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Di quando i Royal Trux divennero una band di soli ...

Di quando i Royal Trux divennero una band di soli uomini e altre storie di maniacalità

Una delle cose che ho sempre letto o sentito dire a proposito di Alta Fedeltà (il romanzo e il film, il discorso non cambia granché) è che si tratta di un prodotto culturale per gente che ne sa di musica. Parrebbe ovvio, no?
Ciò che ho sentito molto meno spesso è stata la limpida ammissione di un percorso inverso, riassumibile con la seguente dichiarazione: “La prima volta che ho visto/letto Alta Fedeltà ho còlto una minima parte delle citazioni musicali e poi ho passato anni ad accumulare e ascoltare i dischi che mi avrebbero permesso di riguardarlo/rileggerlo sentendomi competente”.

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Se ripenso alla mia lunga esperienza nel ruolo di persona che si trova a ricevere complimenti per i propri gusti musicali (spesso sgradevoli, in quanto basati sul presupposto che una ragazza di provincia – ancor peggio se sotto la ventina – sia destinata all’incompetenza e all’ascolto di ciarpame immondo), il primo caso in cui mi capitò di suscitare enorme stupore in un negoziante, fu il giorno in cui acquistai un LP dei Royal Trux ad una fiera del disco che si tenne presso l’ex centro sociale di Vicenza, quand’ancora ero alle scuole superiori.
Il negoziante in questione, un uomo tutto sommato gradevole rispetto a tanti altri negozianti di musica con cui ho interagito nel corso della mia vita, parve vedere in me pregio imprevisto e polvere d’unicorno.
Ciò che egli non sapeva è che avevo scoperto i Royal Trux tramite il mio vile e maniacale intento di diventare una di quelle persone che ne sanno in modo sufficientemente vario e al contempo approfondito di musica da venire incoronate come autorità in materia da chiunque viva la propria vita con maggior scioltezza e non abbia ridicole manie di grandezza, cosa che mi è sempre parsa assai frequente nel tristo nord-est italico.

Per chi aspira a saperne di musica in modo vario, ma approfondito a sufficienza da permettere il ricorso ad oculate pratiche di namedropping, un’ottima via è quella di studiare gli scritti o i residuati materiali delle manie di chi è davvero un’enciclopedia umana.
Quando mi lanciai nell’impresa, Alta Fedeltà si rivelò molto utile in tal senso.

The Inside Game dei Royal Trux, ovvero il pezzo che mi comunicò l’esistenza del duo noise-rock di Washington, D.C., comprare nella colonna del film nelle vesti di un brano composto dalla band di teppistelli minorenni dediti al furto di LP di Brian Eno nel negozio del protagonista, che rimane fulminato dai loro home recordings e decide poi di produrre il loro primo EP.

jennifer+herrema+2In questi giorni è circolata la notizia di una sottospecie di reunion dei Royal Trux, che ci avevano lasciati nel 2002 con il disco Hand of Glory, e che a breve si renderanno nuovamente udibili insieme in due brani del prossimo disco del progetto solista di Jennifer Herrema, tale Black Bananas.
Di per sé ammetto che non mi interessa granché di quelle due canzoni, anche se in cuor mio spero che rivelino degne.
Il motivo per cui vi ho raccontato tutta questa storia è che c’è una questione che mi tormenta da anni e della quale prima o poi era bene parlassi su Soft Revolution.

Come forse qualcuno di voi ricorderà, la band di teppistelli dediti al furto di LP di Brian Eno che compare in Alta Fedeltà è composta da tizi di genere maschile, per altro dotati di capigliature assai variopinte. Mi piace credere che la scelta di attribuire loro la stesura e la registrazione di un brano che in realtà è opera dei Royal Trux sia stata accompagnata dall’intento di ventriloquizzare alcuni aspetti del duo, che magari non si limitassero al consumo di droghe e affini.
A turbarmi per anni ed anni – anzi, tutt’ora ne sono turbata – è il fatto che nella rappresentazione della band “cool” e “avanti” che compare in Alta Fedeltà vi siano solo dei ragazzi, ma che la musica loro attribuita fosse in realtà opera di una band in cui militavano un uomo e una donna.
Con questo non sto dicendo che sono una sostenitrice del pensiero secondo il quale gli uomini e le donne farebbero musica diversa sulla base di chissà quali attributi naturali, ma piuttosto che questa sottile rimozione di Jennifer Herrema nella rappresentazione della band “cool” e “avanti” di cui sopra mi ha sempre dato un certo fastidio.

Propongo dunque di dedicarci a qualche minuto di raccoglimento, onde celebrare la sua opera. Inoltre – ricordate! – è sempre meglio sapere chi erano i Royal Trux piuttosto che non saperlo.


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  1. Michele B.

    20 giugno

    Secondo me è stata una scelta registica, o banalmente di casting, molto meno ragionata di quello che spereremmo. C’era un pezzo da mettere, servivano dei giovani “cool” e “avanti”, non è stato appurato se chi realmente suonava il pezzo fosse maschio o femmina (anche perchè, a mio parere, i ragazzi sono personaggi parecchio caricaturali, ed era questo il taglio che si voleva dare alla loro scena).
    Oltretutto, a me risulta che Hornby non abbia partecipato alla sceneggiatura, il che scredita almeno un po’ l’accuratezza musicale della pellicola; una cosa che aveva lasciato perplesso me ad esempio è il fatto che nel film viene nominata una traccia dei Massive Attack nella top 5 dei lati A, non ancora uscita all’epoca del libro, che stona parecchio con tutti gli altri dischi nominati da Rob. Però è chiaramente una sega mentale. Comunque è molto interessante la tua riflessione, la deformazione professionale (o forse passionale, culturale, non so) a volte ci porta a perdere la testa su dettagli che poi ci rovinano il film, o il libro, o quello che è. Però diciamo che questo sancisce in modo definitivo il tuo status di “autorità in materia” 🙂

  2. […] della vicina Aberdeen. La mia insofferenza giovanile nei confronti del capoluogo berico, unita alla maniacalità con cui tentai di farmi una “cultura musicale”, mi portarono ad ascoltare tutte le band della zona di Seattle sui cui dischi mi fosse dato mettere […]

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