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La moda ai tempi del colera. Terza puntata: lo sma...

La moda ai tempi del colera. Terza puntata: lo smalto nero

Correva l’anno 1997, e la tendenza “smalti colorati” iniziata l’anno precedente ormai impazzava ovunque, essendosi diffusa anche fra i banchi delle elementari delle province più sperdute del regno (come quella in cui abitavo io, per esempio).
Si trattava, dopotutto, di una svolta epocale: dopo anni passati a credere che i colori dello smalto si dividessero in due grandi filoni – rosso e rosa, in tutte le loro possibili varianti – ecco che entravano in commercio smalti comprendenti una gamma cromatica talmente sconfinata da far impallidire anche Mister Pantone© in persona.

Unghie viola, azzurre, gialle, arancione fluo, turchese metallizzato (e via dicendo) erano ormai alla portata di chiunque. Quando mia madre, non ricordo più per quale motivo, decise di offrirmene uno (probabilmente sperava che mi limitassi ad un sobrio indaco), scelsi il nero. “Ma non preferiresti un altro colore?” “No, mamma: voglio lo smalto nero”. La commessa disse la parola decisiva: “Sei fortunata: è l’ultimo che abbiamo”. Non sapevo, però, che avrei dovuto prenderla alla lettera.
Ora, lo smalto nero in questione, marca “Gli Smaltini”, era nero per modo di dire: una passata di smalto garantiva un vago color pozzanghera; due, una più promettente nuance fango; tre, infine, davano alle unghie un colore nero degno di questo nome.
Ma quant* bambin* di dieci anni hanno voglia di darsi tre passate di smalto e stare ferm* ad aspettare che si asciughi? Io non ero fra quell*. E così, dopo un paio di volte, dimenticai lo smalto in qualche cassetto e passai ad altri colori, ignara che anni dopo mi sarei accontentata anche di quello, pur di trovarlo: infatti, la moda “unghie arcobaleno” non durò che qualche stagione, soppiantata ben presto da altre tendenze. Se trovare smalti viola scuro o azzurro ghiaccio era comunque possibile, nel giro di pochi anni, complice l’imperversare della temibile e dura a morire French Manicure, trovarne di neri divenne una vera e propria missione. Ma il mio spleen adolescenziale mi imponeva di scovarlo, e così mi misi alla ricerca dello smalto nero.

Fu una vera e propria caccia.
Per prima cosa, feci il giro delle profumerie del paese in cui vivevo, dalla più democratica alla più snob. Il verdetto fu uno solo: niente smalto nero. Una commessa particolarmente fashion-conscious mi chiese perché lo cercassi, visto che erano anni che non andava più di moda.

