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Vendere il ghiaccio agli eschimesi e l’acqua...

Vendere il ghiaccio agli eschimesi e l’acqua ai trend setters

Un po’ di tempo fa ho scoperto l’esistenza di vari memorabilia commerciali che, grossolanamente, possono essere categorizzati sotto la targhetta “acque costose”.

Ora, chi di noi ha viaggiato saprà forse che in Italia una cosa economicamente positiva c’è: l’acqua, perlomeno quella delle marche più diffuse, costa poco. Per quanto possiamo obiettare (e obiettiamo) che l’acqua dovrebbe essere un bene pubblico e costare anche meno di quello che effettivamente paghiamo e che utopicamente sarebbe una risorsa gratuita, rispetto al resto d’Europa e del mondo noi la paghiamo poco.

È anche vero che la quasi totalità degli italiani beve acqua durante i pasti. Sondaggi per il vicinato non ne ho fatti, ma a casa mia le bibite si bevono solo in tre casi:

  1. quando si dà una festa;
  2. quando si mangia la pizza;
  3. quando si ha un fortissimo bisogno di zuccheri.

Per non parlare del latte, che si beve la mattina o a merenda (o nel caffè), o della birra, che si ordina solo se si esce, o del tè, che io berrei a qualsiasi ora ma mai assieme alla pastasciutta.

All’estero le cose sono leggermente diverse. Ci sono posti in cui una pinta di birra costa 1,60 € e una bottiglietta d’acqua da 25cl, 3 €. Paesino sul mare, locale per famiglie posizionato su una stradina secondaria. Non aveva nemmeno la scusa del panorama o della zona turistica.

Ci sono poi i turisti che, arrivati in Italia, ordinano al ristorante la pasta e un bicchere di latte caldo macchiato (visto di persona); quelli che chiedono una pizza e un cappuccino e versano il cappuccino sulla pizza – per poi mangiarla (testimoniato da un’amica barista); quelli che la mattina alle otto chiedono una brioche alla marmellata e una Coca Cola e pucciano suddetta brioche nella suddetta Coca Cola (visto di persona). Non ho mai visto nessuno ordinare una bottiglia d’acqua.

La comprano magari nei pomeriggi d’estate, quando corrono in giro da un monumento all’altro e fa troppo caldo per un cappuccino. Chiedono una bottiglietta d’acqua e cominciano a tirare fuori tre, quattro euro per poi rimanerci quasi male scoprendo che ne devono pagare solo uno. (Tralasciamo i bar sulle piazze importanti, quelli dei musei e dei luoghi pubblici. Li tralasciamo perché voglio fare un discorso specifico sull’acqua e in quei locali TUTTO costa troppo, non solo l’acqua.)

Chiusa la parentesi antropologica sulle abitudini bibitorie, ritorno al tema principale. Vagando su internet qualche tempo fa scopro che negli U.S., patria degli hot dog e delle mode balorde, sta spopolando una cosa che si chiama BLK – “black” senza le vocali.

Il sito di BLK, per quelli di voi che non vogliono perderci tempo, è un vero capolavoro di design pubblicitario: è l’equivalente del sito della Apple quando promuove un nuovo prodotto. Linee pulite, foto di colori semplici, chiaro per gli occhi. Niente dettagli, quelli li si scopriranno dopo. E soprattutto un’esaltazione di features ovvie che però vengono presentate come innovative.

Cos’è BLK? È un’acqua. Un’acqua black, per l’appunto, un’acqua nera. Cioè, invece di bersi un bel bicchierone di acqua trasparente, cristallina e tutti quei begli aggettivi inventati solo per l’acqua, queste persone vendono acqua nera.

Ora, il mio primo pensiero è stato questo:

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…è nera. Insomma, a me non viene voglia di berla.

Credo sia un retaggio degli uomini delle caverne. Acqua azzurra, acqua chiara -> bene, buona, bevi. Acqua nera, acqua scura -> cattiva, cacca cacca. Il sito millanta però delle qualità e dei contenuti mirabolanti che dovrebbero invogliarmi a bere quest’acqua. Ad esempio:61Q2l09KPVL._SL1405_

  • 0 calorie, 0 carboidrati, 0 zuccheri
  • importanti elettroliti che aiutano l’idratazione e il refrigerio
  • è pulita e deliziosa
  • un ph molto alto per neutralizzare gli acidi del corpo
  • contiene 60 sali minerali diversi, tra cui residui di minerali fulvici, responsabili del suo colore nero.

Non so se qualcun altro se n’è accorto, spero di non essere matta io, ma… QUESTA E’ NORMALISSIMA ACQUA MINERALE. SOLO CHE E’ NERA.

Adesso arriva il bello. Il rullo di tamburi.

Una bottiglia da 16 fl.oz (48 cl) costa 7.85 $, ovvero 5.79 €.

Io farei un plauso a questo genio del marketing, davvero. Un po’ come se mettessi a decantare le meraviglie della luce del sole di casa mia e la vendessi al minuto. 5 € per dieci minuti sotto il sole del mio giardino. 7 € per il pacchetto sdraio + crema solare.

Partendo da BLK ho scoperto un mondo relativo all’acqua in bottiglia. Ho trovato questo sito: http://www.acquedilusso.it, che mi ha fatto ricredere sull’atteggiamento italiano riguardo all’acqua – ma c’è da dire che metà di queste confezioni non sono italiane.

E qui troviamo l’acqua che io propongo come sponsor di questo mese a Soft Revolution: 309 € per bottiglia.

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  1. marcomow

    12 Novembre

    Realtà batte fantasia 1-0
    trailer Apple Water http://www.youtube.com/watch?v=1MvWF35dtCA

    qui una presentazione più dettagliata, notevoli i commenti!
    http://scoopertino.com/apple-blasts-into-supermarkets-with-revolutionary-apple-water/

  2. SOFIA

    12 Novembre

    Qui in Uk, per la gente importante comprano Fiji water.. ovviamente la prima volta che me l’hanno chiesta ho dovuto chiedere che roba era?

  3. Bianca Bonollo

    13 Novembre

    Se lo chiedete a me, l’acqua in bottiglia dovrebbe costare tutta tantissimo (l’ideale sarebbe abolirla), perché è anti-ecologica 😛 …e si dovrebbero installare fontanelle di acqua pubblica gratuita dappertutto.

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