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Vote4Zahra, la prima candidata virtuale alla presidenza dell’Iran

Zahra-for-Iran-President-1Venerdì 14 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali iraniane; dopo aver servito due mandati consecutivi, Mahmoud Ahmadinejad si appresta a cedere il passo ad un nuovo presidente. Elezioni, queste, non prive di polemiche: fra i grandi esclusi ci sono infatti l’ex- presidente Rafsanjani, la cui candidatura è stata respinta dal regime, ma anche i candidati alle elezioni presidenziali del 2009, Moussavi e Karroubi, entrambi agli arresti domiciliari.i E poi c’è Zahra, una donna di cinquantadue anni, nonché la prima candidata virtuale alla presidenza dell’Iran.ii

Chi è Zahra? Per scoprirlo è necessario fare un passo indietro, e tornare a quelle elezioni del 2009 che riconfermarono Ahmadinejad presidente anche se si dice che in realtà la sua vittoria sia dipesa più dalla decisione del leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, che da quella degli elettori. Come forse ricorderete, Ahmadinejad non fu eletto al primo turno, ma andò al ballottaggio con Moussavi, vincendolo. Nonostante le numerosissime accuse di brogli elettorali, Khamenei riconfermò il presidente in carica, causando così l’insorgere dei sostenitori di Moussavi, il cosiddetto Movimento Verde, che contestava la legittimità del voto, chiedendo di ricontare i voti o tornare alle urne.iii Il regime rispose con pestaggi, arresti, e spari alla folla. Fu durante una di queste manifestazioni che Neda Agha-Soltan perse la vita; fu durante una di queste manifestazioni che Mehdi, il figlio minore di Zahra, scomparve.

La storia della scomparsa di Mehdi è raccolta nel blog-diventato-graphic novel Zahra’s Paradise. La vicenda segue la disperata ricerca di Mehdi da parte di Zahra e soprattutto di Hassan, fratello maggiore di Mehdi, blogger e hacker. Una ricerca, la loro, che inizia dagli ospedali, passa per le prigioni di Evin e Karishak, i meandri degli uffici e la loro labirintica burocrazia, gli obitori, i database governativi che Hassan riesce ad infiltrare e finisce, purtroppo, nel più grande cimitero di Tehran, Behesht-e Zahra- “il paradiso di Zahra”, appunto.

Gli autori di Zahra’s Paradise, Amir e Khaliliv, decidono di scrivere il libro nel 2010, per diffondere un’immagine dell’Iran diversa da quella di “paese zeppo di fondamentalisti islamici” propinataci dai mass media, ma anche e soprattutto per diffondere storie come quella di Mehdi, per far sapere al mondo che gli ayatollah ed i politici iraniani non rispecchiano il popolo che governano.
Mehdi e Zahra sono personaggi fittizi, ma le loro storie sono tragicamente reali; fatti veramente accaduti vengono declinati in una finzione imbevuta di realtà. Come sottolineato nell’appendice:

“…abbiamo scelto di affrontare la storia attraverso il prisma dell’invenzione narrativa. Nessuno di noi era nella posizione di poter documentare i fatti relativi alle elezioni presidenziali dell’Iran. E nemmeno volevamo sviare i nostri lettori presentando Zahra’s Paradise come un lavoro di carattere storico o giornalistico, con la pretesa di rivelare la verità in modo neutrale. Il nostro scopo non era stabilire la natura e l’entità dei brogli nelle elezioni presidenziali iraniane.
Quello che ci importava e che ci importa tuttora è fornire la testimonianza sulla condizione del popolo iraniano e presentare l’altro lato della tragedia che lo ha travolto. È un dramma personale insondabile, impossibile percepirne i dettagli o comprenderne appieno la portata. È anche una faccenda legale, politica, religiosa e culturale.”

Zahra si candida per tenere in vita Mehdi e portare avanti la sua protesta, per non lasciare che lui e le sue idee muoiano, soffocate dal regime e sbiadite dal tempo che passa, sostituite da nuove rivoluzioni e nuove vittime. Ma il gesto di candidarsi– o di essere candidata da Amir e Khalil- è anche una provocazione, una richiesta di elezioni portate avanti con onestà e trasparenza, senza brogli o candidati “squalificati”. Da personaggio fittizio, Zahra diventa quindi un modo per evidenziare la realtà iraniana, la mancanza di democrazia e diritti umani, ma anche di incarnare lo spirito di gran parte della popolazione. Benché votare per lei sia di fatto impossibile, Zahra ha ottenuto l’appoggio di molti, iraniani e non: fra questi, l’associazione United For Iran che, come Zahra, si batte per garantire “libertà, dignità e diritti umani in Iran”.

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Vorrei ringraziare M per le sue delucidazioni in merito agli eventi del 2009 ed ai dettagli del sistema politico iraniano. Qui la BBC riassume i punti salienti delle elezioni 2013. Qui La Repubblica parla di Zahra.

i Moussavi e Karroubi sono agli arresti domiciliari dal 2010. Anche la moglie di Moussavi è tuttora in stato di arresto. Il suo nome è Zahra Rahnavard. Coincidenza?

ii Le informazioni che ho trovato in merito all’elezione di una donna sono molteplici e spesso contraddittorie. Alcune fonti dicono che alle donne è proibito candidarsi, altre, invece, sostengono che sia possibile. Secondo M, la legge usa un termine generico che potrebbe voler dire sia “uomini” che “persone”. In ogni caso, ogni candidatura è soggetta all’approvazione del regime, che può quindi respingere qualsiasi candidatura senza giustificarne il motivo.

iii Il Movimento Verde é stato appoggiato anche da Rafsanjani, una mossa che l’ha reso molto popolare fra gli elettori (prima di allora l’ex-presidente era ben poco amato), ma anche inviso al potere: pare che la sua candidatura sia stata stroncata proprio per il suo supporto ai manifestanti.

iv  Gli autori del libro vengono identificati come “Amir e Khalil”, per consentire loro un certo anonimato. In occasione della candidatura di Zahra, uno dei due si è rivelato essere Amir Soltani, giornalista di origine iraniana esiliato negli Stati Uniti.


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