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Shine bright like a Terry Richardson

di Lorenza Brandodoro

Terry-Richardson-MNon sono una patita di Terry Richardson, non subisco il fascino del suo Diary fotografico con i suoi amichetti lower side e capisco solo a metà perché è diventato quello che è.
Non so quanto sia interessante indagare i fattori del successo dello zio Terry con una retrospettiva sociologica.
Da brava piccola borghese educata cattolicamente ho sempre pensato che lo scenario apocalittico di riti orgiastici tra modelle, fotografo, stagista, tette, culi, coni gelato e occhiali da sole potesse essere solo evocato, ma mai esposto alla pubblica visione. Poi, qualche tempo fa, sicuramente in ritardo rispetto alla maggioranza della popolazione occidentale, ho scoperto un simpatico libello. Si presenta piuttosto coatto. Rilegato con copertina rigida e rivestimento in stoffa nera con titolo ton sur ton cangiante, è Kibosh, «Il lavoro più importante della mia carriera». Pare che Terry abbia sospeso tutte le attività prima dell’uscita del libro nel 2004. Mi chiedo se abbia anche smesso di masturbarsi, ma non credo. O forse sì, aspettando di farlo sfogliando le raccolte di foto close-up del suo pene coccolato da diverse donnine piacenti e prosperose, in un delirio di poco mistico narcisismo che del resto lo accompagna da quando ha preso in mano una macchinetta fotografica. (Se non avete mai visto le foto, fatelo).

Nell’introduzione scrive candidamente «non chiederei mai a nessuno di fare qualcosa che io stesso non farei». Com’è corretto Terry. Forse non è mai incappato in un articolo di giornale che da qualche parte riporta l’espressione abuso-di-potere e quindi non ha mai riflettuto su queste brutte parole poco fashion e molto paese reale.
Per fortuna sono arrivate due simpatiche ragazze che a distanza di poco tempo hanno fatto esplodere l’enorme bolla luccicante che si autoalimenta attorno al «rocktografo».
Prima sbotta la modella danese Rie Ramussen che aveva lavorato con lui:

Prende ragazze giovani, le manipola per togliere loro i vestiti e fare loro foto di cui si vergogneranno. Loro hanno troppo timore di rifiutare perché le loro agenzie le hanno scelte per il lavoro e sono troppo giovani per badare a loro stesse. La sua cifra stilistica è ragazze che sembrano minorenni, violentate, dall’aria eroinomane. Non capisco come chiunque possa lavorare con lui. Gli ho detto “quello che fai svilisce le donne. Spero che tu sappia che ti scopi qualche ragazza solo perché hai una macchinetta fotografica, parecchi contatti nel mondo della moda e foto pubblicate su Vogue”.

Dopo poco tempo si aggiunge la voce di Jamie Peck, che si vive uno di quei pomeriggi tachicardici tra proposte di tè al sangue mestruale e specifiche richieste manuali.

Gli ho detto di avere le mestruazioni e che preferivo tenere le mutande addosso, e lui mi ha chiesto di togliermi l’assorbente per fare del tè. “I love tampons!”, ha detto, in quel modo rilassato da psicotico che ha temporaneamente convinto diverse ragazze che se è divertente per Uncle Terry lo è anche per loro. Ho declinato gentilmente la sua offerta di fare del tè col mio sangue mestruale. È stato in quel momento che ho deciso semplicemente di spogliarmi.

dracula by cachetejack

Il finale è: Jamie fa venire il vecchio zio sotto i flash dell’assistente fotografo e si guadagna una pubblicazione su Purple magazine.
Chiunque abbia un minimo livello di empatia avrà i conati. Alice Louise from London ce li ha avuti e, invece di andare a vomitare, ha acceso il computer e ha lanciato una bella petizione su change.org perché i grandi marchi smettano di utilizzare le arti Terry Richardson.

A quanto pare la bomba lanciata è esplosa da qualche parte. Il sito Fashionista riporta la risposta dell’account twitter di H&M a una tale Kimberly Konnoth che scrive allegando l’articolo di jezebel.com «Terry Richardson, your main photographer is a creep. What will you do about it?». La risposta arriva dopo una decina di giorni «If these accusations are true, it’s totally unacceptable to us. Currently we’re not working with Terry Richardson». La posizione degli svedesi mi ha dato convulsioni di gioia per dei buoni minuti.
Quando anche Mango, Tom Ford, Supreme, Vogue e tutti gli altri smetteranno di farsi fare pubblicità dal lurido sarà tutto molto più bello e Judith Butler sarà molto più felice di vivere in questa società civile.
Più Cindy Sherman meno Terry Richardson!

Firmiamo: https://www.change.org/en-GB/petitions/big-brands-stop-using-alleged-sex-offender-pornographic-terry-richardson-as-your-photographer


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  1. Sofia

    19 novembre

    Stavo leggendone a riguardo proprio Ieri! Perfect timing 🙂 firmata! Ogni Volta che qualcuno si fa fare una foto da lui Sto male…. Anche la signora in giallo c’è cascata 🙁

  2. Anna

    19 novembre

    @ Sofia – Io trovo che il reportage alla signora in giallo sia di una dolcezza unica…
    Per le altre foto fanno pena ma mi chiedo perchè certe fanciulle si prestino??? Il denaro è diventato il vero Dio di questa epoca!

  3. Laila Al Habash

    19 novembre

    Lorenza ♥♥♥♥♥

  4. Bonnie

    19 novembre

    Era venuto fuori un grosso scandalo un paio di anni fa per una storia molto simile a questa, sempre coinvolgente Richardson…A me francamente quell’uomo disgusta da anni, non capisco come Lady Gaga o gente così riesca a vederci qualcosa di artistico. Non è un guru, è solo uno psicotico con una macchina fotografica da un sacco di soldi.

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