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Conservo un ricordo poco nitido del breve lasso di tempo durante il quale mi imbattei in molteplici dichiarazioni polemiche di Flavia Vento a proposito di Seni & Pensiero Unico.
Non so quanti anni siano passati da allora. Molti, suppongo.

Non mi è mai interessato nulla di Flavia Vento (e dubito che ciò possa mutare con il passare dei decenni), motivo per cui suppongo di avere ancora memoria del suo tentativo di polemica a causa del micro-trauma che mi provocò.
La tesi di Flavia Vento era che per troppo tempo in Italia avesse dominato l’Archetipo di Bellezza e Desiderabilità del seno prosperoso. Dal suo punto di vista, invece, tale Archetipo andava cestinato e sostituito con uno nuovo: quello delle tette piccole.
Ricordo con orrore la visita dalla parrucchiera durante la quale lessi per la prima volta le sparate di Vento a proposito della superiorità estetica di seni simili ai suoi. Più eleganti. Più raffinati. Meglio di.

Sentimenti di eguale orrore mi furono suscitati da scritti di tutt’altro tipo, quand’ancora ero una giovinetta delle scuole medie. Mia madre mi aveva fatto dono di un libro umoristico di Luciana Littizzetto, nel quale non mancavano i proverbiali capitoletti di auto-denigrazione fisica. Ne ricordo uno dedicato all’invecchiamento e allo spauracchio del seno cascante, con tanto di test farlocco per misurare lo stato di avanzamento del disastro. Il “test” in questione, chiaramente pensato per donne poco prosperose (ma senza che ciò fosse specificato), consisteva nel piazzare per benino una matita sotto un seno e registrare poi il comportamento della stessa. Secondo Littizzetto, la matita rovinata al suolo significava “le tue tette sono ancora sode e puntate verso l’infinito e oltre”, mentre la matita ancorata saldamente nel punto in cui era stata collocata significava “il declino è cominciato”.
Quando lessi quel capitolo avevo da poco cominciato ad indossare i magici reggiseni corazzati che mia madre mi aveva portata ad acquistare in merceria. Grazie al suo lavaggio del cervello, inoltre, ero diventata a tutti gli effetti “una ragazza abbastanza tettona”, dato che mi concepivo come tale e mi nascondevo di conseguenza. Il test di Littizzetto mi parve una gran boiata già all’epoca, poiché sapevo benissimo, senza bisogno di metterlo in pratica, che non l’avrei superato, nonostante la mia tenera età. Eppure parte di me ne fu turbata, probabilmente perché il resto del libro era punteggiato da battute sulle donne più prosperose dell’autrice, come se queste avessero la colpa di farla passare per “meno figa”, “meno desiderabile”, ecc.

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Tornando a Flavia Vento, devo dire che le sue dichiarazioni balorde sono risuonate diverse volte nella mia testa, anche svariati anni dopo averle lette per la prima volta. Questo perché capita spesso di sentire ragazze e donne munite di seni di diverse misure intente a denigrare quelle che percepiscono come “dotazioni nemiche” o talvolta come “le proprie dotazioni”. Pare infatti che le tette proprie o altrui siano sempre troppo grandi, troppo piccole, troppo poco sode, troppo loquaci, ecc. L’unica volta in vita mia in cui ho assistito ad un momento di apprezzamento collettivo di tette di diverse qualità e misure ero circondata da studentesse del Barnard (noto college femminista presso il quale sono stata visiting student), che celebravano la reciproca beltà notando al contempo che stavano facendo esattamente quello che La Gente immagina che facciano le Femministe Probabilmente Lesbiche del Barnard College. Insomma, una scena epica e molto divertente.

È dunque pratica diffusa – ne converrete – fare paragoni con le tette delle altre, sfruttando al contempo le nostre doti intellettuali per categorizzare le stesse e definire gerarchie di gradevolezza e potenziali nemiche.
Flavia Vento, pur avendo detto delle grandi boiate, dimostrò infatti di saper distinguere analiticamente tra Tette Grandi e Tette Piccole, attribuendo poi maggiore moralità e bellezza alle donne dotate di tette del secondo tipo.

