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“Ho diritto alla mia opinione”: di bul...

“Ho diritto alla mia opinione”: di bullismo, omofobia e contromanifestazioni bigotte

di Emanuela De Siati

A Roma in questi giorni si è suicidato un altro adolescente perché era gay, a una decina di giorni dalla notizia della transessuale trovata massacrata a Termini. Piangono i genitori, piangono conoscenti e non conoscenti, la notizia va dritta alla tv come sempre e come se quel ragazzo fosse un caso isolato tra alcuni, ma non molti, una piccola realtà che rivendica il proprio malessere che potrebbe benissimo essere soffocato, sopportato in virtù di una sana e rispettabile maggioranza italiana eterosessuale.

Si parla  sempre di omosessualità come se riguardasse una troppo piccola fetta di popolazione, un contesto altro da quello eterosessuale; si continua a pensare in categorie, assemblaggi umani, di genere, di razze. Durante il fascismo gli omosessuali venivano deportati in un campo di lavoro alle Tremiti, nell’isola di San Domino (esiste una bella graphic novel sull’argomento dal titolo “In Italia sono tutti maschi”), venivano ridotti alla fame e la loro fine è immaginabile come quella in un qualsiasi lager nazista. Di questo non se ne parla: sono notizie che arrivano se si studia la storia  in modo approfondito e di certo la tv o i libri di scuola non ne parlano. Mi domando perché, insinuo domande e risposte. Perché è più vergognoso parlare di campi di concentramento in Italia o di omosessuali?
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Il ragazzo che si è ucciso sicuramente veniva deriso o escluso o qualunque altra cosa da un gruppo di deficienti. Viene da pensare che il suo è stato un atto poco coraggioso, che avrebbe potuto in qualche modo ribellarsi, ma il problema è che per sopravvivere l’essere umano ha bisogno di affermare se stesso, la propria identità e questa contiene tante cose, dal lavoro che si vorrebbe fare  fino alla necessità di legittimare socialmente l’amore per la persona di cui ci siamo innamorati, di qualunque sesso sia.
Si sa, il mondo non è abitato da una maggioranza di super menti, anzi: il mondo è stupido, la cattiveria banale, come rispondeva Hannah Arendt alla domanda del perché i nazisti fecero quello che fecero. Ed è per questo che ci vuole una legge giusta che salvi chi è disperato dai propri aguzzini, genitori o amici che siano. Non può la propria vita essere in balìa dello stato d’animo, del grado culturale, di intelligenza e di amore di chi ci sta vicino. In un paese civile ogni cittadino dovrebbe avere la protezione e la tranquillità che ne deriva dallo stare nel proprio paese.

In questi giorni ho notato che chi è evidentemente razzista si nasconde dietro il diritto di esprimere un’opinione, bella trovata davvero, se questa fa sì che altre persone non abbiano i diritti di altre. Io la penso diversamente, anzi vorrei ragionare su cosa significa condividere o no un concetto.

Quando qualcuno protesta per i propri diritti civili, c’è sempre qualcun altro che si organizza per protestargli contro (in Francia si è addirittura immolato qualcuno per la ‘giusta causa’ eterossessuale!). Mi viene in mente chi ha manifestato nel Family Day contro le coppie di fatto e mi vengono in mente tanti altri tipi di…diciamo così, anti-manifestazioni. Perché io non capisco come in effetti si possa manifestare contro un’altra manifestazione di chi chiede diritti e affinché altri esseri umani non abbiano i nostri stessi diritti!

Nel principio naturale per cui la condivisione non può che essere accostata a un’azione libera e non includente, ma auto-includente, nel rispetto infinito di altri tipi di annessioni, io non accetto per definizione chi usa questa parola al posto di proibire. Mi spiego meglio. Se io dico: ” Non condivido i tuoi gusti musicali”, non voglio importi di ascoltare per forza quelli che piacciono a me,  è solo che non mi piacciono, ma ti lascio la libertà di ascoltare quello che vuoi e a tutti resta il diritto di ascoltare qualsiasi tipo di musica. Significa che ascolterò la musica che voglio con altra gente che ha i miei stessi gusti musicali, ma nulla ci impedisce di uscire insieme e farci una birra.

Non si può manifestare contro qualcuno di colore perché sarebbe come non “condividere” la sua esistenza. E questo non ha senso. L’uso sbagliato del verbo stride con la vita di alcuni. L’uso ipocrita invece ha fatto sì che si legittimassero comportamenti razzisti. Non condivido perciò rompo le scatole a chi non è come me. Ci manifesto contro perché non lo condivido. Io dico: ci manifesti contro perché non accetti la sua esistenza, come i nazisti non condividevano quella degli ebrei. Mi chiedo ancora (con un’espressione allibita): “Si può davvero non condividere l’esistenza di qualcuno?”.


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  1. paolo

    14 agosto

    bel pezzo. te lo commento in termini filosofici. La chiave dell'”umanismo” sta proprio nel fatto che l’uomo può non volere l’esistenza di un altro uomo. è un’eventualità inaudita e inauspicabile, ma possibile. homo homini lupus. non perché sia fondamentalmente malvagio, semplicemente perché un giorno si sveglia e ha voglia di uccidere. capita. volere l’uomo fondamentalmente buono è assurdo, come lo è volerlo fondamentalmente cattivo. nel primo caso parliamo di una pietra, nel secondo di un lupo, ma l’uomo è un uomo. l’umanesimo “sano” è quello che guarda in faccia l’orrore di ciò di cui siamo capaci, e piuttosto che dire “non più” – che significa oblio, significa non capire che i totalitarismi non li abbiamo mai superati – dobbiamo essere capaci di dire “no”, e dire “sì” alla vita. “si può davvero condividere l’esistenza di qualcuno?”, sì, per esempio quando l’unico modo per garantire diritti universali sia uccidendo quelli che questi diritti non li vogliono. in ogni caso, piuttosto che domandarsi “ancora vogliamo uccidere?”, che sarebbe come domandarsi: “siamo esseri viventi?”, dobbiamo volere di non uccidere, volontà forte, solida, piuttosto di quella flebile volontà da pensiero debole, complice della vittoria del Profitto, chesi pretende capace di estirpare un’eventualità impossibile da estirpare, quella di volere la morte.

  2. Giulia

    14 agosto

    La spiegazione dal punto di vista dell’omofobo è questa: l’omosessualità è un comportamento non naturale, tu puoi scegliere di essere “naturale” (quindi eterosessuale) e io protesto contro la tua scelta.
    Niente di quanto sopra ha un senso dal punto di vista logico, scientifico o fattuale, ma da quando l’imbecille e l’ignorante lasciano che i fatti si mettano di traverso rispetto alle loro opinioni?

  3. Paolo1984

    14 agosto

    solo un appunto: non esiste una “causa eterosessuale”, il tizio francese si è “immolato” in nome di una sua ideologia catto-fascista che nega i diritti civili delle persone (tra cui il diritto di sposarsi)

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