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Tette grandi, tette piccole e l’annosa quest...

Tette grandi, tette piccole e l’annosa questione del bodyshaming

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Conservo un ricordo poco nitido del breve lasso di tempo durante il quale mi imbattei in molteplici dichiarazioni polemiche di Flavia Vento a proposito di Seni & Pensiero Unico.
Non so quanti anni siano passati da allora. Molti, suppongo.

Non mi è mai interessato nulla di Flavia Vento (e dubito che ciò possa mutare con il passare dei decenni), motivo per cui suppongo di avere ancora memoria del suo tentativo di polemica a causa del micro-trauma che mi provocò.
La tesi di Flavia Vento era che per troppo tempo in Italia avesse dominato l’Archetipo di Bellezza e Desiderabilità del seno prosperoso. Dal suo punto di vista, invece, tale Archetipo andava cestinato e sostituito con uno nuovo: quello delle tette piccole.
Ricordo con orrore la visita dalla parrucchiera durante la quale lessi per la prima volta le sparate di Vento a proposito della superiorità estetica di seni simili ai suoi. Più eleganti. Più raffinati. Meglio di.

Sentimenti di eguale orrore mi furono suscitati da scritti di tutt’altro tipo, quand’ancora ero una giovinetta delle scuole medie. Mia madre mi aveva fatto dono di un libro umoristico di Luciana Littizzetto, nel quale non mancavano i proverbiali capitoletti di auto-denigrazione fisica. Ne ricordo uno dedicato all’invecchiamento e allo spauracchio del seno cascante, con tanto di test farlocco per misurare lo stato di avanzamento del disastro. Il “test” in questione, chiaramente pensato per donne poco prosperose (ma senza che ciò fosse specificato), consisteva nel piazzare per benino una matita sotto un seno e registrare poi il comportamento della stessa. Secondo Littizzetto, la matita rovinata al suolo significava “le tue tette sono ancora sode e puntate verso l’infinito e oltre”, mentre la matita ancorata saldamente nel punto in cui era stata collocata significava “il declino è cominciato”.
Quando lessi quel capitolo avevo da poco cominciato ad indossare i magici reggiseni corazzati che mia madre mi aveva portata ad acquistare in merceria. Grazie al suo lavaggio del cervello, inoltre, ero diventata a tutti gli effetti “una ragazza abbastanza tettona”, dato che mi concepivo come tale e mi nascondevo di conseguenza. Il test di Littizzetto mi parve una gran boiata già all’epoca, poiché sapevo benissimo, senza bisogno di metterlo in pratica, che non l’avrei superato, nonostante la mia tenera età. Eppure parte di me ne fu turbata, probabilmente perché il resto del libro era punteggiato da battute sulle donne più prosperose dell’autrice, come se queste avessero la colpa di farla passare per “meno figa”, “meno desiderabile”, ecc.

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Tornando a Flavia Vento, devo dire che le sue dichiarazioni balorde sono risuonate diverse volte nella mia testa, anche svariati anni dopo averle lette per la prima volta. Questo perché capita spesso di sentire ragazze e donne munite di seni di diverse misure intente a denigrare quelle che percepiscono come “dotazioni nemiche” o talvolta come “le proprie dotazioni”. Pare infatti che le tette proprie o altrui siano sempre troppo grandi, troppo piccole, troppo poco sode, troppo loquaci, ecc. L’unica volta in vita mia in cui ho assistito ad un momento di apprezzamento collettivo di tette di diverse qualità e misure ero circondata da studentesse del Barnard (noto college femminista presso il quale sono stata visiting student), che celebravano la reciproca beltà notando al contempo che stavano facendo esattamente quello che La Gente immagina che facciano le Femministe Probabilmente Lesbiche del Barnard College. Insomma, una scena epica e molto divertente.

È dunque pratica diffusa – ne converrete – fare paragoni con le tette delle altre, sfruttando al contempo le nostre doti intellettuali per categorizzare le stesse e definire gerarchie di gradevolezza e potenziali nemiche.
Flavia Vento, pur avendo detto delle grandi boiate, dimostrò infatti di saper distinguere analiticamente tra Tette Grandi e Tette Piccole, attribuendo poi maggiore moralità e bellezza alle donne dotate di tette del secondo tipo.