Ora, non metto in dubbio che il discorso pubblico, per lo meno in Italia, sia dominato dalla celebrazione della “Donna Tettona” rispetto alla “Donna Piatta”. So benissimo che interi segmenti della popolazione femminile, in giovane età, sono stati almeno in minima parte traumatizzati da questa contrapposizione, specialmente nel momento in cui è emerso che le Grandi Tette non sarebbero mai arrivate.
Vorrei però usare il banale Esempio del Seno appena esposto – ma potrei farne molti altri – per parlare di qualcosa di ben più roccioso e desiderabile della coppia di tette più soda che si sia mai vista sulla faccia nel nostro pianeta azzurro.

tumblr_mq2kueFC2s1stppfao1_r1_400Parliamo di amor proprio e di bodyshaming (ovvero denigrazione dei corpi altrui).
Dal mio punto di vista, invitare Flavia Vento (o chi per lei) a smetterla di insultare i corpi e lo spirito delle donne prosperose potrebbe non avere molto senso, perché si tratta pur sempre della punta di un grande iceberg chiamato La Nostra Cultura, o Tutte Quelle Cose Che Ci Sono State Inculcate.
Fare osservazioni sul corpo, l’abbigliamento, il trucco e i modi di fare delle altre ragazze è considerata una pratica del tutto normale e legittima, anche se poi ci restiamo male quando vengono fatti commenti spiacevoli su di noi, sulle nostre amiche, o su ragazze che ci somigliano.

Una cosa che ho osservato negli anni è che spesso le ragazze che se ne escono con i commenti più acidi, se affrontate con richieste di scuse e spiegazioni, reagiscono appellandosi a rappresentazioni universali e univoche di Bellezza e Accettabilità. Del tipo: “non sono io a essere stronza; è un dato di fatto che una così grassa/brutta/riccia/pallida/romboidale non debba vestirsi in quel modo, se non vuole offendere la sensibilità altrui”.
La richiesta implicita nell’insulto, dunque, è che le ragazze “sgradevoli esteticamente” si nascondano in casa o escano indossando sacchetti dell’immondizia.

Un’altra cosa che ho osservato negli anni è che le ragazze che se ne escono con i commenti più acidi spesso sono anche le prime a dire un sacco di cattiverie su se stesse. Mi è capitato parecchie volte di provare sconcerto ascoltando le autocritiche di giovani donne che, secondo gli standard mainstream di Bellezza e Desiderabilità, erano molto meglio piazzate di me. L’odio che riversavano con eloquenza su specifiche parti del loro corpo pareva occupare un sacco di spazio nei loro pensieri. Più di qualche volta mi è capitato di provare pena per queste tizie che non si rendevano minimamente conto di essere belle e di star sprecando fatica, tempo e amor proprio a crucciarsi.

Ora, senza voler fare la paternale solo alle altre, ammetterò che per molto tempo anch’io ho avuto una pessima immagine di me stessa e molte insicurezze riguardo al mio aspetto fisico. Al contempo non avevo problemi a fare commenti sui corpi delle altre persone, soprattutto sulle altre ragazze, proprio perché si tratta di una pratica considerata normale e che ci viene inculcata fin da quando siamo piccole.
C’è stato poi un momento abbastanza schifoso della mia vita in cui mi sono resa conto che dovevo smetterla di cercare l’approvazione altrui e di sentirmi bella solo quando erano gli altri a dirmelo. Già da tempo avevo cominciato a capire alcune cose, grazie alla scoperta di blog e scritti femministi, oltre che stando in compagnia di persone che mi facevano sentire a mio agio con me stessa senza grandi paranoie. La Rivelazione però mi giunse nel modo più cretino e forse banale che si possa immaginare, ovvero quando un ragazzo che mi piaceva mi disse che ero troppo poco bella per i suoi standard, anche se ero sicuramente “molto più intelligente” delle tizie con cui era stato nel corso della sua vita.
Ovviamente ci restai malissimo e passai un mese buono a deprimermi. Al contempo però sapevo fin troppo bene che ero stata un’idiota ad invaghirmi di qualcuno capace di allontanarmi dicendo che ero più intelligente delle sue ex e al contempo indesiderabile. (Della serie: grazie per aver offeso la sottoscritta, le ex e chiunque sia dotato di buon senso).

