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I denti di Shane MacGowan Appreciation Moment

I denti di Shane MacGowan Appreciation Moment

Se c’è una cosa che, anni or sono, faceva uscire il peggio di me, quella cosa era sicuramente la fanbase dei Modena City Ramblers. Non i Modena in sé, badate bene, ma la gioventù dinoccolata e abbigliata secondo canoni estetici da collettivo studentesco al limite tra l’imbecillità marxista e la fricchettonaggine d’accatto. Il mio problema con quella gente veniva spesso interpretato come un’immediata conseguenza del mio snobismo, il che suppongo sia vero. Quando mi trovavo a vocalizzare delle critiche, ce n’era una di ricorrente, che sicuramente contribuì a compromettere la mia già scarsissima popolarità. A mandarmi fuori di testa, erano gli amanti dei Modena che ascoltavano solo i Modena e che, ad esempio, ignoravano i Pogues. Io dicevo cose come “Madonna santissima, quel pezzo è identico alla versione che i Pogues hanno fatto di quel brano tradizionale, solo che il testo è diverso”. Nella mia testa, tale scoperta non poteva far altro che spingere ad un repentino ridimensionamento della passione del mio prossimo per i MCR, onde lasciare spazio alla band che cui valeva davvero la pena di offrire il proprio sudore e le proprie lacrime. Ha mai funzionato? Non credo proprio.

Durante le scuole superiori i Pogues furono uno dei miei gruppi prediletti, che ascoltai quasi fino a perdere la ragione. Consumai Rum Sodomy & the Lash e If I Should Fall From Grace With God tanto quanto London Calling. Non a caso detestavo anche la gente che si professava amante dei Clash e che, interrogata dalla sottoscritta, mostrava di conoscere solo il ritornello di Should I Stay or Should I Go (o giù di lì).
La mia fama di rompicoglioni e di “intenditrice di musica” si svilupparono di pari passo. Nel frattempo, accumulavo frustrazione e perseveravo nel mio privato culto dei denti di Shane MacGowan.
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I denti di Shane MacGowan (o la loro assenza) comparivano di frequente nei miei discorsi. Li citavo nel tentativo di spiegare una cosa molto più grande e sfuggente, ovvero la grandezza dei Pogues negli anni ’80. Il marciume, la svergognatezza e le miserie di quei denti riflettevano quelle del sound e dell’immagine della band, oltre che delle storie che ne abitavano le canzoni.
Non c’era nulla dei Modena City Ramblers che potesse anche solo provare a competere con il potere dissacrante della bocca di Shane MacGowan, il cui aspetto simile a quello di una città bombardata di fresco continua ad offendere la gente per bene, decennio dopo decennio.

Da piccola fui la prima a esprimere ribrezzo nei confronti di quella dentatura orripilante. Dovevo avere cinque o sei anni quando guardai per la prima volta The Pogues: Live at The Town & Country Club, la registrazione di un concerto svoltosi la sera di San Patrizio del 1988, cui parteciparono anche, tra gli altri, Kristy MacColl e Joe Strummer. Mio padre era riuscito ad entrare in possesso di una copia in VHS del suddetto, e io lo visionai con grande innocenza. All’epoca ascoltavo solo le Spice Girls e le Bangles, quindi non avevo gli strumenti per apprezzare ciò che mi trovavo davanti. Ricordo che per molto tempo pensai a quel VHS come alla prova materiale dell’esistenza di civiltà aliene.

Durante gli anni della scuola elementare, riguardai parecchie volte la registrazione di quel concerto dei Pogues insieme a mio padre. Shane MacGowan smise progressivamente di sembrarmi orribile e mi abituai al suo pallore da cadavere, così come alle sigarette che gli vedevo sempre accese tra le dita e le pinte di birra che non smetteva mai di bere. Quando mia madre si accorgeva che in salotto si stava guardando di nuovo Live at The Town & Country Club, non mancava mai di redarguire mio padre, che veniva accusato di avermi esposta ripetutamente alla visione di un branco di ubriaconi molesti e casinisti.

Come spesso accade, mia madre aveva ragione. Non c’è dubbio sul fatto che quel VHS mi abbia preparata a ciò che in seguito sono stati i miei ascolti musicali, così come alle mie spesso inespresse brame di distruzione. I denti di Shane MacGowan, nel loro apparirmi dapprima orribili e in seguito meravigliosi, sono forse quanto di più adeguato esista per farsi metafora del mio passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Tutt’ora amo evocarli e, quando capita che qualcuno si dica schifato dal loro aspetto e da quello del giovane Shane degli anni ’80, mi tornano immancabilmente alla mente i momenti in cui ero alle superiori e succedeva la stessa cosa. Ci si guardava per studiarsi e scoprire eventuali punti di contatto. Io pensavo spesso: “Non ascolteremo mai cose compatibili. Non usciremo mai insieme senza annoiarci o provare imbarazzo. Finiremo a fare cose diverse nel tentativo di non impazzire”.
A quanto ne so, avevo ragione.


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  1. Federica Sala

    28 marzo

    “Rum Sodomy & the Lash” è passato dal mio lettore cd allo stereo della appena ho posato il culo sul sedile del guidatore, e lì si trova ancora (salvo qualche pausa di riposo nel cruscotto).
    Inoltre ricordo benissimo il Rock in Idro del 2009 e il grado di inclinazione di Shane appeso all’asta del microfono (la cui causa va da ricercarsi forse nella fiaschetta che teneva in mano, e quelle che aveva indubbiamente tenuto prima), e ricordo altrettanto bene di essermi sottoposta alla tortura del pogo dei peggio punkappuzza nelle prime file proprio per poter vedere da vicino quella bocca sdentata e quelle orecchie che neanche Dumbo quando planava nel tendone da circo.
    Grazie per avermi riportato alla mente queste cosebbelle (:

  2. Margherita Ferrari

    28 marzo

    grazie a te per aver condiviso la tua esperienza con il caro shane 🙂

  3. Giu

    17 aprile

    Shane è un simbolo così in bella evidenza nel poster della mia vita da dedicargli in parte nell’ormai lontano 1997 la mia mail, che tuttora è quella che uso maggiormente. Grazie per i teneri ricordi rievocati.

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