Ora, non metto in dubbio che il discorso pubblico, per lo meno in Italia, sia dominato dalla celebrazione della “Donna Tettona” rispetto alla “Donna Piatta”. So benissimo che interi segmenti della popolazione femminile, in giovane età, sono stati almeno in minima parte traumatizzati da questa contrapposizione, specialmente nel momento in cui è emerso che le Grandi Tette non sarebbero mai arrivate.
Vorrei però usare il banale Esempio del Seno appena esposto – ma potrei farne molti altri – per parlare di qualcosa di ben più roccioso e desiderabile della coppia di tette più soda che si sia mai vista sulla faccia nel nostro pianeta azzurro.

tumblr_mq2kueFC2s1stppfao1_r1_400Parliamo di amor proprio e di bodyshaming (ovvero denigrazione dei corpi altrui).
Dal mio punto di vista, invitare Flavia Vento (o chi per lei) a smetterla di insultare i corpi e lo spirito delle donne prosperose potrebbe non avere molto senso, perché si tratta pur sempre della punta di un grande iceberg chiamato La Nostra Cultura, o Tutte Quelle Cose Che Ci Sono State Inculcate.
Fare osservazioni sul corpo, l’abbigliamento, il trucco e i modi di fare delle altre ragazze è considerata una pratica del tutto normale e legittima, anche se poi ci restiamo male quando vengono fatti commenti spiacevoli su di noi, sulle nostre amiche, o su ragazze che ci somigliano.

Una cosa che ho osservato negli anni è che spesso le ragazze che se ne escono con i commenti più acidi, se affrontate con richieste di scuse e spiegazioni, reagiscono appellandosi a rappresentazioni universali e univoche di Bellezza e Accettabilità. Del tipo: “non sono io a essere stronza; è un dato di fatto che una così grassa/brutta/riccia/pallida/romboidale non debba vestirsi in quel modo, se non vuole offendere la sensibilità altrui”.
La richiesta implicita nell’insulto, dunque, è che le ragazze “sgradevoli esteticamente” si nascondano in casa o escano indossando sacchetti dell’immondizia.

Un’altra cosa che ho osservato negli anni è che le ragazze che se ne escono con i commenti più acidi spesso sono anche le prime a dire un sacco di cattiverie su se stesse. Mi è capitato parecchie volte di provare sconcerto ascoltando le autocritiche di giovani donne che, secondo gli standard mainstream di Bellezza e Desiderabilità, erano molto meglio piazzate di me. L’odio che riversavano con eloquenza su specifiche parti del loro corpo pareva occupare un sacco di spazio nei loro pensieri. Più di qualche volta mi è capitato di provare pena per queste tizie che non si rendevano minimamente conto di essere belle e di star sprecando fatica, tempo e amor proprio a crucciarsi.

Ora, senza voler fare la paternale solo alle altre, ammetterò che per molto tempo anch’io ho avuto una pessima immagine di me stessa e molte insicurezze riguardo al mio aspetto fisico. Al contempo non avevo problemi a fare commenti sui corpi delle altre persone, soprattutto sulle altre ragazze, proprio perché si tratta di una pratica considerata normale e che ci viene inculcata fin da quando siamo piccole.
C’è stato poi un momento abbastanza schifoso della mia vita in cui mi sono resa conto che dovevo smetterla di cercare l’approvazione altrui e di sentirmi bella solo quando erano gli altri a dirmelo. Già da tempo avevo cominciato a capire alcune cose, grazie alla scoperta di blog e scritti femministi, oltre che stando in compagnia di persone che mi facevano sentire a mio agio con me stessa senza grandi paranoie. La Rivelazione però mi giunse nel modo più cretino e forse banale che si possa immaginare, ovvero quando un ragazzo che mi piaceva mi disse che ero troppo poco bella per i suoi standard, anche se ero sicuramente “molto più intelligente” delle tizie con cui era stato nel corso della sua vita.
Ovviamente ci restai malissimo e passai un mese buono a deprimermi. Al contempo però sapevo fin troppo bene che ero stata un’idiota ad invaghirmi di qualcuno capace di allontanarmi dicendo che ero più intelligente delle sue ex e al contempo indesiderabile. (Della serie: grazie per aver offeso la sottoscritta, le ex e chiunque sia dotato di buon senso).

