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Storie di una teenager-coniglio

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Ho impiegato gran parte della mia infanzia a pensare a quanto sarei stata fica e impavida una volta diventata adolescente: ero sicura che avrei condotto una vita spettacolare, che avrei avuto un sacco di amici interessanti e soprattutto ero sicura che non avrei avuto più paura di niente. Solo che ora che sono davvero un’adolescente, ho semplicemente scoperto che non sono proprio come mi aspettavo. Cioè in realtà sono un coniglio.

La prima volta che ho dormito da un’amica, il primo campo scuola, la prima volta che tornavo a casa da sola di notte e la prima volta che sono andata a via Sannio (per chi non è di Roma: via Sannio è un mercato all’aperto di vestiti e passamanerie vintage/usate/contraffatte/rubate che riassumerò con la parola: FAVELAS) sono state ad età diverse, ma tutte queste cose hanno in comune il fatto che le ho vissute con in viso disegnata un inconfondibile espressione, che è quella della paura. Quando ho paura non sono carina. Sgrano un occhio, avvicino un po’ il viso ad una spalla, fisso il vuoto, mando in tensione ogni muscolo, sento che tutto il sangue nel mio corpo si dirige verso le caviglie e mi viene un’irrefrenabile voglia di tornare a casa.

Divento così quando capisco che sto facendo qualcosa di estremamente nuovo e al contempo pericoloso, ma anche per cose più sceme, ad esempio quando devo  aspettare da sola persone in un posto quando arrivo prima agli appuntamenti, stare in mezzo alla ressa delle feste, camminare per strade dal discutibile prestigio o anche quando penso al giorno in cui dovrò prendere la patente. Ho cominciato a ritenere il mio essere un coniglio come ad un impedimento nel momento in cui mi sono resa conto che i miei coetanei non avevano la stessa mia reazione quando si facevano cose da imbecilli: nessuno diventava teso né timoroso, semplicemente più una cosa era pericolosa e sconosciuta, più li attraeva. A me no. Per questo mi sentivo una vecchia fuori e una chierichetta nell’anima.
Pensando che forse una volta provato il brivido del rischio quella sensazione sarebbe piaciuta anche a me, mi sforzai e provai più volte ad andare contro il mio spirito da chierichetta che mi suggeriva prudente di restare a casa: ma il fatto è che fare il contrario di quello che mi diceva la mia chierichetta interiore non mi piacque affatto e basta.

Io penso di essere una ragazza abbastanza autonoma per la mia età: nella maggior parte delle volte so sbrigarmi questioni da sola e poi so cucinare un sacco di cose.  Ho anche questo vago desiderio di essere “giovane e avventurosa”. Non so neanche cosa significa davvero o quanto di questo desiderio sto basando su questa brutta gif trovata ora. (Non sono neanche sicura del perché ho quest’idea che la gioventù di adesso sia uguale ad una festa glitterosa) Ma il fatto è che essere conigli non c’entra con il sentirsi inadeguati o insicuri – è solo avere paura.

In questo momento sto cercando di trovare un equilibrio tra chi sono sempre stata e chi vorrei essere: certo, sono ancora un coniglio dentro e la mia chierichetta interiore non mi ha ancora abbandonato del tutto (né ahimè penso lo farà mai), e forse trovare un’equilibrio richiederà davvero molto tempo, ma intanto sto imparando a tenere a bada la paura in tutte le sue forme clericali e a lasciarmi andare un po’ di più, e piano piano inizio a vedere il mondo aldilà del tappetino di benvenuto di casa molto meno spaventoso e funesto.


Classe 1998. Vive vicino Roma e frequenta un liceo classico di provincia. Sagittario ascendente Capricorno, è un'appassionata di oroscopi, femminismo, diy e collages. Quando non è occupata a tradurre versioni, ama suonare la sua chitarra elettrica, scrivere articoli per Soft Revolution e Frigopop e dedicarsi al taglia e incolla. Vive vicino Roma e le piace tantissimo spedire lettere e sfogliare vecchie riviste. Puoi trovare i suoi collages qui.

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  1. Ewa

    18 ottobre

    Ciao ragazza coniglio. Devi fare assolutamente tutte quelle cose che dici, ricordando alla chierichetta che comunque arriva un momento in cui anche tutte quelle cose, quelle della gif animata per intenderci, diventano ripetitive e noiose. Tutt’altro che avventurose. Tuffati!

  2. Procione diviso tra sei treni stellari

    18 ottobre

    (via Sannio mi fa ancora paura, nonostante sia diviso in sei treni stellari)

  3. chierichetta nell'anima

    18 ottobre

    prima frase sostituisci infanzia con adolescenza e adolescente con adulta ahem..
    la paura non passa ma col tempo si impara a conviverci 😉

  4. EUCATASTROFE

    24 ottobre

    Non credo sia paura, sai?
    Piuttosto, lo chiamerei giudizio. La chiamerei consapevolezza. Anche la mia prima volta a via Sannio è stata discretamente inquietante, passeggiare per strade non esattamente ben considerate, e via discorrendo.
    Non c’è niente di male ad avere paura, ad essere un po’ coniglio. Vuol dire che sei pronta a scattare se succede qualcosa. Crescendo, imparare a mettere il coniglio che c’è dentro di te a bada, ma lui sarà sempre a ricordarti che a volte bisogna saper correre velocemente, che a volte qualcuno mentre stai a via sannio ci prova a ficcarti una mano in borsa e rubarti il portafoglio, che a volte quella strada dove stai passeggiando può riservare brutte sorprese.
    Coloro che prendono il loro coniglio interiore e lo ficcano dentro un forno, a mio parere, sono semplicemente molto, molto, ingenui.

  5. Laila Al Habash

    25 ottobre

    @Eucatastrofe: grazie mille per le tue parole 🙂 sono d’accordo con te, ma il fatto è che a volte sarebbe carino non sentirsi la mamma preoccupata della situazione anche quando non c’è niente da temere. E comunque il coniglio al forno non m’è mai piaciuto!

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