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Top bollori: “Innocence is kinky” di Jenny Hval

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Lo scettro di regina dei bollori del mese va ufficialmente a Jenny Hval, cantante, poetessa e giornalista musicale norvegese, classe 1980. Hval ha conquistato infatti i cuori (gli occhi e le orecchie) di tutte noi, quando ha rilasciato, lo scorso 24 giugno, il video ufficiale della title-track del suo ultimo album, Innocence is kinky (Rune Grammofon, 2013).

Il video, girato da Zia Anger con la collaborazione di Ashley Connor (fotografia) e Lucy Munger (editing) ci fa scavallare le gambe nervosamente, e quasi ci ipnotizza mentre esplora senza pietà l’intimità del corpo femminile. In esso si alternano infatti scene in cui la protagonista – una bella ragazza dai lunghi capelli castani – corre lungo la strada in tenuta sportiva, ad altre in cui la stessa si depila ascelle, gambe, e interno coscia; scene in cui, stretta in un aderente abitino color carne, si muove accennando ad una danza che sembra voler inneggiare alla fusione di veste e corpo e nel contempo ad una loro più netta separazione, o altre in cui ella cerca e conquista il proprio orgasmo.

Videoclip e canzone (e titolo) si sposano perfettamente: d’altra parte il testo di Hval aveva catturato subito la nostra attenzione, affermando in apertura

That night / I watched people fucking on my computer / Nobody could see me looking, anyway / It’s late.

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Per proseguire verso il finale con

In and out and in and out

La Hval non è nuova alle provocazioni. Anche il precedente album Viscera (2011) conteneva liriche sessualmente esplicite (Engines in the city, primo pezzo di quel disco, iniziava infatti con uno statement che tirava in ballo uno spazzolino elettrico premuto contro il clitoride, senza troppi giri di parole). Interessata alle forme di comunicazione forti, Jenny Hval ha dichiarato di utilizzare queste modalità espressive non solo perché quella crudezza, il canto del “qui-ora”, il testo-confessione, le piace, ma anche perché si tratta di un richiamo molto più forte per le persone che stanno in ascolto, qualcosa che le costringe a pensare. Pensare al sesso? Ai ruoli di genere [1]? Non le interessa, basta che si metta in moto il cervello.

I don’t want to be a guide. I want people to hear things and experience them their own way. But when I write stuff that’s provocative, I want people to think about that, too. I’m in between a pop musician and an artist in that way. I want people to be part of the music as they listen, but I also want them to think: What was that?[2]

Insomma, tenetela d’occhio (e aprite le orecchie, avete davanti una voce pazzesca). E per non rischiare che la confondiate con la ragazza del video, eccovi qui sotto una sua foto (posa pensante con felino).
Sì, ha pure dei capelli splendidi.

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[1] Certo, è una donna che ha tirato in ballo l’argomento… che c’è, non si poteva?

[2] Da un’intervista apparsa su Pitchfork.com

 


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