C’è stato un momento in cui ho sentito che ero cambiata. Non si è trattato solo di un mutamento nella percezione che ho di me stessa, ma di qualcosa di molto più ampio. L’ho sentito il giorno in cui ho smesso di preoccuparmi di quale doveva essere l’aspetto di quelle fantomatiche ex che non avevo mai visto e di come sarei apparsa al loro fianco. Poco per volta, l’idea stessa di bellezza che mi ero fatta fin dall’infanzia è andata mutando, arrivando finalmente ad accogliere ciò che ha sempre attirato il mio sguardo. Me stessa, in primis, ma anche tutti quei corpi marginalizzati e apostrofati come devianti alla luce di un’idea di perfezione che non esiste in natura (il che spiega le tipe “convenzionalmente belle” che si auto-deplorano).

Ora so che tendo ad apprezzare la vista di certe persone perché dai loro abiti o dalla loro postura capisco che hanno patito. Capisco quando sono creature impavide, e che hanno qualcosa di enorme da dire. Capisco soprattutto quando posso sentirmi accolta. Questa per me è bellezza.
Al contempo, mi rendo conto di rifuggire ancora chi mi appare troppo “convenzionale” o coerente con gli standard estetici dominanti, non tanto perché essi mi facciano schifo, quanto perché nel corso della mia vita sono stata criticata e presa in giro soprattutto da persone così.

Penso dunque che le persone come Flavia Vento, che ci tengono a dichiararsi bellissime e lodevoli sulla pelle delle altre, commettano un grave errore di fondo, del quale però non si parla, perché fa molto più comodo adagiarsi sugli stereotipi delle donne invidiose, litigiose e insicure. Non ha senso passare giornate intere a disquisire di chi è più figa e di chi lo è di meno, di chi ha le tette più gloriose e di chi invece dovrebbe proprio rifarsi il naso. Innanzitutto, è un’enorme perdita di tempo, che potrebbe essere reinvestito in modo molto più produttivo. Ma poi, mi pare chiaro che valga la pena di focalizzare l’attenzione su noi stesse, fino ad arrivare a volerci bene a sufficienza da non sentire più il bisogno di deprecare le altre ragazze. Certo, non è una cosa facile, e richiede tempo e sforzi, ma non c’è altra soluzione.

Sarò forse scema, ma sogno un giorno in cui la gente la smetterà di fare commenti indesiderati sui corpi altrui, perché quello sarà anche il giorno in cui tutti si sentiranno almeno un po’ graziosi e di conseguenza si vivrà singolarmente e collettivamente meglio.
Nel frattempo: resistere resistere resistere.

Una nota a margine:
Penso che sia sempre e comunque importante non sentirsi sole, anche quando la nostra presenza fisica è poco rappresentata nei mass media e quindi, almeno in parte, rimossa e resa implicitamente vergognosa. Credo aiuti molto cercare esempi positivi con i quali relazionarsi, e questo è uno dei motivi per cui Soft Revolution esiste: vogliamo condividere tra di noi e con voi i prodotti culturali che ci piacciono e che ci fanno stare bene.
Personalmente ho tratto enorme giovamento dalla lettura e dalla consultazione di svariati fashion blog e tumblr gestiti da persone femministe e spesso anche queer, che sfidano costantemente i modelli estetici dominanti, dando spazio e visibilità a tipi di corpi altrimenti marginalizzati.

Questi sono alcuni dei miei preferiti:

 


RELATED POST

  1. Giulia

    18 settembre

    Una volta ho scritto una cosa sulle mie tette, una cosa di apprezzamento della mia misura e riconciliazione a posteriori dopo tanta vergogna giovanile. Sotto ci sono ancora i commenti dei maschi che vogliono convincermi che ho torto a voler bene alle mie tette piccole.
    Rido.
    Sembra proprio non sia possibile amarsi al di fuori dello sguardo maschile (almeno secondo lo sguardo maschile).

