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Scarpe, ecco

Non saprei neanche contare le scene di Sex & The City che ritraggono Carrie nella sua cabina armadio interamente dedicata alle scarpe. In compenso ricordo perfettamente una battuta di Luciana Littizzetto che, probabilmente a Che tempo che fa, sgridava gli uomini per la poca lungimiranza che li portava a regalare mazzi di fiori alle loro innamorate. Le donne, diceva, vogliono mazzi di scarpe.

Il fatto che le donne amino le scarpe, in fondo, è uno di quegli assiomi che vengono ripetuti così spesso che non ci fermiamo neanche a rifletterci su. Lo diamo per assodato, o lo combattiamo con la stessa veemenza che ci fa difendere Star Wars o qualche altra serie da nerd (e dunque non da femmine), e ci fermiamo lì.

Tempo fa, invece, avevo letto in un articolo di un delinquente, probabilmente mafioso ma potrebbe essere stato camorrista, che dopo essere riuscito ad evadere dal carcere si era fatto arrestare nuovamente davanti ad una vetrina di scarpe. Il covo dove era stato nascosto per la maggior parte del suo tempo da fuggiasco era stato trovato invaso da scatole di scarpe, nuove di zecca. L’articolo sosteneva in maniera tutto sommato sommaria che questa passione per le scarpe era comprensibile e giustificabile dalla bassa estrazione sociale del detto mafioso, che in sostanza cercava in loro un modo per innalzarsi dalle sue origini.

Ora, io non so se nel mio caso l’insana passione per le scarpe sia dovuta al mio essere donna o a qualche desiderio recondito di miglioramento sociale (anche se la mia estrazione, fortunatamente, non può essere definita bassa), fatto sta che ce l’ho.

La mia descrizione su twitter recita: Scarpe? Dove?

Amo tanto le scarpe quanto trovo insignificanti se non vagamente antiestetici i piedi, o forse amo tanto le scarpe proprio perché trovo i piedi insignificanti se non vagamente antiestetici, chi lo sa. Di fatto quando esco per fare shopping (ed esco di rado per farlo, c’è da dirlo) ho sempre un’assennata lista di necessità in testa o nella tasca (pantaloni per il lavoro, maglioni che coprano anche il petto, camicia abbastanza lunga da poter essere utilizzata come un vestito, leggins per ogni stagione) e torno a casa, regolarmente, con un blazer o un paio di scarpe. Se la mia carta di credito si sentiva particolarmente bene magari un cappotto, ma quasi mai (quasi, perché la mia personal shopper fortunatamente mi rimette un po’ di sale in testa) qualcosa di cui avevo effettivamente bisogno.

Purtroppo non sono Carrie Bradshaw e le mie scarpe non hanno una casetta tutta loro, anche se pian piano stanno conquistando una fetta sempre più ampia dell’andito dove convivono con vinili e libri di cucina, colpa anche del fatto che vivo con una ragazza che sostiene di non avere la mia stessa fissazione ma di fatto ha più scarpe di me.

La mia passione, però, più che materiale è spirituale. Passo ore a cercare la scarpa giusta su internet solo per concludere, come sempre, che non è un acquisto da fare alla leggera e che una scarpa, prima di essere comprata, dovrebbe essere indossata. Per assicurarsi che sia comoda? Chiederete voi. No, per assicurarsi che stia bene al piede (a prescindere dai vestiti con cui verrà indossata). Nelle occasioni migliori mi lancio anche in teorie di vario tipo a riguardo. Ad esempio: del perché non è opportuno indossare scarpe da pioggia quando piove. Oppure: del quando una scarpa a punta diventa troppo a punta. O ancora: dell’ingiustizia della scomparsa delle ghette (soprattutto linguisticamente). Una volta, all’università, scrissi un saggio intero sul perché in un romanzo alcuni personaggi non portassero scarpe (arrivando di fatto a dichiarare che l’autore sosteneva le stesse conclusioni del giornalista di cui sopra).

Recentemente sono arrivata al punto di valutare di farmene fare un paio su misura da un calzolaio, ma ho rinunciato davanti all’idea di doverne trovare uno di fiducia (non potevo mica affidarmi al primo che capitava).

In compenso passo un buon quarto d’ora alla settimana a spazzolare le scarpe scamosciate e a lucidare quelle di pelle, trovo che sia un ottimo esercizio Zen per liberare la mente.
Mi serve per rimanere calma nell’attesa che la Underground mi scriva per informarmi che il mio numero delle scarpe perfette è di nuovo in commercio.


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