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Cronache della morte annunciata di Mini McGuinness...

Cronache della morte annunciata di Mini McGuinness: gli stupri legalizzati.

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Skins è una serie TV inglese che si focalizza su un gruppo di adolescenti e sulla rete di rapporti che li uniscono nei due anni del college. Detta così non sembra niente di originale, salvo per il fatto che il cast viene completamente rinnovato di biennio in biennio. Nonostante alcune decisioni tragiche prese nelle precedenti stagioni (che non hanno fatto altro che aggravare la mia condizione di angsty-teenager – e con ciò mi riferisco ai miei per lo più fallimentari tentativi di emulare il trucco di Effy con conseguenze (in)immaginabili) ritengo che, con i suoi alti e bassi, Skins sia abbia uno sguardo onesto e comprensivo agli anni dell’adolescenza. Gli sceneggiatori si concentrano in ogni puntata su uno specifico personaggio, decidendo di occuparsi anche di temi non facili da trattare, compresa l’umanizzazione di persone di per sé non facili da amare: un esempio sono le ragazze che hanno costruito la loro popolarità scolastica umiliando gli altri (ce n’è una in ogni liceo, se non addirittura in ogni classe, suvvia).

Mini McGuinness è, a mio parere, il personaggio più interessante presentatoci dalla quinta stagione della serie. Si potrebbe dire che dalla vita ha avuto tutto: è magra, è bionda naturale ed è bella. La sua vita scorre secondo i suoi ben definiti piani per la scalata al successo; è la fidanzata del capitano della squadra di calcio del college – con il quale sta per rimarcare la propria posizione sociale, ha delle amiche leali e devote – che tiene legate a sé con un comportamento che vacilla tra il bisognoso ed il possessivo, e una camera da letto che fa degna concorrenza a quella di Barbie – true story.

Mini_McGuinness

Nel corso della puntata dedicatale le vicende hanno luogo nell’arco di pochi giorni, dove Mini deve destreggiarsi tra l’organizzare una sfilata di beneficenza a scuola e cercare di tenere insieme la sua vita sentimentale. I problemi si presentano quando la sfera del personaggio pubblico che Mini stessa ha creato (della quale non riesce a mantenere le aspettative non presentandosi alla sfilata) va a cozzare con la persona che Mini è davvero, così descritta dall’amica d’infanzia Liv: “A scared and frigid little virgin”. Man mano che la puntata progredisce, vediamo Mini perdere il controllo su ciò che le succede intorno, e come lei sia assolutamente incapace di inserirsi ed interagire in un contesto che non conosce e manipola alla perfezione.

L’episodio acquisisce toni dal grottesco quando Mini viene presa dal panico trovatasi sola e semi nuda col fidanzato Nick per guadagnarsi l’appellativo di “Princess puke (principessa vomito)” tra i corridoi della scuola, al drammatico, quando Mini arriva a compiere un gesto disperato ma niente affatto inusuale. Ormai ufficialmente ridicolizzata in pubblico, in parte per la fuga di notizie circa il suo attacco di panico e in parte per non essersi presentata alla sfilata così faticosamente organizzata, lasciando che Liv sfili (significativamente, in abito nuziale) con Nick, Mini si presenta comunque all’ after party, solo per apprendere che il fidanzato e l’amica si sono appartati insieme. Capisce quindi che l’ultima arma che ha per cercare di riguadagnare terreno è quella di offrire la propria verginità, ancora al giorno d’oggi merce di scambio, al ragazzo, sperando così di non perderlo.

La scena di sesso tra i due è probabilmente una delle scene più crude e crudeli che io abbia visto in uno show per ragazzi. Non fraintendetemi, è magnifica, sublime: i movimenti meccanici, gli sguardi imbarazzati, la totale assenza d’intimità, tutto suggerisce che stiamo assistendo ad uno stupro consenziente, operato fisicamente da Nick e mentalmente da Mini, disposta a sacrificarsi per assomigliare un po’ di più all’immagine tanto fittizia quando minuziosa di “una ragazza normale”.
La cosa peggiore dell’episodio in sé, e migliore in termini di efficacia e riuscita, è che non possiamo assistere se non con sconfortata rassegnazione: sappiamo che stiamo assistendo ad una scena di sesso dove l’azione viene compiuta per i motivi più sbagliati e beceri, eppure sappiamo anche che non poteva essere altrimenti, viste le precise regole non scritte della cultura giovanile odierna. Il messaggio è rimarcato dal ritorno a casa di Mini la mattina dopo, che sulla strada va incontro ad una donna scalza, col trucco colato e i capelli sfatti come lei: sua madre. La donna intuisce cosa è successo (Mini indossa la felpa di Nick) e le sorride, allungandole la mano per tornare a casa insieme. Mini rifiuta e si avvia da sola.
Nel mentre, la voce rauca di un uomo canta: “Don’t be afraid, you’re already dead”.