  2. Elisa Cuter

    18 settembre

    Revenge of the uglies. Ci sta.
    Ma “rifuggire persone dall’aspetto convenzionale” mi sembra vendicativo e sterile. Oltretutto, un argomento che sempre si porta a discredito di chi, ad esempio, lavora con il suo corpo (più che di sex workers mi riferisco a veline/cubiste/hostess di eventi etc), è che non hanno alcun merito della propria bellezza. Sarà vero, ma anche il QI è un dono di natura di cui poco si può (almeno nella misura in cui leggersi qualche libro difficile è paragonabile a truccarsi: se sei scemo è facile che lo resterai, così come se oggettivamente hai dei lineamenti “non convenzionali” non diventerai miss italia grazie a un mascara). Condivido del tutto il tuo discorso Margherita, ma senza voler fare a tutti i costi il bastian contrario o il difensore dei deboli che deboli, nella nostra società, non sono, penso che l’atteggiamento dicotomico “fighe vs cesse”, “cretine vs premi nobel” sia quello che causa questa mentalità contro cui te la prendi.
    La gente dovrebbe essere rispettata per come si presenta al mondo perché è giusto sia libera di farlo come più le aggrada, non perché questo vuol dire che “ha tanto sofferto”. La mentalità del giustificare con la sofferenza la libertà di scelta è un po’ cattolica, trovo. La sofferenza nobiliterà pure, ma non sarebbe meglio un mondo in cui si è nobili e santi anche senza essere martiri? Molti dei sentimenti di cui parli li conosco bene, ma a volte qui su SR mi pare che assumiamo tutte un tono un po’ lamentoso che mi ricorda gli argomenti pro-aborto perché “è già una scelta difficile che fa soffrire tanto”. Invece la liberazione dovrebbe essere un atto di forza, anche di gioia (perdonatemi la retorica un po’ alla “!NO!”).
    Dobbiamo liberarci perché ne abbiamo il diritto, ed è per via di questa insindacabile ovvietà che siamo tutti uniti nella lotta, non solo le donne, non solo le brutte, non solo le intelligenti, non solo gli oppressi e non solo i discriminati… Un mondo giusto dovrebbe far star meglio tutti.
    Altri tuoi articoli (vd quello sui peli) mi sono sembrati più equilibrati nel ribadire la centralità dell’autodeterminazione, questo mi sembra rifletta gli schemi che ti hanno fatto soffrire in passato. Sa di rivalsa, non di rivoluzione.

  3. Valeria

    18 settembre

    Concordo, concordo in pieno!
    E però.
    Mi capita di confrontarmi spesso (e quasi esclusivamente) con donne che hanno appunto interiorizzato quei due o tre canoni estetici di bellezza e che spargono di conseguenza odio e disprezzo su chiunque non vi si adegui, loro stesse in primis.
    Ad una tavolata in pizzeria era partito il classico “beh, nessuna di noi è bella, nessuna di noi è un’attrice, tutto sommato ognuna di noi ha i suoi difetti, guarda me, guardati te, etc”. Io me ne sono uscita dicendo che invece mi trovo assai bella, e che lo pensavo anche di tutte le donne sedute a quel tavolo; l’ho detto ad alta voce e un po’ incazzata, anche.
    Nessuna mi ha preso sul serio tranne una. Che mi ha detto: potrai anche “pensare” che siamo tutte belle, ma ognuna di noi ha dei difetti. Non ha senso fare finta che questi difetti non esistano perchè senza staremmo meglio.
    E non ho saputo cosa rispondere. E’ anche vero: ho due amiche un po’ sovrappeso, sarebbero tanto più carine se perdessero qualche kg; io beneficerei di una taglia in più di reggiseno (e no, non sarei sproporzionata: posso amare il mio seno, ma è piccino lo stesso <3); un'altra mia amica ha un naso che dire "importante" è dire poco, e così via….

    Questo episodio mi ha fatto riflettere molto e non ho ancora terminato la mia riflessione.
    Quello a cui sono arrivata è che anche il "body loving" (come opposto di body shaming) può essere rischioso: dire ad una persona che percepisce con sofferenza una sua caratteristica fisica realmente esistente che "è bella così com'è e deve amarsi così com'è" significa anche non vederla… ignorare quello che per lei è un difetto e che comunque la fa soffrire e aggiungerle la "colpa" di non sapersi amare.

