto alla vita veniva completamente ignorato. Inoltre perché eliminava l’obiezione di coscienza, promuoveva l’accesso diretto delle minorenni all’aborto senza il consenso dei genitori e la procreazione assistita per single omosessuali. La relazione inoltre non poneva alcuna attenzione sul diritto alla maternità e alla paternità, e accresceva la responsabilità delle donne, con il rischio di accentuarne la solitudine.”

Sassoli:

“[…] nessuno scontro fra abortisti e antiabortisti, ma difesa di principi che nella legislazione italiana sono ben radicati e che potrebbero essere utili anche ad altri paesi. Se entriamo poi, nel merito nelle proposte avanzate nel testo della collega socialista Estrela, le contestazioni sono destinate ad aumentare.” e poi “Una cosa era positiva: l’invito rivolto a tutti gli Stati che non hanno una legge sull’aborto a darsene una. Ma altre erano inaccettabili per me. Come l’idea di concedere ai giovanissimi, sotto i 16 anni, l’opzione di interrompere la gravidanza senza consenso parentale. O considerare l’obiezione di coscienza come un ostacolo per il ricorso all’aborto”

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Come ciliegina sulla torta, dopo soli dieci giorni, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato di aver approvato una nuova proposta di legge che rende l’aborto non più un diritto, ma un reato depenalizzato in due limitatissime circostanze: in caso di violenza sessuale (fino alla 14esima settimana) o di elevato rischio di danni fisici o mentali per la madre (fino alle 22esima settimana). Contrariamente alla legge precedente, la deformazione fetale, anche particolarmente grave, non giustificherà più l’aborto e prima di procedere, le ragazze fino ai 16-17 anni dovranno ottenere il permesso dei genitori.

Il rapporto riguardante la salute materna sarà redatto non più da un medico, ma da due, che concederanno interruzione della gravidanza solo in caso in cui non sia possibile “risolvere in campo medico o in qualsiasi altro modo” il conflitto fra feto e madre. Inoltre, i due medici che gestiranno il rapporto non potranno essere gli stessi che eseguiranno l’aborto.

L’obiezione di coscienza sarà consentita non solo ai medici operanti, ma a tutti gli operatori il cui lavoro sarà legato all’aborto: dal direttore amministrativo, fino alla guardia o a chi dispone gli strumenti nella sala operatoria.
Per quanto riguarda le interruzioni praticate in clandestinità, si parlerà di delitto senza castigo, nel senso che la donna non è colpevole, ma vittima di aborto: solo il medico sarà perseguito penalmente.

La legge dovrebbe entrare in vigore nel giro di un anno e c’è bisogno che sia prima approvata dal Parlamento spagnolo, cosa però spaventosamente probabile, dato che che il Partito Popolare detiene la maggioranza assoluta.
L’opposizione ha dichiarato che questa legge farebbe regredire i diritti della donna al buio periodo franchista, provocando un ritorno degli aborti praticati in clandestinità o del cosiddetto “turismo abortivo” verso Paesi meno severi, come la Gran Bretagna.

Le manifestazioni sono iniziate lo stesso giorno del comunicato, portando in piazza associazioni femministe e anti-abortiste. L’hashtag #MiBomboEsMio (la mia pancia è mia) impazza su Twitter.
Il Treno della Libertà partirà il 30 gennaio da Asturias per arrivare a Madrid il 1° febbraio, in uno sforzo collettivo per ostacolare la riforma e mantenere la legge ancora vigente, portando un messaggio: “Porque yo decido”, perché decido io.
In Francia, Slovenia, Inghilterra, Ungheria, Belgio si stanno organizzando attività in sostegno delle donne spagnole, che dovrebbero culminare in una manifestazione europea durante la giornata mondiale della donna, l’8 marzo.
Per quanto riguarda l’Italia, la rete WAE ha pianificato proteste e raccolte di firme a Roma, Milano, Firenze, Reggio Calabria, Cosenza, Vercelli e Bologna, il primo febbraio. Sul loro sito potete trovare tutte le informazioni necessarie per organizzarvi.
Riporto la presentazione del gruppo WAE, che mi sembra molto efficace nel ricordarci che quello che accade in Spagna e in generale in tutta Europa non può non interessarci, soprattutto perchè (come scrivono anche loro) il diritto all’aborto in Italia è già seriamente minacciato dai medici obiettori, che costituiscono circa il 70% del totale.

Subito dopo la bocciatura della risoluzione Estrela ci siamo rese conto della necessità di costruire una rete delle donne europee per affermare i nostri diritti all’autodeterminazione, alla libertà di scelta, alla salute e per dare attuazione alla Convenzione di Istanbul. Le notizie allarmanti che arrivano dalla Spagna però rendono necessario mobilitarsi adesso: non possiamo permettere che il governo Rajoy cancelli i diritti delle donne riportandole indietro di decenni e costringendole all’aborto clandestino, con tutti i rischi conseguenti per la loro salute. 
Quanto accade oggi in Spagna potrebbe avvenire anche in Italia, dove registriamo un attacco costante alla legge 194 a causa dell’obiezione di coscienza.
Siamo pronte a mobilitarci con le donne spagnole nelle iniziative che vorranno portare avanti.
Costruiamo e diamo visibilità alla rete delle donne europee: una data possibile può essere l’8 marzo.

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