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  1. Paolo1984

    27 giugno

    Preciso che non ho visto Skins (se non pochissimi spezzoni) ma tutti me ne parlano come di un’ottima serie.
    Senza dubbio può capitare che un’adolescente acconsenta al sesso per i motivi più sbagliati e che il sesso sia risulti meccanico e triste..però un ossimoro come “stupro consenziente” mi crea dei problemi.Se il consenso non è stato estorto con minacce o drogando la vittima a sua insaputa..io non credo s possa usare questa parola terribile

  2. Paolo1984

    27 giugno

    “Se il consenso non è stato estorto con minacce o drogando la vittima a sua insaputa.”

    quindi non c’è consenso di fatto neanche in questi casi

  3. ilaria

    28 giugno

    Io capisco benissimo cosa vuol dire Marta, e sono d’accordissimo… Ci sono così tante sfumature quando si tratta di sesso, non c’è solo una limpida dicotomia sì/no (questa è per Paolo1984).
    Qualcuna qui ha letto “Io sono Charlotte Simmons” di Tom Wolfe? Se no, ve lo consiglio caldamente. Penso che c’entri tantissimo con questo e con tanti altri post (per es. con i discorsi sul valore sociale della bellezza portati avanti da Margherita)… quasi una lettura obbligata!

  4. Margherita Ferrari

    28 giugno

    non l’ho ancora letto. grazie per il suggerimento. lo recupererò al più presto

  5. Daina

    28 giugno

    Non ho mai visto il telefilm, ma da quello che dite mi sembra ricalchi bene la situazione delle giovani d’oggi. Mettendo da parte il personaggio di “bella e popolare” (molto americano), di ragazze adolescenti che danno sesso o simili per avere in cambio cose che con il sesso non centrano nulla, come accettazione, esser considerate fighe e grandi ce ne sono molte, temo. E di ragazzi e uomini che si prendono il loro piacere senza nessuna considerazione per “il mezzo del loro orgasmo” ce ne sono in abbondanza; mi capita spesso di riflettere su questa cultura in cui la donna è quella che dà e l’uomo quello che prende, e quando mi chiedo perchè le 16enni invece di fare pompini e basta non chiedano di esser ricambiate quello che mi viene da pensare è che queste ragazze non pensino di meritarsi anche loro piacere fisico, bensì la loro ricompensa sia di essere volute e apprezzate da un maschio, illudendosi che la loro individualità ne venga rinforzata e non sminuita. E questi ragazzi/uomini non si fanno alcuna domanda, come se il loro piacere fosse dovuto e scontato. D’altronde, la nostra stessa concezione di sesso prevede l’orgasmo maschile come una costante e quello femminile come un’eventuale “cosa in più”, l’orgasmo maschile come una pretesa, quello femminile come una concessione.