    E' un po' un rompicapo: nel tentativo di sottrarmi ad una visione totalitaria ne ho semplicemente trovata un'altra, a me più congeniale ma egualmente totalitaria?
    Abbiamo anche il diritto di sentirci brutte quando capita (e di solito, a meno che non abbiamo qualche serio problema di immagine del se', quando ci vediamo un poco più brutte effettivamente lo siamo. E non dovrebbe essere una tragedia, capita!), abbiamo anche il diritto di essere politically uncorrect e dire di una persona che è brutta (senza nasconderci dietro la foglia di fico del "non mi piace, ma sono gusti")? Oppure dobbiamo per forza trovare belli tutti i corpi incluso il nostro?

    Lo scopo ultimo sarebbe svincolare la bellezza e la bruttezza dal giudizio di valore, giusto? Smettere di pensare che se si è belli si vale e se si è brutti non si vale niente. Ma allora in quest'ottica potrebbe essere liberatorio anche semplicemente "sdoganare la bruttezza", non so se riesco ad essere chiara e sinceramente non so nemmeno se quanto sto scrivendo ha senso ^^'

  4. Sybil

    18 settembre

    Sei incredibile Margherita: parlavo di tutto questo proprio ieri con un mio amico! Grazie del post <3

  5. Paolo1984

    18 settembre

    quel ragazzo ha sicuramente sbagliato a dare implicitamente delle cretine alle ex ma una persona che sinceramente ci dice di non trovarci attraenti fisicamente non ci sta necessariamente insultando (e vale anche quando sono le ragazze a dirlo nei confronti dei maschi), tutti noi proviamo attrazione per certe persone e non per altre. Tutti noi abbiamo dei gusti estetici sul nostro fisico (possiamo trovare certe parti del nostro corpo più belle di altre) e su quello altrui, gusti che si formano nella cultura in cui cresciamo e nella nostra storia individuale ma sono comunque nostri e senza volerli negare l’ideale sarebbe cercare di non usarli come corpo contundente per umiliare qualcuno solo perchè non è esteticamente gradevole al nostro sguardo

  6. Cade a fagiolo, questo post.
    Proprio ieri pensavo quanto sia difficile andare contro certi atteggiamenti quando ci si cresce dentro (subendoli inconsciamente).
    Ecco, fino a qualche anno fa non mi rendevo neanche conto che il mio scudo fosse il bodyshaming.
    Quando si elogiava una ragazza che trovavo antipatica la soluzione era sottolineare un suo difetto – come se un sedere grosso o un naso storto sminuissero la sua bravura nella pallavolo, o la sua simpatia.

    Il problema nasce quando coloro che hanno (o perlomeno dovrebbero) aver accumulato abbastanza punti maturità per riscattare un po’ di furbizia, in realtà usano più di te questa duplice arma di difesa/attacco – se cresci in mezzo ai lupi difficilmente ti comporterai da uomo.
    Io sono stata abbastanza fortunata aprendo gli occhi e capendo che sminuendo gli altri non miglioravo me stessa (tutt’altro).
    Ed è una cosa di cui vado parecchio fiera, soprattutto ora che in alcuni ambienti vedo aumentare sempre di più la “competizione” tra ragazze con cui DEVO avere a che fare (ed inevitabilmente arrivano al bodyshaming più assurdo – e spesso fasullo).
    Sapessero come si sta bene a dire “Che bella quella ragazza”, senza dover mettere in moto la fantasia per trovarle un difetto che ci faccia sentire meno Calimero…

    Almeno ora posso lavorare solo su me stessa; a parte la delusione di ciò che vedo nello specchio (rapporto altezza gambe/tronco che non mi aggrada, capelli troppo piatti e altre cose che a quanto pare noto solo io) cerco di puntare più che altro a migliorarmi come persona.
    Perchè la nostra società ci darà pure canoni errati, puntando troppo sull’estetica e l’apparie; però noto sempre più spesso che un bel carattere sa mandare al tappeto un corpo da “nonfacciodietesonomagradicostituzionemanonguardarelefotodiunannofachepesavoiltriplo”.
    Avevo scritto un post a riguardo, e devo dire che non ero l’unica a pensarla cosi.