C’è stato un momento in cui ho sentito che ero cambiata. Non si è trattato solo di un mutamento nella percezione che ho di me stessa, ma di qualcosa di molto più ampio. L’ho sentito il giorno in cui ho smesso di preoccuparmi di quale doveva essere l’aspetto di quelle fantomatiche ex che non avevo mai visto e di come sarei apparsa al loro fianco. Poco per volta, l’idea stessa di bellezza che mi ero fatta fin dall’infanzia è andata mutando, arrivando finalmente ad accogliere ciò che ha sempre attirato il mio sguardo. Me stessa, in primis, ma anche tutti quei corpi marginalizzati e apostrofati come devianti alla luce di un’idea di perfezione che non esiste in natura (il che spiega le tipe “convenzionalmente belle” che si auto-deplorano).

Ora so che tendo ad apprezzare la vista di certe persone perché dai loro abiti o dalla loro postura capisco che hanno patito. Capisco quando sono creature impavide, e che hanno qualcosa di enorme da dire. Capisco soprattutto quando posso sentirmi accolta. Questa per me è bellezza.
Al contempo, mi rendo conto di rifuggire ancora chi mi appare troppo “convenzionale” o coerente con gli standard estetici dominanti, non tanto perché essi mi facciano schifo, quanto perché nel corso della mia vita sono stata criticata e presa in giro soprattutto da persone così.

Penso dunque che le persone come Flavia Vento, che ci tengono a dichiararsi bellissime e lodevoli sulla pelle delle altre, commettano un grave errore di fondo, del quale però non si parla, perché fa molto più comodo adagiarsi sugli stereotipi delle donne invidiose, litigiose e insicure. Non ha senso passare giornate intere a disquisire di chi è più figa e di chi lo è di meno, di chi ha le tette più gloriose e di chi invece dovrebbe proprio rifarsi il naso. Innanzitutto, è un’enorme perdita di tempo, che potrebbe essere reinvestito in modo molto più produttivo. Ma poi, mi pare chiaro che valga la pena di focalizzare l’attenzione su noi stesse, fino ad arrivare a volerci bene a sufficienza da non sentire più il bisogno di deprecare le altre ragazze. Certo, non è una cosa facile, e richiede tempo e sforzi, ma non c’è altra soluzione.

Sarò forse scema, ma sogno un giorno in cui la gente la smetterà di fare commenti indesiderati sui corpi altrui, perché quello sarà anche il giorno in cui tutti si sentiranno almeno un po’ graziosi e di conseguenza si vivrà singolarmente e collettivamente meglio.
Nel frattempo: resistere resistere resistere.

Una nota a margine:
Penso che sia sempre e comunque importante non sentirsi sole, anche quando la nostra presenza fisica è poco rappresentata nei mass media e quindi, almeno in parte, rimossa e resa implicitamente vergognosa. Credo aiuti molto cercare esempi positivi con i quali relazionarsi, e questo è uno dei motivi per cui Soft Revolution esiste: vogliamo condividere tra di noi e con voi i prodotti culturali che ci piacciono e che ci fanno stare bene.
Personalmente ho tratto enorme giovamento dalla lettura e dalla consultazione di svariati fashion blog e tumblr gestiti da persone femministe e spesso anche queer, che sfidano costantemente i modelli estetici dominanti, dando spazio e visibilità a tipi di corpi altrimenti marginalizzati.

Questi sono alcuni dei miei preferiti: