Crea sito
READING

Perché una bambina non può avere il diario di Spon...

Perché una bambina non può avere il diario di Spongebob?

“Non so come fanno a vivere,” dice mia cugina Camilla, riferendosi alle sue compagne di scuola che si vestono solo di rosa. Alle soglie dell’inizio della seconda elementare, è piuttosto perplessa da come le sue amichette abbiano un’intensa ossessione per le Barbie, mentre lei preferirebbe andare a giocare in giardino.
La rituale scelta del diario ha provocato settimane di subbuglio in casa: lei voleva Spongebob, ma mia zia era preoccupata che le altre bambine l’avrebbero presa in giro e l’avrebbero esclusa perché aveva un diario “da maschio”.

Mia cugina ha sette anni e le principesse le fanno schifo perché sono delle frignone – o, nelle sue parole, “continuano a dire muoio, muoio!”. Spongebob piace a chiunque, di qualsiasi età e di qualsiasi genere, eppure mia zia ha la preoccupazione legittima che avere un diario non spiccatamente da bambina possa crearle dei problemi. Per evitare di essere maltrattata dalle sue pari, Camilla dovrebbe piegarsi agli stereotipi di genere legati esclusivamente alla vendita di zaini.

71XG2-4x69L._SL1000_Già nella vita di tutti i giorni l’associazione tra femmine e rosa è onnipresente, ma nel mondo della scolastica questa divisione tra sessi diventa ancora più stringente. Un bambino può guardare Peppa Pig tutti i giorni, ma vederlo con un astuccio porcellinoso sarebbe “strano” — è una bambina maialina rosa! Una bambina può essere ossessionata da Spongebob, però le cartelle vengono pubblicizzate come roba da maschio perché non è un personaggio romantico e prono all’uso di glitter.

Nel mondo degli accessori per la scuola, cartoni animati generalmente unisex come i Pokémon (quante ore perse a guardare mostriciattoli combattenti!) diventano “da maschio”; nella pubblicità ci sono sempre e solo bambini pronti a vivere una grande avventura.
I prodotti “da femmina” vengono limitati esclusivamente a cartoni con una protagonista femminile, tipo Rossana (esempio d’epoca!), Magica Doremì e le Winx.
I maschi hanno i Gormiti e Spiderman. Le femmine hanno Cenerentola e Minnie.
Persino gli zaini senza un tema specifico vengono divisi in categorie — quelli pieni di colori diversi e scritte aggressive sono da maschio, quelli viola e rosa con cuori luminosi sono da femmina.

Tra le mie memorie estive spicca il travolgente senso di fastidio provocatomi dal guardare i cartoni animati da metà luglio in poi, quando le pause pubblicitarie erano occupate al 90% da promozioni di linee scolastiche. Pur non essendo stata particolarmente avversa alle cose “da femmina” fino ai 15-16 anni, ho sempre trovato la marea di rosa presente nei negozi di cartoleria più che fastidiosa.

“Per i maschi vengono scelte cose neutre, se esistono, mentre è quasi impossibile che le ragazze si accontentino di disegni neutri. Esistono quindi matite neutre per tutti o matite con grafiche per ragazze, e così per tutto il resto” spiega Pietro, agente di commercio nel settore della cartoleria e, full disclosure, adorabile papà della sottoscritta.
diario sbobIn genere un produttore ordina sei o sette linee con grafica femminile, e solo tre o quattro con grafica maschile perché, oltre alla mancanza di richiesta, non ci sono molti spunti. Per questo, cartoni come i Pokémon vanno a riempire il buco. Quello che Pietro descrive come “femminile” quindi è preponderante rispetto al blocco compatto formato da tutto il resto. Poi rosa viene pubblicizzato come da femmina, tutto il resto come da maschio non tanto perché lo sia, ma perché altrimenti non ci sarebbe niente da pubblicizzare.
L’impressione di mia zia non era completamente scorretta: i maschi tendono a comprare le cose “non da femmina”, appropriandosi dunque di Spongebob e rendendolo “inadatto” a sua figlia.

E per le bambine che, come me, non erano particolarmente interessate a Trilly? “Mi vengono sempre chieste cose lisce e neutre,” risponde il papà Pietro, “ma non ce ne sono, o ce ne sono poche”. Agli occhi di una persona che lavora nel settore, le bambine vengono viste come più attente al loro aspetto e a quello che possiedono; scelgono qualcosa di bello ai loro occhi, mentre i maschi non si perdono in frivolezze del genere e “Escono con tutto, non perdono tempo a scegliere tra una cosa e l’altra”.