    E visto che non ho tette meglio che cominci a diventare più simpatica 🙂

  7. Skywalker

    18 settembre

    Sarò brutale e telegrafica: Margherita (ti do del tu che siamo ancora tutte ggiovani) hai scritto articoli migliori. Sta cosina qua è a metà strada tra una seduta dallo psicoterapeuta e pettegolezzi post-adolescenziali da divanetto da caffè.

    Sarò fatta male io che dell’opinione di chicchessia fotte nulla e l’ultima cosa vista in tv è stata Dawson’s Creek, ma qua mi pare che il problema non siano “gli altri, i modelli dominanti etc. etc.” ma l’insicurezza, manco tanto di fondo, di chi ascolta “gli altri, i modelli dominanti”. Insisto, sono vecchia io dentro ed anche un po’ fuori, ma sembrano davvero problemi di stampo post-adolescenziale. Chiacchiere da spogliatoio su chi c’è l’ha più lungo e più grosso (anatomicamente e intellettualmente che sia) – e sull’argomento e su tale atteggiamento chiederei all’universo maschile, da secoli preparato.
    Il problema di fondo nella cultura e nei mass media (o nella cultura dei mass media) è vedere l’essere umano come un auto, badare non a quel che è, ma a quel che ha: le sue prestazioni, la sua efficienza. Io opterei per lo spegnimento della Tv e per frequentazioni scelte ma variegate, onde evitare di crearsi un clan da cui è bandito qualsiasi tipo di confronto con realtà diverse.

  8. Valeria

    18 settembre

    Skywalker, Margherita potrà anche aver scritto un po’ meno bene del solito, e tutta il problema del bodyshaming e dei canoni estetici che diventano condizionamenti fortissimi non sono rigurgiti adolescenziali.
    Sono d’accordo che valgano tanto per gli uomini quanto per le donne, ma non è che sia sufficiente spegnere la tv – magari!
    Non hai mai sentito dire “uh ma guarda quella, che va facendo così grassa con le cosce di fuori”? Non lo hai mai detto in tutta la tua vita?
    Poi, certo, ci sono persone con un carattere tale che questi condizionamenti non li subiscono, ma questo non significa che non esistano e che non stiano diventando di anno in anno sempre più pressanti.

  9. Skywalker

    18 settembre

    @Valeria. Non mi riferivo alla forma che è quella colloquiale da blogger, ma come anche fa notare Elisa, questo testo è molto diverso come tono ed obiettivi rispetto a quelli precedenti, dove ci si sforzava di essere più propositive. Io lo trovo piatto, intimista (il riferimi alle metafore dello psicoterapeuta e al divanetto) ed inutilmente piagnone, il cui messaggio è riassumibile con un ecumenico “siamo tutte bellissime, dobbiamo solo rendercene conto yeah!”, che – tornando ad essere brutale – è la sostituzione di uno stereotipo vecchio con uno stereotipo nuovo, come quello del disabile in carrozzina passato in un secolo da simbolo del “povero disgraziato” allo sportivo transformer che gioca a basket con la carrozzella ergonomica. O si fa la rivoluzione uscendo totalmente dalla logica bello/brutto, vincente/perdente o si continuerà ad andare avanti per sostituzioni di senso, sostituendo allo stereotipo vecchio uno nuovo di zecca.

    E’ vero non è sufficiente spegnere la tv, direi anche di smetterla di leggere Cosmopolitan e Donna Moderna. Scherzi a parte, i miei 2 cent, il “problema” non sta nei magazine o nella tv, ma in come ci si confronta con i mass media. Quello che noto in generale è l’incapacità degli spettatori di distinguere la realtà dalla fiction, vedono la prima come lo specchio imperfetto della seconda e non per fatalità ma semplicemente perchè non hanno gli strumenti per interpretare le immagini e le rappresentazioni di cui fruiscono. Il problema è sempre lì: nell’istruzione, che ti prepara ad analizzare un testo scritto ma non ti dà alcun tipo di base per interpretare un messaggio visivo. Ed ecco che si viene su con turbe post-adolescenziali, mettici la mancanza completa d’autostima ed eccoti servito un individuo in balia di sè stesso.