  6. Chiara B.

    28 giugno

    Confesso che su questo mi sento un po’ in linea con Paolo1984.
    Nel sesso ci sono infinite sfumature, è vero, e non esiste alcuna dicotomia sì/no. Credo però che, proprio per questo, un’esperienza sessuale possa essere dolorosa e lasciare segni nella costruzione dell’identità anche senza essere uno stupro. I motivi per cui una donna ricerca un rapporto sessuale sono i più vari e certamente molti possono essere condizionati dalla società, non spontanei, per questo dannosi per lo sviluppo; specie – ma non solo – nell’adolescenza. Però, ciò che contraddistingue lo stupro è davvero la mancanza di consenso.
    Ora, io non ho visto la scena di Skins, quindi faccio una precisazione: se tutto nel linguaggio corporeo di Mini esprime riluttanza, paura, disagio, ripulsa, allora si torna al discorso che un “no” può esser detto in molti modi, non tutti verbali, e una società che non educa l’uomo ad essere sensibile a questi messaggi vive di rape culture; implicitamente, quindi, in quel caso l’esperienza è paragonabile a uno stupro.
    Quel che voglio dire, però, è che in un momento della mia vita io posso scegliere di fare sesso per motivi che, a mio personale e parziale parere, hanno a che fare con la costruzione di ciò che voglio essere e diventare. Magari, in un periodo di maggiore consapevolezza, potrò pensare che quei motivi erano sbagliati; condizionati; che avrei dovuto ricercare più attivamente il mio piacere, esplorare più coscientemente i miei limiti e i miei desideri, e che sarei diventata una persona più serena se avessi agito così. Potrò pensare d’esser stata eterodiretta, poco libera. Ma se a suo tempo io ho scelto, anche per motivi discutibili, non credo che da fuori questo sia giudicabile come un momento in cui mi è stato sottratto il controllo del mio corpo. Non credo che questo possa essere uno stupro.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate; è un argomento delicato sul quale i confronti mi sono immensamente utili.

  7. Marta

    30 giugno

    @Chiara (e, per estensione, anche a Paolo): capisco il vostro discorso, ed in particolare il tuo punto Chiara, con il quale mi trovo d’accordo. Tuttavia v’invito ad andare a vedere l’episodio o quanto meno la scena, a quel punto avrà più senso portare avanti la discussione. Nel caso specifico sopra trattato, temo purtroppo che la scelta dell’utilizzo della parola “stupro” sia in effetti la più indicata. Detto ciò, ribadisco che comprendo e concordo con quanto detto da entrambi voi 🙂

  8. Paolo1984

    1 luglio

    infatti il problema non sono le ragazze che fanno pompini ma quei ragazzi che si rifiutano di ricambiare

  9. skywalker

    3 luglio

    @Daina: non so esattamente da dove viene l’ultima considerazione sull’orgasmo maschile vs femminile. È un punto di vista molto “angloamericano” che io, vivendo a sud di Roma non ho mai riscontrato nella mia esperienza (nè tantomeno in quella delle mie coetanee e vado per i 30 anni). Come ad esempio il “fingere l’orgasmo” l’ho sempre considerato una americanata perché, anche nelle confidenze più intime, non ho mai ascoltato una cosa del genere. Nè che l’orgasmo maschile fosse una pregorativa. Al sud casomai è vero il contrario: se non sei capace di dare un orgasmo alla tua partner non sei un uomo “virile”, degno di considerazione dei tuoi pari (e qui dovrebbero venire in soccorso certe battutacce popolari varie ed eventiali sul “marito incapace di soddisfare la moglie”). E col cavolo che qualcuna finga l’orgasmo (è una frustrazione una cosa del genere tra l’altro) e per quale motivo una dovrebbe farlo?

    Per chiudere, purtroppo i telefilm americani/inglesi hanno i limiti imposti dalla loro cultura, che non sempre corrisponde alla nostra benché ne sia soggetta. E per quanto mi riguarda il femminismo non deve fare l’errore di globalizzarsi, facendo di tutta un’erba un fascio, deve essere una battaglia (eco) sostenibile tarata sui pregiudizi di quella specifica cultura che di vogliono combattere, incrociando magari il fuoco con i “pregiudizi generazionali” che il commento di Daina pare proprio avallare: perché le generazioni di oggi dovrebbero “vendersi” di più rispetto a quelle precedenti? Solo perché io sto invecchiando non significa che tutto il mondo stia andando in malora perché vedo la morte più da vicino.

  10. Paolo1984

    4 luglio

    skywalker, mi pare che dare piacere alla propria compagna sia importante per i maschi italiani come per gli angloamericani e mi pare positivo (poi gli egoisti ci sono).
    Poi è ovvio che ogni telefilm racconta la propria società (comunque le situazioni e le dinamiche sentimentali e sessuali descritte nei telefilm anglo/americani secondo me non sono improbabili neanche fuori da USA e Inghilterra) ma questo non è affatto un limite

  11. Paolo1984

    4 luglio

    le dinamiche sentimentali e sessuali e non solo queste

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