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Troppo non è mai abbastanza: il viaggio in Italia di Ulli Lust

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Ulli Lust è di per sè una mosca bianca nell’ambito in cui lavora: una delle rare artiste del fumetto, un campo dominato quasi esclusivamente da uomini (chi è appassionato del genere sa di cosa parlo). Non bastasse, le tematiche da lei toccate nelle sue opere sono ben lontane dall’essere liquidabili come robetta da “gentil sesso”. Autrice di reportage giornalistici sottoforma di graphic novel, nel suo ultimo lavoro affronta il suo passato e racconta la sua esperienza diretta di molestie e violenze sessuali.

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Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens, tradotto come Troppo non è mai abbastanza dalla Coconino Press, è il racconto della fuga adolescenziale di una giovane punk austriaca trasferitasi nella grande Berlino per sfuggire a una routine in cui si trova stretta. Abbandonati gli studi in un istituto d’arte, vive in case occupate e trascorre il suo tempo tra concerti e feste, cercando di cavarsela.
Nel 1984 Berlino è in pieno fermento punk, ma anche questo non è sufficiente a soddisfare la giovane Ulli, che decide di partire all’avventura con l’amica Edi, senza documenti e senza soldi, attraversando il confine e provando ad arrivare in Italia grazie a passaggi di fortuna. La conoscenza della disinibita Edi sarà la miccia che darà avvio alla narrazione e alla vicenda turbolenta.
Il viaggio si svolge secondo il più classico dei road-movie: autostop, sacco a pelo e casuali incontri. Da Verona passando per Roma, la meta finale è la calda Sicilia. In compagnia della sua amica non mancano le possibilità di appartarsi con ragazzi apparentemente interessanti, ma che si rivelano pessimi alla prova dei fatti. Non mancano anche individui decisamente inquietanti; la maggior parte di quelli che Ulli ed Edi incontrano. Ma sebbene l’amica non si faccia alcun problema e ami il sesso al punto da non fare alcuna discriminazione, Ulli percepisce un crescente disgusto verso quegli stessi uomini italiani che si mostrano così attenti e premurosi di aiutare una donna sola e senza soldi, per poi, calata la notte, esigere in cambio un rapporto sessuale.
Quello sembra l’unico modo per la protagonista di cavarsela ed ella cerca di accettare questo atteggiamento con disinvoltura. Raggirata dall’ennesimo malintenzionato, è costretta a proseguire da sola il suo viaggio fino in Sicilia, dove conoscerà una società fortemente maschilista e patriarcale. Gli uomini non accettano rifiuti e Ulli vivrà sulla sua pelle l’esperienza dello stupro. Da lì in poi inizia una lenta presa di coscienza di una struttura patriarcale alla quale pare impossibile ribellarsi. La Sicilia abbozzata nelle tavole di Lust è una serie di quartieri tetri, in cui le donne non mettono in alcun modo piede al di fuori delle mura domestiche.

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Il pregio di quest’opera è di porre all’attenzione del lettore, soprattutto italiano, la realtà di quella che oggi si definirebbe “rape culture”. L’ambiente in cui si è trovata catapultata Ulli non è solo profondamente ostile all’indipendenza femminile, ma si muove nella direzione del totale annichilimento di qualsiasi desiderio di affermazione che riguardi le donne. Non stupisce che un’opera del genere abbia riscosso così tanto successo in Germania e Francia e che sia stata portata anche in Italia: questa esperienza non è solo racconto psicologico, ma anche impietoso ritratto sociale, in cui l’Italia degli anni 80 e l’italiano maschio ne escono proprio malaccio.
Lust ci tiene a specificare che non vuole che il suo punto di vista all’interno della storia sia letto in termini vittimisti, e che quest’opera è stata stata un’occasione per rivivere momenti lontani, ma degni di essere raccontati. Dice “anche se le mie capacità come disegnatrice sono limitate, unite al testo, strutturate in una sequenza narrativa, queste funzionano invece molto bene.” Non si può certo contraddirla.

Alcune pregevoli graphic novel di cui abbiamo scritto:
Polina di Bastien Vivès
LUKE di Alice Socal
Drinking at the movies di Julia Wertz
Blankets di Craig Thompson
Zazie nel metrò di Clément Oubrerie


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  1. Nicolò

    17 Giugno

    In barba alle sue modeste capacità di disegnatrice, io invece dico che sono molto più espressive di quelle tradizionali. Nonché originali. 🙂

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