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L’essenziale è visibile agli occhi. È cristallino, lapalissiano, finanche pleonastico. Il non vederlo è da imputarsi alla nostra precisa volontà, conscia o inconscia, o a distrazione, o a pigrizia. Nessuna volpe autolesionista mi convincerà del contrario.

A proposito di ciò, qualche giorno fa è capitato che dicessi a mia madre: Madre, sto approcciandomi a Truman Capote con deplorevole ritardo, hai mai letto niente di Truman Capote?

Oh bè, l’introduzione a Il libro della patata è di Truman Capote.

Truman Capote è l’autore di, per citarne due a caso, Colazione da Tiffany e A sangue freddo.
Il libro della patata è un volume di 91 pagine che la genitrice ha acquistato a 15 anni, presso il mercatino dei preti organizzato nel cortile della scuola. Sulla sua copertina ho posato sguardi vacui per più di un ventennio, 5 traslochi e 3 regioni, senza mai aprirlo, né vederlo realmente. Ad oggi stanzia tra i ricettari insieme a pubblicazioni quali Il Prato è servito, Spuntini Festosi, Come essere quasi vegetariani e A Roma se magna così.

Sfogliandolo, oltre che nell’aroma di tarma e naftalina che si confà a queste occasioni, ci si imbatte in un libello che non saprei come altro definire se non grazioso, nel senso più grazioso del termine.
Dalle parole introduttive della curatrice Myrna Davis, si scopre che il volume nasce dal progetto di una scuola sperimentale che trovava la sua sede una ex azienda agricola per la coltivazione delle patate, al fine di raccogliere fondi per borse di studio (“Ci è sembrato che le patate fossero un elemento in armonia con il nostro scopo”).
Seguono la storia della patata, un catalogo di tipi di patate, metodi di conservazione e preparazione, un ricco ricettario dagli antipasti ai dolci, giochi e patata-hobby (sic) e un patata-glossario offrente delucidazioni sul significato di alcuni modi di dire che coinvolgono il noto tubero. Il tutto è intervallato da illustrazioni (ovviamente graziose) e soprattutto introdotto da un pezzo di Truman Capote che, non contento della tua espressione sgomenta, offre il colpo di grazia descrivendo la sua colazione preferita, a base di patate e vodka ghiacciata.

Immaginate un freddo mattino di ottobre. Riempio il mio cestino di queste patate trovate nei campi e corro in cucina a combinare la mia colazione preferita a base di patate, quella che considero l’unica al mondo, la più deliziosa. La vodka russa, che deve fare ottanta gradi, va a raffreddare nel frigorifero.

Il Libro della Patata, edizione 1974, Lire 2000, Sonzogno, è attualmente trovabile perlopiù su Ebay, messo in vendita da qualcuno che se ne vuole liberare e che si sta chiedendo cosa aveva in testa quella volta che l’ha preso.
Sotto gli estremi della pubblicazione, in piccolo, c’è scritto “Che patatine siamo noi tutti, in confronto a ciò che potremmo essere” (Charles Dudley Warmer -1829/1900-, My Summer in a Garden.)

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