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Veri e falsi miti sui “falsari” da let...

Veri e falsi miti sui “falsari” da letto

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La vita è un sogno e quel che non è sogno è arte. Camuffamenti, menzogne, maschere e omissioni contraddistinguono spesso il nostro quotidiano. Chi non ha mai “mentito” rispondendo “Bene grazie” alla domanda formale di un conoscente, anche quando la giornata era fra quelle da dimenticare? Chi non ha mai finto un raffreddore strategico per evitare di andare a lezione? Chi non si è mai trovato ad omettere qualcosa da un discorso per evitare domande spiacevoli? E se tutto questo è appannaggio del “dichiarabile” che cosa ne è del mondo sommerso dell’eros? Ho pensato allora di proporvi un pezzo assolutamente faceto sulle tipologie dei “falsi di letto”, un po’ per farci quattro risate, un po’ per riflettere, con un minimo di amarezza, su come sarebbe più semplice, positivo e appagante il sesso se accettasimo di dire e di ascoltare, con animo equanime, alcune semplici verità.

Il millantatore seriale

Si tratta di una tipologia di mentitore tradizionalmente maschile, ma non manca una certa casistica muliebre. Questa figura si distingue per l’affascinate numero di storie che la sua mente riesce a partorire riguardo le ragazze/i ragazzi con cui avrebbe avuto carnale congiungimento. Il soggetto è tanto più competente quanto più riesce ad elaborare menzogne capaci di reggere al confronto con la realtà. Normalmente il millantatore pone grande attenzione nel fare oggetto dei suoi discorsi solo persone non appartenenti al gruppo sociale di cui fa parte oppure figure “screditate”, alle quali quindi, anche in caso di smentita, non verrebbe prestata fede. Componenti aggiuntive: il millantatore potrebbe arricchire i suoi racconti con particolari spinti e misure dettagliate del proprio pene (in caso di donna con misure dettagliate dell’altrui pene, per scherno o per vanto).

collage336_big“Tanto gentile e tanto onesta pare”

Nulla è più candido dei sepolcri imbiancati e così spesso accade che fanciulle di lascive abitudini, per timore dell’altrui giudizio o per influsso culturale e sociale, ostentino una parziale o completa castità. Con aria scandalizzata negano qualsiasi tipo di congiungimento carnale e se le amiche si lasciano andare a maliziose confessioni si ritraggono con una smorfia di disgusto. Tendenzialmente quanto più la reazione è scandalizzata tanto più cela una conoscenza, di prima mano e approfondita, della pratica di cui si va discutendo. La loro camera da letto è decorata secondo i migliori clichés country o romantici (bambole, peluches, foto di bambini lieti), ma nel loro cassetto della biancheria potreste trovare completini intimi ed attrezzature da far invidia a un’attrice porno. Per quanto concerne un’eventuale declinazione maschile di questa tipologia umana posso solo dire che si tratta di una variante del millantatore seriale. Il ragazzo fingerà di essersi mantenuto casto e illibato (o di non essere “come tutti gli altri” interessato al sesso) per concupire la pudica pulzella di turno. Per poi passare, come sopra, al sadomaso.

Il malato (e la malata) immaginaria

“Caro stasera no, ho mal di testa”. La più banale delle tantissime scuse legate al tema della malattia adoperate per evitare un carnal congiungimento sgradito. Motivare la mancanza di desiderio (sia essa dovuta a pigrizia o ad un fisiologico calo della tensione erotica con il partner) può rivelarsi a volte molto difficoltoso ed implicare ore e ore di discussione e analisi “del problema”. Un “non ho voglia perché non ho voglia” è infatti, nella maggior parte dei casi, accettato malamente ed interpretato nei più svariati modi: dal “non mi ami più” al “ho il sospetto che abbia un altro/a” per arrivare ad un “non ti devi vergognare: i problemi d’impotenza sono abbastanza comuni”. Il soggetto in questione cercherà dunque di evitare questi fraintendimenti fingendo di essere affetto dalle più svariate patologie: mal di testa, mal di denti, principio d’influenza, dolori premestruali, stress da superlavoro e financo, in alcuni e rari casi, il cagotto.