Decenni di marketing separato per genere hanno ridotto mia cugina a non poter scegliere liberamente il diario che preferiva e distinguersi dalle altre bambine con il suo gusto personale. Tuttavia, per una volta, sembra che quelli che ne escano perdenti siano i bambini, considerati indifferenti e pronti ad accontentarsi di qualsiasi cosa.

Un maggior numero di prodotti che si adattino ad un range più ampio di gusti senza discriminazioni di genere sarebbe una soluzione che renderebbe felici sia le bambine che non vogliono l’astuccio delle principesse, sia i bambini che preferirebbero un prodotto particolare invece che uno a caso.

Dopo aver contato fino a dieci, ho consigliato a mia zia di lasciare che Camilla scegliesse il diario che preferiva — che fossero i calciatori o Barbie ballerina volante. Le limitazioni che sono state poste alle altre bambine non devono necessariamente applicarsi anche a lei. Alla fine ha scelto un diario con cani e gatti. Non è rosa.

 


RELATED POST

  1. Margherita B

    16 settembre

    Io mi ricordo che durante i primi anni delle elementari avevo uno zaino con sopra una ballerina classica, a strisce rosa e azzurre ricoperto di borchie a forma di stellina. Mi sembrava un gran bel compromesso 😀

  2. Domiziano Galia

    16 settembre

    Il problema esiste, ma è piuttosto il contrario. Dubito fortemente che una bambina possa essere oggetto di dileggio per il diario di Spongebob – e potrebbe pure gettare un ponte di interesse verso i bambini maschi – ma provate a mandare un bambino col diario delle Winx e vedrete se tra gli schernitori non ci saranno anche le bambine. Se poi lo si guarda in prospettiva adulta, ad una donna sono concessi tutti i colori e più ampie stravaganze, mentre un uomo colorato, se non è Javier Bardem, sembra frocio o matto. Morale della favola: una ragazza può essere anche un maschiaccio ed essere popolare, se un ragazzo è appena un poco effemminato povero lui.

  3. Ilaria

    16 settembre

    Concordo col commento di Domiziano. Le bambine possono anche andare col diario dei calciatori o di Spongebob o di chiunque vogliano, al limite si sentiranno qualche volta dire affettuosamente “Ma sei proprio un maschiaccio”, non dalle altre bambine, ma magari da maestra o bidelle. La loro femminilità non sarà messa in discussione. Invece un maschio che si presenti anche solo con una biro rosa sarà subito preso in giro dai compagni. Se fossi la mamma di una femmina non mi preoccuperei se lei volesse prendere il diario di Spongebob o di Cars; se fossi la mamma di un maschio che volesse andare a scuola col diario di Violetta o Hello Kitty sarei certa che verrebbe preso duramente in giro e mi rattristerei, tuttavia magari lo metterei in guardia ma non gli impedirei di scegliere il diario rosa, se proprio lo vuole. Educare alla libertà passa anche da queste cose. I miei genitori mi hanno sempre esortata a non lasciarmi turbare dalle prese in giro dei miei compagni, che a volte c’erano perché avevo gusti un po’ strampalati in fatto di vestiario e accessori per la scuola.

  4. Paolo1984

    16 settembre

    a parte che spongebob è unisex decisamente..il problema come più volte detto è nella testa paranoica degli adulti che poi possono influenzare anche i loro pargoli.
    Se una bambina vuole il diario rosa glitterato rdelle winx o di hello kitty lo si compri, se vuole quello di spongebob glielo si compri. Lo stesso per il maschio.
    Posso convenire che le preoccupazioni della zia fossero eccessive (anch’io ritengo difficile che una bambina venga presa in giro per un diario non rosa o non glitterato)..e comunque sono dell’idea che anche i bambini maschi e femmine, vanno educati ad affrontare e anche a reagire con una certa durezza, assertività ad eventuali prese in giro dei coetanei per via dello zaino o di altro..questa ipertutela non fa il loro bene

  5. Paolo1984

    16 settembre

    davvero, se mai avrò un figlio o una figlia gli comprerò gli accessori per la scuola che vuole, rosa, azzurri, “da femmina” o “da maschio” e se qualcuno a scuola osa prenderlo in giro gli dirò di far valere, anche di gridare il suo diritto di avere quegli accessori..è comprensibile che un genitore voglia proteggere il pargolo da eventuali dolori o stress emotivi ma a forza di preoccuparci per “le prese in giro dei bambini delle elementari” stiamo crescendo una generazione di pusillanimi, incapaci di essere assertivi e se serve anche aggressivi davanti alle prepotenze altrui, e quando da adulti si troveranno davanti alle vere difficoltà, alle vere delusioni della vita che faranno?

  6. Marta Corato

    16 settembre

    spero che tu abbia dubitato fortissimo fino ad adesso, perché il sollazzo è finito: mia cugina viene GIA’ presa in giro perché non ha gusti femminei / accessori considerati “da maschio”.