smalto nero
Cercai nelle farmacie, nelle edicole e nei negozi di cianfrusaglie (o quincalleries, per dirla alla francese). Sperai che qualche illuminata rivista ne allegasse una boccetta, ma invano. Niente. Smalto. Nero.
Passai dunque al capoluogo di provincia, che all’epoca consideravo un po’ la Mecca dello shopping (ingenua!). Provai dappertutto, anche nelle profumerie cosiddette “da vecchie”. Girai tutti i negozi che conoscevo e che ipoteticamente avrebbero potuto venderlo. Tentai anche alla Upim. Non trovai altro che sguardi perplessi. A pensarci adesso, credo ci fossero negozi in cui avrei potuto trovarlo, ma all’epoca ne ignoravo l’esistenza. Quando hai sedici anni e puoi spostarti solo a piedi o in corriera è un po’ difficile uscire da certi tracciati per esplorare altre parti della città.
Visti gli esiti deprimenti, qualcuno mi suggerì di lasciar perdere lo smalto e colorarmi le unghie con l’indelebile nero. Nonostante abbia avuto pennarelli neri nell’astuccio per anni (anche adesso ho sempre uno Sharpie a portata di mano), non cedetti mai a questo surrogato. Io volevo lo smalto, e smalto doveva essere.
Lo trovai, finalmente, in un supermercato (!) di Breclav, in Repubblica Ceca. È stato l’unico smalto che ho finito, e ne conservo ancora la boccetta.
Nonostante non andasse di moda (quando ci ho abitato la tendenza era la manicure aerografata) a HK, lo smalto nero era facilmente reperibile, ed infatti ne comprai un sacco di boccette, non sapendo cosa avrei trovato al mio rientro in Italia. Nemmeno in Inghilterra lo smalto nero era difficile da reperire, anche se quando mi ci sono trasferita tutte le ragazze cool sfoggiavano unghie rosso ciliegia. Ma le cose stavano per cambiare.
Nell’autunno 2006 Chanel ha lanciato l’ormai celeberrimo Black Satin. Da un giorno all’altro, lo smalto nero è stato protagonista di un revival che neanche Michael Jackson dopo la morte. Improvvisamente, tutti erano alla ricerca di un estetica “rock e graffiante” che solo Black Satin poteva soddisfare. Naturalmente, in quando “di moda” anche le commesse più snob sfoggiavano unghie nerissime.
smalto neroDa quel momento in poi, trovare smalto nero non è più stato un problema. Black Satin fa ormai parte della collezione permanente di Chanel, ed ormai quasi tutti i produttori di smalto includono il nero nella loro gamma (tranne – forse – le marche che si trovano solo in farmacia o nelle solite profumerie e drogherie “da vecchie”). Nonostante tutto ciò, ormai uso pochissimo lo smalto nero. Forse non ci trovo più gusto (qualcuno dice che la parte più eccitante della caccia sia scovare la preda), o forse sono diventata hipster a mia insaputa, e adesso che ce l’hanno tutti, non lo voglio più. Misteri.

Le puntate precedenti:
Le Converse
Gli occhiali

Sempre a proposito di unghie:
DIY: Manicure poco seria “zaffiri e smeraldi”


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  1. Margherita Ferrari

    9 aprile

    grazie per aver riportato a galla il ricordo degli osceni smaltini dalla consistenza fognaria. che tempi improbi erano quelli!

  2. Chiara

    9 aprile

    Dici bene, consistenza fognaria. Ricordo che dopo un paio di mesi diventavano appiccicosi come la pece, e anche solo aprire la boccetta era un’impresa. Niente, abbiamo avuto un’infanzia difficile.

  3. Terry

    9 aprile

    Confermo: negli anni ’90 trovare uno smalto nero era come cercare un ago in un pagliaio. A me la fissa prese nel 1995, dopo aver visto Madonna con le unghie-stiletto laccate di nero al Festival di Sanremo di quell’anno. Nel giro di qualche giorno (entro la fine del Festival, un record) me ne procurò una boccetta un compagno di facoltà dark. Ricordo che la comprò a Trieste, che è sempre stata più fashion-forward rispetto a Udine. Ricordo anche che mi feci passare lo smalto da un’amica (al tempo ero troppo imbranata con queste cose): ero molto fiera della mia manicure! Dopo qualche tempo ne trovai uno, nero glitter, dell’Oreal e capii che il passaggio dall’underground goth al mainstream era avvenuto.

  4. Garnant

    10 aprile

    A Reggio Emilia nei primi anni Novanta si trovava facilmente lo smalto nero anche nelle profumerie da vecchia, per quanto solo nella versione smaltino da cesto degli smaltini. Era in voga tra le studentesse delle superiori. C’era anche un codice per cui se eri normale (mainstream) lo dovevi mettere solo su un migliolo, se eri alternativa (aderente in un qualunque grado ad una qualunque controcultura dell’epoca) invece su un numero di dita a scelta, ma non su tutte le dita, mai su tutte le dita, non ricordo perché. Forse perché lo smalto su tutte le dita lo mettevano le tristi donne adulte.

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