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Il ricamatore (e la ricamatrice) d’arazzi

Questa tipologia umana si suddivide in due sottocategorie che, secondo una partizione dantesa, potremmo definire come quelle dei “falsi verso sè stessi e falsi verso gli altri”, ovvero il ricamatore sul nulla e il ricamatore su fili sottilissimi. Al primo gruppo appartengono coloro che, senza che il mondo esterno gli abbia dato alcun segnale o fornito alcuno stimolo, partono a ricamare il proprio fittizio arazzo erotico/sentimentale. La compagna di corso in università li guarda per più di mezzo secondo entrando in aula? Il fatto non è dovuto alla vistosa sbavatura di caffè che troneggia sul loro naso, ma all’irrefrenabile desiderio che la giovane prova per la sua persona. “Uno sguardo che lascia intendere molte cose” e il ricamatore vi avrà già immaginate nude alla sua porta con una bottiglia di champagne in mano ed un invito, sola andata, per una notte di fuoco. Alla seconda categoria appartengono invece coloro che tendono, sulla base di un avvenuto contatto, a costruire la loro personale ed eterna “love story”. Un invito per un aperitivo può trasformarsi così in un’ufficializzazione, una nottata assieme in un matrimonio. Tendenzialmente la prima categoria finirà col disfare la tela sapientemente costruita con una bella”squassata” di spalle per poi passare ad altro mirabile lavoro tessile, mentre gli appartenenti alla seconda specie useranno la tela per asciugare le copiose lacrime derivate dallo squarcio che la verità, prima o poi, avrà realizzato sul loro capolavoro.

L’orgasmo d’autore

Fare sesso è un’occupazione piacevole, fare l’amore di più, vivere in un film porno abbastanza irrealistico. Come per ogni fatto umano, anche per il sesso esiste un’etichetta ed esistono aspettative. Se un tempo, quando la pornografia era meno sdoganata e l’erotismo non permeava ogni singolo istante delle nostre vite, era ancora possibile avere ognuno l’orgasmo che gli competeva, adesso la questione si fa, in molti casi assai spinosa. Molte persone credono infatti che il partner si aspetti un “godimento specifico” per la performance e che, soprattutto, si arrivi al gran finale. Non sempre questo è possibile e, come per il caso del malato immaginario, talvolta la costruzione di una bugia a fin di bene può risultare utile alla sopravvivenza. Mai come in questi casi risulta però necessaria una grande abilità attoriale. Esagerare un orgasmo o addirittura fingerne uno è, in molti casi, una missione al limite dell’impossibile, soprattutto se si ha a che fare con un partner attento (per i maschi è quasi infattibile). E’ interessante notare come a differenti tipologie di finzioni corrispondano altrettanti profili umani: chi si crede un amante consumato tenderà a recitare con particolare coinvogimento e un alto numero di decibel, l’insicuro potrebbe agitarsi e contorcersi in tutta una serie di posizioni assurde, mentre il riservato, dopo un meditato momento di quiete silenziosa dichiarerà semplicemente “E’ stato fantastico”.

(immagini di John Stezaker, Karel Tiege e Max Ernst)


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  1. giulia

    20 giugno

    In generale apprezzo soft revolution, ma non capisco proprio la scelta editoriale nel pubblicare questo articolo. Cosa mi si vuole dire? Forse manco io di ironia, ma il moralismo strisciante, la generalizzazione, l’atteggiamento morboso nei confronti del sesso, non è qualcosa che mi aspetto da un progetto che vorrebbere essere femminista.

  2. Bianca Bonollo

    20 giugno

    Ahahah io invece ce l’ho l’ironia, bellissimo! 🙂 E bellissime le immagini!

  3. Layla

    20 giugno

    Io personalmente non lo leggo affatto come moralista e neanche come “atteggiamento morboso nei confronti del sesso”. Piuttosto evidenzia come invece ancora nella società moderna ci sia ancora questa tendenza a bipolare alla mitizzazione del sesso(io ho avuto milioni di partner e sono il/la migliore) oppure a fingersi assolutamente non interessati. Il che evidenzia come ancora molte persone vivano e soprattutto sentano il bisogno di comunicare il sesso come “mito” o come “tabù” piuttosto che discuterne con atteggiamento aperto e rilassato come attività umana del tutto comune. Il tutto in chiave iperbolica e ironica. Può non piacere ma onestamente di moralista non ci vedo molto.

  4. ilaria

    21 giugno

    Ah ah, è verissimo! Riconosco tutte le categorie! L’ultima poi “denuncia” una cosa molto vera…il “problema” del “dover” manifestare l’orgasmo raggiunto, per rassicurare l’altro/a! Magari uno di per sé se lo vivrebbe in modo più discreto e invece… 😉

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