    Valeria i pregiudizi non li puoi eliminare nè ora e nè mai, nemmeno io ho intenzione di eliminarli perchè non è proprio possibile (mi confronto ancora con gente che si ostina ad ascoltare i Dream Theater, pensa un po’), sono una sorta di autodifesa verso ciò che non si conosce. Ma ti posso assicurare che una volta scambiate 2 battute con quella persona verso cui ho pensato “ma guarda come cavolo va in giro” ecco che i nervi si distendono, il dubbio si dipana e vola via un sorriso. E’ l’altro in ogni sua forma che mette paura perchè ci obbliga a metterci in discussione, e sarà sempre così in ogni fascia d’età, sta a noi accettare il gioco delle parti.

    Per quanto mi riguarda, giocando, io non sopporto chi non è capace di abbinare due colori in croce, guardo male le basse che hanno il tacco per “provare” l’ebbrezza del metro e 65, le grasse che indossano tutti i derivati del magenta, proprio a dire “sono un divano” e mortificano il proprio corpo con completi slim proprio a dire “di abbigliamento non so un accidenti di niente”, le taglie 42 che indossano i blue jeans e colori scuri in generale, gli uomini che sottovalutano l’importanza dell’abbigliamento e sono inconsapevoli della portata erotica di un buon gilet. E potrei andare avanti per ore. Ma queste sono mie fisime mentali che tali restano. Nè alcun pinco pallo può togliermele dalla testa, nè io vado dicendo agli altri come debbano andare conciati. Mi pare un compromesso accettabile.

    E non sono contro all’idea di “modello”, spero che chiunque ce l’abbia e che questo non corrisponda per forza a quelli propinati dai mass media!

  10. valeria

    18 settembre

    Ecco Skywalker, così mi trovo d’accordo anche io, prima non avevo capito!
    E difatti nel mio primo commento anche io ero giunta all’impasse di dover sostituire al “siamo tutte brutte” il “siamo tutte belle”.

    Sono molto, moltissimo d’accordo quando dici che dobbiamo svicolarci proprio dall’attribuire un qualsivoglia valore (positivo o negativo) all’estetica.

    Tuttavia, mi sento di essere molto meno “brutale” di te per un motivo: è possibile che per arrivare a fregarcene della bellezza e della bruttezza si debba, per alcune, passare per il “siamo tutte bellissime (e quindi valiamo tutte quante)”. Ogni percorso è graduale e confesso che io stessa spesso ragiono pensando quello che hai scritto con ironia, ovvero che siamo tutte bellissime e dobbiamo solo rendercene conto 😀

    Quanto allo spegnere la tv e al boicottare le riviste femminili, con me sfondi una porta aperta!

    Valeria

  11. valeria

    18 settembre

    …anche perchè, aggiungo, se una persona si è sempre sentita davvero brutta, con l’equazione “sono brutta, non valgo niente, non potrò mai ambire all’esperienza/cosa/relazione X per via della mia orribile bruttezza”, deve effettivamente riappropriarsi della sua intrinseca bellezza E del suo valore.

  12. Ilaria

    18 settembre

    Questo post mi ha fatto rendere conto che non ho mai guardato le tette delle altre… ma neanche da adolescente nello spogliatoio di pallavolo. Non me ne importa proprio niente. Margherita, mi colpisce molto il fatto che tu resti così turbata da sguardi o perfino parole altrui in un modo così forte. L’ho notato spesso in tanti post. Non è una critica… solo una constatazione. A me non verrebbe mai in mente di stare male per una frase della Littizzetto o di Flavia Vento e di ricordarmele anche dopo anni. Le altre boh, le vedo ma non sto certo a commentare l’aspetto fisico. Riguardo a me, io mi vedo bella e mi sono sempre vista bella, anche da adolescente. E la cosa ridicola è che tempo fa un mio ex compagno di classe dei tempi del liceo mi ha fatto vedere dei filmati che aveva girato in classe quando avevamo 16/17 anni. E a me guardandomi è venuto un colpo, perché mi sono vista brutta… troppo paffutella, boh, sembravo cicciottella! Così mi son detta: cavolo, io allora mi vedevo bellissima e invece ero brutta, sta’ a vedere che la stessa cosa succede adesso. Be’, sono andata in “depressione” un pomeriggio poi mi son detta: ma chi se ne importa! Questo per dire che tutte queste energie impiegate a riflettere sul corpo a volte mi sembrano un po’ sprecate, soprattutto in ambito femminista e invece va a finire che le femministe più delle altre vanno a battere sempre lì (anche se con buone intenzioni), sempre sul corpo, come se già la donna non vi sia stata imprigionata e appiattita anche troppo nei secula seculorum.