  7. Paolo1984

    16 settembre

    ovviamente mi dispiace, mi scuso se il mio dubitare sembrava offensivo (non voleva esserlo) ma la sostanza del mio commento era comunque un’altra. Mi concentravo sul fatto che per quanto un genitore lo voglia non potrà tutelare il pargolo da ogni singola difficoltà come ad esempio le prese in giro degli altri pargoli. La prendono in giro per i suoi gusti? E allora deve o imparare a fregarsene oppure difenderli, “Se vi piace il rosa io non vi derido per questo e voi non avete alcun diritto di deridermi perchè ho gusti diversi dai vostri, sono una bambina a cui piacciono cose diverse da quelle che piacciono a voi dovete rispettarmi” questo io le insegnerei a dire e a ripetere a chi la prende in giro (ma è ovvio che se le prese in giro dovessero assumere un carattere fisicamente violento le parole non basterebbero più, spero non si arrivi a quello). A dire la verità spetterebbe all’insegnante fare un discorso di questo tipo ma sono dell’avviso che se già da piccoli si impara a reagire adeguatamente alle prepotenze altrui non è un male.

  8. Daina

    16 settembre

    è verissimo, in un paese maschilista e machista come l’Italia c’è una pressione fortissima sui maschi, che non devono mai e poi mai abbassarsi al livello delle femmine… Quante volte si sente dire a un bambino “non piangere come una femminuccia”, giusto per fare un esempio? E che orrore se il bimbo gioca con le barbie, molto di più che se la bimba gioca con le macchinine! Il problema è l’identità di maschio che pervade la nostra “cultura”, e ogni cosa che se ne distacca (i gay, le donne che lasciano il marito dimostrando di non essere loro proprietà, e così via) deve essere eradicata prima che mandi in crisi l’Uomo Italiano… Traspira dai piccoli gesti, dalle parole delle madri, dagli atteggiamenti di padri, compagni, amanti… chi più chi meno, ovviamente, ma è una triste eredità con cui dobbiamo avere a che fare.
    Non ci sarà mai liberazione femminile se non sarà accompagnata da una vera rivoluzione maschile, e anche se non si lamentano perchè sono in una posizione di potere, non crediamo che gli uomini stiano bene!

  9. Skywalker

    16 settembre

    Il machismo (più che maschilismo) è un problema tanto per le bambine quanto per i bambini. I maschietti sono anch’essi soggetti a forti condizionamenti. Se hai una sensibilità di poco superiore alla media ecco appioppata l’etichetta di “frocio” et similia. Se sei poco/mediamente effeminato ecco di nuovo riproposta l’etichetta. Che poi, pensandoci a lungo, l’etichetta non viene utilizzata per – come dice daina – “abbassarsi al livello delle femmine” ma ha un significato più crudele. Quando si dà per scherno “frocio” ad un bambino lo si fa per screditare la sua (presente/futura) potenza sessuale. Non l’essere “come le femmine” ma l’essere sterili. Infatti in certe culture del sud si dicono “femminielli” tutte quelle piantine che non portano frutto e che si recidono perchè levano acqua alle parti della pianta che lon genera.
    Dare del “maschiaccio” ad una bambina è diverso e, alle mie orecchie, non è niente di offensivo. Non presuppone alcuna idea di sterilità o illude ad un tipo diverso di orientamento. Sottolinea il non essere conforme ad un modello e ad un sistema di valori, ma niente che assomigli ad un “frocio” urlato ad un bambino ipersensibile o capace d’esprimersi in un italiano corretto.
    Quindi si, io insisto con la comparazioni tra “cosa significa essere una femmina” e “cosa significa essere un maschio” perchè altrimenti suona falsato ogni tipo di analisi. Consiglio di guardare un episodio dei Simpson “Girls just want to have sums” (http://simpsons.wikia.com/wiki/Girls_Just_Want_to_Have_Sums) in cui, ad un certo punto, la scuola elementare è divisa per sessi: le femmine da un lato e i maschi dall’altro. Guardate come sono delineati i due mondi: se lo spazio delle bambine è una sala giochi, una interminabile seduta di yoga, quello dei bambini è un luogo impervio, una trincea dove regna l’oppressione e la violenza e dove a spuntarla è quello più forte (ed intelligente). E consiglio anche Lisa Vs Malibu Stacey, dove in 20 minuti è ben riassunto quel che fate voi qui.