  13. Chiara B.

    19 settembre

    Che il tono sia più propositivo o più sofferto, il “sentire tanto” che c’è dietro gli articoli di Margherita a me sembra sempre illuminante. A volte lo è perché le cose che evidenzia le ho sentite anch’io; altre volte, però, è proprio perché mostra d’aver percepito, ascoltato ed esplorato aspetti della quotidianità che su di me lasciano un’impressione meno forte. Certo, una percezione così acuita potrebbe essere paralizzante; nel momento in cui però, come nel suo caso, essa genera sempre approfondimenti e analisi e ricerca e nuova comprensione del mondo, la trovo una qualità preziosa. Bellissima.

    Quanto alla centralità del corpo nei discorsi femministi, non sono abbastanza ferrata in materia per dire se davvero sia così centrale. Quello che so è che io, i discorsi femministi sul corpo, li cerco con una fame enorme. Perché è innegabile che del corpo la società parli – con parole o più spesso con immagini – e parli moltissimo, in modi quasi sempre normativi ed escludenti rispetto a tutto ciò che nella norma non rientra. Così il corpo diventa un coacervo di contraddizioni, quasi tutte imposte dall’esterno, e così, al contempo, spariscono le parole per discutere del corpo a partire dall’esperienza individuale, intima e libera che ciascuna (e ciascuno) ne ha; per discuterne al di fuori del discorso sull’estetica e sulla sessualità convenzionale.
    Soft Revolution è uno dei pochi luoghi “divulgativi” dove io abbia trovato il sistematico tentativo di parlare del corpo al di fuori dei suddetti schemi. Io lo trovo liberatorio!

  14. Bianca Bonollo

    19 settembre

    L’ho letto anche io quel libro della Littizzetto, ed era rimasto impresso anche a me quel “test”! …forse però l’hai presa troppo sul serio, infatti mi ricordo che concludeva quel capitoletto dicendo qualcosa del tipo “e anche se alla Marcuzzi sotto alle tette ci starebbe un astuccio intero, nessuno può dire che ce le abbia cascanti” 😀

  15. Ilaria

    19 settembre

    @Chiara B: anch’io apprezzo molto la sensibilità di Margherita e il modo in cui la esprime… anche nelle occasioni in cui la sento diversa dalla mia 🙂
    Quello che intendevo dire è che la donna nella storia e anche oggi è stata spesso prevalentemente ridotta alla sua corporeità (non dalle femministe, ma dalla mentalità dominante). Sarebbe bello che almeno le donne si rappresentassero secondo un altro centro attorno a cui ruotare… secondo me.

  16. Gianluigi

    7 ottobre

    Da uomo mi intrometto nell’argomento. Penso che tutta questa discussione tra tette piccole e tette grandi sia sbagliat e fuoviante. Le tette nascono come nascono nella donna, Agli uomini piacciono le donne e, almeno per me, le loro tette. Ci sono uomini che le preferiscono piccole (come ad esempio quelle di Flavia Vento che è una bellissima statua che purtroppo parla e quelle immense che se ti danno un colpo esso potrebbe rilevarsi mortale. Io personalmente preferisco delle tette come da canoni storici e cioé dovrebbero essere tali da essere contenute in una coppa di champagne. Tutto il resto mi sembra gazosa.

  17. Equità di Genere

    15 novembre

    Quella delle dimensioni delle tette è come la questione delle dimensioni del pene, con la differenza che di uest’ultimo tema si parla molto di più e il primo è un pò “tabù”.
    Secondo certi le dimensioni contano, secondo altri no mentre secondo me ciò che conta è più la sostanza e delle tette e dei cazzi possono piacere o meno anche al di là delle loro dimensioni, con ciò senza nulla togliere a chi apprezza donne o uomini dotati e con grandi tette e cazzi e vagine.

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