  10. Paolo1984

    16 settembre

    sì ma anche il ragazzino a cui dicono “frocio” deve imparare a reagire, per quanto difficile possa essere, non si può subire sempre: “Mi chiamate frocio perchè parlo in italiano corretto? Allora ne sono fiero, questo è un merito non un difetto. Mi chiamate “frocio” perchè sono sensibile? Sensibile non è piagnone, io non temo il lato sensibile di me. I veri piagnoni sono quelli che fanno i prepotenti con chi è (o appare) più fragile, diverso da loro ma si cacano addosso con chi è più grosso”.

  11. Skywalker

    17 settembre

    eh si paolo, se fa come dici, non solo lo scherniscono ma lo menano anche :)! Lo manderei a judo fosse mio figlio. Mena con sensibilità anche lui mentre legge Emma di Austen XD

  12. Ilaria

    17 settembre

    Caro Paolo, tu la fai sempre facile… I tuoi commenti sono sempre: “è giusto che ognuno faccia così e cosà se lo vuole fare così come un altro farà in altro modo se gli aggrada l’altro modo”. Certo, le cose dovrebbero andare così… ma non vanno così.

  13. Paolo1984

    17 settembre

    mi rendo conto che forse “la faccio troppo facile” però è il solo modo in cui so affrontare certe questioni ed è il modo che ritengo il più equilibrato.
    skywalker, non auspico che si menino (ma se un bullo ti da’ un pugno, è lecito restituirglielo per come la vedo io, non sono un fan del porgi l’altra guancia, il dialogo per me va bene ma non ad ogni costo).a un certo punto dovrebbero anche intervenire gli insegnanti..banalmente volevo solo dire che per me è importante rispondere alle prepotenze..anche se mi rendo conto che è difficile

  14. italia romana

    17 settembre

    Ma quante menate per uno diario. Alla fine è mera questione di marketing, i negozi/produttori non fanno beneficenza e gli interessa solo vendere. Fossero questi i problemi de mondo… A forza di polemizzare si sta sfiorando il ridicolo.
    Paolo 1984 è il classico zerbino che infesta i blog femministi e che si scusa pure di esistere

  15. Elisa Bettineschi

    21 settembre

    Grande Marta, hai sollevato una questione a me cara. Mi tocca da vicino, ho una cuginetta a cui vengono proibiti non solo diari e cartelle, ma anche lo sport del calcio.

    @Ilaria e Domiziano: è vero, gli attacchi ai maschietti col diario della Barbie sono più evidenti, ma questi atteggiamenti sono gravi in entrambi i casi! Non scadiamo in una controproducente guerra tra poveri, qualsiasi bambin* che non si senta liber* di scegliere un oggetto per paura di essere discriminat* rappresenta un’ingiustizia.

    @Ilaria in particolare: sei riuscita a scrivere nello stesso commento “La loro femminilità non sarà messa in discussione” e “al limite si sentiranno qualche volta dire affettuosamente “Ma sei proprio un maschiaccio””.
    Al limite? Affettuosamente?? Espressioni che mi hanno lasciato l’amaro in bocca.

    Spero di non essere stata troppo dura, ma sono argomenti che mi hanno riguardata e mi riguardano anche personalmente 😉

  16. valivi

    21 settembre

    Questo episodio mi ricorda quando, in quinta elementare, il mio bellissimo diario di Harry Potter venne considerato troppo poco “sbrilluccicoso” per competere con l’agenda di Barbie… La tua cuginetta è troppo simpatica, restale vicino e aiutala a non mollare mai.

    Ragazzi, ho citato questo articolo nel mio blog. Incollo il link qui sotto, ma se doveste considerarlo spam o comunque un gesto indelicato vi prego di cancellare questo commento ed ignorare il mio intervento.

    http://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/21/ancora-dalla-parte-delle-bambine-lasciatemi-sfogare-la-valanga-di-riflessioni-provocata-da-questo-capolavoro/

  17. Maddalena

    24 settembre

    Vero che se un bambino si presentasse a scuola con il diario delle Winx susciterebbe qualcosa di infinitamente più enorme della mera ilarità…eppure non posso non concordare con Marta, è inevitabile, scrive ciò che io penso più o meno da 34 anni. Rosa sono i diari, le cartelle, le borse, le scarpe da tennis e tutto quello che vi viene in mente! Rosa, e qui giuro stavo per fare un disastro al supermercato, è persino il “Sapientino Bambina”: mai visto nulla di più orrendo, le domande? Deduco riguardassero abbinamenti di colori e out-fit o forse, se proprio volessimo dare una parvenza di cultura alle sapienti bimbe in rosa, si domanda loro se uno sconto su un lipgloss valga quanto quello su di uno smalto… Hanno colorato persino la letteratura…rosa è quello scaffale abominevole su cui vengono riposti libri in cui le donne sognano il principe azzurro, svengono, soffrono per amore assolutamente prive di identità… questo è il rosa, senza voler fare commenti sul grigio.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.